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La pietra della Luna [Moon - it]

Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:

John Child è riuscito a sfuggire al terrore del suo passato. Sì è rifatto una nuova vita, ha riscoperto l’amore. Gli manca disperatamente sua figlia ma di certo non sente la mancanza dell’atroce incubo che si è lasciato alle spalle.
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
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«Ciao Geoff» disse Overoy cambiando mano alla borsa per poter offrire la destra. Ignorò del tutto i due funzionari di dogana accanto al bancone. «Grazie di essermi venuto incontro.»

«Nessun problema» disse Robillard. «Stai bene Ken?»

«Chi vuoi prendere in giro? Piuttosto la vita da isolano pare che faccia bene a te.»

«Merito di un po’ di vela al fine settimana. Mi fa piacere rivederti dopo tutto questo tempo.» I due ufficiali di polizia si erano conosciuti ai tempi del corso d’addestramento al New Scotland Yard, poi si erano rivisti al corso per ispettori nello Yorkshire. Robillard aveva sempre mantenuto i contatti con Overoy andandolo a cercare ogni volta che capitava in Inghilterra. Lo divertivano sempre le storie di intrighi polizieschi della capitale, così diverse dall’esperienza di poliziotto sull’isola, anche se avevano anche loro una buona dose di crimini. In questo caso era lui a dare con molto piacere una mano al poliziotto londinese. Condusse Overoy fuori dal terminal verso una macchina parcheggiata in attesa, una Ford bianca con lo stemma dell’isola sulle fiancate e una lampada azzurra sul tetto.

«Come vanno gli affari qui da voi?» chiese Overoy buttando la borsa sul sedile posteriore.

«Aumentano di colpo appena inizia la stagione turistica. Perché non ve li tenete lì i vostri scippatori?»

L’altro rise forte. «Anche i ladri hanno diritto a una vacanza, no?»

Robilland mise in moto e si girò a guardare il compagno che si stava accendendo una sigaretta. «Dove si va?»

Overoy guardò l’orologio. «Sono appena passate le tre, a quest’ora dove sarà il nostro uomo? A scuola?»

L’ispettore annuì. «Oggi è martedi, quindi sarà al La Roche.»

«Allora al La Roche… lo beccherò all’uscita.»

«Dovrai aspettare.»

«Non fa niente, ho tempo. Prima comunque potrei trovarmi una stanza in albergo.»

«No, no. Wendy non mi perdonerebbe mai se tu non ti fermassi da noi.»

«Ma… non voglio dare fastidi…»

«Ma figuriamoci, ci fa piacere averti con noi, Ken, e puoi raccontarci tutto dei crimini nella città del peccato. Wendy ne sarà entusiasta.»

Già a suo agio Overoy sorrise. «Okay, dimmi tutto mentre andiamo alla scuola.»

Robillard lasciò ben presto l’intasata strada principale per infilare una delle vie tranquille e ombreggiate che portavano alla costa. I colori vivi delle siepi e l’aria fresca di mare fecero ulteriormente rilassare Overoy. Gettò la sigaretta mezza fumata dal finestrino e si riempì i polmoni d’aria. «Cosa sai di Jonathan Childes?» chiese, tenendo gli occhi sulla stradina che gli snodava davanti.

Robillard rallentò per fare strada a un altro veicolo che proveniva in senso contrario. «Non molto, solo quello che c’era nel nostro rapporto. Abita qui da solo da tre anni, pare che se la prenda abbastanza comoda, anche se è impiegato presso tre college. Quel che si dice di basso profilo. Strana coincidenza: abbiamo fatto anche noi una richiesta di informazioni su di lui qualche settimana fa.»

«Ah sì? E perché?» chiese Overoy curioso.

«Uno dei nostri consiglieri che è membro del comitato di polizia ci chiese di fare delle indagini sul suo conto. Platnauer si chiama, ed è anche membro del Consiglio di amministrazione del La Roche; immagino che sia per questo che aveva chiesto un controllo.»

«Ma perché ora? Childes lavora in quella scuola già da un pezzo.»

«Un paio d’anni pressappoco. Devo ammettere che anch’io sono stato incuriosito dall’improvviso interesse che questo tipo attira. Cos’ha combinato, Ken?»

«Non ti preoccupare, è pulito. Ci sono stati dei casi in cui lui potrebbe darci una mano. Tutto qui»

«Adesso sì che sono curioso. Le informazioni, quello che c’era, furono fornite al consigliere Platnauer che le ha poi passate alla signorina Piprelly che è la preside del La Roche. Da allora tutto tace. L’aiuto che Childes fornì tre anni fa è abbastanza ben documentato, ma è l’unica volta che risulta coinvolto in qualche modo con la polizia. Dato che quel caso era tuo mi è sembrato strano che non avessero chiesto informazioni direttamente a te.»

«Non ce n’era bisogno. È tutto nello schedario.»

«Allora vuoi dirmi cos’è questa storia?»

«Mi dispiace, Geoff, non posso per ora. Potrebbe non essere niente e allora voglio evitare a Childes qualsiasi fastidio, ne ha già avuti abbastanza l’altra volta per colpa mia.» Overoy prese un’altra sigaretta. «Spifferai troppe cose alla stampa e gli piombarono addosso come avvoltoi famelici.»

«Ma cos’è questo tipo, un chiaroveggente?»

«Non esattamente, è un sensitivo, questo sì. Ma non fa premonizioni, non parla con gli spiriti dei morti, quelle robe lì. Tre anni fa ha visto mentalmente dov’erano seppelliti dei corpi e ci fornì abbastanza indizi per poter rintracciare l’assassino. Sfortunatamente arrivammo tardi, si era già ammazzato da sé.»

«Ma come può…?»

«Non ne ho idea. Non cerco nemmeno di capirle certe cose. Chiamala telepatia, se vuoi. Quello che so è che Childes non è di sicuro uno svitato, anzi, il più sconvolto da queste sue capacità è proprio lui.»

Overoy vide il college femminile prima ancora che il collega glielo indicasse. L’edificio principale bianco e imponente si erse di fronte a loro oltre le cime degli alberi, quando la macchina della polizia fece un’ultima svolta. Il sole si rifletteva accecante sui muri quando si fermarono davanti al cancello e l’investigatore fischiò, ammirando il lungo viale.

«Però, che posticino!» commentò. Dietro l’alto palazzo c’erano svariate strutture e quindi il mare, di un colore blu cobalto che sfidava la chiarezza del cielo. Il verde carico degli arbusti delle scogliere e dei boschetti circostanti dava all’insieme un aspetto piacevole; i colori del mare, del cielo e della terra si fondevano armonicamente. Non lontano da dove erano parcheggiati c’erano dei campi da tennis bordati da aiuole di fiori colorati; persino i colori artificiali del parcheggio non disturbavano l’occhio.

«Potrei tranquillamente tornare a scuola, se fosse in un posto come questo» disse Overoy, soffiando fumo dalla bocca.

«Dovresti anche cambiare sesso prima.»

«Farei anche quello.»

L’ispettore rise. «Vuoi che ti porti su fino alla scuola?»

Overoy scosse la testa. «Aspetterò Childes lì su quella panchina accanto ai campi, è inutile dare nell’occhio.»

«Come ti pare, ha una Mini nera, la targa è…», estrasse un foglietto dal taschino della camicia, «…27292, ho controllato prima di venirti a prendere. Vediamo se c’è ancora.» Passò facilmente attraverso i grandi cancelli di ferro e accostò vicino al parcheggio. «Eccola lì,» disse indicandola, «quindi è ancora a scuola.»

Overoy aprì la portiera e si allungò verso la borsa sul sedile posteriore.

«Puoi anche lasciarla lì se vuoi. Tanto devo passare a prenderti più tardi» gli disse Robillard.

«Mi serve solo una cosa» rispose l’investigatore mentre apriva la cerniera di una tasca esterna. Ne tirò fuori una busta gialla. «Non c’è bisogno che tu mi venga a riprendere, Geoff, credo che Childes mi inviterà a casa sua così potremo chiacchierare un poco. Poi chiamerò un taxi.»

«Il nostro indirizzo ce l’hai?»

«Sì, sì, ce l’ho.» Overoy scese dall’auto, stringendo gli occhi contro il bagliore del sole. Poi per un attimo infilò di nuovo la testa dentro la macchina. «Ah, Geoff, se giù alla centrale non dici nulla mi fai un grosso favore. Ho promesso a Childes che avrei tenuto la bocca chiusa.»

«E che cosa potrei raccontare?» rispose Robillard sorridendo. «Ci vediamo più tardi.»

Fece marcia indietro attraverso la cancellata principale e con un ultimo gesto di saluto partì. Overoy si stiracchiò, quindi mise la busta nella tasca interna della giacca. Si diresse verso la panchina dispiacendosi sia di non aver preso anche gli occhiali da sole sia del fatto che non stessero giocando ragazze più grandicelle.

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