Il biglietto vincente [The Winner - it]
- Автор: Балдаччи Дэвид
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-47086-0
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
— LuAnn, ci avrei pensato io — protestò Charlie. — Ormai ho perso il conto di quante volte te l’ho detto.
— Ma io non voglio che tu spendi i tuoi soldi per me.
— Non sono soldi miei — disse Charlie accomodandosi su una sedia. — Ho un fondo spese. Qualsiasi cosa tu voglia, puoi averla.
— È questo che il signor Jackson ti ha detto?
— Qualcosa del genere. — Charlie ebbe come un sogghigno. — Chiamiamolo un acconto sulla tua futura vincita.
LuAnn sedette sul letto, con le dita delle mani strettamente intrecciate, la fronte aggrottata. Lisa era nel suo nuovo passeggino, intenta a giocare con alcuni pupazzetti che Charlie le aveva comprato. I suoi gridolini di felicità echeggiavano per la stanza.
— Tieni. — Charlie diede a LuAnn un fascio di foto scattate nel corso della giornata per le strade di New York. — Per il tuo album dei ricordi.
— Davvero non me l’aspettavo di vedere cavalli e carrozze, qui a New York. — LuAnn passò in rassegna le immagini con occhi scintillanti. — Mi sono divertita un sacco ad andare in giro per quel vecchio parco, e perdipiù piazzato proprio nel mezzo di quei palazzoni così alti.
— Andiamo, LuAnn, non dirmi che non hai mai sentito parlare di Central Park.
— Certo che l’ho sentito, ma credevo che fosse tutto inventato — disse LuAnn porgendogli due foto-tessera che la ritraevano.
— Oh, grazie per avermelo ricordato — fece Charlie nel prenderle.
— Sono per il passaporto, no?
— Esatto.
— A Lisa il passaporto non serve?
— È troppo piccola — disse Charlie. — Lei può viaggiare iscritta nel tuo.
— Ah.
— E tu vuoi un nuovo nome, se ho capito bene.
— Non è una buona idea? — chiese LuAnn mentre metteva da parte le altre fotografie e cominciava a darsi da fare con le borse degli acquisti. — Cioè, ricominciare tutto daccapo.
— Così mi ha detto anche Jackson. E se è questo che vuoi…
D’improvviso, LuAnn lasciò cadere le borse e affondò il viso tra le mani.
— Suvvia, LuAnn, cambiare nome non è poi così traumatico — disse lui guardandola teneramente. — Che cosa ti preoccupa?
Lei alzò lo sguardo. — Ma tu sei proprio sicuro che io domani vinco la lotteria?
— LuAnn, aspettiamo fino a domani, d’accordo? — Il suo tono era rassicurante. — Io non credo proprio che tu resterai delusa.
— Tutti quei soldi… Eppure non mi sento a posto, Charlie. Nemmeno un po’.
Lui si accese una sigaretta, ed esalò il fumo della prima boccata senza smettere di guardarla. — Adesso chiamo il servizio in camera. Tre belle portate, una bottiglia di buon vino, magari un caffè italiano, il dolce, e dopo ti sentirai meglio. — Aprì il libretto dei servizi dell’albergo e cominciò a scorrere il menù.
— Senti… Tu questo lo hai già fatto?
— Ordinare il servizio in camera?
— No, stare dietro alle persone che… cioè, quelle a cui il signor Jackson fa il suo contratto.
— Lavoro con lui da un po’ — disse Charlie alzando lo sguardo dal menù. — Ma di persona non l’ho mai visto. Comunichiamo solamente per telefono. È un tipo sveglio. Forse un po’ troppo paranoico per i miei gusti, ma veramente intelligente, LuAnn. In ogni caso, lui paga molto bene. E fare la balia a gente in un hotel a quattro stelle, ordinando per loro il servizio in camera, non è poi un brutto modo di guadagnarsi da vivere. Nel tuo caso però è diverso.
— Diverso come?
Charlie si aprì in un ampio sorriso. — Non mi sono mai divertito così tanto nel fare la balia a qualcuno.
LuAnn si chinò accanto al passeggino di Lisa e prelevò una scatola in confezione regalo sistemata sul piano portaoggetti. Gliela porse.
Charlie spalancò la bocca. — Cos’è?
— Per te. Da parte mia e di Lisa. Stavo cercando un regalo per te, poi lei si è messa a indicare qualcosa e a ridere.
— Quando lo hai comprato?
— Ti ricordi quando stavi dando un’occhiata ai vestiti da uomo…
— LuAnn, non dovevi…
— Lo so che non dovevo — rispose lei in fretta. — Per questo si chiama regalo, no? Lo compri perché vuoi, non perché sei obbligato.
Senza staccare lo sguardo da lei, Charlie tormentò l’involucro con le dita, chiaramente commosso.
— Forza, aprilo, che diamine.
Lisa si svegliò in quel momento. LuAnn la prese in braccio ed entrambe rimasero a osservare Charlie che cominciava a lacerare la carta variopinta.
— Ma tu guarda!…
Era un fedora color verde scuro, con una fascia di pelle alta almeno tre centimetri, e la bordatura interna di seta gialla.
— Al negozio, ti ho visto provarlo. — LuAnn sorrise. — E ti stava proprio bene, proprio bello. Ma poi lo hai rimesso giù. Però io l’avevo capito che lo volevi.
— LuAnn, questo cappello costa un sacco di soldi.
— Ne avevo da parte — fece lei, con un gesto di noncuranza. — Spero che ti piaccia.
— È magnifico, grazie tantissime. — Charlie la strinse energicamente per le spalle, accarezzando uno dei piccoli pugni di Lisa nel darle una delicata ma formale stretta di mano. — E grazie anche a te, signorinella. Ottimo gusto.
— Dai, rimettilo su. Vedi se ti piace ancora.
Charlie si sistemò il cappello sulle ventitré e si diede un’occhiata nello specchio.
— Sei uno schianto, Charlie — approvò LuAnn. — Proprio uno schianto.
— Sì… niente male — confermò lui provandolo con un’altra inclinazione. — Davvero niente male.
Infine si tolse il cappello e tornò a sedersi.
— Sai, LuAnn, questo è il primo regalo che ricevo da qualcuno di cui mi sto occupando. Di solito sto con loro solamente un paio di giorni, poi subentra Jackson.
LuAnn non si lasciò scappare la possibilità di vederci più chiaro: — Ma com’è che ti sei ritrovato a fare questo lavoro?
— Non dirmi che adesso vuoi stare a sentire la storia della mia vita?
— Perché no? Anzi, ti farò una testa così finché non lo fai.
Charlie si mise più comodo e indicò il proprio volto con il pollice della sinistra. — Scommetto che non avresti mai indovinato che combattevo sul ring — attaccò sogghignando. — Più che altro, ero uno “sparring partner”, quello su cui i giovani leoni praticavano la loro nobile arte. Ma sono stato furbo abbastanza da mollare quando avevo il cervello ancora intatto, almeno in parte. Dopo la boxe, mi sono dato al football, a livello semiprofessionistico. Non che quello sia più leggero, ma in compenso porti casco e imbottiture. Ho sempre fatto sport. E mi piaceva guadagnarmi il pane con lo sport.
— Tu ce l’hai l’aria di uno in forma.
— Ehi, niente male per un vecchietto di cinquantaquattro anni, giusto? — Charlie si diede una pacca sugli addominali solidi. — In ogni caso, finito con il football ho fatto per un po’ l’allenatore, mi sono sposato e me ne sono andato di qua e di là… senza mai trovare il posto giusto in cui fermarmi. Lo sai com’è, no?
— La conosco bene questa storia — concordò LuAnn.
— Poi la mia carriera ebbe una svolta. — Charlie spense la sigaretta e immediatamente se ne accese un’altra.
LuAnn ne approfittò per rimettere Lisa nel passeggino. — Cioè quale?
— Sono stato per un po’ ospite dello Zio Sam.
LuAnn lo guardò con aria perplessa.
— Sole a scacchi, LuAnn. Carcere federale.
LuAnn lo guardò sorpresa. — Tu non mi sembri il tipo del criminale.
— No? E che tipo è il criminale? — domandò Charlie sorridendo. — Ti posso assicurare che ce n’è proprio di tutti i tipi.
— Che cosa avevi fatto?