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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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— Perché no?

— Perché non mi piace quando mi fanno le foto — rispose LuAnn scoccandogli un’occhiata. — E non mi piace guardare come vengo.

— Sei proprio un tipino fatto tutto a modo tuo — commentò Charlie scuotendo la testa. — La maggior parte delle ragazze della tua età, belle come te, bisogna fare a cazzotti per portarle via dallo specchio. Sono la personificazione del narcisismo… Ehi, ehi, aspetta un po’. Devi portare gli occhiali da sole, e anche il cappello. Jackson ha detto di tenerti imbacuccata. Probabilmente non dovremmo nemmeno andare in giro, ma in una città di dieci milioni di abitanti… — Le mostrò un pacchetto di sigarette. — Ti spiace se fumo?

— Ma scherzi? — fece lei sorridendo. — Io lavoro in una tavola calda per camionisti. Quelli nemmeno ti lasciano entrare se non sopporti il fumo. Certe notti sembra che ci sia un incendio.

— In ogni caso, l’epoca delle tavole calde per camionisti è finita per te.

— Già. — LuAnn si calcò sui capelli il cappello a tesa larga. — Allora, come ti sembra, Charlie?

— Molto meglio di qualsiasi copertina di Cosmopolitan. Poco ma sicuro.

— E ancora non hai visto niente: aspetta di vedere la mia bambina — aggiunse LuAnn con orgoglio. — Lei sì che ti fa sognare. Eccome!

Un’ora dopo, con Lisa agghindata all’ultima moda di Baby Gap, LuAnn sollevò il seggiolino portatile e fu finalmente pronta per New York. — Noi ci siamo!

— Ancora un momento — disse Charlie aprendo la porta della suite e rivolgendole un’occhiata penetrante. — Bene, adesso chiudi gli occhi. Tanto vale che ce la giochiamo fino in fondo.

LuAnn lo guardò con aria sospettosa.

— Forza, chiudili! — insistette lui con un sogghigno.

LuAnn lo accontentò.

Pochi secondi dopo, Charlie disse: — Adesso, aprili.

Nel corridoio del Waldorf c’era un passeggino nuovo di zecca e molto costoso.

— Oh, Charlie… — esclamò LuAnn incredula.

— Adesso non avrai più bisogno di trascinarti in giro quell’aggeggio lì — disse Charlie indicando il seggiolino portatile.

LuAnn lo cinse in un fugace abbraccio, sistemò Lisa nel passeggino e tutti e tre uscirono ad affrontare la Grande Mela.

11

Shirley Watson era fuori di sé. Ci aveva pensato per un bel pezzo prima di escogitare l’appropriata vendetta per l’umiliazione patita da LuAnn. Al termine di lunghe e tormentate meditazioni in cui aveva fatto ricorso a tutta la sua prodigiosa furbizia sudista, l’aveva finalmente trovata.

Shirley fermò il suo scassato furgoncino in uno slargo della strada sterrata, a circa mezzo chilometro dalla radura. Circospetta, smontò tra le felci. Con la mano destra reggeva una piccola latta. Controllò l’ora. Perfetto. Dopo un’ennesima notte passata a servire salsicce e birra alle orde dei cafoni locali, LuAnn stava di sicuro dormendo come un sasso. Che ci fosse o no anche Duane, non gliene fregava niente. Così imparava a non averla difesa contro quella specie di amazzone idrofoba della sua ganza.

A ogni passo, Shirley sentiva il furore che continuava a montarle dentro. La sua vita e quella di LuAnn erano state sinistramente simili. Nessuna delle due aveva finito le scuole medie. Nessuna delle due si era mai allontanata da Rikersville. L’unica differenza tra loro era che LuAnn Tyler aveva sempre voluto andarsene, mentre Shirley Watson aveva sempre voluto restare.

Il che rendeva l’oltraggio perpetrato su di lei ancora più imperdonabile. La gente di Rikersville l’aveva vista tentare di sgattaiolare in casa nuda come un verme e livida per il freddo. Offesa, derisione e umiliazione allo stato puro. LuAnn le aveva scaricato addosso una colossale valanga di letame e Shirley sarebbe stata costretta a portarsi addosso quel tanfo per il resto dei suoi giorni. La storiella di quel fottuto mattino sarebbe diventata un vero e proprio tormentone. Tutti quanti le avrebbero riso dietro, e in faccia, fino al momento in cui lei fosse stata morta e sepolta. E forse avrebbero continuato a farlo anche dopo.

LuAnn Tyler era la causa di questo. E l’avrebbe pagata cara, molto cara. D’accordo, lei si era scopata Duane. E allora? Tutti quanti sapevano che Duane non aveva la minima intenzione di sposare LuAnn. E tutti quanti sapevano pure che piuttosto di avviarsi all’altare con quel povero coglione, LuAnn avrebbe preferito impiccarsi con il filo spinato. L’unica ragione per la quale LuAnn continuava a rimanere con lui era perché non aveva nessun altro posto dove andare. O perché non aveva il coraggio di andare in nessun altro posto. Di questo Shirley era certa. O in ogni caso pensava di esserlo.

Tutti quanti ammiravano LuAnn, così bella, così forte e così in gamba. Davvero? Shirley si sentì strangolare dalla bile. Adesso si sarebbe occupata lei della signorina LuAnn Tyler. E dopo si sarebbe fatta matte risate stando a sentire in che termini tutti quanti avrebbero ammirato la nuova signorina LuAnn Tyler.

La sagoma della roulotte apparve tra la vegetazione. Shirley si chinò in avanti, procedendo con estrema cautela di albero in albero. La grossa decappottabile era ancora parcheggiata accanto alla roulotte. Shirley notò tracce di pneumatici che indicavano una qualche violenta manovra sul terreno fangoso. Superò la macchina, dando una rapida occhiata da uno dei finestrini. Era vuota. Ma di chi poteva mai essere quella macchina con tutte quelle cromature? C’era forse qualcun altro nella roulotte?

Un sorriso sghembo apparve sulla sua faccia dai lineamenti grossolani. Magari LuAnn si stava facendo sbattere alla faccia di Duane. Giustizia poetica. Però stava arrivando il suo turno, di scappare urlando tra i boschi nuda come un verme.

All’improvviso, nella radura si verificò una sorta di invisibile mutamento, come se fosse calata un’insopportabile quiete. Il sorriso di Shirley Watson si congelò. Diede un’occhiata nervosa intorno a sé. Perfino la brezza era svanita, come risucchiata nel nulla. Shirley si avvicinò alla zanzariera. Estrasse un grosso coltello da caccia e strinse con più forza la latta. Era piena di acido da batteria, e se l’acido non fosse bastato a sfigurare l’amazzone idrofoba, avrebbe completato il lavoro con il coltello. Shirley aveva scuoiato cacciagione e pesce di fiume fin da quando era bambina. Adesso avrebbe visto che effetto faceva scuoiare la faccia di LuAnn, quanto meno nelle parti risparmiate dall’acido.

Il tanfo la colpì come un pugno in piena faccia. Un tanfo di uova marce, di decomposizione. Si guardò intorno. Non aveva sentito un odore simile nemmeno durante il suo breve periodo di lavoro alla discarica pubblica di Rikersville. Shirley si compresse un fazzoletto su naso e bocca e trafficò per svitare il tappo della latta, tanfo o non tanfo.

Scivolò dentro la roulotte. Subito si affrettò a sbirciare nell’ala notte. Vuota. Forse LuAnn e il tipo che se la sbatteva si erano addormentati sul divano. Shirley si voltò e tornò sui propri passi avanzando nel corridoio, angusto e pieno di ombre. Sciami di mosche ronzavano dappertutto come nere molecole impazzite. Sentendosi soffocare, Shirley raggiunse la soglia del soggiorno e si preparò a lanciare la secchiata di acido. Scattò in avanti ma inciampò in qualcosa e franò a terra, con l’acido della batteria che schizzava da tutte le parti, finendo con la faccia nel putridume in decomposizione che era la fonte di quel tanfo atroce.

L’urlo isterico di Shirley Watson venne udito fin sulla strada statale.

— Non hai comprato granché — disse Charlie dando un’occhiata alle poche borse sul pavimento dell’anticamera della suite.

LuAnn emerse dal bagno dove si era cambiata con jeans e felpa bianca. I lunghi capelli erano trattenuti in una coda di cavallo.

— Mi bastava guardare le vetrine. E poi, santo cielo, qui ci sono dei prezzi da far paura.

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