L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Credo sia ora che tu vada a letto, Perrin» suggerì Bran. «Non puoi andare avanti così dormendo un’ora qua e un’ora là.»
Grattandosi vigorosamente la barba Perrin cercò di sembrare sveglio. «Dormirò più tardi.» Quando sarebbe finita. «Gli uomini stanno dormendo abbastanza? Ne ho visti alcuni seduti quando al contrario dovrebbero...»
La porta frontale si spalancò, e dal buio comparve l’ossuto Dannil Lewin, con l’arco in una mano, in piena agitazione. Alla vita aveva una delle spade del barile, Tam aveva dato lezione ogni volta che aveva potuto, aiutato di tanto in tanto dai Custodi.
Prima che Dannil riuscisse ad aprir bocca, Daise scattò: «Sei stato cresciuto in una stalla, Dannil Lewin?»
«Potresti certamente trattare meglio la mia porta.» Maria scoccò un’occhiata significativa prima al ragazzo e poi a Daise, per evidenziare che in ogni caso si trattava della sua porta.
Dannil abbassò il capo schiarendosi la gola. «Chiedo scusa, comare al’Vere» disse velocemente. «Chiedo scusa, Sapiente. Mi dispiace di aver fatto irruzione, ma ho un messaggio per Perrin.» Sì affrettò verso il tavolo degli uomini, temendo forse che le donne lo trattenessero ancora. «I Manti Bianchi hanno preso un uomo che vuole parlarti, Perrin. Non vuole parlare con nessun altro. È ferito gravemente, Perrin. Lo hanno portato ai margini del villaggio, non credo che avrebbe potuto andare oltre la locanda.»
Perrin si alzò in piedi. «Arrivo.» Non un altro attacco. Quelli notturni erano i peggiori.
Faile prese l’arco e lo raggiunse prima che arrivasse alla porta. Anche Aram si alzò esitante, dall’ombra ai piedi delle scale. A volte Perrin si dimenticava che l’uomo era lì, era sempre così fermo. Appariva strano con la spada dietro le spalle, sopra la sudicia giubba a righe gialle da Calderaio, gli occhi così acuti che non sembrava chiuderli mai e il volto inespressivo. Né Raen né Ha avevano parlato al nipote da quando aveva preso la spada. E nemmeno con Perrin.
«Se vuoi venire, vieni» disse Perrin rozzamente e Aram gli andò appresso. L’uomo lo seguiva come un cane ogni volta che non stava assillando Tam, Ihvon o Tomas perché gli insegnassero la scherma. Come se avesse rimpiazzato la sua famiglia e la sua gente con Perrin. Lui dal canto suo avrebbe fatto volentieri a meno di quella responsabilità, ma così stavano le cose.
La luna risplendeva sui tetti di paglia. In poche case si vedeva una luce da più di una finestra. Il villaggio era immobile. Una trentina di Compagni era di guardia fuori dalla locanda con gli archi, la maggior parte con le spade; tutti avevano adottato quel nome e Perrin si accorse con disgusto che aveva preso a usarlo anche lui. Il motivo di avere le guardie davanti alla locanda, o dove si trovava Perrin, era sul prato comune, non più affollato di pecore e mucche. Al di sopra della Fonte del Vino si ammucchiavano i fuochi, dietro a quella stupida bandiera con la testa di lupo che adesso era afflosciata, pozze chiare nell’oscurità circondata da mantelli bianchi che risplendevano sotto la luna.
Nessuno aveva voluto i Manti Bianchi nella propria casa, già affollata, e Bornhald in ogni caso non voleva che i suoi soldati si separassero. L’uomo sembrava pensare che il villaggio si sarebbe rivoltato contro di lui e i suoi uomini in qualsiasi momento. Se seguivano Perrin dovevano essere tutti Amici delle Tenebre. Nemmeno gli occhi di Perrin riuscivano a riconoscere i volti attorno ai fuochi, ma aveva la sensazione di poter sentire lo sguardo di Bornhald, in attesa, colmo di odio.
Dannil fece preparare i Compagni per scortare Perrin, tutti giovani uomini che avrebbero dovuto ridere e fare baldoria con lui, con gli archi pronti per vegliare sulla sua salvezza. Aram non si unì a loro mentre Dannil avanzava lungo le scure strade di terra battuta. Lui era con Perrin e nessun altro. Faile rimaneva dura accanto a Perrin, gli occhi scuri che risplendevano nella notte, scrutando i dintorni come se lei fosse la sua unica difesa.
Dove la Vecchia Strada accedeva a Emond’s Field i carri sistemati per bloccarla erano stati tirati di lato per far entrare i Manti Bianchì di pattuglia, venti uomini armati di lancia con i mantelli candidi come la neve, seduti a cavallo con indosso le armature lucide, non meno impazienti dei cavalli che scalpitavano. Erano fuori nella notte a disposizione di qualsiasi occhio, e la maggior parte dei Trolloc di notte vedeva bene come Perrin, ma i Manti Bianchi insistevano con le loro ricognizioni. A volte erano riusciti a dare l’allarme, e forse il loro fastidio teneva un po’ a bada i Trolloc. Sarebbe stato bello però se avessero saputo cosa stavano facendo, prima di agire.
Un gruppo di abitanti del villaggio e contadini con addosso pezzi di armatura ed elmetti arrugginiti era raccolto attorno all’uomo in giubba da campagnolo riverso sulla strada. Fecero largo a Faile e Perrin, che si inginocchiò accanto all’uomo.
L’odore di sangue era forte, il sudore risplendeva sul viso dell’uomo sotto la luce lunare. Una spessa freccia Trolloc che sembrava una piccola lancia gli spuntava dal petto. «Perrin... Occhidoro» mormorò rauco, respirando a fatica. «Devo... andare... da Perrin... Occhidoro.»
«Qualcuno è andato a cercare le Aes Sedai?» chiese Perrin, sollevando l’uomo con la massima delicatezza possibile e tenendogli il capo. Non attese la risposta, non credeva che quest’uomo sarebbe vissuto abbastanza per attendere un’Aes Sedai. «Io sono Perrin.»
«Occhidoro? Non... posso vedere... molto bene.» Lo sguardo selvaggio dell’uomo era puntato su Perrin, se poteva vedere avrebbe dovuto scorgere gli occhi che risplendevano dorati al buio.
«Sono Perrin Occhidoro» confermò riluttante.
L’uomo lo afferrò per il colletto, avvicinandosi al viso con forza sorprendente. «Stiamo... venendo. Inviato a... dirti. Stiamo ven...» La testa ricadde indietro e l’uomo rimase a fissare nel nulla.
«Che la Luce sia con la sua anima» mormorò Faile, mettendosi l’arco a tracolla.
Dopo un momento Perrin aprì le dita dell’uomo. «Qualcuno di voi lo conosce?» Gli uomini dei Fiumi Gemelli si scambiarono delle occhiate scuotendo le teste. Perrin guardò i Manti Bianchi a cavallo. «Ha detto qualcos’altro mentre lo stavate trasportando? Dove lo avete trovato?»
Jaret Byar lo fissò, con il viso scarno e gli occhi infossati, l’immagine della morte. Gli altri Manti Bianchi distolsero lo sguardo, ma Byar sosteneva sempre quello dagli occhi gialli di Perrin, specialmente di notte, quando risplendevano. Byar ringhiò — Perrin sentì ‘progenie dell’Ombra’ — e spronò il cavallo. La pattuglia galoppò nel villaggio, impaziente di allontanarsi da Perrin quanto dai Trolloc. Aram li fissò, privo di espressione, con una mano sulla spalla per toccare l’elsa della spada.
«Hanno detto di averlo trovato tre o quattro chilometri a sud di qui.» Dannil esitò, quindi aggiunse: «Hanno detto che i Trolloc sono tutti sparpagliati in piccoli gruppi, Perrin. Forse finalmente si stanno arrendendo.»
Perrin distese nuovamente lo straniero in terra. ‘Stiamo venendo’. «Restate all’erta. Forse qualche famiglia che stava cercando di rimanere alla sua fattoria alla fine ha deciso di scappare.» Non credeva che qualcuno fosse sopravvissuto là fuori così a lungo, ma avrebbe potuto essere. «Attenti a non colpire qualcuno per errore.» Perrin barcollò e Faile gli appoggiò una mano sul braccio.
«È giunto il momento che tu vada a letto, Perrin. Prima o poi devi dormire.»
Perrin si limitò a guardarla. Avrebbe dovuto farla rimanere a Tear. In qualche modo avrebbe dovuto farlo. Se solo ci avesse pensato bene, ci sarebbe riuscito.
Una delle staffette, un ragazzino dai capelli ricci che gli arrivava circa al petto, passò fra gli uomini dei Fiumi Gemelli per andare a tirare la manica di Perrin, che non lo guardò. Nel villaggio c’erano molte famiglie giunte dalle campagne. «Qualcosa si muove nel Bosco Occidentale, lord Perrin. Mi hanno mandato ad avvisarti.»