La pietra della Luna [Moon - it]
- Автор: Герберт Джеймс
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Armenia Editore
- ISBN: 88-344-0263-4
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
«Non me lo avevi detto.»
«Cosa potevo dire? Pensavo di diventare pazzo, poi per un po’ ha smesso, mi sentivo bene, non più minacciato. Oggi è tornata, come una furia.»
«Ancora non riesco a capire perché te, Jon. Tu non sembri essere un sensitivo, a parte questi casi, anzi, non te ne importa niente di queste cose, proprio il contrario, caso mai. Scansi qualsiasi discorso sui fenomeni paranormali come se fossero tabù.»
«Abbiamo parlato altre volte di ciò che mi è accaduto.»
«Non intendevo questo. Parlavo in termini generali, dell’occulto, del sovrannaturale, cose di cui si parla abbastanza spesso ormai. Tu hai sempre cambiato discorso ogni volta che ho accennato a vampiri, fantasmi o cose del genere.»
«Roba da favole per bambini, dai!»
«Ecco, vedi, di nuovo rifiuti qualsiasi dialogo. Sembra che tu ne abbia paura!»
«Stupidaggini!»
«Davvero? Perché non mi hai mai parlato dei tuoi genitori?»
«E che razza di domanda sarebbe questa?»
«Dimmelo.»
«Sono morti tutti e due, questo lo sai, no?»
«Sì, ma perché non mi hai mai parlato di loro?»
«Mia madre quasi non me la ricordo. E morta quand’ero bambino.»
«Quando avevi sette anni, ed è morta di cancro. E tuo padre, perché non ne parli mai?»
Childes strinse le labbra. «Amy, ho già subito un interrogatorio oggi, non vorrai mica continuarlo tu? Cosa credi che sia io, il settimo figlio di un settimo figlio, una specie di stregone? Ma non vedi che è ridicolo?»
«Certo, ma io sto solamente cercando di farti aprire, Jon, di andare un po’ più a fondo. Da quando ti ho conosciuto ho sentito che stavi nascondendo qualcosa, non solo a me ma soprattutto a te stesso!» Amy adesso era arrabbiata, era la sua testardaggine sorda ad irritarla. Vedeva negli occhi di lui di aver colpito nel segno, che c’era qualcosa di vero nelle sue accuse.
«Va bene, se ti interessa così tanto, sta’ a sentire. Mio padre era un uomo pragmatico e razionale, ha lavorato per 26 anni nella stessa ditta come contabile nell’ufficio paghe e contributi, nel tempo libero faceva il predicatore laico…»
«Questo me l’avevi detto già.»
«…ed è morto alcolizzato.»
Lei si irrigidì sorpresa, ma era ancor più insistente. «D’accordo, ma non è tutto, c’è qualcosa d’altro.»
«Ma santo Dio, Amy, cosa vuoi da me?»
«Solo la verità!»
«Il mio passato non ha nulla a che fare con quello che mi sta succedendo adesso.»
«Ma tu che ne sai?»
«Odiava qualsiasi cosa avesse a che fare col misticismo o lo spirituale. Quando è morta mia madre non parlò mai di morti, non mi permetteva di andare sulla sua tomba.»
«Ed era un predicatore…!» esclamò lei incredula.
«Era un ubriacone. È morto soffocato dal vomito quando avevo diciassette anni. E vuoi sapere una cosa? Mi sono sentito liberato. Ero contento di essermi liberato di lui! Adesso cosa pensi di me? Eh?»
Lei si inginocchiò e gli mise le braccia attorno alle spalle, lo sentì irrigidirsi, cercare di sfuggire, e lo strinse più forte. Lentamente la rigidezza del corpo sembrò sciogliersi.
«Mi si sta rovesciando il bicchiere» disse sottovoce. Amy lo scosse un poco finché lui esclamò: «Ehi!»
Lei lo lasciò andare mettendosi seduta accanto a lui di traverso in modo da potergli vedere il viso. «E tu ne hai avuto un senso di colpa tale da non riuscire a dirmelo? Ma non vedi che non può influire minimamente nel nostro rapporto?»
«Amy, lasciami spiegare, io non avevo nessun senso di colpa, ero rattristato forse, in colpa no! Si è ammazzato da solo.»
«Per via di tua madre.»
«Sì, forse. Ma aveva un altro dovere, verso suo figlio. Fino a un certo punto ci ha pensato a me, ma c’erano altre cose che non gli perdonerò mai.»
«Era cattivo?»
«Secondo lui no!»
«Ti picchiava?»
Un’ombra passò sul viso di Childes. «Mi ha cresciuto secondo le sue regole. Ma lasciamo perdere ora Amy, non ce la faccio più.» Lui s’accorse che aveva gli occhi lucidi e si sporse in avanti per baciarla. «Volevi aiutarmi, no? Però non è servito a molto, vero?»
«Chi può dirlo? Per lo meno adesso di te so qualcosa di più.»
«A cosa ti serve?»
«Mi aiuta a capirti.»
«Ma cosa vuoi che ti aiuti!»
«Mi aiuta a capire il tuo riserbo. Perché ti sei tenuto stretto certe cose. Io credo che la tua emotività sia stata repressa dopo che è morta tua madre. Non potevi amare liberamente tuo padre, hai detto che era un pragmatico, un razionale, è difficile scambiare affetto con una persona così.»
«Lui era fatto così.»
«E tu hai preso un po’ da lui.»
Lui aggrottò la fronte. Lei proseguì. «Ma non ti rendi conto di quanto sei assolutamente logico, quanto maledettamente noioso, qualche volta. Si capisce bene perché la prima percezione psichica che hai avuto ti ha tanto sconvolto.»
«Non ho mai negato che ci siano fenomeni paranormali.»
«Ma tanto meno lo hai accettato.»
«Perché sei così aggressiva Amy?»
La domanda la scosse. «Oh Jon, non volevo. Volevo solo aiutarti a scavare dentro di te. Ci deve essere un nesso tra te e quest’altra persona, qualcosa che attira la tua mente alla sua.»
«O viceversa!»
«Quel che è. Sarà anche reciproco.»
L’idea lo fece rabbrividire. «Non è una persona Amy, è una creatura malvagia, un essere corrotto.»
Lei gli prese una mano tra le sue. «Dopo tutto quel che ho detto, adesso sono io che ti chiedo di essere logico. L’assassino è un essere umano, Jon. Un individuo molto forte, stando al tuo amico poliziotto, ma comunque una persona con una mente sconvolta.»
«No, no. Io ero dentro quella mente, sono stato testimone di quell’orrore.»
«E allora perché non puoi vedere chi è?»
«E… è… troppo forte, troppo potente, mi schiaccia la mente, me la sbrana, la devasta, questa… cosa… sembra che mi divori la psiche, mi rubi ogni pensiero. Io assisto a questi atti osceni solo perché me lo permette, anzi lo vuole. Questa bestia si sta prendendo gioco di me, Amy.»
Lei gli prese il bicchiere e lo pose in terra, gli strinse le mani tra le sue. «Stasera rimango qui con te.»
«E tuo padre…?»
«Buon Dio Jon, ho ventitré anni! Telefono a mia madre e le dico che stanotte dormo fuori!». Fece per alzarsi ma Childes la trattenne per un braccio.
«Non sono molto d’accordo.»
«Non importa, io rimango lo stesso.»
Lui si riprese un poco. «Non vorrei vedere arrivare tuo padre con una doppietta carica. Non credo che ce la farei stasera.»
«Dirò alla mamma di nascondergli le cartucce». Si alzò in piedi e gli accarezzò ancora il viso prima di avviarsi all’ingresso. Childes ascoltò la sua voce soffocata buttando giù l’ultimo sorso di whisky. Chiuse gli occhi abbandonandosi contro lo schienale e si chiese se Amy poteva capire quanto fosse felice di non rimanere solo quella notte.
Il suo borbottare la fece svegliare. Giacque accanto a lui in ascolto. Parlava nel sonno.
«…non è vero… lui dice che non… non puoi… essere… lui dice che tu non…». Amy non lo svegliò. Cercava di capire il significato di quelle parole che Jon andava ripetendo.
«… non puoi essere…»
Aveva frugato nella mente di quell’uomo, dapprima con perplessità ma poi eccitata dal contatto. Chi era? Qual’era il suo potere? Poteva essere pericoloso?