Il biglietto vincente [The Winner - it]
- Автор: Балдаччи Дэвид
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-47086-0
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
LuAnn tirò il chiavistello della porta dello scompartimento, sistemò Lisa sul letto e verificò che le cinghie di sicurezza fossero sufficientemente strette. Si sdraiò raccogliendosi protettivamente intorno a sua figlia, Mentre osservava il buio che pareva premere contro il finestrino, non poté fare a meno di interrogarsi su quanto l’aspettava.
10
Il Crescent aveva accumulato ritardi a catena lungo il percorso. Erano quasi le tre e mezzo del pomeriggio quando LuAnn e Lisa si ritrovarono nel disorientante caos della Pennsylvania Station. LuAnn non aveva mai visto in vita sua una simile concentrazione di persone, tutte nello stesso posto e tutte in movimento simultaneo. Gente e bagagli parevano volare intorno a loro come proiettili e LuAnn strinse con più forza la presa intorno alla maniglia del seggiolino. Il braccio continuava a farle male. Ma se qualcuno avesse tentato di fare il furbo, sarebbe comunque riuscita a piazzargli un solido diretto sul grugno.
LuAnn continuò a procedere lentamente lungo il binario, allungando il collo alla ricerca di un segnale che indicasse l’uscita. Vide un cartello con su scritto MADISON SQUARE GARDIN. Ricordava vagamente di aver seguito un incontro di pugilato trasmesso in diretta dal Madison. Poteva essere quella una via per uscire dalla stazione? E dov’era la persona che, a sentire Jackson, avrebbe dovuto incontrare? Come accidenti sarebbe riuscita a trovare lei e Lisa nel mezzo di quella Babele?
— Signorina Tyler?
LuAnn sì ritrasse istintivamente. L’uomo aveva occhi bruni e baffi spruzzati di grigio sormontati da un naso appiattito. Per un istante LuAnn si chiese se fosse lo stesso uomo che aveva visto battersi sul ring del Madison qualche anno prima. No, non poteva essere. Questo individuo aveva almeno cinquant’anni: troppo vecchio. E comunque aveva le spalle larghe e le orecchie a cavolfiore di un pugile di professione.
— Mi manda il signor Jackson — la sua voce era bassa ma chiara.
LuAnn annuì, porgendo la mano destra: — Chiamami pure LuAnn. Tu come ti chiami?
— Non ha importanza. Se ora vuole seguirmi… — accennò l’uomo avviandosi. — Una macchina ci sta aspettando.
LuAnn non si mosse. — A me piace sapere il nome di quelli che incontro.
L’uomo tornò sui propri passi. L’ombra di un sorriso mitigava l’accenno di irritazione sui suoi lineamenti.
— D’accordo, LuAnn. Che ne dici di Charlie?
— Charlie va bene. Così tu lavori per il signor Jackson. Sono i vostri nomi veri?
— Vuoi che porti io la piccola? — Charlie accennò a Lisa, ignorando del tutto la domanda. — Quel seggiolino ha l’aria di pesare parecchio.
LuAnn represse una smorfia di dolore. — Non c’è problema.
— Sicura? — Lo sguardo di Charlie si spostò al cerotto sul mento di lei. — Si direbbe che qualcuno ti abbia fatto assaggiare un diretto.
— Ho detto che non c’è problema.
Charlie la guidò fuori da Pennsylvania Station, poi oltre una lunga fila di persone in attesa di prendere il taxi. Le aprì la portiera di una limousine nera in attesa lungo il marciapiede. Prima di salire, LuAnn sgranò gli occhi per un attimo al cospetto di quella specie di transatlantico su ruote. Continuò a tenerli sgranati anche osservando il lussuoso interno in pelle e legno luccicante.
— Saremo all’albergo in una ventina di minuti — la informò Charlie accomodandosi sul sedile dirimpetto a lei. — Vuoi qualcosa da bere? O da mangiare? Il cibo delle ferrovie fa abbastanza schifo.
— Ho mangiato ben di peggio, ma un po’ di fame ce l’ho. Però non fermarti apposta.
Lui la guardò, leggermente sorpreso. — Non sarà necessario.
Dal frigobar del veicolo, Charlie estrasse una birra, un’acqua tonica, un paio di panini e qualche stuzzichino. Fece apparire un tavolino apribile e lo apparecchiò con un tovagliolo immacolato, con tanto di piatto, posate e bicchiere. LuAnn seguì i movimenti precisi ed efficienti delle sue grandi mani come una ragazzina incantata per la prima volta dalle luci di un luna-park.
— Sapevo che con te ci sarebbe stata la bambina — proseguì Charlie — così ho fatto mettere in macchina latte, biberon e cose del genere. All’albergo troverai qualsiasi cosa ti possa servire.
LuAnn preparò subito un biberon per Lisa e la ninnò con un braccio, divorando a sua volta un panino.
— La tua bambina è bellissima — disse Charlie studiando madre e figlia con un sorriso amichevole. — Come si chiama?
— Lisa, Lisa Marie. Come la figlia di Elvis, lo sai, no?
— Mi sembri un po’ troppo giovane per essere una fan di Elvis Presley.
— Be’, io non ascolto quella musica. L’ascoltava la mia mamma. Andava matta per Elvis. L’ho fatto per lei. Il nome di Lisa, voglio dire.
— Lo avrà apprezzato, immagino.
— Mah, lo spero. È morta prima che nascesse.
— Mi dispiace. — Charlie ebbe una battuta d’arresto. — Tu che genere di musica ascolti?
— Quella classica. Non è che me ne intendo, ma mi piace il suono. Mi fa sentire come pulita dentro. Come nuotare in un lago in montagna, con l’acqua così chiara che puoi vedere il fondo.
— Mai pensato alla musica classica in quei termini — commentò Charlie sorridendo. — Io vado matto per il jazz. Me la cavo un po’ con la tromba. Dopo quelli di New Orleans, i migliori jazz club stanno proprio qui a New York. Certi sono aperti fino all’alba. E nemmeno troppo lontano dall’albergo.
— E in che albergo andiamo?
— Waldorf-Astoria. — Charlie mandò giù una sorsata di acqua tonica e si rilassò contro lo schienale, slacciandosi la giacca. — Prima volta a New York?
LuAnn diede un altro morso al panino. — Prima volta dappertutto.
Charlie abbozzò una risata. — Be’, come inizio, New York è il massimo.
— E l’albergo com’è?
— Prima classe. Molto bello. Certo non è come il Plaza. Ma dopotutto, cos’è paragonabile al Plaza? Però può anche darsi che un giorno ci andrai, al Plaza.
LuAnn lo osservò asciugarsi le labbra con un tovagliolo di carta. Le dita erano dure e spesse, massicce. Dita estremamente forti.
— Charlie…
— Sì?
LuAnn lo stava guardando nervosamente mentre finiva il panino e beveva un sorso della sua bibita. — Sai perché sono qui?
— Limitiamoci a dire che so quanto basta per convincermi a non fare troppe domande.
— Ma il signor Jackson lo hai mai incontrato?
— Perché non lasciamo perdere, LuAnn?
— Sono solo curiosa, tutto qui.
— Sai che cosa è successo alla gatta curiosa, no? — Gli occhi scuri di lui erano privi di espressione. — Tieni la testa sulle spalle, fa’ quel che ti viene detto e tu e la tua bambina non avrete più nemmeno l’ombra di un problema. Che ne pensi come programma?
— Be’, niente male.
LuAnn tenne Lisa più stretta contro di sé. Charlie aprì un altro compartimento dell’abitacolo e ne tolse un soprabito di pelle nera e un cappello scuro, a tesa larga.
— Lascia perdere il tuo cappello e indossa questi. Per ovvie ragioni, non vogliamo che tu venga notata.
LuAnn ubbidì e indossò i nuovi indumenti.
La limousine imboccò la corsia riservata di fronte al Waldorf.
— Mi occuperò io della reception — disse Charlie. — La tua suite è a nome Linda Freeman, donna d’affari americana di base a Londra. Sei in viaggio con tua figlia, lavoro e diletto.