La pietra della Luna [Moon - it]
- Автор: Герберт Джеймс
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Armenia Editore
- ISBN: 88-344-0263-4
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
«Forse è meglio se vado da sola» disse Amy scuotendo la testa.
«Prima o poi dovremo affrontarci» disse lui alludendo a Paul Sebire.
«Meglio dopo che prima. Hai già abbastanza da sopportare senza aggiungerci altre grane.»
«Mi sto abituando ad averti qui.»
Lei smise di mangiare. «È… è bello… non è vero?»
«Sì. Bello, sì.»
Lei gli fece una boccaccia e riprese a mangiare. «Voglio dire che è piacevole. Tranquillo ed eccitante al tempo stesso.»
«Sì, credo di sì.»
«Tu ‘credi’ di sì?» borbottò lei continuando a masticare.
«Beh, sì. Oddio, potrebbe anche piacermi del tutto prima o poi.»
«Allora vengo a stare qui?»
Lui rimase di stucco, ma lei sembrò non accorrersene. «Potremmo fare una prova,» continuò, «vedere come va.»
«Se non ti preoccupi di tuo padre per lo meno pensa alla Piprelly: cosa pensi che farebbe se venisse a sapere che due dei suoi insegnanti vivono insieme nel peccato?»
«Almeno siamo una coppia eterosessuale, che è già un punto a nostro vantaggio. Eppoi Pip non lo saprà mai.»
«Ma come, se su quest’isola quando uno starnutisce ad un capo dell’isola dall’altro la gente prende il raffreddore. Stai scherzando, probabilmente sa già tutto di noi due.»
«Tanto meglio allora.»
Lui fece un sospiro allegro. «Beh, una differenza c’è…»
Lei posò la forchetta. «Senti, se stai cercando altre scuse…»
Lui rise. «No, no, l’idea mi sembra ottima. Solo che…»
Si bloccò. La fissava senza vederla, aveva gli occhi spalancati.
«Jon… ?» Lei si allungò oltre il tavolo per toccargli una mano. Sul fornello la macchina del caffè borbottava. Sul vetro di una finestra ronzava una mosca. Ma tutto sembrava immobile. «Cos’hai?» chiese nervosamente Amy.
Childes sbatté gli occhi. Tentò di alzarsi ma si fermò a metà e mugolò. «Oh no… no, questo no…».
Le nocche erano bianche mentre stringeva spasmodicamente il tavolo, le spalle incurvate, la testa penzoloni. Amy rabbrividì nel vedergli negli occhi un’angoscia disperata.
Urlò: «Jon!» vedendolo inciampare verso la porta sbattendo a terra la tazza piena di caffè. Amy spinse indietro la sedia e lo seguì nell’ingresso. Era accanto al telefono: con un dito tremante cercava di comporre un numero. Invano, tremava troppo. La guardò implorante.
Lei lo raggiunse e lo prese per una spalla. «Cos’hai visto Jon, dimmelo!» lo pregò.
«Aiutami Amy, ti prego aiutami!»
Restò colpita nel vedere le lacrime che gli sgorgavano dagli occhi. «Chi vuoi chiamare? Chi, Jon?»
«Fran. Presto, è successo qualcosa a Gabby!»
Il cuore le balzò in petto, ma prese il ricevitore sforzandosi di tenere a bada l’emozione. Gli chiese di dirle il numero e dapprima lui non lo ricordava, assurdamente, in modo quasi perverso. Poi le cifre vennero dette con impeto confusamente e lei dovette farsele ripetere più lentamente.
«Sta suonando» disse, restituendogli la cornetta e avvicinandosi a lui. Sentiva tutto il suo corpo vibrare.
Il telefono all’altro capo venne alzato e lei udì una voce lontana rispondere.
«Fran?»
«Sei tu Jonathan? Oh Dio, come sono contenta che hai chiamato!» C’era una sorta di angosciata fragilità nella sua voce che fece quasi svenire Childes, la paura angosciosa quasi ebbe il sopravvento. «Gabby… sta…?» iniziò a dire.
«È accaduta una cosa tremenda Jon. Tremenda!»
«Fran…?». Le lacrime ormai lo accecavano.
«L’amica di Gabby, Annabel. È scomparsa Jon. È venuta a giocare con Gabby prima, ma non è mai arrivata qui. C’è la polizia adesso da Melanie e Tony, Melanie è sul punto di avere una crisi isterica. Nessuno ha visto Annabel, è sparita nel nulla. Gabby è distrutta e non fa altro che piangere. Jonathan, mi senti?»
Solo l’aiuto di Amy gli impedì di scivolare a terra.
Mentre accompagnava Childes all’aeroporto Amy gli lanciava frequenti sguardi pieni d’ansia, studiava il suo volto pallido e teso. Lui non aprì bocca durante il breve percorso.
Il sollievo provato si univa alla tristezza per la bimba scomparsa. Egli conosceva il destino di Annabel. Aveva commesso un errore, era sua figlia la vittima predestinata, ma ormai anche l’altro sapeva dell’errore.
Amy parcheggiò la MG mentre Childes faceva il check-in al banco. Lo raggiunse nella sala d’attesa, nessuno dei due parlò molto mentre aspettavano che venisse annunciato il volo. Poi lei lo accompagnò al cancello tenendolo abbracciato.
Amy lo baciò teneramente prima di passare il varco e stringendolo a sé brevemente gli disse: «Chiamami se puoi.»
Lui annuì col volto tirato. Poi sparì attraverso il varco con altri passeggeri, la borsa da viaggio buttata dietro la spalla. Amy uscì dal terminal e rimase in macchina fin quando non vide decollare l’aereo. Aveva il volto coperto di lacrime.
Childes suonò il campanello e vide subito un movimento dietro i vetri. La porta si aprì e Fran lo guardò con un misto di contentezza e di mestizia negli occhi.
«Jonathan!» esclamò, facendo un passo come se volesse abbracciarlo; esitò, notando l’uomo accanto a Childes, e l’occasione del gesto si perse lì.
«Ciao Fran» disse Childes girandosi per presentare il suo compagno. «Ti ricordi l’ispettore Overoy vero?»
Prima confusa, poi ostile, Fran cambiò espressione mentre rispondeva. «Come non potrei?» digrignando i denti, interrogando con lo sguardo l’ex marito.
«Ti spiego poi» disse Childes.
Lei si scansò per lasciarli passare. Overoy le augurò la buonasera senza ricevere risposta.
«Andiamo nel soggiorno» disse Fran ma i passettini affrettati dal pianerottolo di sopra impedirono loro di fare come suggerito.
«Papà, papà» si udì gridare con gioia ed eccola arrivare lanciandosi dagli ultimi tre scalini verso le braccia protese di Childes. Lo strinse tutto bagnandogli le guance con le lacrime, gli occhiali spinti indietro sul viso. Lui chiuse gli occhi e la tenne stretta a lungo.
Singhiozzava mentre gli diceva. «Papà, hanno preso Annabel.»
«Lo so, amore, lo so.»
«Ma perché papà, perché l’uomo cattivo l’ha portata via?»
«Non lo sappiamo ancora. Vedrai, ci penserà la polizia a trovarla.»
«Ma perché non la lascia andare? La sua mamma piange, e io pure, è la mia migliore amica, lei.» Aveva il visino arrossato dal gran piangere, gli occhi gonfi sotto le lenti degli occhiali.
Posò la figlia in terra e si mise seduto sugli scalini accanto a lei, tirò fuori il fazzoletto e le asciugò le lacrime, poi le tolse gli occhiali e li pulì parlandole dolcemente. Le piccole dita rimasero strette attorno al suo braccio.
Overoy li interruppe. «Vado a fare una visita a questi signori… ehm…»
«Berridge!» suggerì Fran.
«Sì, vada pure!» gli disse Childes mettendo un braccio attorno a Gabby. «Ci vediamo quando ha finito.»
Con un cenno a Fran Overoy si voltò chiudendosi alle spalle la porta d’ingresso. Lei si alzò per girare la chiave.
«Che accidenti ci fa quello?» chiese adirata.
«Gli ho telefonato prima di partire» spiegò Childes. «È venuto a prendermi all’aeroporto e mi ha accompagnato.»
«Sì, ma cos’ha a che fare con tutto questo?»
Childes carezzò la testa della figlia e Gabby guardò prima lui poi la madre con una nuova ansia dipinta in viso. Lui non voleva una discussione di fronte a lei.
«Gabby, vai di sopra, io arrivo subito. Io e la mamma dobbiamo parlare.»
«Non vi strillerete mica però?»
Se lo ricordava ancora. «Ma no, certo che no. Solo che dobbiamo parlare di una cosa a quattr’occhi.»
«Sei occhi. Dovete parlare di Annabel?»
«Sì!»
«Ma è amica mia, anch’io voglio parlare.»
«Quando vengo su parliamo quanto vuoi.»
La bimba si alzò e prima di avviarsi si strinse forte al collo del padre. «Prometti di venire presto?»
«Prometto.»
«Mi manchi tanto papà.»
«Anche tu a me, passerottino»
Salì le scale voltandosi in cima per salutare prima di correre nella sua stanza.
«Gabriel!» chiamò Fran, «credo che sia ora che tu ti prepari per la nanna. Il pigiama rosa è nel primo cassetto.» Udirono quel che poteva essere una protesta, poi il silenzio.
«E stata una brutta giornata per lei oggi» commentò quando Childes si alzò in piedi.
«Brutta anche per te si direbbe.»
«Ma capisci l’inferno che stanno vivendo Melanie e Tony?». Si tenne ancora lontana per un attimo guardandolo incerta, poi si precipitò tra le sue braccia, la testa abbandonata sulle sue spalle. «Oh Jon, ma che bestialità orrenda.»
Lui la tranquillizzò accarezzandole i capelli. «Poteva essere Gabby, capisci?» ribadì lei. Lui rimase zitto.
«Strano, avevo sentito che c’era qualcosa che non andava stamattina. Gabby era giù a preparare il tè e io mi sono alzata per vedere perché ci metteva tanto». Rise stancamente. «Non ci crederai, aveva versato lo zucchero e lo stava pazientemente spazzando fino all’ultimo granello perché io non me ne accorgessi. Annabel dev’essere passata per il viale, non lo sa nessuno, nessuno l’ha vista, solo quello che l’ha portata via. Dio mio, quante volte glielo abbiamo detto di non uscire dal cancello.»
«Perché non beviamo tutt’e due qualcosa. Ci farebbe bene.»
«Avevo paura di bere il primo, non so se sarei capace di smettere, sbronza non sarei di molto aiuto a Melanie. Comunque adesso che ci sei tu va bene, sei sempre stato bravo a frenare i miei eccessi.»
Andarono nel salotto tenendosi come se fossero ancora amanti. Tutto era piacevolmente familiare a Childes, nonostante qualche oggetto d’arredamento fosse stato acquistato dopo che se n’era andato. Era difficile dimenticare cinque anni di vita lì; allo stesso tempo era una cosa lontana, non faceva più parte della sua vita, del suo mondo. Era un sentimento strano e non piacevole.
«Tu mettiti seduta, i drink li preparo io» le disse. «Sempre gin and tonic per te?»
«Sempre,» annuì Fran «fammelo bello lungo.» Si lasciò andare sul divano togliendosi le scarpe per raccogliere i piedi sotto di sé. «Jon, quando hai chiamato stamattina io non ti ho dato il tempo di parlare, però poi ripensandoci mi è sembrato che tu avessi già una voce angosciata, da come hai pronunciato il mio nome persino!»
«Vuoi ghiaccio?»
«No, va bene liscio. C’era qualcosa che non andava quando hai chiamato?»
Versò una buona dose di gin poi cercò l’acqua tonica nel mobiletto. «Credevo fosse successo qualcosa a Gabby!» rispose.
«A Gabby? Ma perché, cosa… ?» La voce le si spense e chiuse gli occhi. «No, oh no, di nuovo!» sospirò.
Lui le porse il gin and tonic mentre lei lo seguiva con lo sguardo. «Spiegami!» gli ordinò con un filo di voce mentre prendeva il bicchiere.
Childes si versò uno scotch poi tornò verso il divano sedendosi vicino a lei. «Sono ricominciate le visioni.»
«Jon…»
«Stamattina ho avuto la precisa sensazione che Gabby fosse in pericolo.» Come poteva dirle che lui aveva saputo che la loro figlia era in pericolo, e che Annabel era stata presa per errore! Per tutta la giornata era stato sbeffeggiato da quell’altra mente perversa, aveva avuto attimi di percezione delle prolungate atrocità compiute, la creatura, chiunque fosse, lo aveva tormentato cercando la sua mente per infliggergli quelle dolorose visioni. Stranamente dopo un poco Childes si era accorto di essersi assuefatto alle immagini. Aveva capito che ormai il peggio era avvenuto. Annabel non soffriva più le torture. Fin quasi dall’inizio. Questo però doveva pur dirlo a Fran.
«Ma non era Gabby, era la sua amichetta Annabel, vero?» aveva già risposto Fran al posto suo.
«Sì, in qualche modo non ho visto bene, mi ero confuso.» Era da vigliacchi, ma era meglio dire la verità un po’ alla volta, Fran comunque stava per subire un altro brutto colpo. «Fran, devo dirti un’altra cosa…»
Lei prese un sorso di gin come per prepararsi; le sue ‘intuizioni’ erano sempre negative, mai buone. Poi lo disse lei per lui incapace di frenarsi. «E morta vero? Annabel è morta?»
Egli abbassò la testa evitandone lo sguardo.
Il viso di Fran ebbe un crollo e il bicchiere le si rovesciò sull’abito. Childes lo raccolse poggiandolo sul tavolino accanto al divano. Le passò una mano attorno alle spalle e l’attirò verso di sé.
«E così atroce, così vile!» si lamentò lei. «Come faremo a dirlo a Tony e a Melanie. Come?»
«Non possiamo dire niente, Fran, c’è la polizia per questo… quando troveranno il corpo.»
«Ma come posso guardare in faccia Melanie, come faccio ad aiutarla quando io so? Sei sicuro Jon, proprio sicuro?»
«È tutto come prima.»
«E non ti sei mai sbagliato!»
«No.»
La sentì irrigidirsi. «Perché hai creduto che fosse stata presa Gabby allora?» Si scostò per poterlo guardare bene in viso. Fran non era una stupida. «Non lo so, forse ho fatto confusione perché è avvenuto così lontano da me.»
Lei fece una smorfia, arricciò il naso poco convinta, stava per insistere quando suonò il campanello. «Sarà Overoy» disse Childes sollevato. «Vado ad aprirgli.»
La faccia dell’ispettore era scura mentre seguiva Childes in salotto. «La stanno prendendo piuttosto male.»
«Cosa s’aspettava?» rispose Fran tagliente.
«Mi scusi, non era un’espressione molto azzeccata» si scusò Overoy. Annuì quando Childes gli indicò la bottiglia di whisky. «Posso fare a lei la stessa domanda che ho fatto ai genitori di Annabel, signora… Childes sempre, o sbaglio?»
«Childes suona sempre meglio del mio nome da ragazza sulla carta intestata e non ho mai pensato di cambiarlo, poi è meglio anche per Gabby, meno confusione. Mi faccia le sue domande allora, su. Intanto posso ripeterle ciò che ho detto più volte ai suoi colleghi oggi, non ho visto nessuno di sospetto nei paraggi da almeno una settimana, anzi da mesi, se è per questo. E adesso rispondete voi due ad una domanda.»
Overoy prese il whisky che Childes gli porgeva e si scambiarono un’occhiata.
«S’accomodi ispettore, ha l’aria di stare scomodo lì in piedi.» Fran riprese il gin and tonic notando che le tremava ancora la mano. Ma era anche curiosa ora, le stava prendendo forma nella testa un nuovo sospetto. Childes le si avvicinò e si sedette.
«Trovo strano che Jonathan l’abbia chiamata subito appena avuta un’altra delle sue tremende visioni, e che lei vada immediatamente a prenderlo all’aeroporto per portarlo qui. Voglio dire, perché tutto ciò quando sono, vediamo, almeno tre anni che non vi sentite?»
«Io conosco i suoi precedenti, signora, la sua particolare abilità.»
«Sì, questo lo so. So che adesso gli crede. Ma mollare tutto quel che fa solo per andare a prelevarlo? Mi chiedo persino se era di servizio oggi, dopo tutto è sabato, no?»
Stavolta rispose Childes. «Veramente ho chiamato l’ispettore a casa.»
«Addirittura a casa.»
«Senti Fran, non avevamo intenzione di nasconderti nulla. È solo che abbiamo… ho pensato che saresti già stata abbastanza sconvolta per la scomparsa di Annabel senza stare a cercare altre preoccupazioni per ora.»
Negli occhi di lei una paura nuova. Usò entrambi le mani per portarsi il bicchiere alle labbra, sorseggiò piano e riportò le mani col bicchiere in grembo. Teneva la schiena diritta e aveva una voce incerta quando disse: «Penso sia ora che mi diciate tutto.»