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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Nynaeve attese fino a quando furono tutti nella camera dei fiori cadenti con la porta chiusa prima di dire, «Thera? Ed è andata! Elayne, Rendra farà servire la donna ai tavoli nella sala comune!»

Elayne non sembrò sorpresa. «Sì, molto probabilmente.» Lasciandosi cadere su una sedia con un sospiro si tolse le scarpe e incominciò a massaggiarsi i piedi vigorosamente. «Non è stato difficile convincere Amathera che doveva rimanere nascosta per alcuni giorni. Non c’è molta distanza fra ‘la Panarca è morta’ e ‘morte alla Panarca’. Credo che aver visto la sommossa abbia aiutato parecchio. Non vuole dipendere da Andric per ritornare sul trono, vuole che lo facciano i suoi soldati, anche se significa nascondersi finché non riuscirà a contattare il lord Capitano Comandante della Legione. Credo che Andric riceverà una sorpresa da questa donna. Peccato che non sarà lui a sorprenderla. Se lo merita.» Domon e Juilin si scambiarono delle occhiate e scossero il capo senza capire. Egeanin annuì come se lei invece capisse e approvasse.

«Ma perché?» chiese Nynaeve. «Forse sei arrabbiata perché ha provato a scappare da sola, ma questo? Come ci è riuscita con voi due che la guardavate?» Gli occhi di Egeanin si posarono un attimo su Elayne, così velocemente che Nynaeve non era davvero sicura di averla vista.

Elayne si inchinò per massaggiarsi la pianta del piede. Forse le faceva male perché aveva le guance rosse. «Nynaeve, la donna non ha idea di come sia la vita della gente comune.» Come se invece lei l’avesse! «Sembra essere sinceramente preoccupata per la giustizia — credo che lo sia — eppure non le ha dato fastidio affatto che nel palazzo ci fosse abbastanza cibo per un anno. Le ho detto della cucina di Domon e non sapeva di cosa stessi parlando! Alcuni giorni di lavoro per guadagnarsi da mangiare le faranno bene.» Allungando le gambe sotto al tavolo mosse le dita dei piedi. «Oh, questo sì che è gradevole. Non ne farà troppi, immagino. Non se deve radunare la Legione del Panarca per cacciare via dal palazzo Liandrin e le altre. Un peccato, ma le cose stanno così.»

«Be’, lo deve fare» confermò Nynaeve con fermezza. Era bello sedersi, anche se non riusciva a capire i problemi dell’amica con i piedi. Non avevano camminato per quasi tutto il giorno. «E poi prima è, meglio è. Abbiamo bisogno della Panarca, e non nelle cucine di Rendra.»

Nynaeve non riteneva che ci fosse bisogno di preoccuparsi di Moghedien. Quella donna aveva avuto ogni opportunità di uscire allo scoperto dopo essersi liberata. Questo ancora la rendeva dubbiosa, forse era stata imprecisa nel legare lo schermo. Ma se Moghedien non l’aveva affrontata in quel momento, quando doveva sapere che Nynaeve era davvero esausta, non poteva credere che la donna l’avrebbe inseguita. Non per qualcosa che sembrava ritenere non valesse molto. La stessa cosa però non valeva per Liandrin. Se questa capiva la metà di quanto era accaduto, avrebbe dato loro la caccia.

«La giustizia dell’erede al trono» mormorò Thom «potrebbe sostituire la giustizia della Panarca. C’erano uomini che fluivano da quella porta quando siamo andati via e credo che alcuni siano già arrivati davanti. Ho visto alzarsi del fumo da alcune finestre. Per stanotte rimarrà solo una rovina sventrata dal fuoco. Non ci sarà bisogno dei soldati della Legione per cacciare via l’Ajah Nera, per cui ‘Thera’ può avere qualche giorno per imparare la lezione che vuoi insegnarle. Un giorno sarai una brava regina, Elayne di Andor.»

Il sorriso compiaciuto di Elayne svanì quando lo guardò. Alzandosi per aggirare il tavolo, la ragazza frugò nelle tasche della giubba alla ricerca di un fazzoletto e iniziò a tamponare il sangue dalla fronte dell’uomo nonostante le sue proteste. «Stai fermo» lo apostrofò, parlando come una madre che accudiva un figlio indisciplinato.

«Potremmo almeno vedere per cosa abbiamo rischiato la testa?» chiese quando divenne chiaro che Elayne avrebbe fatto esattamente quello che voleva.

Aprendo il sacchetto appeso alla cintura, Nynaeve ne depose il contenuto sul tavolo, il disco bianco e nero che aiutava a mantenere la prigione del Tenebroso chiusa e il collare con i braccialetti che scatenò onde di dolore attraverso la donna prima che potesse appoggiarlo. Tutti si avvicinarono per guardarli.

Domon toccò il sigillo. «Una volta possedevo una cosa come questa.»

Nynaeve ne dubitava. Ne erano stati creati solamente sette. Tre adesso esano rotti, cuendillar o no. Un altro era nelle mani di Moiraine. Ne rimanevano quattro in tutto. Per quanto tempo quei quattro sigilli sarebbero riusciti a tenere chiusa quella prigione a Shayol Ghul? Un pensiero raccapricciante.

Egeanin toccò il collare e spinse lontano i braccialetti. Se aveva sentito le emozioni intrappolate negli oggetti, non lo mostrava. Forse quella percezione era legata alla capacità di incanalare. «Non è un a’dam» osservò la donna seanchan. «Quello è fatto di un metallo argentato e tutto di un pezzo.»

Nynaeve desiderava che non avesse menzionato l’a’dam. Ma non aveva mai portato un bracciale. E aveva lasciato andare quella povera donna di cui aveva parlato. Povera donna. Lei — questa Bethamin — era una di quelle che controllava le donne con un a’dam. Egeanin aveva mostrato più pietà di quanto avrebbe fatto Nynaeve. «È un a’dam come io e te siamo simili, Egeanin» proseguì Nynaeve. La donna sembrò stupita, ma dopo un momento annuì. Non così diverse. Due donne, ognuna che faceva del proprio meglio.

«Intendi continuare a dare la caccia a Liandrin?» Juilin si sedette con le braccia conserte appoggiate sul tavolo, studiando gli oggetti. «Che venga o meno cacciata via da Tanchico, è ancora là fuori. Con le altre. Ma questi sembrano troppo importanti per essere lasciati in giro. Sono solo un cacciatore di ladri, ma direi che questi devono essere portati alla Torre per essere custoditi al sicuro.»

«No!» Nynaeve si stupì della propria veemenza. Come anche gli altri, a giudicare da come la fissavano. Lentamente riprese il sigillo e lo mise nel sacchetto appeso alla cintura. «Questo va alla Torre, ma quello...» Non voleva toccare nuovamente quegli oggetti neri. Se questi finissero alla Torre, le Aes Sedai potrebbero decidere di usarli proprio come l’Ajah Nera voleva fare. Per controllare Rand. Lo farebbe Moiraine? Siuan Sanche? Non avrebbe corso quel rischio. «È un rischio troppo elevato come anche il fatto che potrebbero cadere nelle mani degli Amici delle Tenebre. Elayne, puoi distruggerli? Fonderli. Non mi importa se bucano il tavolo. Distruggili!»

«Capisco cosa vuoi dire» rispose Elayne facendo una smorfia. Nynaeve ne dubitava — Elayne credeva ciecamente nella Torre — ma credeva anche in Rand.

Nynaeve non vedeva il bagliore di saidar, ma il modo in cui la ragazza fissava quegli oggetti ripugnanti le diceva che stava incanalando. I bracciali e la collana rimasero dov’erano. Elayne aggrottò le sopracciglia e lo sguardo divenne più concentrato. Di colpo scosse il capo. Le mani rimasero sospese per un momento, vicino a uno dei bracciali, prima di prenderlo. Lo lasciò ricadere subito esclamando: «Ho sentito... è pieno di...» Inalando profondamente aggiunse: «Ho fatto quello che avevi chiesto, Nynaeve. Un martello adesso brucerebbe in una pozza di metallo fuso per il Fouco che vi ho intessuto, ma non è nemmeno caldo.»

Per cui Moghedien non aveva mentito. Senza dubbio aveva pensato che non ce ne fosse bisogno, perché avrebbe vinto certamente. Come ha fatto la donna a liberarsi? si chiese. Ma cosa farsene adesso di questi oggetti? Non avrebbe lasciato che cadessero in mano ad altri.

«Mastro Domon, conosci una parte molto profonda del mare?»

«La conosco, signora al’Meara» rispose lentamente.

Con circospezione, cercando di non sentire le emozioni, Nynaeve mise il collare e i braccialetti sul tavolo davanti a lui. «Allora buttaci questi dentro, dove nessuno potrà mai pescarli.»

Dopo un attimo l’uomo annuì. «Lo farò.» Veloce, li infilò in una tasca della giubba, chiaramente non apprezzando di toccare un oggetto che aveva a che fare con il Potere. «Nella parte più profonda dell’oceano che io conosca, vicino all’Aile Somera.»

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