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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Girò su se stessa, furiosa per aver anche solo considerato l’ipotesi, e oltrepassò Moghedien per dirigersi vero il tavolo circondato da vetri. Doveva esserci un sistema per consegnare la donna alla giustizia.

Nella teca c’erano sette figurine. Sette e nessun sigillo.

Per un momento rimase immobile a fissarla. Una delle figure, uno strano animale vagamente simile a un maiale ma con un muso largo e rotondo e zoccoli grossi come zampe, si trovava al posto del sigillo, al centro del tavolo. Di colpo strinse gli occhi. Non era davvero lì. L’oggetto era ricavato da Aria e Fuoco, con dei flussi così piccoli che facevano sembrare le ragnatele spesse come cavi. Anche concentrandosi li vedeva a malapena. Dubitava che Liandrin o qualcun’altra delle Sorelle Nere avrebbe potuto vederli. Un piccolissimo colpo di Potere e il grosso animale svanì, al suo posto riapparve il sigillo nero e bianco sul sostegno di legno laccato di rosso. Moghedien lo aveva nascosto sotto gli occhi di tutti. Fuoco bucò il vetro, e anche il sigillo finì nel sacchetto. Adesso era sporgente e pesava.

Guardando furiosa la donna sulla punta di un piede, cercò di pensare a qualche sistema di condurre via anche lei. Ma Moghedien non poteva entrare nel sacchetto e Nynaeve sapeva che anche se avesse potuto portare la donna in braccio, quella vista avrebbe attirato l’attenzione. Eppure mentre si incamminava verso la porta ad archi non poté fare a meno di guardarsi indietro a ogni passo. Se solo ci fosse stato un modo. Fermandosi per un ultimo sguardo rammaricato dalla porta, si voltò e andò via.

La porta si apriva su un cortile con una fontana piena di ninfee. Dall’altro lato della fontana una donna snella dalla pelle ramata, con un vestito alla moda di Tarabon di un pallido color crema che avrebbe fatto arrossire Rendra, stava appena sollevando una bacchetta nera scanalata lunga un passo. Nynaeve riconobbe Jeaine Caide. E riconobbe anche la bacchetta.

Disperatamente si lanciò da un lato con tale forza che scivolò sul pavimento di pietra bianca fino a terminare contro una delle sottili colonne. Una barra bianca spessa come una gamba fu scagliata nel punto dove si trovava prima, come se l’aria fosse stata tramutata in metallo fuso, tagliando tutto in direzione della sala delle esposizioni, dove colpì. Frammenti di colonna svanirono semplicemente, manufatti inestimabili cessarono di esistere. Lanciando a caso flussi di Fuoco alle sue spalle, sperando di colpire qualcosa, qualsiasi cosa, nel cortile, Nynaeve attraversò il corridoio carponi. Poco più che ad altezza della vita la barra fendette lateralmente, spezzando entrambe le pareti, e nel mezzo teche, mobiletti e scheletri collassarono fracassandosi. Alcune colonne tremarono, altre caddero, ma gli oggetti sulla linea di quella terribile spada non sopravvivevano per spaccarsi in mille pezzi al suolo. Il tavolo con le pareti di vetro cadde davanti all’asta di metallo fuso e scomparve, lasciando una barra purpurea che sembrava bruciare davanti agli occhi di Nynaeve. Le figurine di cuendillar furono la sola cosa che ricadde da quella barra incandescente, rimbalzando al suolo.

Naturalmente non si ruppero. Sembrava che Moghedien avesse ragione, nemmeno il fuoco malefico poteva distruggere il cuendillar. Quella bacchetta nera era uno dei ter’angreal rubati. Nynaeve ricordava l’avvertimento apposto sulla loro lista da una mano ferma. Produce fuoco malefico. Pericoloso e quasi impossibile da controllare.

Sembrava che Moghedien stesse cercando di gridare attraverso il bavaglio invisibile, agitando freneticamente la testa mentre combatteva i legami di Aria, ma Nynaeve non le rivolse altro che uno sguardo. Non appena il fuoco malefico scomparve si alzò quanto bastava per scrutare lungo il corridoio, fra la spaccatura aperta lungo le pareti della stanza. Vicino alla fontana Jeaine Caide ondeggiava con una mano sulla testa e la bacchetta nera che le stava per cadere dall’altra. Ma prima che Nynaeve potesse colpirla aveva afferrato nuovamente la bacchetta scanalata. Dall’estremità scaturì il fuoco malefico. Distruggendo qualunque cosa lungo il suo percorso attraverso la stanza.

Quasi sdraiandosi in terra Nynaeve strisciò dall’altro lato più velocemente possibile, fra il clangore delle colonne e delle mura che crollavano. Ansimando si infilò in un corridoio aperto attraverso le pareti. Non c’era modo di dire quanto a fondo avesse tagliato il fuoco malefico, forse fin fuori al palazzo. Scavalcando un tappeto coperto di detriti guardò con cautela fuori dalla porta.

Il fuoco malefico era scomparso di nuovo. Nella sala delle esposizioni devastata regnava il silenzio, tranne quando un pezzo di pietra instabile cedeva schiantandosi al suolo coperto di detriti. Non c’era traccia di Jeaine Caide, però gran parte del muro era crollata e il cortile con la fontana si vedeva con chiarezza. Non avrebbe rischiato di andare a vedere se il ter’angreal aveva ucciso la donna che lo aveva usato. Aveva il respiro irregolare, braccia e gambe le tremavano così tanto che fu contenta di rimanere sdraiata per un momento. Incanalare richiedeva energia come qualsiasi altro lavoro, più incanalavi, più consumavi energia.

Più eri debole e meno potevi incanalare. Non era certa che sarebbe stata in grado di affrontare una Jeaine Caide anche se indebolita proprio in quel momento.

Era stata una tale sciocca. Combattere Moghedien con il Potere senza mai pensare che incanalare con quella forza avrebbe fatto sobbalzare ogni Sorella Nera presente nel palazzo. Era fortunata che la donna domanese non fosse arrivata con quel ter’angreal mentre era ancora impegnata contro la Reietta. Molto probabilmente sarebbero morte entrambe prima ancora di accorgersi che era lì.

Di colpo si guardò attorno incredula. Moghedien era scomparsa! Il fuoco malefico non era giunto più vicino di dieci metri da dove si trovava, ma non c’era più. Era impossibile. Era stata schermata.

«Come faccio a sapere che è impossibile?» mormorò Nynaeve. «Per me era impossibile battere una Reietta, eppure l’ho fatto.»

Ancora non c’era traccia di Jeaine Calde.

Alzandosi in piedi si affrettò verso il punto di incontro concordato. Se Elayne non era finita nei guai, avrebbero potuto uscirne salve, dopo tutto.

55

Nelle profondità

Mentre Nynaeve correva i servitori si riversavano nei corridoi, gridando freneticamente. Non erano in grado di percepire le persone che incanalavano, ma avevano certamente sentito tremare il palazzo. Nynaeve si fece strada, per quanto li riguardava era solo un’altra cameriera in preda al panico.

Saldar svanì mentre correva lungo i corridoi e attraverso i cortili. Rimanere arrabbiata era difficile, ed era sempre più a disagio per Elayne. Se le Sorelle Nere l’avevano trovata... Chi sa cosa avevano oltre al ter’angreal che creava il fuoco malefico? La lista che avevano non specificava un uso per ogni oggetto.

Vide Liandrin con le treccine biondo chiaro e Rianna, con quella striatura bianca fra i capelli neri, che correvano lungo una rampa di ampie scale di marmo. Non vedeva il bagliore di saidar attorno a loro, ma dal modo in cui gli inservienti gridavano e balzavano via si stavano chiaramente aprendo un varco con il Potere. Fu contenta di non aver mantenuto il contatto con la Fonte, l’avrebbero identificata in un istante tra la folla per via del bagliore, e fino a quando non si fosse riposata non voleva affrontare nessuna di loro, meno ancora due assieme. Aveva ciò per cui era venuta. Dovevano aspettare.

La folla si ridusse e scomparve quando raggiunse lo stretto corridoio dal lato occidentale del palazzo che era il punto di incontro. Le altre la stavano aspettando accanto a una piccola porta con dei chiodi di bronzo. Inclusa Amathera, con la schiena rigida e indosso un mantello di lino bianco con il cappuccio sollevato. Il vestito bianco della Panarca si confondeva con quello delle cameriere se non si guardava con attenzione per notare che era di seta e che il velo sul volto certamente non era di lino. Dalla porta giunse il suono soffocato di grida. La sommossa continuava. Adesso serviva soltanto che gli uomini facessero la loro parte.

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