Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]
- Автор: Резник Майкл (Майк) Даймонд
- Год: 1984
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]». Краткое содержание книги:
— Non posso — rispose Lane. — Ho affari urgenti altrove.
— Maledizione! — gridò l’altro. — A bordo ci sono più di seicento fra donne e bambini. Abbiamo localizzato la vostra posizione dal segnale e calcoliamo che ci incontreremo a meno di mezzo milione di chilometri, fra circa cinque ore.
Lane spense la radio e controllò il pannello degli strumenti. La creatura proseguiva nel suo volo mantenendo sempre la stessa distanza e se lui avesse rallentato — non parliamo poi di fermarsi a soccorrere la nave in avaria — avrebbe dovuto rinunciare forse per sempre alla caccia.
Riaccese la radio. — Rachel? Qui la Deathmaker. La mia nave è piccola, troppo piccola per esservi di qualsiasi aiuto. Passerò parola e darò le vostre coordinate a tutte le navi che incontrerò.
— Maledizione, Lane! — tuonò Stonemason. — State condannando a morte più di mille coloni!
— Non ci posso far niente — rispose Lane. — Dovete credermi se vi dico che mi dispiace molto e che vi aiuterei se potessi.
— Non c’è niente di più importante che salvare la vita dei vostri simili — disse Stonemason. — Vi prego, Lane, aiutateci.
— Non posso — ripete Lane cercando di non pensare a mille cadaveri con la lingua nera e gonfia e gli occhi fuori dalle orbite.
Senti un trapestio, poi una voce femminile, stridula e rotta dai singhiozzi disse: — Signor Lane. Non parlo solo per me e le mie due bambine, ma per tutti noi. Cos’è più importante che compiere un atto di misericordia?
— Non capite. Credetemi, se potessi vi aiuterei.
— Signor Lane, vi supplico, per favore…
Lane girò l’interruttore e chiuse la comunicazione.
Poi passò i comandi a Vostuvian e andò a sdraiarsi sulla cuccetta con le mani dietro la testa. Avrebbe dovuto aiutare la Rachel a cavarsi d’impaccio, o, se non altro, avrebbe dovuto sentirsi colpevole. Invece no. Tutto quel che provava era un ardente desiderio di rimettersi in contatto con la creatura.
E ad un tratto, mentre pensava a tutti quei poveri coloni condannati, e ai membri della Colonia Roanoke, e ai minatori sul Bastione, e al Marinaio, e a quegli eterni anni nello spazio, e all’arma a entropia che sparava solo quando era troppo tardi, seppe come si chiamava la creatura. Non Bestia dei Sogni, o straigor o Spazzastelle, o Mortifero né una qualsiasi delle altre etichette che le avevano attribuito, ma il suo vero nome, l’unico che le si adattava. E in quello stesso istante Nicobar tornò a giurare a se stesso che avrebbe ucciso il Mangiatore d’Anime.
21
La caccia continuò implacabile per altri cinquantatré giorni. Le scorte di viveri e carburante erano sempre abbondanti, ma Lane calcolò che fra un mese sarebbe finita l’acqua, e siccome non aveva idea di quando sarebbe riuscito a uccidere il Mangiatore d’Anime, incaricò Vostuvian di costruire un sistema di riciclaggio di fortuna.
E poi, cinquantaquattro giorni dopo aver lasciato la Rachel trascinarsi alla deriva e perire nelle sconfinate lande dello spazio, raggiunsero il nucleo della galassia.
E vi trovarono l’archetipo di tutti i buchi neri.
Si teorizzava da secoli che tutte le galassie a spirale avessero al centro un enorme buco nero, ed ora ecco che davanti agli occhi di Lane se ne stendeva uno di almeno trecentotrenta milioni di chilometri di diametro, quasi quanto l’orbita di Marte. Naturalmente non poteva vederlo, perché per sua natura assorbiva tutta la luce senza che gliene sfuggisse un solo raggio, ma gli strumenti della Deathmaker ne rilevarono il campo gravitazionale e ne registrarono i limiti del suo orizzonte apparente.
— Preparati — disse Lane prendendo i comandi manuali. — Adesso cambierà direzione da un momento all’altro.
Invece, il Mangiatore d’Anime continuò la sua corsa senza deviare.
— L’ho già visto fare questo giochetto — disse Lane. — Devierà proprio all’ultimo momento.
— Dovrà decidersi molto presto — osservò Vostuvian. — Altrimenti fra pochi istanti ci cascherà dentro.
Lane azzerò i congegni di sicurezza dell’arma a entropia cercando di prendere la mira, ma il Mangiatore d’Anime era troppo lontano.
— Sarà meglio rallentare — disse il Dorne, — altrimenti non riusciremo a sfuggire al suo campo gravitazionale.
— In primo luogo — ribatté Lane, — sono convinto che un buco così grosso non deve avere un campo molto potente al bordo come ne ha uno più piccolo, e secondariamente questa volta non voglio lasciarmi sfuggire il Mangiatore d’Anime.
— Stai sragionando — disse Vostuvian. — Il suo campo dev’essere potentissimo. Ha già assorbito quasi tutte le stelle dei nucleo.
— Sei vissuto troppo a lungo su un pianeta — gli rispose Lane senza togliere gli occhi dal pannello. — Non è l’orizzonte apparente a provocare il campo; ma il fatto che tutta la materia ne sia attirata, ne è la causa. E l’orizzonte apparente di un buco di queste dimensioni è molto meno potente di quello di un buco più piccolo, perché la singolarità, cioè la facoltà di attrarre tutto è immensamente forte al centro ma s’indebolisce via via che si avvicina al bordo, capisci? Quindi continuiamo.
Il Dorne non rispose, e la caccia continuò. Li precedeva da lontano il Mangiatore d’Anime, diretto verso il buco nero, e anche Lane si chiese quanto ancora avrebbe potuto resistere prima di deviare allontanandosi da quella voragine spalancata.
— Ci sta andando dentro! — gridò Vostuvian. — Cambia direzione, Lane, prima che sia troppo tardi!
Lane non rispose e il Dorne lo scostò con uno spintone e si mise ai comandi.
— Allontanati, Vostuvian — gli disse Lane. — Non fartelo ripetere un’altra volta.
Il Dorne non gli badò, e lui estrasse lo stridente e sparò. Vostuvian, emise un grido, s’irrigidì, poi cadde afflosciandosi senza vita sul ponte.
Lane scostò il cadavere con un calcio e si precipitò al pannello per assicurarsi che la nave continuava a filare alla stessa velocità del Mangiatore d’Anime. Poi pensò a come doveva comportarsi per riuscire a colpirlo: se riusciva a indovinare in quale direzione avrebbe deviato, sarebbe stato in grado di colpirlo, altrimenti avrebbe perso altri settecentomila chilometri prima di riuscire a far virare la nave e a prendere la mira.
Ma in quel momento con suo enorme stupore, capì che Vostuvian aveva avuto ragione. Il Mangiatore d’Anime non aveva intenzione di allontanarsi dal buco nero. E se anche l’avesse voluto, ormai era troppo tardi. Fra cinque secondi sarebbe scomparso al di là dell’orizzonte apparente, inghiottito dall’enorme nulla che aveva frantumato i detriti cosmici, i pianeti, e perfino le stelle giganti, trascinandoli in un luogo senza dimensioni.
A Lane restavano solo pochi secondi per stabilire cosa fare, e capì che quella decisione era già stata presa da tempo. Senza esitare un attimo, puntò la Deathmaker verso l’abisso spalancato del nulla che aveva appena trascinato il Mangiatore d’Anime nell’ignoto delle sue profondità.
22
Lane si aspettava di sentirsi dilatare e stritolare nello stesso tempo, invece, non accadde nulla di tutto questo.
In seguito, quando si rese conto che sarebbe sopravissuto, si sforzò a lungo di capire cosa fosse successo, senza mai trovare una spiegazione.
Sapeva che tutto ruotava nell’universo, soprattutto le stelle contratte. Stelle di neutroni che non avevano mai posseduto una massa abbastanza grande per contrarsi fino a diventare buchi neri, ruotavano intorno ai loro assi alla velocità di un secondo e anche meno. Quello che Lane ignorava — ma anche l’avesse saputo non gliene sarebbe importato — era che quando comincia a formarsi un buco nero la stella che si contrae ruota a velocita incommensurabile. Così facendo distorce a tal punto il buco nero da formare non uno, ma due orizzonti apparenti.