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Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]

Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:

Jason Taverner, popolarissimo conduttore di uno show televisivo, si trova all’improvviso senza identità. Nessuno si ricorda più di lui e il suo nome sembra scomparso dagli archivi informatici. L’uomo comincia così un viaggio alla ricerca di qualche traccia della propria esistenza nei bassifondi di una città ipertecnologica e crudele.
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— Certo. — Herb annuì.

— A volte — disse Buckman, — prendere all’amo un pesce piccolo significa pescarne poi di più grossi. È questo un incerto del nostro mestiere. Il prossimo pesce piccolo che prenderai sarà il trait d’union con qualcosa di gigantesco o… — Scrollò le spalle. — O soltanto con un altro pesciolino insignificante da gettare nella padella dei campi di lavoro? E forse Jason Taverner è proprio questo. Potrei sbagliarmi completamente. Però sono interessato a questo caso.

— Il che — concluse Herb — è una vera rogna per Taverner.

— Sì. — Buckman annuì. — Ora rifletti su questo. — Fece un attimo di pausa per una scorreggia silenziosa, poi continuò: — Taverner si è presentato da una falsificatrice di documenti, una normalissima falsificatrice che lavora in un ristorante abbandonato. Non aveva alcun contatto. Dio santo, si è servito del portiere dell’hotel dove alloggiava. Quindi doveva avere un bisogno disperato di documenti d’identità. D’accordo, e allora dove stavano i suoi potenti sostenitori? Perché non sono stati in grado di fornirgli delle eccellenti tessere false se sono riusciti a fare tutto il resto? Buon Dio, l’hanno gettato sulla strada, nella fogna della giungla urbana, dritto nelle braccia di un informatore della polizia. Hanno messo a rischio tutto!

— Sì. — Herb annuì di nuovo. — Qualcosa è andato per il verso sbagliato.

— Esatto. é successo qualcosa. Lui si è ritrovato all’improvviso in città senza un solo documento. Tutti quelli che aveva sono stati falsificati da Kathy Nelson. Come mai? Come hanno fatto a mandare tutto a puttane e costringere Taverner a una disperata ricerca di documenti falsi per poter percorrere tre o quattro isolati senza problemi? Capisci il mio ragionamento?

— Ma è così che li prendiamo.

— Prego? — chiese Buckman. E abbassò il volume del registratore.

— Se non commettessero errori del genere, non avremmo una sola possibilità. Per noi resterebbero un’entità metafisica, nemmeno mai intravista. Sono errori simili che ci fanno andare avanti. A me non pare importante perché commettono un errore; l’unica cosa che conti è che lo commettano. E dovremmo esserne felici.

“Io lo sono” pensò Buckman. Si protese sulla scrivania e compose il numero interno di McNulty. Non ci fu risposta. McNulty non era ancora rientrato. Buckman consultò l’orologio. Ancora un quarto d’ora e avrebbe saputo qualcosa.

Chiamò la centrale operativa Blu. — Come vanno le cose con l’operazione nel distretto Fireflash di Las Vegas? — chiese alle ragazze che, sedute su alti sgabelli, spostavano segnalini di plastica sulla mappa con lunghe stecche da biliardo. — La retata per l’uomo che si fa chiamare Jason Taverner.

Un ronzio, un ticchettio di computer, mentre l’operatrice premeva dei pulsanti. — La collego col capitano incaricato dell’operazione. — Sul video di Buckman apparve un uomo in uniforme. Aveva un’aria placidamente idiota. — Sì, signor Buckman?

— Avete preso Taverner?

— Non ancora, signore. Abbiamo già controllato una trentina circa degli appartamenti di…

— Quando lo prenderete — disse Buckman, — chiami direttamente me. — Diede al pol dall’aria un po’ idiota il numero del suo interno. Si sentiva vagamente sconfitto.

— Ci vuole tempo — disse Herb.

— Come per la buona birra — mormorò Buckman, fissando il nulla, con il cervello in funzione. Ma stava lavorando senza ottenere risultati.

— Lei e le sue intuizioni junghiane — disse Herb. — Ecco cos’è lei nella tipologia junghiana: una personalità intuitiva, con lampi di genio che sono il suo modo principale di procedere e pensare…

— Balle. — Buckman accartocciò uno dei fogli degli appunti di McNulty e lo gettò nel tritadocumenti.

— Non ha letto Jung?

— Sicuro. Quando ho fatto il master a Berkeley. Tutti dovevano leggere Jung, al corso di scienze politiche. Ho imparato tutto quel che hai imparato tu, e molto di più. — Buckman udì il tono d’irritazione nella propria voce, e non gli piacque. — Probabilmente staranno conducendo l’operazione come se fossero degli spazzini, tra fragori e strepiti… Taverner li sentirà molto prima che arrivino all’appartamento nel quale si trova.

— Pensa di prendere in trappola anche qualcun altro, oltre a Taverner? Qualcuno più in alto nella…

— Non può essere in compagnia di gente importante. Non con i suoi documenti sotto chiave in una stazione di polizia. Non con noi che gli stiamo alle calcagna, come sa benissimo. Non mi aspetto niente. A parte Taverner.

Herb disse: — Scommetterò con lei.

— Okay.

— Cinque pezzi d’oro da cinque dollari che, quando lo prenderà, si ritroverà con un pugno di mosche in mano.

Buckman, stupefatto, si rizzò sulla schiena. Pareva il suo stesso tipo di intuizione: nessun fatto concreto, nessun dato su cui basarsi. Solo l’intuito.

— Vuole scommettere? — chiese Herb.

— Ti dirò cosa farò. — Buckman tirò fuori il portafogli e contò il denaro. — Scommetto mille dollari in banconote che, quando prenderemo Taverner, entreremo in uno dei giri più importanti con cui abbiamo mai avuto a che fare.

Herb disse: — Non scommetto cifre simili.

— Pensi che io abbia ragione?

Il telefono ronzò. Buckman alzò il ricevitore. Sullo schermo apparve il viso del capitano idiota di Las Vegas. — Il nostro termoradex indica un maschio dell’altezza, del peso e della struttura fisica di Taverner in uno degli appartamenti nei quali non siamo ancora entrati. Ci stiamo muovendo con molta cautela. Stiamo facendo sgomberare tutti dagli interni vicini.

— Non uccidetelo — disse Buckman.

— Certo che no, signor Buckman.

— Rimanga in linea con me. Voglio assistere a tutto, da questo momento stesso.

— Sì, signore.

Buckman disse a Herb Maime: — L’hanno già preso. — E sorrise, deliziato.

11

Quando Jason Taverner andò a riprendere i vestiti, trovò Ruth Rae seduta, nella penombra della camera da letto, sul letto disfatto, ancora caldo. Si era rivestita e fumava una delle sue solite sigarette di tabacco. La luce grigia della notte filtrava dalle finestre. La brace della sigaretta ardeva incandescente.

— Quella roba lì ti ucciderà — disse lui. — C’è un motivo se hanno deciso di razionarle a un pacchetto settimanale a testa.

— Vaffanculo — rispose Ruth Rae, e continuò a fumare.

— Però tu te le procuri al mercato nero — disse Jason. Una volta era andato con lei a comperarne un’intera stecca. Nonostante quello che guadagnava, il prezzo gli aveva fatto impressione. Ma lei non ci aveva nemmeno fatto caso. Era chiaro che se l’aspettava: conosceva il costo del vizio.

— Le trovo. — Lei spense la sigaretta appena iniziata in un posacenere di ceramica a forma di polmone.

— La stai sprecando.

— Amavi Monica Buff? — chiese Ruth.

— Ma certo.

— Non vedo come tu abbia potuto. Jason disse: — Ci sono diversi tipi d’amore.

— Come per il coniglio di Emily Fusselman. — Ruth alzò lo sguardo su Jason. — Una donna che conoscevo, sposata, con tre figli. Aveva due gattini, poi si è comperata uno di quei grossi conigli belgi, quei conigli grigi che saltellano come matti sulle zampe posteriori. Il primo mese, il coniglio aveva paura di uscire dalla gabbia. Era un maschio, almeno da quello che siamo riusciti a capire. Dopo un mese usciva dalla gabbia e zampettava in giro per il soggiorno. Dopo due mesi aveva imparato a salire le scale e a grattare alla porta della camera da letto di Emily per svegliarla. Ha cominciato a giocare con i gatti, e lì sono iniziati i guai, perché non era furbo come un gatto.

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