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Il fabbricante di universi

Электронная книга - «Il fabbricante di universi». Краткое содержание книги:

Il romanzo racconta la storia di Robert Wolff, insegnante universitario in pensione, che seguendo il rumore di uno squillo di tromba apre la porta del ripostiglio e si ritrova in un mondo fantastico, chiamato Mondo dei Livelli.
Il Mondo dei Livelli è una specie di gigantesca torre, i cui piani sono abitati da diverse civiltà. Nei piani inferiori vivono le più primitive mentre salendo diventano via via più progredite. In cima alla torre vive una specie di semidei, esseri umani in grado di fabbricare interi universi.
Wolff, con l’aiuto di un indigeno di nome Kickaha scopre di essere il creatore di quel mondo, e si trova a dover intraprendere una lotta per scacciare gli usurpatori e riprendere il proprio rango.
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In quanto al corno, nessuno dell’equipaggio del Qaqiirzhub ne aveva sentito parlare. E il soldato non forni la minima informazione. Kickaha spiegò a Wolff che senza dubbio Abiru non ne avrebbe parlato a nessuno. Doveva averlo riconosciuto, perché tutti avevano sentito parlare del corno del Signore. Faceva parte della religione universale, ed era stato descritto nelle diverse letterature sacre.

Venne la notte. Entrarono dei soldati, con torce e cibo per gli schiavi. Dopo mangiato, rimasero nella stanza due Sholkin, e fuori rimase un numero imprecisato di guardie. I servizi igienici erano inesistenti; il puzzo divenne asfissiante. A quanto sembrava, Abiru non rispettava l’ordine delle cose stabilito dal Signore. Comunque, alcuni dei Sholkin più religiosi dovevano essersi lamentati, perché entrarono a pulire diversi Dholinz. Furono versati sugli schiavi dei secchi d’acqua, e numerosi secchi di acqua da bere furono lasciati ai prigionieri. I gworl ulularono, quando fu gettata loro addosso l’acqua, e si lamentarono e imprecarono per molto tempo. Kickaha spiegò a Wolff che i gworl, come certi animali del deserto della Terra, non dovevano bere acqua. Avevano un apparato biologico, simile a quello degli abitatori del deserto, che trasformava il loro grasso nell’acqua necessaria.

Salì la luna. Gli schiavi giacevano sul pavimento, o si appoggiavano alla parete, e dormivano. Kickaha e Wolff finsero di fare lo stesso. Quando la luna fu visibile dalla porta, Wolff disse:

«Cerco di spezzare la catena. Se non avrò tempo di spezzare la tua, dovremo fare i gemelli siamesi.»

«Va bene» mormorò Kickaha.

Tra ogni collare si stendevano circa due metri di catena. Wolff si avvicinò silenziosamente al gworl più vicino, per avere spazio maggiore a disposizione. Kickaha lo seguì in silenzio. Ci vollero circa quindici minuti, per evitare che le sentinelle che si trovavano nella stanza si accorgessero del loro procedere. Poi Wolff, voltanto la schiena alle guardie, prese con entrambe le mani la catena. Tirò, e le maglie si tesero. Una tensione graduale non avrebbe giovato: meglio uno strattone violento. La catena si spezzò rumorosamente.

I due Sholkin, che parlavano a voce alta e ridevano per tenersi svegli, tacquero bruscamente. Wolff non osò voltarsi a guardarli. Rimase in attesa, mentre i Sholkin discutevano sulle possibili origini del rumore. Apparentemente, non pensarono alla catena. Passarono un minuto a osservare il soffitto, tenendo alte le torce. Uno disse una battuta, l’altro rise, e ripresero la loro conversazione.

«Devi riprovare?» domandò Kickaha.

«Non vorrei, ma è necessario. Uniti, saremmo svantaggiati» rispose Wolff.

Fu costretto ad attendere ancora, perché il gworl a cui era stato unito dalla catena, si era svegliato nell’udire il rumore. La creatura alzò il capo e disse qualcosa, nella sua lingua raschiarne, Wolff cominciò a sudare ancora più copiosamente. Se il gworl si alzava, o cercava di alzarsi, il suo gesto avrebbe rivelato il danno.

Dopo un minuto di tensione, il gworl tornò a sdraiarsi, e riprese a russare, Wolff si calmò un poco. Riuscì perfino a sorridere, perché i gworl gli aveva fornito un’idea.

«Avvicinati, come se volessi scaldarti vicino a me» disse piano Wolff.

«Scherzi?» rispose Kickaha. «Mi sento come in un bagno turco. Va bene, comunque. Vengo.»

Si avvicinò, finché la sua fronte non sfiorò le ginocchia di Wolff.

«Quando spezzo la catena, non agire subito» disse Wolff. «Ho un’idea per attirare le guardie senza che diano l’allarme a quelle che sono fuori.»

«Spero che non cambino le guardie proprio quando entriamo in azione» disse Kickaha.

«Prega il Signore» rispose Wolff. «Quello della Terra.»

«Quello aiuta chi si aiuta» replicò Kickaha.

Wolff tirò con tutte le sue forze: la catena si spezzò, rumorosamente. Questa volta, le guardie tacquero e il gworl si sollevò bruscamente. Wolff diede un colpo notevole alla creatura. La creatura non disse niente, ma cominciò ad alzarsi. Una delle guardie gli ordinò di restare a terra, ed entrambi i soldati si diressero verso di lui. Il gworl non comprese le parole. Comprese il tono di voce, e le lance puntate contro di lui. Cominciò a strofinarsi la parte colpita, imprecando contro Wolff.

Le guardie si avvicinarono alla parete. Wolff disse:

«Via!»

Lui e Kickaha si alzarono all’unisono, si girarono, e affrontarono i Sholkin sbalorditi. La punta di una lancia era a portata di mano di Wolff. L’afferrò appena sotto la punta, e tirò. La guardia spalancò la bocca per gridare, ma la richiuse quando l’impugnatura della lancia colpi il soldato alla mascella.

Kickaha non era stato così fortunato. Il soldato aveva fatto un passo indietro, e stava per lanciare la lancia. Kickaha esegui un perfetto placcaggio da rugby; la lancia cozzò contro la parete.

A questo punto, il silenzio era terminato. Una guardia cominciò a gridare. Il gworl raccolse l’arma che era caduta ai suoi piedi, e la scagliò con violenza. La punta penetrò nella gola della guardia, e uscì dalla nuca.

Kickaha si impadronì della lancia, la tirò fuori dal collo del soldato, tolse il pugnale della guardia dalla sua fondina e lo lanciò. Il primo Sholkin che entrò dall’esterno ricevette il colpo al plesso solare, e, vedendo cadere il compagno, gli altri si ritirarono. Wolff prese il coltello dell’altra guardia, e disse:

«E adesso, dove scappiamo?»

Kickaha tolse il pugnale dal plesso solare della sua vittima, e lo ripulì sul cadavere.

«Non da quella porta. Ce ne sono troppi.»

Wolff indicò una porta, dalla parte opposta, e cominciò a correre verso di essa. Si fermò a raccogliere la torcia caduta al soldato, e Kickaha lo imitò. La porta era quasi interamente bloccata dai detriti, ed essi furono costretti a strisciare per entrarvi. Dopo poco tempo, si trovarono nel punto da cui erano caduti i detriti. La luna rivelava un’apertura nel soffitto di pietra.

«Devono essere al corrente di questa apertura» disse Wolff. «Non possono essere tanto incauti. Sarà meglio procedere.»

Avevano appena superato il punto che si trovava sotto l’apertura nel soffitto, quando dall’alto scese la luce di molte torce. I due amici corsero lungo il passaggio, e un attimo dopo una lancia si conficcò a terra, sfiorando la gamba di Wolff.

«Adesso ci seguiranno per la stessa strada» disse Kickaha.

Continuarono per quella strada, addentrandosi nelle diramazioni che parevano condurre alla parte posteriore dell’edificio. Improvvisamente, il pavimento mancò sotto i piedi di Kickaha. Egli cercò di saltare, prima che la pietra che lo sosteneva cadesse, ma non riuscì a farcela. Una parte del pavimento si sollevò, e quella che aveva ceduto sotto il peso di Kickaha si abbassò, facendo precipitare l’uomo in una grossa fossa. Kickaha gridò, lasciando contemporaneamente la torcia. Uomo e torcia caddero insieme.

Wolff rimase a guardare la fossa. Da essa non usciva luce, così che la torcia doveva essersi spenta, oppure la fossa era tanto profonda da assorbire completamente la luce. Ansiosamente, strisciò in avanti e tenne la torcia sospesa sulla fossa. Era una specie di pozzo, ampio circa tre metri e profondo quindici. Il fondo era un gorgo di macerie. Ma non c’era Kickaha, e neppure una depressione a indicare il punto della sua caduta.

Wolff gridò il nome dell’amico, e nello stesso tempo udì le grida dei Sholkin che si avvicinavano.

Non ricevendo risposta, si protese per quanto possibile sul bordo della fossa, cercando di vedere qualcosa di più. Agitò la torcia intorno più volte, ma vide solo detriti, e la torcia di Kickaha, che si era spenta cadendo.

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