L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Perché non c’è nessun altro» concluse per lui Rand voltandosi.
Zoppicando Rand attraversò la grande piazza, camminando fra le macerie. Lui e Asmodean si erano scagliati in mezzo alla foresta di colonne di vetro a metà strada dall’Avendesora. I plinti di cristallo erano reclinati contro le statue crollate di uomini e donne, alcune ridotte in pezzi, altre nemmeno scalfite. Un grande anello piatto di metallo argentato si era capovolto su altri pezzi dello stesso materiale e di pietra, strane sagome che parevano di ferro, vetro e cristallo, tutte mischiate in un mucchio di residui, un’asta nera anch’essa di metallo che sembrava il manico di una lancia era verticale in equilibrio instabile in cima al mucchio. Tutta la piazza aveva quell’aspetto.
Lontano dall’albero e cercando un po’, Rand trovò quello che voleva. Scalciando via quelli che sembravano frammenti di vetro di un tubo a spirale, raccolse la scultura di una sedia di cristallo e una statuina lunga trenta centimetri che rappresentava una donna vestita con un’espressione serena, scolpita nella pietra bianca con in mano un sfera. Questa era intatta. Inutile per lui e per qualsiasi uomo, come lo era stata la gemella maschile per Lanfear. Prese in considerazione l’idea di romperla. Certamente scagliandola al suolo l’avrebbe frantumata.
«Lanfear stava cercando questa.» Non si era accorto che Asmodean lo aveva seguito. Ondeggiando l’uomo si toccò la bocca insanguinata.
«Ti strapperà il cuore per mettervi sopra le mani.»
«O il tuo per avergliela tenuta nascosta. Mi ama.» Luce, aiutami, sono amato da un lupo rabbioso! pensò. Dopo un momento si mise la statuetta femminile nell’incavo del braccio insieme a quella maschile. Forse potevano essere utilizzate. E non voglio distruggere altro, pensò.
Eppure mentre si guardava attorno vide qualcos’altro oltre la distruzione. La nebbia era quasi scomparsa dalla città in rovina, solo alcuni banchi sottili vagavano fra gli edifici rimasti in piedi, mentre il sole tramontava. Il suolo della valle adesso pendeva decisamente verso sud e l’acqua sgorgava dalla grande fenditura che attraversava la città, scendendo fino a quell’oceano nascosto d’acqua. La parte inferiore della valle si stava già riempiendo. Un lago. Forse arriverà vicino alla città, un lago lungo circa cinque chilometri in una terra dove una pozza di tre metri attirava la folla. La gente sarebbe venuta a vivere in questa valle. Poteva quasi vedere già le montagne circostanti terrazzate con campi di verdure che crescevano rigogliose. Avrebbero accudito Avendesora, l’ultimo albero di chora. Forse avrebbero anche ricostruito il Rhuidean. Nel deserto sarebbe sorta una città. Forse sarebbe sopravvissuto abbastanza a lungo per vederla.
Con l’angreal, il piccolo uomo grasso con la spada, era in grado di aprire la porta nell’oscurità. Asmodean vi entrò riluttante insieme a lui, sogghignando quando davanti a lui apparve un gradino di pietra, largo giusto per loro due. Sempre lo stesso uomo che si era votato al Tenebroso. Le sue occhiate oblique e calcolatrici erano abbastanza per rammentarglielo, se mai Rand ne avesse avuto bisogno.
Parlarono solo due volte mentre il gradino si librava nell’oscurità.
Una volta Rand disse: «Non posso chiamarti Asmodean.»
L’uomo fu scosso da brividi. «Mi chiamavo Joar Addam Nesossin» rispose alla fine. Sembrava la voce di qualcuno che si era spogliato completamente, che avesse perso qualcosa.
«Non posso usare nemmeno quello. Chissà se quel nome è riportato da qualche parte? L’idea sarebbe di evitare che qualcuno ti uccida in quanto Reietto.» E che qualcuno scoprisse che aveva un Reietto come insegnante. «Dovrai proseguire come Jasin Natael, immagino. Un menestrello che segue il Drago Rinato. Una buona scusa per tenerti vicino.» Natael fece una smorfia ma non replicò.
Un po’ più tardi Rand disse: «La prima cosa che mi spiegherai è come schermare i miei sogni.» L’uomo annuì imbronciato. Avrebbe creato dei problemi, ma non potevano essere peggiori di quelli causati dalla sua ignoranza.
Il gradino rallentò e si fermò. La porta si aprì sulla sporgenza di Alcair Dal.
Aveva smesso di piovere ma il suolo coperto dalle ombre serali della gola era ancora intriso di acqua e sotto ai piedi degli Aiel si vedeva una grande distesa di fango. Forse meno Aiel di prima, un quarto o anche meno. Ma non lottavano. Fissavano la sporgenza dove Moiraine, Egwene, Aviendha e le Sapienti si erano unite ai capiclan, che stavano in piedi a parlare con Lan. Mat era accovacciato poco lontano da loro, le falde del cappello abbassate e la lancia dal manico nero appoggiata in spalla, circondato da Adelin e le Fanciulle. Rimasero a bocca aperta mentre Rand appariva attraverso la porta e lo fissarono anche di più quando apparve Natael alle sue spalle, con la giubba rossa rovinata e i merletti bianchi strappati. Mat balzò in piedi sorridendo e Aviendha quasi sollevò una mano verso di lui. Gli Aiel nella gola osservavano in silenzio.
Prima che chiunque potesse parlare, Rand disse: «Adelin, manderesti qualcuno fuori nella fiera a chiedere di smettere di frustare Isendre? Non è una gran ladra come credono.» La donna bionda sembrava stupita, ma parlò immediatamente con una delle Fanciulle che scattò.
«Come fai a saperlo?» esclamò Egwene nello stesso momento in cui Moiraine chiedeva: «Dove sei stato? Come?» I gradi occhi scuri andavano da lui a Natael, la calma delle Aes Sedai per una volta assente. E le Sapienti...? Melaine dai capelli colore del sole sembrava pronta a estorcere le risposte a Rand a mani nude. Bair aveva un’espressione come se volesse estirparle a frustate. Amys si sistemò lo scialle e si passò le dita fra i capelli chiari, incapace di decidere se fosse preoccupata o sollevata.
Adelin gli passò la giubba ancora umida. Rand l’avvolse attorno alle due statuine di pietra. Moiraine stava soppesando anche quelle. Non sapeva se lei ne sapesse qualcosa, ma intendeva nasconderle il meglio possibile a chiunque. Se non riusciva a fidarsi di se stesso con il potere di Callandor, quanto poco sarebbe stato affidabile con il grande sa’angreal? Non finché non avesse imparato di più su come controllare gli oggetti e se stesso.
«Cos’è successo qui?» chiese, e l’Aes Sedai serrò le labbra per essere stata ignorata. Egwene non sembrava molto più soddisfatta.
«Gli Shaido sono andati via con Sevanna e Couladin» rispose Rhuarc. «Tutti quelli che sono rimasti ti riconoscono come Car’a’carn.»
«Gli Shaido non sono stati i soli ad andarsene» aggiunse Han, il viso raggrinzito e amareggiato. «Anche alcuni dei miei Tomanelle, come alcuni Goshien, Shaarad e Chareen.» Jheran ed Erim annuirono con la stessa espressione amareggiata di Han.
«Non con gli Shaido,» mormorò l’alto Bael «ma sono andati via. Racconteranno ciò che è accaduto qui, ciò che hai rivelato. È stato brutto. Ho visto uomini gettare le lance e fuggire.»
Vi legherà e distruggerà.
«Nessun Taardad è andato via» aggiunse Rhuarc, non orgogliosamente ma solo come un dato di fatto. «Siamo pronti ad andare ovunque ci guiderai.»
Dove li guiderò. Non era finita con gli Shaido, con Couladin o Sevanna. Osservando gli Aiel nella gola poteva vedere i visi sconvolti, anche se avevano scelto di rimanere. Come erano quelli delle persone che avevano deciso di andare via? Eppure gli Aiel erano solo un mezzo per raggiungere un fine. Doveva ricordarselo. Devo essere anche più duro di loro, si disse.
Jeade’en aspettava accanto alla sporgenza insieme al castrone di Mat.
Facendo cenno a Natael di rimanergli vicino, Rand montò in sella con il fagotto al sicuro sottobraccio. La bocca distorta in una smorfia, quello che una volta era un Reietto si mise vicino alla staffa. Adelin e le Fanciulle rimanenti balzarono giù per disporsi in formazione attorno a loro e, sorprendentemente, Aviendha scese per piazzarsi al suo solito posto a destra di Rand. Mat balzò in sella a Pips.