L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
I Myrddraal stavano cercando di far girare alcuni Trolloc, nel tentativo di guidare un attacco contro gli uomini di Watch Hill, ma era inutile. Anche i Trolloc che si erano girati cadevano prima di aver fatto cinquanta passi. Un Fade con il suo cavallo cadde, non per le frecce, ma per mano di un Trolloc in preda al panico. Adesso erano i Trolloc ad arretrare in preda alla frenesia, schivando colpi da entrambi i lati una volta che anche gli uomini di Emond’s Field ebbero spazio per sollevare gli archi. Trolloc e Myrddraal cadevano. Era un massacro, ma Perrin lo notava a malapena. Faile.
Lo stesso ragazzo apparve vicino alla staffa di Perrin. «Lord Perrin!» gridò, per essere sentito sopra le acclamazioni. Uomini e donne urlavano per la gioia e il sollievo mentre l’ultimo Trolloc che non era riuscito a fuggire dal raggio d’azione degli archi cadeva. Perrin riteneva che non c’erano riusciti in molti, ma era appena in grado di pensare. Faile. Il ragazzo tirò la gamba di un pantalone. «Lord Perrin! Mastro al’Thor mi ha detto di avvisarti che i Trolloc stanno scappando! E stanno gridando ‘Deven Ride’, gli uomini intendo dire. Li ho sentiti!»
Perrin si inchinò per arruffare i capelli ricci del ragazzo. «Come ti chiami, ragazzo?»
«Jaim Aybara, lord Perrin. Sono tuo cugino, una specie.»
Perrin strinse gli occhi per trattenere le lacrime. Anche quando li riaprì la mano ancora tremava sulla testa del ragazzo. «Be’, cugino Jaim, racconterai ai tuoi figli della battaglia di oggi. Ai tuoi nipoti e a quelli dei tuoi figli.»
«Non ne avrò» rispose Jaim valorosamente. «Le ragazze sono orribili. Ridono di me, a loro non piace fare nulla che valga la pena di essere fatto e non capisci mai cosa stanno dicendo.»
«Credo che un giorno scoprirai che sono l’opposto. Alcune cose non cambieranno, ma questa sì.» Faile.
Jaim sembrava dubbioso ma poi si illuminò, un grande sorriso si aprì sul volto del ragazzo. «Aspetta che racconti a Had che lord Perrin mi ha chiamato cugino!» E scattò per andare a raccontare il fatto a Had, che avrebbe anche lui avuto dei bambini, e a tutti gli altri ragazzi che un giorno avrebbero seguito la stessa sorte. Il sole era alto. Forse era passata un’ora. Non c’era voluto più di un’ora. Sembrava fosse durato una vita.
Stepper si mosse in avanti e Perrin si rese conto che probabilmente lo aveva spronato. La gente acclamante fece largo allo stallone e Perrin li sentì a malapena. C’erano grosse aperture da dove erano entrati i Trolloc con il peso della carica. Ne attraversò una sopra un cumulo di corpi Trolloc senza notarli. Trolloc morti trafitti dalle frecce coprivano il terreno oltre la palizzata, e qua e là un Fade che sembrava un puntaspilli si agitava e si contorceva. Non vide nulla di tutto questo. Aveva occhi solo per una cosa. Faile.
La donna si avviò dal gruppo di uomini di Watch Hill, fermandosi per bloccare Bain che voleva seguirla e cavalcò per andare a incontrarlo. Cavalcava così graziosamente, come se la giumenta nera fosse parte di lei, snella ed eretta, guidando Rondine più con le ginocchia che con le redini che teneva con naturalezza in una mano. E. nastro rosso nuziale era ancora fra i capelli e le scendeva sulle spalle. Doveva trovare i suoi fiori.
Per un momento quegli occhi a mandorla lo studiarono, la sua bocca...
Di sicuro non poteva essere incerta, ma questo era l’odore che emanava. «Ho detto che sarei andata» spiegò alla fine a testa alta. Rondine danzò di lato con il collo arcuato e Faile gestì la giumenta senza sforzo apparente. «Non ho detto quanto lontano. Non puoi dire che non l’abbia fatto.»
Perrin non poteva dire nulla. Era così bella. Voleva solamente guardarla, vederla, bella, viva, con lui. Odorava di sudore pulito con un cenno di sapone alle erbe. Perrin non sapeva se ridere o piangere. Forse entrambi. Voleva inspirare tutti gli odori di Faile nei polmoni.
Aggrottando le sopracciglia la donna proseguì. «Erano pronti, Perrin. Davvero, lo erano. Ho dovuto a malapena dire qualcosa per convincerli a venire. I Trolloc non li hanno quasi disturbati, ma potevano vedere il fumo. Abbiamo viaggiato duramente, Bain e io, e raggiunta Watch Hill ben prima della prima luce dell’alba, tornando indietro non appena il sole è sorto.» L’espressione corrucciata si trasformò in un gran sorriso, impaziente e fiero. Un sorriso così bello. Gli occhi scuri brillavano. «Mi hanno seguita, Perrin. Hanno seguito me! Nemmeno Tenobia ha mai guidato gli uomini in battaglia. Una volta voleva farlo, quando avevo otto anni, ma papà le parlò da solo nelle sue stanze e quando cavalcarono nella Macchia lei rimase indietro.» Con un sorriso di rimpianto aggiunse: «Credo che tu e lui a volte usiate gli stessi metodi. Tenobia lo mandò in esilio, ma aveva solamente sedici anni e il Consiglio dei Lord riuscì a farle cambiare idea dopo alcune settimane. Sarà blu dall’invidia quando glielo racconterò.» Faile fece un’altra pausa, stavolta inspirando profondamente e mettendosi le mani sui fianchi. «Hai intenzione di dire qualcosa?» chiese impaziente. «O hai deciso di restartene seduto lì come una massa pelosa? Non ho detto che avrei lasciato i Fiumi Gemelli. Lo hai detto tu, non io. Non hai il diritto di essere arrabbiato perché non ho fatto quello che non ho mai promesso! E hai cercato di mandarmi via perché pensavi di morire! Sono tornata per...»
«Ti amo.» Fu tutto quello che Perrin riuscì a dire, ma stranamente sembrava essere sufficiente. Non appena le parole lasciarono le labbra di Perrin Faile fece avvicinare Rondine a Stepper, abbastanza da lanciargli un braccio attorno al collo e premere il viso sul petto del marito, sembrava che volesse strizzarlo. Perrin le accarezzò gentilmente i capelli scuri, solo sentendone la morbidezza, sentendo lei.
«Avevo così paura di essere in ritardo» confessò Faile. «Gli uomini di Watch Hill hanno marciato più velocemente possibile, ma quando siamo arrivati ho visto i Trolloc che combattevano proprio fra le case, così tanti, come se il villaggio fosse stato seppellito da una valanga e non potevo vederti...» Faile sospirò tremando ed espirò lentamente. Quando riprese a parlare la voce era più calma. Appena. «Sono arrivati gli uomini di Deven Ride?»
Perrin sobbalzò e smise di carezzarla. «Sì, sono arrivati. Come fai a saperlo? Lo hai organizzato tu?» Faile incominciò a tremare, Perrin ci mise un momento per capire che stava ridendo.
«No, cuor mio, l’avrei fatto, se avessi potuto. Quando quell’uomo era giunto con quel messaggio ‘stiamo arrivando’ — ho pensato — sperato — che fosse questo ciò a cui si riferiva.» Tirando un po’ indietro il viso lo guardò seria. «Non potevo dirtelo, Perrin. Non potevo alimentare le tue speranze mentre lo sospettavo solamente. Sarebbe stato troppo crudele se... non essere arrabbiato con me, Perrin.»
Ridendo la sollevò dalla sella e la mise di traverso sulla sua, Faile rise protestando e si allungò al di sopra dell’alto pomello per abbracciarlo con entrambe le braccia. «Non mi arrabbierò mai e poi mai con te, lo giù...» Faile lo interruppe mettendogli una mano sulla bocca.
«Mamma mi ha detto che la cosa peggiore che le ha fatto papà è stata giurare di non arrabbiarsi mai con lei. Ci ha messo un anno per costringerlo a ritirare quella promessa, e mi ha detto che non era in grado di vivere con quella promessa prima ancora che gliela facesse ritirare. Ti arrabbierai con me, Perrin, e io con te. Se vuoi prestarmi un giuramento, giura che non lo nasconderai quando lo sarai. Non posso affrontare ciò che non mi lasci vedere, marito mio. Mio marito» ripeté con voce soddisfatta, stringendosi a lui. «Mi piace il suono di questa parola.»
Perrin notò che Faile non aveva detto che gli avrebbe sempre lasciato capire quando era arrabbiata. Basandosi sulle esperienze passate lo avrebbe scoperto nel modo peggiore almeno metà delle volte. E non promise nemmeno di non mantenere segreti. In quel momento non importava, purché stesse con lui. «Ti lascerò sapere quando sono arrabbiato, moglie mia» promise. Faile lo guardò di traverso, come se non fosse sicura di come avrebbe dovuto prendere quella risposta. Non le capirai mai, cugino Jaim, ma non ti importerà, pensò.