La pietra della Luna [Moon - it]
- Автор: Герберт Джеймс
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Armenia Editore
- ISBN: 88-344-0263-4
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
«Potrebbero essere più di una persona, forse una setta o qualcosa del genere.»
«Sono state trovate le impronte digitali di una sola persona in entrambi i luoghi del delitto, sul coperchio della bara del bimbo e sugli oggetti estratti dalla prostituta; chiunque sia non gliene frega niente di lasciare in giro le sue impronte. Al manicomio invece non c’era una sola impronta grazie al fuoco.»
«E sulle taniche di benzina?»
«Carbonizzate anche quelle. Mi dica della faccenda del vecchio, cos’altro ha visto?»
Childes impallidì. «Mi dispiace, sono svenuto quasi subito. L’immagine era così intensa, la tortura… non ce l’ho fatta più.»
«La capisco. Però lei è convinto che sia la stessa persona?»
«Ne sono certo. Ma è difficile spiegare come. Quando uno è nella mente di un altro lo riconosce come se non lo vedesse, anzi meglio, non ci possono essere contraffazioni.»
«Ha detto di aver visto due grosse mani.»
«Sì, le guardavo come se le vedessi con gli occhi dell’altro. Erano mani grosse, rozze, da operaio, direi. Mani molto forti, sembravano.»
«C’erano gioielli, voglio dire anelli, un bracciale, un orologio?»
«No, niente del genere.»
Overoy aveva studiato l’uomo che gli sedeva di fronte mentre parlava, ne aveva notato il volto stanco, i movimenti tesi. Se mai la vita sull’isola gli aveva fatto bene, ormai non si vedeva più. Overoy sentì compassione per Childes, ma sapeva di non poter fare altro che insistere ancora. Quando parlò aveva preso un tono quasi suadente. «Si ricorda come lo prendemmo, alla fine, l’assassino l’altra volta?»
«Sì, lasciò qualcosa sul luogo dell’ultimo omicidio.»
«Esatto, un bigliettino. Un biglietto in cui dichiarava che avrebbe ucciso un altro bimbo, che non poteva resistere all’impulso. All’epoca uno psichiatra dichiarò che l’uomo voleva esser preso, voleva che gli si impedisse di commettere quegli orrendi crimini, e che questo era il vero senso del messaggio. Quando le mostrammo quel biglietto lei riuscì a descrivere l’assassino, dove abitava e che tipo di lavoro faceva. Noi non dovemmo fare altro che controllare gli schedari alla ricerca di maniaci sessuali che corrispondessero alla descrizione.»
«Ancora non so spiegarmi come facevo a saperlo.»
«Perché è fuggito da tutto questo?»
«Parecchia gente si mise in contatto con me per spiegarmi cos’era accaduto, e non riuscivano a capire perché non mi interessasse saperlo. L’istituto di ricerche psichiche voleva pubblicare un saggio sul mio caso; un paio di università americane volevano che tenessi delle conferenze, e Dio solo sa quante persone mi hanno chiesto di trovare parenti scomparsi. Io non avevo idea di quello che mi stava succedendo e francamente non volevo saperlo. Volevo solo essere lasciato in pace. Ha idea di come ci si può sentire?»
«Sì, come un fenomeno da baraccone. Io credo però che lei prenda le cose troppo sul serio.»
«Lei ha ragione, forse, ma io avevo paura, ero scosso. Lei non ha idea di ciò che ho dovuto vedere a causa di questo mio strano potere.»
«Ma ha deciso lo stesso di telefonarmi la settimana scorsa, nonostante i guai dell’altra volta.»
Childes stappò un’altra lattina di birra, aveva ancora il bicchiere mezzo pieno. Lo riempì fino all’orlo e ne prese un sorso, poi rispose: «Dovevo farlo. Chiunque sia deve essere fermato. Sto pregando che sia finito nell’incendio.»
«Oltre ad aspettare che si verifichi un altro caso, ci potrebbe essere un altro sistema per scoprirlo.»
Childes lo guardò con sospetto. «E quale?»
Il poliziotto poggiò il bicchiere sul tavolino, prese la giacca e dalla tasca interna tirò fuori una busta gialla. «Le avevo detto che avevamo un’altra prova del collegamento tra i primi due casi e che c’era qualcosa di rituale in entrambi». Allungò la busta verso Childes e aggiunse. «Dentro c’è un oggetto identico a un altro che è ancora in mano al medico legale. Tutt’e due provengono dai delitti, uno da dentro il corpo della prostituta e l’altro da quello del bambino. C’è voluto un po’ per potergliene portare uno, ma ci sono riuscito.»
Childes fissò la busta, non voleva toccarla.
«La prenda» insisté l’investigatore.
Childes allungò la mano indeciso, poi la ritrasse. «Non credo di volerlo fare.»
Overoy si alzò e gli portò la busta. «Questa tortura mentale finì solo quando trovammo l’assassino, l’ultima volta.»
«No. Quando si è ucciso. Io seppi che era finita esattamente in quel momento.»
«E adesso cosa sente? Il maniaco è morto nell’incendio?»
«Io… io credo di no.»
«Allora prenda la busta, tocchi quello che c’è dentro.»
Ancora titubante Childes prese la busta. Rabbrividì, come sfiorato da una leggera scarica elettrica. L’oggetto sembrava leggerissimo.
Aprì la busta e vi frugò dentro col pollice e l’indice. Sentiva qualcosa di piccolo, piccolo e tondo, e liscio.
Childes estrasse una piccola pietra chiara e ovale. Mentre la teneva sul palmo della mano vide un lampo azzurro dentro la forma argentea, un fuoco azzurro dentro l’oggetto iridescente.
Childes ondeggiò e Overoy lo prese per una spalla, ritraendo immediatamente la mano come se avesse preso la scossa. L’ispettore fece un passo indietro e vide i capelli di Childes rizzarsi e muoversi come se fossero percorsi da una scarica elettrica.
Un formicolio pervase completamente il corpo di Childes, scuotendolo, facendogli scoppiare i nervi. Tremava senza più controllo. Un fulmine di luce fredda gli toccò la mente. Si sentì sorpreso, ma non era solo sua la sorpresa, era anche di un altro. Qualcosa di putrido sembrò insinuarglisi in testa. Degli occhi lo guardavano, ma come da dentro se stesso. La mano si chiuse attorno alla pietra fino a farsi penetrare le unghie nella pelle.
Sentiva LA COSA…
…e LA COSA sentì lui…
«Era una pietra di luna» disse Childes a Amy. «Una minuscola pietra di luna che era stata messa nel corpo della prostituta. Overoy mi ha detto che ce n’era un’altra nel corpo del bimbo.»
Amy era seduta in terra ai piedi di Childes con un braccio poggiato sulle sue ginocchia, il viso ansioso sollevato verso di lui. Lui si adagiò sullo schienale del divano, un bicchiere di whisky posato in grembo. Aveva bevuto di continuo da quando il poliziotto se n’era andato due ore prima. L’alcool però non aveva avuto alcun effetto cablante, tanto che si chiedeva se il cervello non fosse tanto sconvolto dall’esperienza avuta da non sentire più nulla.
«E non ne è stata trovata un’altra all’ospedale dopo l’incendio?»
«C’erano troppi danni per poter trovare un oggetto tanto piccolo.»
«Eppure questo Overoy ti ha creduto quando gli hai detto che si trattava sempre della stessa persona.»
«Ha imparato a fidarsi già dall’altra volta, anche se non gli è stato facile.»
Childes sorseggiò il whisky; il sapore era amaro, ma il liquido ardente aiutava a sciogliere quel gelo che sentiva ancora dentro di sé. «È sempre la stessa immagine che ogni tanto mi appare, Amy, un biancore tremolante, come una luna che passa dietro le nubi. C’era anche in un incubo che ho avuto.»
«E non hai idea di che cosa significhi?»
«Nessuna, no.»
«La pietra ha provocato in te una reazione molto forte?»
Il sorriso di lui non era affatto divertito. «Ho fatto prendere a Overoy una paura fottuta, e anche a me stesso. Questa creatura, chiunque sia, qualsiasi cosa sia, mi conosce. Era qui, in questa stanza, dentro la mia testa, Amy, si cibava dei miei pensieri come un verme, un parassita. Io ho cercato di resistergli, di tenere la mente sgombra, ma era troppo potente. Mi era già avvenuta la stessa cosa un’altra volta, ma non era così irresistibile.»