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Il fabbricante di universi

Электронная книга - «Il fabbricante di universi». Краткое содержание книги:

Il romanzo racconta la storia di Robert Wolff, insegnante universitario in pensione, che seguendo il rumore di uno squillo di tromba apre la porta del ripostiglio e si ritrova in un mondo fantastico, chiamato Mondo dei Livelli.
Il Mondo dei Livelli è una specie di gigantesca torre, i cui piani sono abitati da diverse civiltà. Nei piani inferiori vivono le più primitive mentre salendo diventano via via più progredite. In cima alla torre vive una specie di semidei, esseri umani in grado di fabbricare interi universi.
Wolff, con l’aiuto di un indigeno di nome Kickaha scopre di essere il creatore di quel mondo, e si trova a dover intraprendere una lotta per scacciare gli usurpatori e riprendere il proprio rango.
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Fu necessario tagliare il ramo al quale era appoggiata, e sistemare il suo grosso corpo su un ramo più alto. Qui fu assicurata indissolubilmente al tronco, in posizione eretta.

«Ecco!» disse Kickaha, quando il lavoro fu terminato. «Nessuna creatura le si avvicinerà, fino a che sembrerà viva. Tutti temono le aquile di Podarge.»

Il pomeriggio del sesto giorno dopo l’incontro con Aglaia. il gruppo fece una lunga sosta a una sorgente. I cavalli poterono riposare e riempire lo stomaco della lunga erba verde. Kickaha e Wolff si sedettero fianco a fianco in cima a una collinetta, e mangiarono delle bistecche di antilope. Wolff stava guardando, con estremo interesse, un piccolo gruppo di mastodonti, che si trovava ad appena quattrocento metri di distanza. Vicino a loro, nascosto nell’erba, c’era un leone maschio a strisce, un esemplare di 400 chili di Felis atrox. Il leone stava speranzosamente seguendo le mosse degli altri animali.

Kickaha disse:

«I gworl sono stati maledettamente fortunati, ad avere percorso la foresta senza lasciarci la pelle, soprattutto essendo a piedi. Tra qui e gli Alberi dalle Molte Ombre ci sono i Tsenakwa. e diverse altre tribù. E i Khing-GatawriT.»

«I Mezzi Cavalli?» disse Wolff. Nei pochi giorni passati tra gli Hrowakas, era riuscito a imparare un numero straordinario di parole, e cominciava a comprendere anche la sintassi incredibilmente complicata di quella gente.

«I Mezzi Cavalli. Hoi Kentauroi. Centauri. Il Signore li ha creati, come ha creato gli altri mostri di questo mondo. Nelle pianure di Amerindia ne esistono numerose tribù. Quasi tutti sono di lingua scita o sarmatica, dato che il Signore ha fabbricato quasi tutti i centauri servendosi di quegli antichi abitatori delle steppe. Ma altri hanno adottato la lingua dei loro vicini umani. Tutti hanno adottato la civiltà tribale delle Pianure… con alcune varianti.»

La pattuglia raggiunse il Grande Sentiero di Scambio. Era distinguibile dal resto della pianura solo in virtù di paletti segnalatori piantati nel terreno a intervalli di un paio di chilometri, e sormontati da una statuetta raffigurante il dio del commercio dei Tishquetmoac, Ishquettlammu. Kickaha spinse al galoppo i suoi uomini, quando furono vicini, e non li fece rallentare fino a che il Sentiero non fu alle loro spalle.

«Se il Grande Sentiero di Scambio entrasse nella foresta, invece che costeggiarla, lo avremmo percorso» disse a Wolff. «Finché lo percorriamo, siamo al sicuro. Il Sentiero è sacro: perfino i selvaggi Mezzi Cavalli lo tispettano. Tutte le tribù ottengono le loro armi d’acciaio, le coperte, gli indumenti, i gioielli, la cioccolata, il tabacco raffinato e così via, dai Tishwuetmoac, l’unica popolazione civilizzata di questo piano. Ho fatto percorrere il Sentiero al galoppo, perché altrimenti non sarei stato in grado di impedire agli Hrowakas di fermarsi a mercanteggiare per diversi giorni, se ci fossimo imbattuti in una carovana di mercanti. Avrai notato che i nostri amici hanno più pellicce del necessario sui loro cavalli; le portano con loro, nel caso si presenti qualche buon affare. Adesso, però, siamo a posto.»

Passarono sei giorni, senza alcun segno di tribù ostili, tranne i tepee a strisce nere e rosse degli Irenussoik, a una notevole distanza. Nessun guerriero uscì da essi a sfidarli, ma Kickaha non si tranquillizzò se non dopo molti chilometri. Il giorno seguente, la pianura cominciò a cambiare: l’erba alta e verde era interrotta da chiazze di erba azzurrastra e più corta. Ben presto, il gruppo cavalcò su un tappeto sterminato di azzurro.

«Il territorio dei Mezzi Cavalli» disse Kickaha. Inviò degli esploratori avanti, a distanza maggiore del solito.

«Non lasciarti prendere vivo» raccomandò a Wolff. «Soprattutto dai Mezzi Cavalli. Una tribù umana della pianura potrebbe decidere di adottarti, invece di ucciderti, se tu avessi il coraggio di cantare allegramente e di sputar loro in faccia mentre ti arrostiscono a fuoco lento. Ma i Mezzi Cavalli non hanno neppure degli schiavi umani. Ti manterrebbero in vita, tra feroci torture, per settimane e settimane.»

Il quarto giorno dopo il consiglio di Kickaha, giunsero sulla cima di una piccola altura e videro una striscia nera, davanti a loro.

«Alberi che crescono lungo il fiume Winnkaknaw» disse Kickaha. «Siamo quasi a metà strada dagli Alberi dalle Molte Ombre. Sproniamo i cavalli fino al fiume. Ho idea che la nostra fortuna ci abbia già fatto troppi doni.»

Tacque, mentre lui e gli altri videro il sole battere per un istante su una cosa bianca, a diversi chilometri sulla loro destra. Poi il cavallo bianco di Coltello Ricurvo, un esploratore, scomparve in una conca tra due collinette. Pochi secondi dopo, una massa nera apparve sulla collina dietro di lui.

«I Mezzi Cavalli!» gridò Kickaha. «Andiamo! Cercate di raggiungere il fiume! Possiamo sostenere un attacco tra gli alberi che crescono laggiù, se riusciremo mai a raggiungerli!»

CAPITOLO IX

All’unisono, tutti i guerrieri indiani partirono al galoppo. Wolff si piegò sul suo cavallo, uno stupendo stallone roano, spronandolo, sebbene la bestia non avesse bisogno di incoraggiamento. La pianura passava accanto a loro come un lampo, mentre il roano galoppava alla disperata. Malgrado la velocità, Wolff continuò a guardare verso destra. La giumenta bianca di Coltello Ricurvo era visibile a intervalli, quando percorreva velocissima un tratto di pianura. L’esploratore la spronava lungo un percorso che lo avrebbe portato a raggiungere la sua gente, di lato. A meno di mezzo chilometro dietro di lui, guadagnando rapidamente terreno, si vedeva l’orda dei Mezzi Cavalli. Dovevano essere almeno centocinquanta, e forse di più.

Kickaha guidò il suo stallone, un animale dorato con coda e criniera lievemente argentate, accanto a quello di Wolff.

«Quando ci raggiungeranno… e accadrà senz’altro… resta accanto a me! Sto organizzando una fila per due, una manovra classica, collaudata e risaputa! In questo modo, si potranno sorvegliare entrambi i lati!»

Rallentò lievemente, per impartire gli ordini agli altri. Wolff manovrò per accodarsi alla coppia formata da Zampe di Lupo e Dorme In Piedi. Dietro di lui, Orso dal Naso Nero e Grossa Coperta stavano cercando di mantenersi a una regolare distanza. Il resto del gruppo era disseminato in un disordine che Kickaha e un membro del consiglio, Zampe di Ragno, stavano cercando di organizzare.

Dopo qualche tempo, i quaranta uomini furono organizzati in una collana accettabile, e Kickaha si affiancò a Wolff, e gli gridò, sopra lo scalpitare degli zoccoli e il soffiare del vento:

«Sono stupidi come porcospini! Volevano voltarsi a caricare i centauri! Ma sono riuscito a renderli un po’ più sensati!»

Altri due esploratori, Orso Ubriaco e Troppe Mogli, stavano arrivando al galoppo da sinistra. Kickaha indicò loro di accodarsi. Al contrario, i due tagliarono la rotta della colonna, e proseguirono.

«Gli idioti vogliono andare a salvare Coltello Ricurvo… si illudono!»

I due esploratori e Coltello Ricurvo si avvicinavano a un punto d’incontro. Coltello Ricurvo era a soli quattrocento metri dagli Hrowakas, mentre i Mezzi Cavalli erano a diverse centinaia di metri, alle sue spalle. Stavano diminuendo le distanze a ogni istante, galoppando a una velocità che nessun cavallo con il peso di un cavaliere in groppa avrebbe potuto uguagliare. Avvicinandosi, i loro particolari divennero più distinguibili, e Wolff si rese pienamente conto della loro natura.

Erano proprio centauri, sebbene non fossero come i pittori della Terra li avevano immaginati. Questo non costituiva sorpresa. Il Signore, quando li aveva creati nei suoi biolaboratori, aveva dovuto fare certe concessioni alla realtà. La modifica maggiore era dovuta all’adattamento alla necessità di ossigeno. La grande parte animale di un centauro doveva respirare, fatto ignorato dalle convenzioni dell’arte terrestre. L’aria doveva essere fornita non solo alla parte superiore, al torso umano, ma al corpo inferiore, quello teriomorfico. I polmoni relativamente piccoli della parte superiore non potevano offrire il fabbisogno desiderato.

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