La pietra della Luna [Moon - it]
- Автор: Герберт Джеймс
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Armenia Editore
- ISBN: 88-344-0263-4
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
Sorrise godendo del nuovo gioco.
Erano passate tante immagini tra di loro, qualche volta la loro rapidità e forza erano state preoccupanti, ma ben presto le accettò e poi ne trasse piacere. Aveva sondato e inseguito, scatenando la propria coscienza alla ricerca di questa persona spaventata, non sempre aveva avuto successo. Eppure quel legame sensitivo quasi intangibile si stava rafforzando. Aveva sentito e assorbito il suo panico, persino i ricordi non erano stati risparmiati.
Gli altri omicidi, l’omicidio dei bambini erano seppelliti, nei recessi più profondi della memoria dell’uomo, ma li aveva scoperti e osservati con una certa sorpresa che si trasformò subito in un piacere sadico. Più che visti, poiché non si manifestavano visivamente in senso letterale, venivano percepiti e vissuti. Goduti a fondo. E capiva anche quale legame ci fosse tra l’uomo e questi assassinii.
C’erano altre sensazioni evocate da questa persona da contemplare: era un divertimento, una nuova forma di tortura da sfruttare. Poteva essere scoperto poiché il passato era sempre presente nella sua mente, una gran parte anche in modo determinante, e benché non si potesse individuare lui fisicamente, coloro che conosceva si potevano tenuamente percepire. La Pietra di Luna, chissà in quale modo misterioso, era giunta fino a lui, ma era stata proprio quella gemma a fornire il ponte, l’elemento catalizzatore nell’unione delle loro menti, e la breccia che si era creata era stata così improvvisa da essere devastante, mentre prima c’erano stati solo dei tentativi di sondaggio. Quando scoprì gli omicidi dei bambini capì anche il collegamento con la polizia e quindi con la pietra. Comprese allora le capacità parapsicologiche dell’uomo. Erano quegli altri omicidi la chiave.
Era facile rintracciare notizie a proposito, i giornali dell’epoca avevano ampiamente riportato le varie atrocità commesse nonché il modo strano in cui si era conclusa la vicenda; un archivio pubblico fornì tutte le informazioni che servivano.
Era passata ormai una settimana, compose il numero successivo dell’elenco, tutti gli altri avevano lo stesso prefìsso ed erano stati cancellati con un tratto di penna.
Sogghignò quando all’altro capo si sentì una vocina rispondere: «Pronto?»
Il caldo le avvolse piacevolmente quando uscirono dal palazzo Rothschild e dall’aria condizionata: nel sole sembravano tanti angioletti cinguettanti. Le dodici ragazze erano tutte vestite con la divisa azzurra del La Roche, e chiacchieravano di continuo, approfittando di ogni momento passato fuori dal college. Si riunirono sul marciapiede davanti al moderno palazzo di uffici mentre Childes le contava, assicurandosi che non se ne fosse persa nessuna. Sentiva che la visita fatta alla grande sala dei computer della società era stata più che positiva, anche se la maggior parte delle allieve non aveva capito un’acca del discorso molto tecnico del funzionario (Childes aveva sorriso vedendo lo sguardo delle ragazze perso nel vuoto). Comunque si erano fatte un’idea di che tipo di servizi i computer fornivano in una grande società.
Tutti presenti, nessuno smarrito, nessun ferito. Era stata una mattinata soddisfacente. Childes guardò l’orologio: le 11.47.
Da dove stavano si vedeva il largo viale del lungomare che costeggiava il porto dove, ondeggiavano le cime degli alberi degli yatch allineati.
«Manca ancora un po’ all’ora di pranzo» disse alle ragazze, «perché non facciamo un giro giù al porto?»
Strillarono di contentezza e si misero ordinatamente su due file. Childes si mise alla testa, chiedendo soltanto che chiacchierassero facendo meno rumore. Per la prima volta quella settimana sentiva un ritorno di equilibrio mentale. Il sole, le chiacchiere delle ragazze, la normalità dei dintorni contribuivano all’effetto. Dopo l’esperienza con la pietra gli era rimasto addosso uno strano senso di inutilità, e dopo la conversazione con Amy erano venuti a galla dei ricordi che sarebbe stato meglio lasciare sepolti. I giorni seguenti gli episodi oscuri e la rigidità della sua educazione erano tornati a tormentarlo, anche se capiva di non avere più odio per il padre. Aveva rimosso da un pezzo quel sentimento, insieme ad altri purtroppo. Stranamente proprio il padre lo aveva costretto a quell’esercizio di autocensura. Ed era per questo che adesso teneva testa alle situazioni, con un autocontrollo che nasceva da quell’antica abitudine a reprimere. Persino gli ultimi macabri eventi e il nuovo manifestarsi del suo potere potevano essere sconfitti con l’aiuto del sole e della normalità. Erano le notti, le notti buie che erano alleate dell’orrore.
Childes adocchiò una panchina libera di fronte a uno degli stabilimenti balneari e sei delle ragazze ci si lanciarono sopra quando lui la indicò, stringendosi a spintoni nel poco spazio. Le altre si appoggiarono alla ringhiera di fronte.
Il porto era gremito di turisti e residenti, macchine e autobus bianchi circolavano lentamente lungo il perimetro, le banchine erano affollate di auto parcheggiate. Due stabilimenti racchiusi da moli di cemento erano pieni di yatch e motoscafi di ogni tipo e misura, i pescherecci dell’isola erano ancorati a moli più isolati e tranquilli dall’altro lato del porto. Dall’estremità di una delle banchine si ergeva un faro dipinto di bianco mentre sull’altro un fortino era a guardia del porto. Negozi e bistrò si affacciavano sul mare con le facciate a colori vivaci. All’intorno alcune gradinate sfociavano in ripidi vicoli che tagliavano la collina a terrazze e come freschi corridoi in ombra conducevano verso la cittadina in alto.
«Due di voi oggi faranno la loro buona azione quotidiana a favore di un anziano» disse Childes avvicinandosi. Lo guardarono con curiosità e lui indicò con il pollice. «Su, fate sedere il professore.»
«Isobel conta per due, professore?» chiese Kelly con allegra malizia indicando la compagna grassottella seduta all’altro capo della panchina. Si udirono altre risate e una protesta indignata.
«Penso che prenderò il tuo di posto, Kelly. Così potrai fare anche tu una buona azione.»
Lei si alzò senza una smorfia, ma negli occhi c’era sempre un lampo di sfida. «Tutto ciò che desidera, signore.»
Lui tirò fuori il portafoglio. «Potete scegliere crema o fragola, niente frutti misti, cioccolato doppio con le mandorle, niente triplo mango o mandarino o kiwi. Niente che ci possa complicare la vita, OK? E poi ci vogliono altre due volontarie che vadano con Kelly.»
Con un’espressione golosa e con sospetta rapidità Isobel si alzò mentre le altre gongolavano e si offrì. «Vado io, signore.»
«Oh, no!» si lamentò qualcuna. «Non ci rimarrà più niente ora che torna.» Vi furono altre risate e un’occhiataccia da parte della ragazzina grassoccia.
«Va bene» disse Childes, sedendosi nel posto lasciato da Kelly e porgendo due biglietti estratti dal portafoglio. «Perché non vai anche tu Jeanette?». Sorrise alla ragazzina appoggiata alla ringhiera e la vide mettersi sull’attenti. «Penso di poterti affidare la grana, no?». Lei prese i soldi quasi con timidezza evitando di guardarlo negli occhi. «Tu prendi le ordinazioni Einstein,» disse rivolto a Kelly, «il mio alla vaniglia, e state attente alla strada, la signorina Piprelly non me la perdonerebbe mai se tornassi con la combriccola decimata.»
Si avviarono, Kelly e Isobel che ridacchiavano insieme mentre Jeanette le seguiva più lentamente. Childes le tenne d’occhio fin quando non ebbero attraversato il viale pieno di traffico, poi spostò l’attenzione sul porto per guardare il traghetto dall’Inghilterra avvicinarsi cautamente al molo. Più al largo alcune vele bianche punteggiavano il mare calmo come piccoli coni rovesciati; sopra di loro un Trislander giallo, un velivolo a dodici posti che faceva la spola tra le isole quasi come un autobus, iniziò la discesa con il suo ronzio sordo, monotono quanto quello delle api.