Il biglietto vincente [The Winner - it]
- Автор: Балдаччи Дэвид
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-47086-0
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
— Senta, signor Jackson, mi dispiace — disse LuAnn con precipitazione. — Ma proprio non potevo aspettare a venire via. Gliel’ho detto che cosa succede a Rikersville se sanno che ho vinto. E finisce che lo sanno. È una città così piccola…
— Rikersville è una materia per me priva del minimo interesse — tagliò corto Jackson. — Non intendo sprecarvi ulteriormente il mio tempo. La sola cosa che m’interessa in questo momento è che lei non esista. Lei ha preso l’autobus fino ad Atlanta, esatto?
— Sì.
— E ha anche preso le opportune precauzioni per nascondere il suo aspetto, esatto?
— Un grande cappello da cowboy, grandi occhiali neri. Non ho visto nessuno che conosco.
— E soprattutto lei non ha usato il suo vero nome nell’acquistare il biglietto ferroviario, esatto?
— Certo che no! — mentì LuAnn.
— Allora non dovrebbe aver lasciato tracce.
— Speriamo.
— Non si allarmi, LuAnn. Non c’è motivo. In ogni caso, nel giro di pochi giorni lei si troverà molto, ma molto lontano da New York.
— E dove mi troverò esattamente?
— Me lo dica lei. Europa? Asia? Sudamerica? Scelga lei il luogo. Io mi occuperò di farcela arrivare.
LuAnn ci pensò su un momento. — Devo decidere proprio adesso?
— Naturalmente no. Ma se la sua intenzione è di partire immediatamente dopo la conferenza stampa, prima me lo farà sapere, meglio sarà. Ho compiuto una quantità di miracoli in materia di viaggi internazionali, ma lei, essendo priva sia di passaporto sia di qualsiasi altro documento d’identità, è un caso pressoché unico. — La voce di Jackson oscillò sul confine della derisione. — Tutte le carte dovranno essere appositamente preparate per lei.
— E davvero lo può fare? Perfino la tessera della Sicurezza Sociale?
— LuAnn, lei mi sta forse dicendo di essere addirittura priva del numero della Sicurezza Sociale? È impossibile!
— Non è vero, se i tuoi genitori non riempiono le carte che ci vogliono — replicò seccamente LuAnn.
— Pensavo che all’ospedale non lasciassero uscire un neonato che non avesse tutta la documentazione in regola.
LuAnn quasi scoppiò a ridere. — Ma io non sono mica nata all’ospedale, signor Jackson. Mi hanno detto che la prima cosa che ho visto erano le lenzuola sporche di rosso nella camera da letto della mia mamma. Perché è lì che mi ha fatto nascere la mia nonna.
— D’accordo, le procurerò anche la tessera della Sicurezza Sociale — commentò stizzosamente Jackson.
— Allora lei può far mettere un altro nome sul passaporto, giusto? Cioè, con la mia faccia, ma con un nome diverso. E anche su tutto il resto.
— Per quale ragione lei vorrebbe un nome diverso, LuAnn? — domandò Jackson con estrema lentezza.
— Ma per Duane, no? Lo so che sembra uno scemo, ma quando scoprirà che ho tutti quei soldi, verrà sicuramente a cercarmi. Allora è meglio se io sparisco. Cominciare daccapo. Nome tutto nuovo e compagnia bella.
Jackson rise. — E lei crede davvero che Duane Harvey sarebbe in grado di ritrovare le sue tracce? Perfino se avesse la scorta della polizia, dubito fortemente che Duane Harvey riuscirebbe a trovare la strada per uscire dalla Contea di Rikersville.
— La prego, signor Jackson, mi faccia avere un altro nome. Ma se per lei è troppo difficile, lo capisco. — LuAnn trattenne il fiato, sperando che Jackson raccogliesse la sfida.
— Non lo è — rispose Jackson in tono secco. — In realtà, è molto semplice… Se si hanno gli agganci giusti. Agganci che io ho. Bene, LuAnn, suppongo che lei non abbia già pensato a un nome nuovo, giusto?
LuAnn lo sorprese buttandogliene lì immediatamente uno, con tanto di città di provenienza.
— Peculiare. Sembra che lei stia pensando da molto tempo a un nome nuovo, o sbaglio? Anche senza quei cinquanta milioni di dollari.
— Lei ha i suoi segreti, signor Jackson, io ho i miei.
— Va bene — disse lui sospirando. — Sebbene la sua richiesta sia senza precedenti, provvederò a soddisfarla. Tuttavia, lei deve ancora dirmi dove vuole andare.
— Certo, signor Jackson. Ci penso su e poi glielo faccio sapere.
— Mi dica ancora una cosa, LuAnn: per quale ragione ho l’improvvisa sensazione di aver commesso un errore a selezionare proprio lei per quest’avventura? — Nella sua voce pareva esserci una vaga allusione che a LuAnn provocò un tremendo brivido. — Mi metterò nuovamente in contatto dopo l’estrazione. Per adesso, è tutto. Si diverta nella sua visita a New York City. Qualsiasi cosa le serva, non ha che da dirlo a…
— Charlie.
— Esatto, Charlie. — Jackson riappese di colpo.
Le ci voleva un birra. Forse anche due. LuAnn cominciò con l’aprire la prima, lasciando Lisa libera sulla soffice moquette che copriva il pavimento. Proprio in quegli ultimi giorni la sua bambina aveva cominciato a muoversi con disinvoltura a quattro zampe, e adesso era eccitata all’idea di esplorare tutto l’esplorabile in quel grande ambiente. LuAnn scese sulla moquette con lei e la accompagnò nella sua perlustrazione, fino a quando la piccola non si stancò e venne il momento di metterla a dormire.
LuAnn passò allora nella stanza da bagno, aprì i rubinetti dell’ampia vasca e si guardò nello specchio per controllare il taglio sul mento. Stava rimarginandosi in fretta, ma di sicuro sarebbe rimasta una cicatrice. L’idea non la turbò. Avrebbe potuto essere molto peggio.
Aprì la seconda birra e rientrò nel bagno. Scivolò nell’abbraccio dell’acqua calda, sorseggiando il sapore asprigno del luppolo. Una sola cosa sapeva. Le ci sarebbero volute parecchie altre birre, e una quantità ancora più consistente di acqua calda, per superare i giorni a venire.
L’ineffabile Charlie si ripresentò puntualmente a mezzogiorno.
Con sé aveva alcuni borsoni di Bloomingdale’s, il più celebre grande magazzino di New York, più altre borse di Baby Gap. LuAnn provò parecchi vestiti, godendoseli come mai avrebbe pensato.
— Perfetta — la ammirò Charlie. — Assolutamente perfetta.
— Grazie. E grazie anche per tutta questa roba. Hai proprio azzeccato le misure in pieno.
— Che diavolo, LuAnn, hai l’altezza e il fisico di una modella. È proprio per gente come te che fanno vestiti come questi. Piuttosto, ci hai mai pensato?
— A cosa?
— A fare la modella.
— Forse qualche volta, quando ero una ragazzina — rispose LuAnn con una scrollatina di spalle. Poi indossò una giacca beige su una gonna nera a pieghe.
— Una ragazzina? Perché, adesso che cosa saresti, una signora di mezza età?
— Ho vent’anni. Ma dopo la bambina, me ne sento addosso molti di più.
— Lo posso immaginare.
— E poi non vado bene per fare la modella.