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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Grazie.» Luce, era così rauco. In un minuto avrebbe tirato su con il naso come una ragazzina. Ma per qualche motivo non riusciva a schiarirsi la voce. Devono pensare che sono un idiota. «Grazie. Non avrei dovuto imbrogliarvi, ma non sarebbe andata via se avesse sospettato qualcosa.»

«Oh, Perrin» rise Marin. Rise sul serio, con tutto quello che avevano affrontato e odorando di paura. Desiderava avere la metà del coraggio di quella donna. «Sapevamo cosa stavi progettando prima ancora che la mettessi sul cavallo e non sono sicura che anche lei non lo sapesse. A volte le donne si ritrovano a fare quello che non vogliono solo per fare contenti voi uomini. Adesso vai avanti e fai quello che devi. Questi sono affari della Cerchia delle Donne» aggiunse con fermezza.

In qualche modo Perrin riuscì a sorriderle. «Sì, comare» rispose toccandosi la fronte. «Chiedo scusa. Ne so abbastanza per tenere il naso fuori da queste faccende.» Le donne attorno a lei risero sommessamente mentre Perrin faceva girare Stepper.

Si accorse che Ban e Tell cavalcavano alle sue spalle, con il resto dei Compagni che sfilava appresso a Wil con la bandiera. Fece cenno alla coppia di venirgli vicino. «Se le cose oggi andranno male» disse quando lo affiancarono «i Compagni dovranno tornare qui e aiutare le donne.»

«Ma...»

Perrin interruppe le proteste di Tell. «Farete quello che ho detto! Se le cose andranno male, porterete in salvo donne e bambini! Mi avete sentito?» I due annuirono, con riluttanza, ma lo fecero.

«E tu?» chiese con calma Ban.

Perrin lo ignorò. «Aram, resta con i Compagni.»

Camminando fra Stepper e il cavallo irsuto di Tell, il Calderaio non guardò nemmeno in alto. «Io vado dove vai tu» disse semplicemente, ma il tono di voce non lasciava spazio a discussioni, avrebbe fatto quello che voleva qualsiasi cosa dicesse Perrin, che si chiese se un vero lord avesse mai questo tipo di problemi.

Dal lato occidentale del prato i Manti Bianchi erano tutti a cavallo, i mantelli con il sole raggiato dorato che splendeva, gli elmetti e le armature lucidi, una lunga colonna per quattro che arrivava fino alle case più vicine. Dovevano aver trascorso metà della notte a lucidare. Dain Bornhald e Jaret Byar fecero voltare i cavalli per fronteggiare Perrin. Bornhald era rigido in sella ma odorava di acquavite di mele. Il volto scarno di Byar, deformato da una rabbia anche più profonda del solito, fissava Perrin.

«Credevo che ormai doveste essere al vostro posto» disse Perrin.

Bornhald guardò torvo il manto del cavallo senza rispondere. Dopo un momento Byar rispose: «Ce ne andiamo, progenie dell’Ombra.» Un mormorio furioso si elevò dai Compagni, ma l’uomo dagli occhi incavati li ignorò come anche Aram che stava raggiungendo l’elsa della spada dietro le spalle. «Torneremo a Watch Hill tagliando attraverso il gruppo dei tuoi amici e ci uniremo nuovamente al resto dei nostri uomini.»

Andare via. Oltre quattrocento soldati che se ne andavano. Manti Bianchi, ma soldati a cavallo, non contadini, soldati che avevano concordato — Bornhald aveva acconsentito! — di supportare gli uomini dei Fiumi Gemelli anche se i combattimenti sarebbero diventati roventi. Se Emond’s Field voleva avere qualche possibilità, doveva far rimanere questi uomini. Stepper reclinò il capo e sbuffò quasi avesse colto l’umore del suo cavaliere. «Credi ancora che io sia un Amico delle Tenebre, Bornhald? Quanti attacchi hai visto finora? Quei Trolloc hanno cercato di uccidermi come chiunque altro.»

Bornhald sollevò lentamente la testa, gli occhi posseduti e allo stesso tempo mezzi vitrei. Le mani nei guanti dal dorso di metallo si strinsero inconsciamente sulle redini. «Credi che non sappia che queste difese sono state preparate senza di te? Non c’entravi nulla, vero? Non terrò qui i miei uomini a guardare mentre dai in pasto i tuoi compaesani ai Trolloc. Danzerai su una pila dei loro corpi una volta finita, progenie dell’Ombra? Non i nostri! Intendo vivere abbastanza a lungo per consegnarti alla giustizia!»

Perrin accarezzò il collo di Stepper per tranquillizzare lo stallone. Doveva far rimanere questi uomini. «Mi volete? Molto bene. Quando sarà finita, quando i Trolloc saranno sterminati, non opporrò resistenza se cercherete di arrestarmi.»

«No!» gridarono simultaneamente Ban e Tell, e alle loro spalle si levarono altre grida. Aram guardò Perrin colpito.

«Una promessa vuota» sogghignò Bornhald. «Tu vuoi che muoiano tutti qui, tranne te!»

«Non lo saprai mai se scappi adesso, ti pare?» Perrin rese la voce severa e sprezzante. «Manterrò la mia promessa ma, se scappi, potresti non trovarmi mai più. Corri, se vuoi! Corri e cerca di dimenticare quanto è accaduto qui! Tutto questo vostro parlare di proteggere la gente dai Trolloc. Quanti sono morti per mano dei Trolloc fin dalla vostra venuta? La mia famiglia non era stata la prima e certamente neanche l’ultima. Corri! Oppure resta, se potete rammentarvi di essere uomini. Se hai bisogno di trovare il coraggio, guarda le donne, Bornhald. Una qualsiasi di loro è più coraggiosa di tutti voi Manti Bianchi!»

Bornhald tremò come se ogni parola fosse stata un colpo; Perrin pensò che sarebbe caduto di sella. Raddrizzandosi Bornhald lo guardò furioso. «Resteremo» disse rauco.

«Ma, mio lord Bornhald...» protestò Byar.

«Silenzio!» gridò Bornhald. «Se dobbiamo morire qui, lo faremo in modo pulito!» Girò la testa per rivolgersi a Perrin, con la saliva sulle labbra. «Resteremo. Ma almeno ti vedrò morto, progenie dell’Ombra! Per la mia famiglia, per mio padre. Io — ti — vedrò — morto!» Facendo muovere il cavallo rozzamente arretrò verso la colonna di uomini con i mantelli bianchi. Byar snudò i denti in un ringhio silenzioso rivolto a Perrin prima di seguirlo.

«Non intendi mantenere quella promessa, vero?» chiese Aram ansioso. «Non puoi.»

«Devo controllare tutti» rispose Perrin. C’erano poche possibilità che sarebbe vissuto abbastanza a lungo per mantenerla. «Non c’è molto tempo.» Spronò Stepper sui fianchi e il cavallo balzò in avanti, verso il lato occidentale del villaggio.

Dietro la palizzata acuminata rivolta al Bosco Occidentale, gli uomini erano accovacciati con le lance, le alabarde e i bastoni da combattimento creati da Haral Luhan, che era presente, il grembiule da fabbro e la lama di un falcetto in cima a un’asta di due metri e mezzo. Alle loro spalle c’erano gli uomini con gli archi in file interrotte da quattro catapulte, Abell Cauthon vi camminava attraverso lentamente per parlare con ogni uomo.

Perrin tirò le redini per fermarsi accanto a lui. «Le voci dicono che stanno giungendo da nord e sud,» disse piano «ma tieni gli occhi aperti.»

«Controlleremo. E sono pronto a inviare metà dei miei uomini ovunque serva. Scopriranno che la gente dei Fiumi Gemelli non è carne facile.» Il sorriso di Abell ricordava quello del figlio.

Con imbarazzo di Perrin gli uomini lo acclamarono mentre cavalcava fra loro. Con i Compagni e la bandiera alle calcagna. «Occhidoro! Occhidoro!» e di tanto in tanto «lord Perrin!» Sapeva che avrebbe dovuto insistere su questo fin dall’inizio.

Da sud. Là Tam era in carica. Con il viso più torvo di Abell e camminando quasi come un Custode, le mani appoggiate sull’elsa della spada. Quella grazia lupesca quasi mortale sembrava strana su un contadino robusto con i capelli grigi. Eppure le parole che rivolse a Perrin non furono diverse da quelle di Abell. «Noi gente dei Fiumi Gemelli siamo più duri di quanto gli altri sappiano» disse sereno. «Non preoccuparti: oggi faremo in modo di essere fieri di noi stessi.»

Alanna si trovava a una delle sei catapulte da quel lato, indaffarata con una grossa pietra che veniva sollevata nell’incavo della lunga asta da lancio. Ihvon era a cavallo con indosso il mantello cangiante dei Custodi, snello come una lama d’acciaio e attento come un falco, non c’era dubbio che avesse scelto il territorio — ovunque si trovasse Alanna — e il tipo di lotta — mantenerla in vita a qualsiasi costo. Guardò a malapena Perrin ma l’Aes Sedai si fermò con le mani appoggiate sulla pietra, seguendolo con lo sguardo mentre passava. Perrin sentiva che la donna lo soppesava e misurava, giudicandolo. Anche le acclamazioni lo seguivano.

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