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La pietra della Luna [Moon - it]

Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:

John Child è riuscito a sfuggire al terrore del suo passato. Sì è rifatto una nuova vita, ha riscoperto l’amore. Gli manca disperatamente sua figlia ma di certo non sente la mancanza dell’atroce incubo che si è lasciato alle spalle.
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
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In un vialetto dall’altro lato dei campi da gioco passavano delle macchine dirette verso un altro parcheggio dietro gli edifici scolastici. Overoy pensò che si trattasse di genitori venuti a prendere le figlie. Diede un’occhiata all’orologio, Childes sarebbe arrivato di lì a poco.

Posò la giacca su una panchina accanto, si arrotolò le maniche della camicia fino al gomito e allentò la cravatta. Era piacevole starsene lì al sole a pensare. Ogni tanto aveva una punta d’invidia per l’amico Robillard, per l’atmosfera tranquilla in cui operava. Overoy sapeva però che per quanto attraenti potessero sembrare quelle condizioni di vita, qui un uomo abituato alla città con la sua corruzione, la malavita e il crimine si sarebbe ben presto sentito frustrato come lui, che a trentotto anni godeva ancora dell’attività frenetica della polizia cittadina. Josie però si sarebbe innamorata della calma agiatezza della vita sull’isola; le spiagge, i barbecue, la purezza dell’aria, e naturalmente le poche chiamate notturne e l’assenza di straordinari per lui.

Si udì la campanella lontana e ben presto le ragazzine cominciarono a uscire dai vari edifici e il loro chiacchiericcio ruppe la tranquillità che regnava. Passò ancora un po’ di tempo prima che l’investigatore scorgesse Childes camminare verso di lui con a fianco una ragazza bionda e snella vestita di giallo. Vide la ragazza portarsi una mano dietro alla testa; i capelli le caddero giù in una lunga coda. Overoy la studiò attentamente: era giovane, abbronzata e molto carina. Si chiese se tra lei e Childes ci fosse qualcosa e quando le dita della ragazza sfiorarono il braccio di Childes ebbe la risposta. Overoy si alzò in piedi buttandosi la giacca su una spalla e infilando l’altra mano in tasca.

Childes stava per entrare nel parcheggio quando intravvide il poliziotto. Si arrestò e la ragazza lo guardò sorpresa. Lei seguì la direzione del suo sguardo e vide Overoy avvicinarsi.

«Salve Childes,» disse, «mi riconosce?»

«E difficile dimenticarsi di lei.» Arrivò la risposta e Overoy vi sentì un certo rancore. I due si strinsero la mano. Childes con una certa riluttanza.

«Mi scusi per la sorpresa,» fece l’investigatore, «ma ho, ehm, approfondito quella questione di cui abbiamo accennato al telefono la settimana scorsa, e ho pensato che fosse meglio venirla a trovare.» Fece un cenno con il capo alla ragazza, s’accorse dei suoi occhi verde pallido, e si rese conto che vista da vicino era notevolmente carina.

«Amy ti presento l’ispettore investigativo Overoy» disse Childes. «È il poliziotto di cui ti ho parlato.»

Amy strinse la mano di Overoy con occhi ora sospettosi.

«Possiamo parlare a quattr’occhi?» chiese l’investigatore tornando a guardare Childes.

Amy disse subito. «Ci sentiamo più tardi Jon» e si girò per andarsene.

«Ma non c’è bisogno che…»

«Non c’è problema» lo rassicurò. «Io ho da fare quindi ci sentiamo dopo. Arrivederci ispettore.» Esitò un attimo come se volesse dire ancora qualcosa, ma poi si allontanò verso una MG rossa voltandosi a guardare Jon con uno sguardo preoccupato prima di montare in macchina. Childes la seguì con gli occhi finché non fu uscita dai cancelli, poi si rivolse al poliziotto.

«Non se ne poteva parlare al telefono, accidenti?» Ormai non nascose più la propria irritazione.

«Credo proprio di no. Se ne renderà conto anche lei. Possiamo andare a casa sua?»

Childes scrollò le spalle. «D’accordo. Le è stato assegnato questo caso?» chiese al poliziotto mentre si dirigevano verso la macchina.

«Non del tutto. Diciamo che mi sto occupando di quest’aspetto della questione solo perché ho già avuto modo di fare la sua conoscenza.»

«Allora c’è un collegamento.»

«Può darsi.»

«Allora un uomo è stato ucciso nelle circostanze da me descritte.»

«Ne parleremo a casa sua.»

Uscirono dal La Roche e Overoy si meravigliò del breve percorso che li portò nel viottolo stretto in cui si trovava la casa di Childes. Certo, pensò, l’isola è larga solo pochi chilometri. La casa, appena un piccolo cottage, era l’ultima di una schiera, e guardandola capì meglio il disappunto di Childes per questa sua intrusione. Il cottage aveva un fascino antico, del genere per cui la gente ricca in Inghilterra darebbe un occhio della testa per averlo come seconda casa.

Faceva piacevolmente fresco all’interno. Overoy si lasciò cadere su di un divanetto, Childes si tolse la giacca e l’appese nell’ingresso.

«Vuole qualcosa da bere, un tè, un caffè?» chiese Childes con un tono meno ostile di prima.

«Grazie, se ha una birra andrebbe benissimo.»

«Birra allora.»

Childes sparì in cucina e ritornò dopo poco portando un cartone da sei lattine e due bicchieri. Strappò via il coperchio a una lattina e la porse ad Overoy che già ne assaporava la freschezza dopo tutto il caldo preso. Si versò la birra e alzò il bicchiere verso Childes in un gesto amichevole. Childes sedette su una sedia di fronte a lui senza rispondere al brindisi.

«Allora, cos’aveva da dirmi?» chiese mentre si versava la birra a sua volta. Poggiò le lattine su un tavolino basso tra di loro come in una specie di terra di nessuno.

«Può darsi che lei abbia ragione a proposito di quel vecchio» disse Overoy e Childes si sporse in avanti sulla sedia.

«Avete trovato il corpo?»

L’investigatore buttò giù un sorso di birra poi scosse la testa. «Quando mi ha detto che era legato al letto, un lettino con delle cinghie, mi pare abbia detto, e che la stanza era squallida, senza mobili, mi è venuto in mente qualcosa. Quella mattina era arrivato un rapporto che riguardava un incendio in un ospedale psichiatrico.»

Childes stava fissando il fondo della stanza, il bicchiere a mezz’aria. «È quello!» disse piano.

«Beh, noi non ne siamo sicuri. Sono morte venticinque persone nell’incendio, anche tra il personale c’erano vittime, parecchi erano uomini anziani, la maggior parte affetti da demenza senile, altri con disturbi più gravi. Uno di questi potrebbe essere il suo ma i corpi erano quasi tutti talmente bruciati che non è stato possibile verificare se fossero stati mutilati prima della morte.»

«Il fuoco, come…»

«Non è stato un incidente, gli esperti hanno stabilito che l’incendio è stato appiccato in due punti, ai piani superiori e nelle cantine, c’erano delle taniche di benzina vuote. Non abbiamo idea di chi sia il piromane ma si pensa che ci fosse uno dei ricoverati in giro e che abbia trovato le taniche. Quelli che se ne stanno occupando ritengono probabile che sia morto anche lui nell’incendio.»

«Come fanno ad esserne sicuri?»

«Non lo sono. Ma i sopravvissuti sono stati interrogati e non c’è nulla che indica la responsabilità di uno di loro; certo, alcuni sono pazzi del tutto, è impossibile esserni certi. Può darsi che sia stato qualcuno venuto da fuori.»

Childes si accomodò sulla sedia, i pensieri persi dentro se stesso. Overoy attese senza fretta. Lontano si sentiva il ronzio di un aereo.

«E ora, che succede?»

«Evidentemente se c’è un collegamento tra tutti questi delitti abbiamo bisogno anche del più piccolo frammento che ci aiuti a ricostruire l’identità dell’assassino. In tutta sincerità non c’è nessuno che abbia ancora collegato l’incendio con gli altri due casi, tranne me naturalmente, ma abbiamo le prove che gli altri due lo sono. Le dispiace se fumo?»

Childes fece segno di no, Overoy prese una sigaretta dalla giacca e l’accese utilizzando una lattina vuota come posacenere.

«Che prove avete?» chiese Childes.

«Le mutilazioni dei due corpi erano molto simili, tanto per cominciare. Inequivocabilmente i segni di un sacrificio rituale: gli organi interni strappati via, il cuore dilaniato, oggetti vari riposti dentro il corpo; nel caso della donna soprammobili presi nella stanza in cui abitava; per il bimbo erba, terra, fiori secchi anche. Dopodiché lo squarcio viene ricucito. Solo un pazzo fa certe cose, ma questo ha un certo metodo.»

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