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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Non chiamarmi in quel modo» lo apostrofo duro Perrin. Se non fermava i bambini, i Compagni avrebbero incominciato a usare pure quel titolo. «Vai a dire loro che ci sarò.» Il ragazzino scattò.

«Devi andare a letto» insisté Faile con fermezza. «Tomas può benissimo sostenere qualsiasi attacco.»

«Non si tratta di un attacco, altrimenti il ragazzo lo avrebbe detto e qualcuno starebbe suonando la tromba di Cenn.»

Faile lo prese sottobraccio cercando di tirarlo verso la locanda, per cui la trascinò con sé nella direzione opposta. Dopo alcuni vani minuti Faile si arrese e fece finta di stargli solo sottobraccio. Ma borbottava. Sembrava ancora convinta che se parlava a bassa voce Perrin non avrebbe sentito. Aveva iniziato con ‘insensato e testardo’ quindi ‘cervello di bue’ per peggiorare sempre più. Era una piccola processione, lei che borbottava, Aram che lo seguiva, Dannil e i dieci Compagni che lo circondavano come una guardia d’onore. Se non fosse stato così stanco si sarebbe sentito un perfetto idiota.

Lungo tutta la staccionata, a brevi intervalli, erano posizionati gruppi di soldati che scrutavano nella notte, ognuno con un ragazzo come messaggero. Dal lato occidentale del villaggio gli uomini di guardia erano tutti riuniti insieme contro l’interno della grande barriera, con spade e archi alla mano mentre scrutavano nel Bosco Occidentale. Anche con la luce lunare gli alberi per loro dovevano essere totale oscurità.

Il mantello di Tomas sembrava far scomparire parti del suo corpo nella notte. Bain e Chiad erano con lui, per qualche motivo le due Fanciulle avevano trascorso ogni notte da questo lato di Emond’s Field da quando Loial e Gaul erano andati via. «Non ti avrei disturbato» spiegò il Custode «ma sembra che ci sia una sola presenza là fuori, e ho pensato che forse tu eri in grado di...»

Perrin annuì. Tutti erano al corrente della sua vista spettacolare, particolarmente al buio. La gente dei Fiumi Gemelli sembrava considerarla una cosa speciale, che lo marchiava come un eroe. Cosa pensassero i Custodi, o le Aes Sedai, non ne aveva idea. Stanotte era troppo stanco per chiederselo. Sette giorni e quanti attacchi?

Il margine del Bosco Occidentale si trovava a circa cinquecento passi. Anche per i suoi occhi gli alberi erano in ombra. Qualcosa si mosse. Qualcosa di abbastanza grande per essere un Trolloc. Una grande sagoma che trasportava... Il fagotto sollevò un braccio. Un essere umano. Un’ombra alta che trasportava un essere umano.

«Non vi colpiremo!» gridò Perrin. Voleva ridere e si rese conto che di fatto stava ridendo. «Vieni avanti! Vieni avanti, Loial!»

La sagoma vaga si fece avanti più velocemente di quanto potesse correre un uomo, trasformandosi nell’Ogier che si affrettava verso il villaggio trasportando Gaul.

Gli uomini dei Fiumi Gemelli gridavano incoraggiamenti come se si trattasse di una gara. «Corri, Ogier! Corri! Corri!» Forse lo era, poiché più di un assalto era giunto da quella foresta.

A poca distanza dalla staccionata Loial rallentò sbandando, c’era appena spazio per una gamba per attraversare le barriere. Quando fu dal lato del villaggio mise a terra l’Aiel e si afflosciò al suolo, appoggiandosi affannato alla staccionata, con le orecchie pelose abbassate. Gaul zoppicò fino a dove si poté sedere anche lui, con Bain e Chiad che si affannavano attorno alla coscia sinistra, dove i pantaloni erano strappati e anneriti dal sangue rappreso. Gli erano rimaste solo due lance e la faretra era vuota. Anche l’ascia di Loial era scomparsa.

«Stupido Ogier,» rise Perrin con affetto «andare via a quel modo. Dovrei lasciare che Daise Congar ti frusti come un fuggiasco. Almeno siete vivi. Siete tornati.» La voce di Perrin sprofondò. Vivi. E di nuovo a Emond’s Field.

«Ce l’abbiamo fatta, Perrin» ansimò Loial, era il suono di un tamburo stanco. «Quattro giorni fa. Abbiamo chiuso le Porte delle Vie. Ci vorranno gli Anziani o un’Aes Sedai per aprirle di nuovo.»

«Mi ha trasportato per la maggior parte del tragitto di ritorno dalla montagna» intervenne Gaul. «Colui che Percorre la Notte e forse cinquanta Trolloc ci hanno inseguiti per i primi tre giorni, ma Loial li ha battuti.» Stava cercando di allontanare le Fanciulle senza un gran successo.

«Stai fermo, Shaarad,» scattò Chiad «o racconterò di averti toccato armato e ti permetterò di scegliere come condurre il tuo onore.» Faile rise deliziata. Perrin non capiva, ma l’osservazione ridusse l’imperturbabile Aiel a un borbottio. Lasciò che le Fanciulle si occupassero della sua gamba.

«Stai bene, Loial?» chiese Perrin. «Sei ferito?»

L’Ogier si alzò con uno sforzo evidente, ondeggiando per un momento come un albero in procinto di cadere. Le orecchie erano ancora abbassate. «Non sono ferito, Perrin. Solo stanco. Non preoccuparti per me. Ho trascorso molto tempo lontano dallo stedding. Le visite non sono abbastanza.» Scosse la testa quasi avesse divagato. La grande mano coprì le spalle di Perrin. «Starò bene dopo un po’ di sonno.» Abbassò la voce. Per un Ogier, lo aveva fatto, ma era ancora come il ronzio di un grande calabrone. «La situazione là fuori è molto brutta, Perrin. Abbiamo seguito per la maggior parte del tempo le ultime bande che scendevano la montagna. Abbiamo bloccato le porte, ma credo che ci siano diverse migliaia di Trolloc nei Fiumi Gemelli, e forse almeno cinquanta Myrddraal.»

«Non così tanti» annunciò Luc ad alta voce. Aveva galoppato lungo il limitare delle case dalla direzione della strada nord. Fece fermare bruscamente lo stallone nero, che scalpitava con gli zoccoli anteriori. «Senza dubbio sei bravo a cantare agli alberi, Ogier, ma combattere i Trolloc è qualcosa di diverso. Io ritengo che adesso siano meno di mille. Una forza formidabile senza dubbio, ma nulla che queste solide difese e questi uomini coraggiosi non possano tenere a bada. Un altro trofeo per te, lord Perrin Occhidoro.» Ridendo lanciò una sacca a Perrin. Il fondo risplendeva scuro e umido alla luce lunare. Perrin lo prese al volo e lo lanciò oltre la staccionata malgrado il peso. Senza dubbio si trattava di quattro o cinque teste di Trolloc e forse un Myrddraal. L’uomo portava i suoi trofei ogni notte e sembrava si aspettasse che sarebbero stati esposti all’ammirazione di tutti. Un gruppo di Coplin e Congar aveva organizzato per lui una festa la notte che era tornato con due teste di Fade.

«Nemmeno io so nulla di combattimenti?» chiese Gaul alzandosi in piedi a fatica. «Io dico che c’erano alcune migliaia di Trolloc.»

Luc snudò i denti bianchi in qualcosa di simile a un sorriso. «Quanti giorni hai trascorso nella Macchia, Aiel? Io molti.» Forse era più un ringhio che un sorriso. «Molti. Credi quello che vuoi, Occhidoro. Queste giornate senza fine porteranno quello che vogliono, come hanno sempre fatto.» Fece impennare lo stallone per girare e cavalcò fra le case e gli alberi che una volta erano stati il margine del Bosco Occidentale. Gli uomini dei Fiumi Gemelli cambiarono posizione a disagio, guardandolo andare via nella notte.

«Ha torto» insisté Loial. «Gaul e io abbiamo visto quello che abbiamo visto.» Abbassò stancamente il viso, la bocca larga rivolta in basso e le lunghe sopracciglia che gli arrivavano sulle guance. Non c’era da meravigliarsi, avendo trasportato Gaul per tre giorni.

«Hai fatto molto, Loial» rispose Perrin. «Tu e Gaul. Una gran cosa. Temo che adesso nella tua stanza ci sia una mezza dozzina di Calderai. Ma Comare al’Vere ti preparerà un pagliericcio. È tempo che tu abbia un po’ del sonno che desideri.»

«Lo steso vale per te, Perrin Aybara.» Delle nuvole di passaggio crearono un gioco di ombre sul naso pronunciato di Faile e sugli alti zigomi. Era così bella. Ma la voce era molto ferma. «Se non vai adesso ti ci faccio portare da Loial. Riesci appena a stare in piedi.»

Gaul aveva problemi a camminare con la gamba ferita. Bain lo sosteneva da un lato. Cercò di impedire a Chiad di piazzarsi dall’altro lato, ma lei mormorò qualcosa che suonava minacciosamente come gai’shain, Bain rise e l’Aiel permise a entrambe di aiutarlo, furioso con se stesso. Qualsiasi cosa intendessero le Fanciulle, faceva presa su Gaul.

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