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Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]

Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:

Jason Taverner, popolarissimo conduttore di uno show televisivo, si trova all’improvviso senza identità. Nessuno si ricorda più di lui e il suo nome sembra scomparso dagli archivi informatici. L’uomo comincia così un viaggio alla ricerca di qualche traccia della propria esistenza nei bassifondi di una città ipertecnologica e crudele.
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LA TEORIA CAMBIA LA REALTÀ CHE DESCRIVE. — No — rispose lui, e si aggirò nel soggiorno, ascoltando… Non sapeva cosa. Forse l’assenza di suoni. Nessun televisore acceso, nessun rumore di passi sul pavimento sopra le loro teste. Nemmeno una pornocanzone da qualche parte, sparata a tutto volume da un impianto quadrifonico. — Le pareti di questi appartamenti sono molto spesse? — chiese a Ruth.

— Io non sento mai niente.

— Non noti qualcosa di strano? Niente fuori dell’ordinario?

— No. — Ruth scosse la testa.

— Stupida maledetta stronza! — Il tono di Jason era furioso. Lei lo fissò a bocca aperta, offesa, perplessa. — So — ringhiò lui — che mi hanno incastrato. Adesso. Qui. In questa stanza.

Squillò il campanello.

— Facciamo finta di niente — balbettò Ruth, impaurita. — Io voglio solo starmene qui a chiacchierare con te delle cose più gustose della vita, di quello che vuoi e non hai ancora ottenuto… — La sua voce si spense nel silenzio. Jason andò alla porta. — “Probabilmente sarà quello del piano di sopra. Ruba. Ruba cose strane. Come due quinti di una cipolla.”

Jason aprì la porta. Tre pol in uniforme grigia occupavano l’ingresso, con le pistole a tubo puntate su di lui. — Il signor Taverner? — chiese il pol con i gradi.

— Sì.

— Lei è in custodia di protezione, quindi la preghiamo di seguirci e non allontanarsi o perdere in alcun modo il contatto fisico con noi. I suoi effetti personali, se ne possiede, verranno recuperati più tardi e le saranno consegnati ovunque lei verrà trasferito.

— Okay — disse lui. Non provava quasi nulla.

Alle sue spalle, Ruth Rae emise uno strillo soffocato.

— Anche lei, signora — disse il poliziotto con i gradi, accennando a Ruth col manganello.

— Posso prendere il cappotto? — chiese timidamente lei.

— Andiamo. — Il poliziotto superò di scatto Jason, afferrò Ruth Rae per un braccio e la trascinò fuori dall’appartamento, in corridoio.

— Fai quello che ti dice — le consigliò Jason sottovoce.

Ruth piagnucolò: — Mi metteranno in un campo di lavori forzati.

— No — disse Jason. — Probabilmente ti uccideranno.

— Lei è proprio un uomo simpatico — commentò uno dei pol, mentre lui e i suoi colleghi trascinavano Jason e Ruth Rae giù per la scala con il corrimano in ferro battuto fino a pianterreno. Nel parcheggio c’era un trabifurgone della polizia; tutt’attorno, diversi pol armati. Avevano un’aria passiva e annoiata.

— Mi faccia vedere la sua tessera d’identità — disse a Jason il pol con i gradi. Tese la destra e aspettò.

— Ho un pass della polizia valido sette giorni. — Con mani tremanti, Jason lo tirò fuori, lo mostrò all’altro.

Studiando il pass, il pol chiese: — Lei ammette liberamente, di sua spontanea volontà, di essere Jason Taverner?

— Sì.

Due pol lo perquisirono con mani esperte, in cerca di armi. Lui lasciò fare in silenzio, ancora stordito, assente. L’unica cosa che provasse era un vago rimpianto perché non aveva fatto quel che sapeva che avrebbe dovuto: andarsene. Lasciare Las Vegas. Sparire in un luogo qualunque.

— Signor Taverner — disse il pol con i gradi, — l’ufficio di polizia di Los Angeles ci ha chiesto di prenderla in custodia di protezione e di trasferirla, con la dovuta sollecitudine e cura, alla sede dell’accademia di polizia nel centro di Los Angeles. La procedura ha già avuto inizio. Ha qualche lamentela da fare sul trattamento che le è stato riservato?

— No — rispose Jason. — Non ancora.

— Salga nella parte posteriore del trabifurgone — disse il poliziotto, indicando il portellone spalancato.

Jason obbedì.

Ruth Rae, salita al suo fianco, cominciò a mugolare tra sé, nel buio, dopo che il portellone venne richiuso. Lui le cinse una spalla col braccio e la baciò sulla fronte. — Cos’hai fatto? — gemette lei, con la voce roca per il bourbon. — Perché vogliono ucciderci?

Un agente si trasferì dall’abitacolo sul retro, insieme a loro. Disse: — Non la faremo fuori, signora. Portiamo solo tutti e due a Los Angeles. Nient’altro. Si calmi.

— Non mi piace Los Angeles — piagnucolò Ruth Rae. — Non ci vado da anni. Odio Los Angeles. — Si guardò attorno con occhi che tradivano tutta la sua angoscia.

— Anch’io. — L’agente chiuse il divisorio tra cabina di guida e retro del furgone e lasciò cadere la chiave in una feritoia, per passarla agli uomini in cabina. — Ma dobbiamo imparare a conviverci. Esiste.

— Probabilmente staranno passando al setaccio tutto il mio appartamento — si lamentò Ruth Rae. — Guarderanno dentro ogni cosa, romperanno tutto.

— Non c’è dubbio — disse Jason in tono incolore. Adesso gli faceva male la testa e si sentiva la nausea. Era stanco. — Da chi ci porteranno? — chiese all’agente. — Dall’ispettore McNulty?

— Probabilmente no — rispose affabile il pol, mentre il trabifurgone si alzava con fragore nell’aria. — “Parlan di me gli sfaccendati in piazza, mi canzonano pure i bevoni”, e stando a loro è i1 generale di polizia Felix Buckman che vuole interrogarla. — Spiegò: — La citazione era dal Salmo 69, versetto 13. Io sono qui con voi come testimone di Geova. “Ecco dunque ch’io sto per crear cieli nuovi ed una terra nuova. Non si ricorderanno più le cose passate, non torneranno più in mente”: Isaia, 65,17.

— Un generale di polizia? — chiese Jason, incredulo.

— Così si dice — rispose il cordiale e fanatico pol testimone di Geova. — Non so cosa abbiate combinato voialtri, ma di certo l’avete fatta grossa.

Ruth Rae singhiozzò nel buio.

— Ogni carne è come erba — intonò il fanatico della religione. — Come maria giovanna di bassa qualità, probabilmente. Poiché un bambino ci è nato, un successo ci è stato donato. Gli storpi saranno raddrizzati, i dritti piegati.

— Ha uno spinello? — gli chiese Jason.

— No. Li ho finiti. — Il pol fanatico religioso batté con le dita sul divisorio di metallo. — Ehi, Ralf, potresti passare uno spino a questo fratello?

— Ecco qua. — Dalla feritoia spuntò un braccio coperto da una manica grigia, una mano che stringeva un pacchetto spiegazzato di Goldies.

— Grazie — disse Jason, accendendo. — Ne vuoi uno? — chiese a Ruth Rae.

— Io voglio Bob — gemette lei. — Voglio mio marito.

Chino in avanti, muto, Jason fumò e meditò.

— Non smetta di sperare — disse nel buio il poliziotto stretto al suo fianco.

— E perché dovrei avere delle speranze? — chiese Jason.

— I campi di lavori forzati non sono poi così male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l’artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla. — Aggiunse: — E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita.

Jason disse, sardonico: — La mia chiesa preferita è il mondo libero, all’aperto.

Dopo di che cadde il silenzio. A parte i rumorosi scoppiettii del motore del trabifurgone e il pianto sommesso di Ruth Rae.

14

Venti minuti più tardi, il trabifurgone atterrò sul tetto dell’accademia di polizia di Los Angeles.

Jason Taverner, tutto intirizzito, scese, si guardò attorno, fiutò l’aria satura di smog, vide di nuovo, sopra di sé, il cielo giallastro della più grande città del Nordamerica. Si voltò per aiutare Ruth Rae a scendere, ma il giovane e cordiale poliziotto con le manie religiose aveva già provveduto.

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