L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Perrin la interruppe baciandola profondamente come meglio sapeva fare.
«Vuoi sposarmi?» le disse senza fiato quando ebbe finito. «Stanotte?» Doveva aver fatto meglio di quanto credesse con quel bacio perché dovette ripetere la domanda sei volte, con lei che ridacchiava appoggiata al suo petto chiedendogli di ripeterlo prima che sembrasse capire.
Questo è il motivo per cui si ritrovò nemmeno mezz’ora dopo in ginocchio di fronte a lei nella sala comune, davanti a Daise Congar, Marin al’Vere, Alsbet Luhan, Neysa Ayellin e tutte le donne della Cerchia. Loial era stato svegliato per fargli da testimone con Aram, Bain e Chiad lo fecero per Faile. Non c’erano fiori da mettere nei capelli degli sposi, ma Bain, guidata da Marin, sistemò un lungo nastro rosso nuziale attorno al collo di Perrin e Loial fece lo stesso fra i capelli scuri di Faile, le grosse dita furono sorprendentemente agili e gentili. Le mani di Perrin tremavano mentre teneva quelle di Faile.
«Io, Perrin Aybara, ti do in pegno il mio amore, Faile Bashere, per tutta la vita.» Per tutta la vita e anche dopo. «Ciò che possiedo in questo mondo lo dono a te.» Un cavallo, un’ascia e un arco. Un martello. Non molto come dono nuziale. Ti dono la mia vita, amore mio. È tutto ciò che ho, pensò. «Ti terrò e stringerò, ti soccorrerò e mi prenderò cura di te, ti proteggerò e ti offrirò un riparo, per il resto dei miei giorni.» Non posso tenerti, il solo modo in cui posso proteggerti è mandarti via, pensava. «Sono tuo, sempre e per sempre.» Quando finì le mani gli tremavano visibilmente, Faile mosse le sue. «Io, Zarine Bashere...» Questa fu una sorpresa, odiava quel nome «... ti do in pegno il mio amore, Perrin Aybara...» Le mani di Faile non tremarono mai.
54
Nel palazzo
Seduta in fondo al carro a ruote alte trainato lungo una di quelle contorte vie di Tanchico da quattro uomini sudati, Elayne guardava imbronciata attraverso il velo sudicio che la copriva dagli occhi al mento, scalciando irritata con i piedi nudi. Ogni sobbalzo sulle pietre della pavimentazione la scuoteva fino in cima ai capelli. Più si aggrappava ovunque per mantenersi salda, peggio era. Invece non sembrava che Nynaeve fosse disturbata, saltava come Elayne, ma con una lieve espressione cupa e gli occhi bassi, pareva appena consapevole di quanto accadeva. Egeanin, appiccicata all’altro fianco di Nynaeve, velata e con i capelli scuri acconciati in treccine che le arrivavano sino alle spalle, affrontava ogni sobbalzo facilmente a braccia conserte. Alla fine Elayne imitò la donna Seanchan. Non poteva evitare di andare addosso a Nynaeve, ma non sembrava più che i denti inferiori avrebbero spaccato i superiori.
Sarebbe stata felice di camminare, anche scalza, ma Bayle Domon sosteneva che non sarebbe sembrato appropriato, la gente si sarebbe chiesta perché delle donne non erano sul carro quando c’era spazio e l’ultima cosa che volevano era attirare l’attenzione. Naturalmente lui non era sballottolato come un sacco di rape, camminava davanti al carro con dieci dei venti marinai che aveva scelto come scorta. Di più sarebbero sembrati sospetti, sosteneva. Elayne subodorava che non ne avrebbe portati così tanti se non fosse stato per la sua presenza e quella delle altre due donne.
Il cielo senza nuvole era ancora grigio, anche se il sole era sorto prima che si mettessero in viaggio. Le strade erano ancora per la maggior parte vuote e silenziose, tranne per il rumore del carro e lo scricchiolio dell’asse. Con il sole alto la gente si sarebbe avventurata fuori, ma adesso vedeva solo gruppi di uomini con i pantaloni a sbuffo e i cappelli conici che se ne andavano in giro furtivi, con l’aspetto di chi era stato in giro a non fare nulla di buono mentre era ancora buio. La vecchia tela lanciata sopra al carico del carro era sistemata in modo tale che tutti potessero vedere che copriva solo tre grandi ceste eppure anche così uno o l’altro di quei piccoli gruppi si fermavano come dei branchi di cani randagi, alzando simultaneamente i visi velati e girando gli occhi per seguire il carro. Evidentemente venti uomini con le spade da arrembaggio e i randelli erano troppi da affrontare, perché tutti alla fine si allontanavano di corsa.
Le ruote entrarono in una grande buca dove le pietre della pavimentazione erano state divelte durante una delle ultime sommosse. Il carro si allontanò da Elayne che quasi si morse la lingua quando si incontrarono nuovamente con un forte schiocco. Egeanin e le braccia conserte! Afferrando il bordo del carro guardò torva la donna Seanchan. E vide che aveva le labbra serrate e adesso afferrava anche lei il bordo del carro.
«Non è lo stesso che stare in piedi sul ponte di una nave, dopo tutto» osservò questa sollevando le spalle.
Nynaeve fece una lieve smorfia e cercò di allontanarsi dalla donna Seanchan, anche se era difficile riuscirci senza finire in braccio a Elayne. «Parlerò con mastro Bayle Domon» mormorò, come se il carro non fosse stato la prima ragione a motivarla. Un altro sobbalzo le fece chiudere la bocca.
Tutte e tre indossavano abiti di grezza lana marrone, sottile ma ruvida e non molto pulita: le povere donne di campagna vestivano come dei sacchi informi in confronto alla seta aderente di Rendra. Rifugiate dalla campagna che si guadagnavano il cibo meglio che potevano, ecco cosa dovevano sembrare. Il sollievo di Egeanin quando vide l’abito per la prima volta era stato palese e quasi strano quanto la sua presenza sul carro. Elayne non credeva che quest’ultima cosa fosse concepibile. C’erano state molte discussioni — così le chiamavano gli uomini — nella camera dei fiori cadenti, ma lei e Nynaeve avevano sostenuto la maggior parte delle loro sciocche opposizioni e ignorato il resto. Loro due dovevano entrare nel Palazzo del Panarca e al più presto possibile. A quel punto Domon aveva sollevato un’altra obiezione, una che non era sciocca come il resto.
«Non potete andare al palazzo da sole» mormorò il barbuto contrabbandiere fissandosi le mani sul tavolo. «Dite che non incanalerete a meno che non dobbiate per non avvisare queste Aes Sedai Nere.» Nessuno di loro aveva visto la necessità di menzionare una dei Reietti. «Per cui avrete bisogno di muscoli per manovrare una mazza se ce ne è bisogno e di occhi per guardarvi le spalle. I servitori mi conoscono, a palazzo. Ho anche portato regali al vecchio Panarca. Verrò con voi.» Scuotendo il capo gridò: «Mi state facendo mettere la testa sul ceppo del boia perché vi ho lasciate a Falme. Fortuna toccami se non lo state facendo! Be’, adesso lo faccio, non potete obiettare! Verrò con voi.»
«Sei uno sciocco Illianese» intervenne disgustato Juilin prima che lei o Nynaeve potessero aprire bocca. «Credi che questi tipi di Tarbon ti lasceranno girare indisturbato nel palazzo come ti pare? Un contrabbandiere trasandato di Illian? So come si comportano i servitori, come inchinare il capo e far credere a qualche nobile dalla testa vuota...» si schiarì velocemente la gola e proseguì veloce senza guardare Nynaeve o lei! «Dovrei essere io ad andare con loro.»
Thom rise degli altri due uomini. «Pensate di poter passare per abitanti di Tarabon? Io posso. Questi sistemeranno tutto in un baleno.» Si toccò i lunghi baffi. «D’altro canto non potete andare in giro per il Palazzo del Panarca con randelli e bastoni. Un più... sottile... metodo di protezione è richiesto in questo caso.» Fece uno svolazzo con la mano e apparve d’improvviso un pugnale, che passò velocemente fra le dita per svanire altrettanto velocemente su per la manica, almeno così pensava Elayne.
«Sapete tutti cosa dovete fare» scattò Nynaeve «e non potete farlo cercando di proteggerci come un paio di oche per il mercato!» Respirando profondamente proseguì con tono più pacato. «Se ci fosse un modo per far sì che uno di voi potesse venire con noi, apprezzerei gli occhi in più, se non altro, ma non si può fare. Dobbiamo andare da sole a quanto pare e questo è tutto quello che ho da dire.»