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La pietra della Luna [Moon - it]

Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:

John Child è riuscito a sfuggire al terrore del suo passato. Sì è rifatto una nuova vita, ha riscoperto l’amore. Gli manca disperatamente sua figlia ma di certo non sente la mancanza dell’atroce incubo che si è lasciato alle spalle.
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
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«Sei occhi. Dovete parlare di Annabel?»

«Sì!»

«Ma è amica mia, anch’io voglio parlare.»

«Quando vengo su parliamo quanto vuoi.»

La bimba si alzò e prima di avviarsi si strinse forte al collo del padre. «Prometti di venire presto?»

«Prometto.»

«Mi manchi tanto papà.»

«Anche tu a me, passerottino»

Salì le scale voltandosi in cima per salutare prima di correre nella sua stanza.

«Gabriel!» chiamò Fran, «credo che sia ora che tu ti prepari per la nanna. Il pigiama rosa è nel primo cassetto.» Udirono quel che poteva essere una protesta, poi il silenzio.

«E stata una brutta giornata per lei oggi» commentò quando Childes si alzò in piedi.

«Brutta anche per te si direbbe.»

«Ma capisci l’inferno che stanno vivendo Melanie e Tony?». Si tenne ancora lontana per un attimo guardandolo incerta, poi si precipitò tra le sue braccia, la testa abbandonata sulle sue spalle. «Oh Jon, ma che bestialità orrenda.»

Lui la tranquillizzò accarezzandole i capelli. «Poteva essere Gabby, capisci?» ribadì lei. Lui rimase zitto.

«Strano, avevo sentito che c’era qualcosa che non andava stamattina. Gabby era giù a preparare il tè e io mi sono alzata per vedere perché ci metteva tanto». Rise stancamente. «Non ci crederai, aveva versato lo zucchero e lo stava pazientemente spazzando fino all’ultimo granello perché io non me ne accorgessi. Annabel dev’essere passata per il viale, non lo sa nessuno, nessuno l’ha vista, solo quello che l’ha portata via. Dio mio, quante volte glielo abbiamo detto di non uscire dal cancello.»

«Perché non beviamo tutt’e due qualcosa. Ci farebbe bene.»

«Avevo paura di bere il primo, non so se sarei capace di smettere, sbronza non sarei di molto aiuto a Melanie. Comunque adesso che ci sei tu va bene, sei sempre stato bravo a frenare i miei eccessi.»

Andarono nel salotto tenendosi come se fossero ancora amanti. Tutto era piacevolmente familiare a Childes, nonostante qualche oggetto d’arredamento fosse stato acquistato dopo che se n’era andato. Era difficile dimenticare cinque anni di vita lì; allo stesso tempo era una cosa lontana, non faceva più parte della sua vita, del suo mondo. Era un sentimento strano e non piacevole.

«Tu mettiti seduta, i drink li preparo io» le disse. «Sempre gin and tonic per te?»

«Sempre,» annuì Fran «fammelo bello lungo.» Si lasciò andare sul divano togliendosi le scarpe per raccogliere i piedi sotto di sé. «Jon, quando hai chiamato stamattina io non ti ho dato il tempo di parlare, però poi ripensandoci mi è sembrato che tu avessi già una voce angosciata, da come hai pronunciato il mio nome persino!»

«Vuoi ghiaccio?»

«No, va bene liscio. C’era qualcosa che non andava quando hai chiamato?»

Versò una buona dose di gin poi cercò l’acqua tonica nel mobiletto. «Credevo fosse successo qualcosa a Gabby!» rispose.

«A Gabby? Ma perché, cosa… ?» La voce le si spense e chiuse gli occhi. «No, oh no, di nuovo!» sospirò.

Lui le porse il gin and tonic mentre lei lo seguiva con lo sguardo. «Spiegami!» gli ordinò con un filo di voce mentre prendeva il bicchiere.

Childes si versò uno scotch poi tornò verso il divano sedendosi vicino a lei. «Sono ricominciate le visioni.»

«Jon…»

«Stamattina ho avuto la precisa sensazione che Gabby fosse in pericolo.» Come poteva dirle che lui aveva saputo che la loro figlia era in pericolo, e che Annabel era stata presa per errore! Per tutta la giornata era stato sbeffeggiato da quell’altra mente perversa, aveva avuto attimi di percezione delle prolungate atrocità compiute, la creatura, chiunque fosse, lo aveva tormentato cercando la sua mente per infliggergli quelle dolorose visioni. Stranamente dopo un poco Childes si era accorto di essersi assuefatto alle immagini. Aveva capito che ormai il peggio era avvenuto. Annabel non soffriva più le torture. Fin quasi dall’inizio. Questo però doveva pur dirlo a Fran.

«Ma non era Gabby, era la sua amichetta Annabel, vero?» aveva già risposto Fran al posto suo.

«Sì, in qualche modo non ho visto bene, mi ero confuso.» Era da vigliacchi, ma era meglio dire la verità un po’ alla volta, Fran comunque stava per subire un altro brutto colpo. «Fran, devo dirti un’altra cosa…»

Lei prese un sorso di gin come per prepararsi; le sue ‘intuizioni’ erano sempre negative, mai buone. Poi lo disse lei per lui incapace di frenarsi. «E morta vero? Annabel è morta?»

Egli abbassò la testa evitandone lo sguardo.

Il viso di Fran ebbe un crollo e il bicchiere le si rovesciò sull’abito. Childes lo raccolse poggiandolo sul tavolino accanto al divano. Le passò una mano attorno alle spalle e l’attirò verso di sé.

«E così atroce, così vile!» si lamentò lei. «Come faremo a dirlo a Tony e a Melanie. Come?»

«Non possiamo dire niente, Fran, c’è la polizia per questo… quando troveranno il corpo.»

«Ma come posso guardare in faccia Melanie, come faccio ad aiutarla quando io so? Sei sicuro Jon, proprio sicuro?»

«È tutto come prima.»

«E non ti sei mai sbagliato!»

«No.»

La sentì irrigidirsi. «Perché hai creduto che fosse stata presa Gabby allora?» Si scostò per poterlo guardare bene in viso. Fran non era una stupida. «Non lo so, forse ho fatto confusione perché è avvenuto così lontano da me.»

Lei fece una smorfia, arricciò il naso poco convinta, stava per insistere quando suonò il campanello. «Sarà Overoy» disse Childes sollevato. «Vado ad aprirgli.»

La faccia dell’ispettore era scura mentre seguiva Childes in salotto. «La stanno prendendo piuttosto male.»

«Cosa s’aspettava?» rispose Fran tagliente.

«Mi scusi, non era un’espressione molto azzeccata» si scusò Overoy. Annuì quando Childes gli indicò la bottiglia di whisky. «Posso fare a lei la stessa domanda che ho fatto ai genitori di Annabel, signora… Childes sempre, o sbaglio?»

«Childes suona sempre meglio del mio nome da ragazza sulla carta intestata e non ho mai pensato di cambiarlo, poi è meglio anche per Gabby, meno confusione. Mi faccia le sue domande allora, su. Intanto posso ripeterle ciò che ho detto più volte ai suoi colleghi oggi, non ho visto nessuno di sospetto nei paraggi da almeno una settimana, anzi da mesi, se è per questo. E adesso rispondete voi due ad una domanda.»

Overoy prese il whisky che Childes gli porgeva e si scambiarono un’occhiata.

«S’accomodi ispettore, ha l’aria di stare scomodo lì in piedi.» Fran riprese il gin and tonic notando che le tremava ancora la mano. Ma era anche curiosa ora, le stava prendendo forma nella testa un nuovo sospetto. Childes le si avvicinò e si sedette.

«Trovo strano che Jonathan l’abbia chiamata subito appena avuta un’altra delle sue tremende visioni, e che lei vada immediatamente a prenderlo all’aeroporto per portarlo qui. Voglio dire, perché tutto ciò quando sono, vediamo, almeno tre anni che non vi sentite?»

«Io conosco i suoi precedenti, signora, la sua particolare abilità.»

«Sì, questo lo so. So che adesso gli crede. Ma mollare tutto quel che fa solo per andare a prelevarlo? Mi chiedo persino se era di servizio oggi, dopo tutto è sabato, no?»

Stavolta rispose Childes. «Veramente ho chiamato l’ispettore a casa.»

«Addirittura a casa.»

«Senti Fran, non avevamo intenzione di nasconderti nulla. È solo che abbiamo… ho pensato che saresti già stata abbastanza sconvolta per la scomparsa di Annabel senza stare a cercare altre preoccupazioni per ora.»

Negli occhi di lei una paura nuova. Usò entrambi le mani per portarsi il bicchiere alle labbra, sorseggiò piano e riportò le mani col bicchiere in grembo. Teneva la schiena diritta e aveva una voce incerta quando disse: «Penso sia ora che mi diciate tutto.»

S’era fatto tardi.

Childes e Fran erano soli, seduti attorno al tavolo di cucina davanti a una cena cucinata malvolentieri, e mangiata con ancora minore entusiasmo. Nella stanza di Gabby era tutto tranquillo e silenzioso.

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