Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]
- Автор: Резник Майкл (Майк) Даймонд
- Год: 1984
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
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Attivò il sistema cartografico, lo collegò al computer navigazionale e alla banca di memorie di quello principale, e ne ricavò un elenco dei mondi che erano stati esplorati e colonizzati negli ultimi dieci anni. Eliminò poi quelli in cui erano istallate colonie agricole convinto che non avevano denaro sufficiente perché valesse la pena rischiare. Gli interessavano soprattutto quelli colonizzati da gruppi religiosi e/o pacifisti, dove si presumeva che le difese fossero minime se non inesistenti.
Aggiunse a questo elenco alcuni mondi di frontiera ricchi di minerali dove le operazioni di scavo, completamente automatizzate, erano sorvegliate da pochi uomini, forse addirittura solo uno o due.
Poi calcolò fino all’ultimo centimetro cubo il carburante di cui disponeva e inserì la rotta che lo avrebbe portato lontano tanto da Punto Nord che dalla nube, ma gli avrebbe lasciato carburante sufficiente per poter tornare a Punto Nord al termine del viaggio, calcolò quante volte avrebbe potuto atterrare e scelse accuratamente i mondi su cui sarebbe scesa la Deathmaker.
E con la fredda efficienza che aveva caratterizzato i suoi preparativi tante volte nel passato, Nicobar progettò la sua penultima caccia.
18
Dopo aver attraversato un labirinto di stanze, Tchaka arrivò al suo alloggio privato. Aprì la porta, accese la luce, e si arrestò stupito. — Nicobar!
— Chiudi la porta — disse Lane, restando sdraiato nella comoda poltrona.
— Non ci vediamo da anni! Hai finalmente ucciso il tuo mostro?
— Non ancora.
— Non mi aspettavo di rivederti prima che tu l’avessi eliminato. A cosa devo l’onore della tua visita?
— Tu sei un ricettatore, Tchaka — disse Lane. L’altro aprì la bocca per protestare ma Lane lo tacitò con un gesto. — Non negare, non sono venuto per arrestarti. Ho una barcata di roba di cui liberarmi.
Tchaka si chiuse la porta alle spalle.
— Credevo che fossi al verde, Nicobar — disse. — Cos’hai da vendere?
Lane sollevò una grossa sacca che aveva deposto dietro la poltrona, andò a un tavolo e ne rovesciò il contenuto.
C’erano anelli di svariate forme e valore, collane, orologi, e perfino alcuni denti di platino.
— Dove hai preso tutta questa roba, Nicobar? — chiese Tchaka esamindando un grosso braccialetto.
— È morto uno zio ricco.
— Tuo zio? — sogghignò Tchaka.
— Che differenza fa?
— Ho sentito che un branco di fanatici religiosi, come si chiamavano… ah sì, la Colonia Roanoke, sono stati derubati e uccisi. La stampa dice che sono stati fatti fuori con uno stridente. E i minatori del Bastione…
— Non sprecare il fiato — lo interruppe freddamente Lane. — Non seguo mai i mezzi d’informazione. Non mi interessano.
— Li hai uccisi tu, Nicobar?
— E tu ti sei impadronito del tuo locale ammazzando Horatio Constantine? — ribatté Lane.
— Così imparo a far domande personali — disse ridendo Tchaka. — L’argomento è chiuso.
— Bene.
— Però mi permetterai di chiederti come mai sei qui se la Bestia dei Sogni è ancora in circolazione.
— Ho bisogno di denaro.
— Credevo che ne avessi a sufficienza per fabbricare la tua arma, anni fa — obiettò Tchaka.
— L’arma è pronta. Ho bisogno di carburante.
— Quanto?
— Per mezzo milione di crediti.
— Non tratto in crediti, lo sai.
— Il loro equivalente, se preferisci.
Tchaka guardò gli oggetti che Lane gli aveva portato. — Trecentomila, non un soldo di più — disse poi.
— Chi vuoi prendere in giro, Tchaka? Questa roba vale almeno tre milioni, anche al mercato nero.
Tchaka scrollò la testa. — Chiunque ha fatto fuori i minatori sul Bastione ha eliminato anche due membri del Ministero dei Minerali della Democrazia. I loro agenti sono già venuti due volte da me. Dovrò tener nascosta per anni questa roba prima di venderla. Brutto lavoro quello del Bastione, da dilettante.
— Quattrocentomila — ripeté Lane. — Non posso per meno.
— No, Nicobar. Trecento.
Lane estrasse fulmineamente lo stridente e glielo puntò contro.
— Non scherzo, Tchaka — disse. — Ho bisogno di quei soldi. Tu ci guadagnerai il seicento per cento, non rischiare la vita per troppa avidità.
— Pare che tu abbia proprio intenzione di sparare, Nicobar — disse Tchaka restando immobile.
— Farò quel che sarà necessario fare. Devo rifornire di carburante la Deathmaker.
— Trecentomila, quattrocentomila, che differenza fa? In un caso o nell’altro nuoterai nel carburante.
— Stavolta non torno finché non l’avrò uccisa — disse Lane. — Ci riuscirò, dovunque vada la creatura, qualunque cosa faccia, anche se mi ci vorrà un’infinità di tempo.
— Non mi va l’effetto che ha avuto su di te, Nicobar. Credevo che fossimo amici.
— Non piace neanche a me — ammise Lane. — Per questo deve morire.
— Basta che ti ricordi che è il mostro che devi uccidere, non me. Metti via quell’arma, Nicobar.
— Sei d’accordo per quattrocentomila?
— Sì.
Lane infilò lo stridente nella cintura, e Tchaka si versò un bicchiere di assenzio di Aldebaran. — Sempre astemio?
Lane annuì.
— E da quanto tempo non vai con donne, Nicobar?
— Non ricominciare, Tchaka.
— E va bene! — Tchaka si strinse nelle spalle. — Ti darò il denaro domattina, in contanti perché non voglio che restino prove scritte di trattative finanziarie fra noi. Uno che è stato così pazzo da uccidere due funzionali del governo ha certo lasciato un sacco di tracce.
Lane ignorò il commento. — Verrò a prenderlo all’alba.
— Quando vuoi — disse Tchaka. — À proposito come mai sei tanto sicuro di trovare il mostro, questa volta? Gli stai dando la caccia da anni.
— Lo troverò! — asserì con calore Lane.
— L’hai aetto anche l’altra volta.
— Sbagliavo. Stavolta non sbaglio. Avrò carburante sufficiente a mantenere la Deathmaker nello spazio per tutto il resto della mia vita, se sarà necessario. E voglio ucciderlo più di quanto chiunque abbia voluto qualcosa.
— Uccidiamo sempre quello che amiamo.
Lane lo fulminò con lo sguardo e Tchaka temette per un attimo che tornasse a estrarre lo stridente, invece, poco per volta e con evidente sforzo, il cacciatore riuscì a dominare l’ira. — Non dir mai più una cosa simile — disse, così piano che Tchaka lo udì appena. — Hai capito?
— Come vuoi, Nicobar. Ma ti renderai conto che è molto difficile parlare con te.
— Non dovrai preoccupartene ancora per molto. Partirò appena sarà pronta la mia nave.
— Ho la sensazione che questa sia l’ultima volta che ci vediamo.
— Sopravviverai — disse Lane.
— Già, ma tu? Io sono nato su Abilla III. Non siamo proprio dei mutanti, ma nel corso dei millenni abbiamo subito diversi cambiamenti. Per esempio, ho buone ragioni di credere che la mia vitalità e la mia virilità resteranno intatte ancora per quaranta o cinquant’anni. E tu invece? Sembra che abbia già un piede nella tomba. Sei vecchio. Cosa ti fa pensare che vivrai abbastanza da uccidere la tua Bestia dei Sogni?
— Perché la odio troppo per morire prima di lei. In un modo o nell’altro, resterò vivo finché non ci sarò riuscito.
Tchaka scosse la testa. — L’odio è una cosa troppo fragile perché possa servirci come unico incentivo, specialmente un odio così cervellotico come il tuo. Al tuo posto non sprecherei gli anni che mi restano odiando. Mi lascerei dominare dal desiderio, dall’amore forse anche dall’avidità… ma l’odio? No, mai. Non ne vale la pena.