L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Nel punto in cui la palizzata correva dietro alle abitazioni a est della locanda erano in carica Jon Tane e Samel Crawe. Perrin disse loro le stesse cose che aveva riferito ad Abell, e ancora una volta ricevette una risposta simile. Jon, che indossava una cotta di maglia bucata e arrugginita in diversi punti, aveva visto il fumo salire dal suo mulino, e Samel, con il viso equino e il lungo naso, era sicuro di aver visto il fumo della sua fattoria. Nessuno si aspettava una giornata facile, ma entrambi indossavano la ferma determinazione come un mantello.
Nord. Aveva deciso di combattere sul fronte nord. Toccando il fiocco che scendeva sul colletto guardò in direzione di Watch Hill, la direzione in cui era andata Faile, e si chiese perché avesse scelto il fronte nord. Vola libera, Faile. Vola libera, cuor mio, pensò. Suppose che era comunque un buon posto per morire.
In teoria qui era in carica Bran, con l’elmetto d’acciaio e il giustacuore coperto di dischi di metallo, ma si fermò durante l’ispezione degli uomini lungo la palizzata per rivolgere a Perrin l’inchino più profondo che il giustacuore gli permise.
Gaul e Chiad erano pronti, le teste avvolte dagli shoufa e i volti nascosti fino agli occhi dietro i veli neri. Fianco a fianco, notò Perrin. Qualsiasi cosa fosse accaduta fra loro, sembrava superare gli antagonismi di sangue fra clan. Loial impugnava un paio di asce che nelle sue mani sembravano piccole, le orecchie pelose puntavano fieramente in avanti e il grande viso era torvo.
«Tu pensi che io me ne andrei?» aveva chiesto quando Perrin aveva suggerito che poteva sgattaiolare nella notte appresso a Faile. Aveva abbassato le orecchie per la stanchezza e il dolore dell’offesa. «Sono venuto con te, Perrin, e resterò fino a quando non andrai via» aveva aggiunto. Quindi improvvisamente si era messo a ridere con quel profondo suono roboante che faceva quasi tremare i piatti. «Forse un giorno qualcuno racconterà una storia su di me. Non apparteniamo a certe cose, ma potrebbe esserci un eroe ogier, immagino. Una battuta, Perrin. Ho fatto una battuta. Ridi. Vieni, ci racconteremo altre battute e rideremo pensando a Faile che vola libera.»
«Non è una battuta, Loial» mormorò Perrin mentre cavalcava lungo la linea degli uomini cercando di non ascoltare le acclamazioni. «Sei un eroe, che tu lo voglia oppure no.» L’Ogier rivolse a Perrin un sorriso teso prima di ricondurre gli occhi sul terreno disboscato oltre la palizzata. Dei bastoni a righe bianche segnavano distanze di cento passi per almeno cinquecento passi. Oltre quel limite c’erano i campi coltivati, tabacco e orzo, molti calpestati dai precedenti attacchi, siepi e muretti bassi di pietra, macchie di ericacee, pini e querce.
Erano molti i visi che Perrin conosceva in quei ranghi di uomini in attesa. Il grosso Eward Candwin e Paet al’Caar con le lance. Buel Dowtry dai capelli bianchi, il fabbricante di frecce, con gli arcieri. Il tarchiato Jac al’Seen e il cugino intrepido, Wit, il nodoso Flann Lewin, un tipo allampanato che somigliava a un palo, come tutti i maschi della sua famiglia. Jaim Torfinn e Hu Marwin, alcuni fra i primi che si erano uniti a lui, si erano sentiti troppo a disagio per unirsi ai Compagni, come se perdere l’imboscata al Waterwood avesse aperto un divario fra loro e gli altri. Elam Dowtry, Dav Ayellin ed Ewin Finngar. Hari Coplin e suo fratello Darl con il vecchio Bili Congar. Berin Thane, il fratello del mugnaio, il grasso Athan Dearn, Kevrim al’Azar, il cui nipote aveva dei figli, Tuck Padwhin, il falegname e...
Costringendosi a smettere di contarli Perrin si diresse verso Verin, accanto a una delle catapulte sotto l’occhio vigile di Tomas sul cavallo grigio. L’Aes Sedai paffuta vestita di marrone studiò Aram per un momento prima di rivolgere lo sguardo da uccello su Perrin con un sopracciglio sollevato come a chiedergli perché la stesse disturbando.
«Sono leggermente sorpreso di vedere che tu e Alanna siete ancora qui» le disse. «Cercare ragazze che possono imparare a incanalare non può valere essere uccise. Nemmeno mantenere un legame con un ta’veren.»
«È questo quello che stiamo facendo?» Incrociando le braccia inclinò pensierosa il capo da un lato. «No» aggiunse alla fine «non credo che possiamo ancora andare via. Sei uno studio interessante quanto Rand, a modo tuo. E il giovane Mat. Se solo potessi dividermi in tre, resterei attaccata a ognuno di voi e vi seguirei in ogni movimento del giorno e della notte a costo di sposarvi.»
«Ho già una moglie.» Si sentì strano a dirlo ad alta voce. Strano e bene. Aveva una moglie ed era in salvo.
La donna frantumò quel momento di sogno a occhi aperti. «Sì, hai una moglie. Ma non sai cosa significhi aver sposato Zarine Bashere, vero?» La donna si protese per prendere l’ascia facendola roteare nel gancio e osservarla. «Quando rinuncerai a questa per il martello?»
Fissando l’Aes Sedai fece arretrare Stepper di un passo, togliendole l’ascia di mano, prima di rendersene conto. Cosa significava aver sposato Faile? Cosa sapeva?
«ISAM!» L’urlo gutturale salì come il tuono e apparvero i Trolloc, alti una volta e mezzo gli uomini e grossi il doppio, correndo per i campi per fermarsi ai colpi delle frecce, una grande massa di maglia nera che si estendeva per la lunghezza del villaggio. Migliaia compressi assieme, grosse facce distorte da becchi e grugni, teste cornute e creste pennute, protezioni dalle punte chiodate sui gomiti e le spalle, spade dalle lame ricurve come falci e asce chiodate, lance uncinate e tridenti con i barbigli, un mare quasi infinito di armi crudeli. Alle loro spalle i Myrddraal galoppavano avanti e indietro su cavalli neri come la notte, mantelli neri come le penne dei corvi che pendevano indisturbati mentre volteggiavano sui cavalli.
«ISAM!»
«Interessante» mormorò Verin.
Perrin non pensava che quella fosse la parola adatta. Era la prima volta che i Trolloc gridavano qualcosa di comprensibile. Non riusciva a capirne il motivo.
Lisciando il nastro nuziale si costrinse a cavalcare con calma verso il centro della linea degli uomini dei Fiumi Gemelli. I Compagni si disposero in formazione alle sue spalle, la brezza faceva garrire la bandiera con la testa del lupo. Aram aveva snudato la spada e la impugnava con entrambe le mani. «Siate pronti!» gridò Perrin. La voce era ferma, non riusciva a crederci.
«ISAM!» E la marea nera avanzò, ululando senza parole.
Faile era in salvo. Nient’altro importava. Non voleva guardare i volti degli uomini allineati ai suoi fianchi. Sentì gli stessi ululati provenire da sud. Entrambi i lati contemporaneamente. Questo non lo avevano mai provato prima. Faile era in salvo. «A quattrocento passi...!» Lungo i ranghi gli archi si sollevarono all’unisono. La massa ululante si avvicinava, le lunghe gambe divoravano la distanza. Vicino. «Fuoco!»
Lo schiocco delle corde degli archi si perse nel boato della carica dei Trolloc, una grandine di frecce con l’impennatura di piume d’oca striò il cielo mentre si inarcava verso l’esterno e ricadeva sull’orda di maglia nera. Le pietre delle catapulte eruppero in palle fiammeggianti e schegge acuminate fra quei ranghi furiosi. I Trolloc caddero. Perrin li vide crollare, travolti da stivali e cavalli. Anche qualche Myrddraal fu abbattuto. Eppure la marea avanzava, chiudendo fessure e spazi, apparentemente integra.
Non vi fu bisogno di ordinare un secondo lancio. Seguì il primo non appena gli uomini poterono incoccare una seconda freccia, una seconda grandinata di frecce dalla grossa punta seguì la prima, poi una terza, una quarta e una quinta. Il fuoco esplodeva fra i Trolloc alla velocità in cui poteva essere ricaricata la catapulta, Verin galoppava da una catapulta all’altra chinandosi sulla sella. E l’enorme massa ululante avanzava, gridando in una lingua che Perrin non comprendeva, ma reclamando sangue, sangue umano e carne. Gli uomini accovacciati dietro la staccionata si prepararono sollevando le loro armi.