Il fabbricante di universi
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Год: 2011
- Язык: итальянский
- Год: Urania
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fabbricante di universi». Краткое содержание книги:
Il Mondo dei Livelli è una specie di gigantesca torre, i cui piani sono abitati da diverse civiltà. Nei piani inferiori vivono le più primitive mentre salendo diventano via via più progredite. In cima alla torre vive una specie di semidei, esseri umani in grado di fabbricare interi universi.
Wolff, con l’aiuto di un indigeno di nome Kickaha scopre di essere il creatore di quel mondo, e si trova a dover intraprendere una lotta per scacciare gli usurpatori e riprendere il proprio rango.
CAPITOLO X
Cavalcarono per due settimane, e finalmente si trovarono ai margini degli Alberi dalle Molte Ombre. Là Kickaha diede un lunghissimo arrivederci agli Hrowakas. Questi, a loro volta, vennero uno a uno da Wolff, e, posandogli le mani sulle spalle, gli fecero un lungo discorso di commiato. Ormai, era uno di loro. Quando fosse ritornato, avrebbe preso una casa e una moglie tra loro, e sarebbe andato a caccia e in guerra con loro. Era KwashingDa, il Forte; aveva fatto le sue vittime fianco a fianco con loro; aveva battuto un Mezzo Cavallo alla lotta; gli sarebbe stato dato un cucciolo d’orso da allevare come suo; sarebbe stato benedetto dal Signore e avrebbe avuto molti figli e molte figlie, e così di questo passo.
Gravemente, Wolff rispose che l’onore più grande cui lui potesse pensare era quello di venire accettato da! Popolo dell’Orso. E parlava sul serio.
Molti giorni dopo, avevano lasciato alle loro spalle gli Alberi dalle Molte Ombre. Persero entrambi i cavalli, una notte, per colpa di qualcosa che lasciava delle impronte larghe dieci volte quelle di un uomo, con quattro dita ciascuna. Wolff si sentì rattristato e furioso, perché si era molto affezionato al suo cavallo. Avrebbe voluto inseguire il WaGanassit per vendicarsi. Kickaha sollevò le mani, terrorizzato, nel sentire quel proposito.
«Puoi stimarti fortunato, se non sei stalo portato via anche tu!» disse lui. «Il WaGanassit è coperto di scaglie che sono semisilicee. Le tue frecce rimbalzerebbero. Dimentica i cavalli. Un giorno possiamo tornare a dargli la caccia. Quegli esseri possono essere catturati e arrostiti col fuoco, e mi piacerebbe farlo, ma dobbiamo essere pratici. Andiamo.»
Usciti dagli Alberi dalle Molte Ombre, costruirono una canoa e discesero un ampio fiume che attraversava diversi laghi di diverse dimensioni. Il paesaggio era collinoso, con delle alture notevoli. Wolff ricordò il Wisconsin.
«Paese magnifico, ma ci vivono i Chacopewachi e gli Enwaddit.»
Tredici giorni dopo, giorni durante i quali per tre volte avevano dovuto remare furiosamente per sfuggire a delle cariche di guerrieri che li avevano inseguiti, essi abbandonarono la loro canoa. Dopo avere attraversato una catena di colline, quasi sempre di notte, raggiunsero un grande lago. Costruirono una nuova canoa. Dopo cinque giorni raggiunsero la base di un grande monolito, l’Abharhploonta. Cominciarono la loro lenta scalata, pericolosa come la prima. Quando giunsero in vetta, avevano esaurito la loro scorta di frecce, e soffrivano a causa di diverse ferite.
«Capisci, adesso, perché il traffico tra i diversi piani è così limitato» disse Kickaha. «In primo luogo, il Signore lo ha proibito. Comunque, questo non impedisce agli empi e agli avventurieri, e soprattutto ai mercanti, di tentarlo.
«Tra l’orlo e Drachelandia si stendono diverse migliaia di chilometri di giungla, intervallata da numerosi altipiani. Il fiume Guzirit si trova a centocinquanta chilometri di distanza. Andremo là, e chiederemo un passaggio a un battello fluviale.»
Adoperarono rami secchi e punte di selce come frecce, e riempirono le faretre. Wolff uccise un animale simile a un tapiro. La sua carne sapeva un po’ di rancido, ma servì a saziarli. A questo punto, notando la riluttanza di Kickaha, incitò l’amico a continuare il cammino.
Kickaha fissò il cielo verde e disse:
«Speravo che una delle aquile di Podarge ci trovasse e ci portasse notizie. Dopotutto, non sappiamo quale direzione hanno preso i gworl. Devono dirigersi verso la montagna, ma ci sono due strade da scegliere. Attraverso la giungla, una strada niente affatto sicura; o discendendo con un battello il Guzirit. Anche questa strada presenta i suoi pericoli, soprattutto per creature straordinarie come i gworl. E Chryseis sarebbe quotata a un prezzo molto alto, nel mercato degli schiavi.»
«Non possiamo aspettare un’aquila per l’eternità» obiettò Wolff.
«No, e neppure dovremo farlo» disse Kickaha. Indicò il cielo, e Wolff, sollevando lo sguardo, vide un lampo giallo. Scomparve, per poi ritornare in vista un attimo dopo. L’aquila stava scendendo velocemente, con le ali ripiegate. Bruscamente, frenò la sua caduta e scese accanto a loro.
Phthie si presentò, e subito dopo disse che era portatrice di buone notizie. Aveva individuato i gworl e la donna, Chryseis, a soli seicento chilometri di distanza, davanti a loro. Avevano ottenuto un passaggio su un battello mercantile, e stavano discendendo il Guzirit. verso la Terra delle Grandi Armature.
«Hai visto il corno?» domandò Kickaha.
«No!» replicò Phthie. «Ma senz’altro esso è stato nascosto in una delle sacche di pelle che essi portano. Ho strappato al volo una di quelle sacche a un gworl, sperando che potesse contenere il corno. Purtroppo, il corno non c’era, e per poco non sono stata colpita da una freccia.»
«I gworl hanno degli archi?» domandò Wolff, stupito.
«No! Mi hanno presa di mira gli uomini del fiume.»
Wolff domandò se c’erano dei corvi, e l’aquila rispose che ce n’erano molti. Sembrava che il Signore avesse loro ordinato di scortare i gworl.
«Brutto affare» disse Kickaha. «Se ci scoprono, saranno guai seri.»
«Non vi conoscono» disse Phthie. «Sono riuscita a cogliere qualche frammento di conversazione dei corvi, nascondendomi mentre desideravo affrontarli e squartarli. Ma la mia padrona mi ha dato degli ordini, e io obbedisco. I gworl hanno tentato di descrivervi agli Occhi del Signore. I corvi sono in cerca di due uomini che viaggiano insieme, alti entrambi, l’uno dai capelli di bronzo, l’altro dai capelli neri. Ma è tutto ciò che sanno, e molti uomini si adattano a questa descrizione. I corvi, però, sono in attesa di due uomini che seguono la strada presa dai gworl.»
«Mi tingerò la barba, e indosseremo degli abiti Khamshem» disse Kickaha.
Phthie disse che doveva proseguire. Stava andando a fare rapporto a Podarge, e aveva lasciato un’altra sorella a sorvegliare i gworclass="underline" e solo per caso si era imbattuta nei due viaggiatori. Kickaha la ringraziò, e le domandò di portare i suoi omaggi a Podarge. Quando il gigantesco volatile fu scomparso nel cielo, i due uomini entrarono nella giungla.
«Cammina piano, parla sottovoce disse Kickaha.» Ci sono delle tigri. Diciamo che la giungla ne è piena. Ci sono anche dei giganteschi divoratori. Sono uccelli privi d’ali, tanto feroci che perfino le aquile di Podarge li temono. Ho visto una volta un divoratore affrontare due tigri, e ci volle poco per convincere le tigri che era meglio filarsela.
Malgrado gli avvertimenti di Kickaha, videro poche forme di vita, eccezion fatta per una moltitudine di uccelli dai colori più vari, di scimmie, di scarafaggi grossi come topi e con lunghissime antenne. Per gli scarafaggi, Kickaha usò una sola parola: «velenosi». Da quel momento, Wolff prima di coricarsi o piegarsi si assicurò che non ce ne fosse nessuno in vista.
Prima di raggiungere la loro prima destinazione, Kickaha si mise a cercare una pianta, il ghubharash. Dopo una ricerca lunga mezza giornata, ne trovò una macchia, staccò la corteccia, l’arrostì, e ne estrasse un liquido nerastro. Con esso, si tinse i capelli, la barba e la pelle, da capo a piedi.
«Spiegherò i miei occhi verdi, dicendo che mia madre era una schiava di Teutonia disse lui.» Ecco. Usane anche tu un poco. Puoi farti più scuro.
Raggiunsero una città in rovina, fatta di pietra e di idoli dalle enormi bocche. Gli abitanti erano bassi, magri e neri, che indossavano delle cappe marrone e perizomi neri. Uomini e donne avevano i capelli lunghi e unti di burro, che ricavavano dal latte di strane capre che saltavano di maceria in maceria, e si nutrivano delle erbe che crescevano tra di esse. Quella gente, i Kaidushang, tenevano dei cobra dentro piccole gabbie, e spesso tiravano fuori quegli animaletti da compagnia. Masticavano il dhiz, una pianta che ingialliva i denti e instupidiva lo sguardo e dava loro un aspetto pigro e sonnolento.