L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Luc e l’Assassino, l’Assassino e Luc. Come potevano essere la stessa persona? Era impossibile. Eppure meno di due anni fa lui non credeva ai Trolloc e ai Fade. Avrebbe avuto tempo a sufficienza per preoccuparsene se mai gli avesse messo le mani addosso. Adesso c’erano Watch Hill, Deven Ride e... alcuni potevano essere salvati. Non tutti nei Fiumi Gemelli dovevano morire.
Mentre si recava nella sala comune si fermò in cima alle scale. Aram era in piedi in fondo alla scala e lo guardava, aspettando di seguirlo ovunque lo avrebbe guidato. Gaul era sdraiato su un pagliericcio vicino al camino con la gamba fasciata e apparentemente addormentato. Faile e le due Fanciulle sedevano a gambe incrociate vicino a lui e parlottavano sottovoce. Dal lato opposto della stanza c’era un pagliericcio molto più grande, ma Loial era seduto su una panca con le gambe allungate per farle entrare sotto al tavolo, quasi piegato in due per poter scrivere furiosamente con una penna alla luce di una candela. Senza dubbio stava prendendo nota di quanto era accaduto durante il viaggio per chiudere le Porte delle Vie. E se Perrin conosceva Loial, l’Ogier avrebbe attribuito tutto il merito a Gaul, che fosse vero oppure no. Loial non sembrava del parere che le sue azioni fossero coraggiose o che valesse la pena di annotarle. Tranne per la loro presenza la sala comune era vuota. Poteva ancora sentire la musica di quei violini. Pensò di aver riconosciuto il motivo. Adesso non era una canzone dei Calderai. Il mio amore è una rosa selvatica.
Faile guardò Perrin quando scese il primo gradino, alzandosi graziosamente per andargli incontro. Aram tornò a sedersi quando vide che Perrin non andava verso la porta.
«La tua camicia è umida» osservò Faile con tono accusatorio. «Ci hai dormito, vero? E con gli stivali, non mi stupirebbe. Non è passata nemmeno un’ora da quando ti ho lasciato. Adesso te ne torni subito sopra prima di cadere in terra.»
«Hai visto Luc andare via?» chiese Perrin. Faile tese le labbra, ma a volte ignorarla era la sola cosa che poteva fare. La ragazza vinceva troppo spesso quando discutevano.
«È passato correndo alcuni minuti fa ed è uscito dalla cucina» rispose alla fine. Queste furono le sue parole. Il tono di voce diceva che non aveva finito con lui e il letto.
«Sembrava... ferito?»
«Sì» confermò Faile lentamente. «Barcollava e stringeva qualcosa contro il petto sotto la giubba. Forse una benda. Comare Congar è in cucina, ma da quello che ho sentito l’ha quasi travolta. Come fai a saperlo?»
«L’ho sognato.» Gli occhi a mandorla acquisirono una luce pericolosa. Forse non stava pensando. Sapeva del sogno dei lupi. Si aspettava che le fornisse delle spiegazioni dove Bain e Chiad potevano sentire, per non parlare di Aram e Loial? Be’, forse non Loial, era così assorto nei suoi appunti che non avrebbe notato un gregge di pecore nella sala comune. «Gaul?»
«Comare Congar gli ha dato qualcosa per farlo dormire e un impiastro per la gamba. Quando le Aes Sedai si sveglieranno una di loro lo guarirà, se ritengono che la sua ferita sia abbastanza seria.»
«Vieni a sederti, Faile. Voglio che tu faccia qualcosa per me.» La ragazza lo guardò sospettosa ma lasciò che la guidasse verso una sedia. Quando si accomodarono Perrin si sporse sul tavolo cercando di dare alla voce un tono serio, ma non impellente. Non pressante. «Voglio che porti un messaggio per conto mio a Caemlyn. Durante il viaggio fa’ in modo che a Watch Hill siano informati di quanto sta succedendo qui. In realtà sarebbe meglio se oltrepassassero il Taren fino a quando non sarà tutto finito.» Questa ultima osservazione era sembrata accidentale, una cosa che gli era venuta in mente in quel momento. «Vorrei che chiedessi alla regina Morgase di inviare qui alcune delle guardie scelte. So che sto chiedendoti una cosa pericolosa, ma Bain e Chiad possono accompagnarti a Taren Ferry e il battello è ancora lì.» Chiad si alzò guardandolo ansiosa. Perché era ansiosa?
«Non dovrai lasciarlo» le disse Faile. Dopo un momento la donna aiel annuì e tornò a sedersi vicino a Gaul. Chiad e Gaul? Ma erano nemici di sangue. Stanotte non c’era una cosa che avesse senso.
«È un viaggio lungo fino a Caemlyn» proseguì Faile con calma. Gli occhi erano concentrati su quelli di Perrin, ma il viso avrebbe potuto essere di legno per l’espressione che aveva. «Settimane a cavallo, più tutto il tempo che ci vorrà per convincere Morgase, quindi altre settimane per ritornare con le guardie della regina.»
«Possiamo resistere facilmente per questo lasso di tempo» le disse. Che io sia folgorato se non posso mentire bene come Mat! pensò. «Luc aveva ragione. Non possono esserci più di mille Trolloc rimasti là fuori. Il sogno?» Faile annuì. Alla fine aveva capito. «Possiamo resistere a lungo, ma nel frattempo incendieranno i campi e faranno solo la Luce sa cosa. Abbiamo bisogno delle guardie della regina per liberarci di loro completamente. Tu sei quella più indicata per andare. Sai come parlare a una regina, essendone la cugina e tutto il resto. Faile, so che quanto ti sto chiedendo è pericoloso...» Non quanto restare però. «... Ma una volta che avrai raggiunto il battello sarai nella giusta direzione.»
Perrin non aveva sentito arrivare Loial finché l’Ogier non appoggiò il libro degli appunti di fronte a Faile. «Non ho potuto fare a meno di sentire. Faile, se andrai a Caemlyn, porteresti questo? Per tenerlo al sicuro fino a quando andrò a riprenderlo.» Guardando il volume quasi teneramente aggiunse: «Stampano molti bei libri a Caemlyn. Perdonami per averti interrotto, Perrin.» Ma gli occhi grandi di Loial erano su Faile, non su di lui. «Dovresti volare libera, come un falco.» Dando dei buffetti sulla spalla di Perrin, mormoro in un rombo profondo: «Dovrebbe volare libera» quindi andò verso il pagliericcio e si sdraiò con il viso rivolto verso il muro.
«È molto stanco» commentò Perrin, cercando di farlo sembrare solo un commento. Quello sciocco Ogier può rovinare tutto! «Se vai via stanotte potresti essere a Watch Hill per quando sorge il sole. Dovrai dirigerti verso est, ci sono meno Trolloc da quella parte. Questo per me è molto importante... per Emond’s Field, intendo. Lo farai?»
Faile lo fissò in silenzio così a lungo che Perrin si chiese se intendesse rispondere. Gli occhi della ragazza sembravano brillare. Quindi si alzò e si sedette in braccio a Perrin carezzandogli la barba. «Deve essere scorciata. Mi piace su di te ma non voglio che ti arrivi al petto.»
Perrin rimase quasi a bocca aperta. Faile cambiava spesso discorso, di solito però quando stava avendo la peggio in una discussione. «Faile, ti prego. Ho bisogno che porti questo messaggio a Caemlyn.»
Una mano gli strinse la barba e l’altra iniziò a muoversi come se lei stesse discutendo fra sé. «Andrò» rispose alla fine «ma voglio una ricompensa. Mi fai sempre fare le cose nel modo più difficile. In Saldea non dovrei essere io a chiedere. Il mio prezzo è... un matrimonio. Voglio sposarti» concluse velocemente.
«E io voglio sposare te» sorrise Perrin. «Possiamo prestare il giuramento davanti alla Cerchia delle Donne stanotte, ma temo che per il matrimonio dovremo aspettare un anno. Quando tornerai da Caemlyn...» Faile quasi gli strappò un ciuffo di barba.
«Mi sposerai stanotte,» puntualizzò con fierezza, a bassa voce «o non andrò!»
«Se ci fosse modo lo farei» protestò Perrin. «Daise Congar mi spaccherebbe la testa se cercassi di andare contro le usanze. Per amore della Luce, Faile, porta il messaggio e ti sposerò il primo giorno in cui mi sarà permesso.» Lo avrebbe fatto, se quel giorno fosse mai giunto.
Di colpo Faile fu molto concentrata sulla sua barba, lisciandogliela senza guardarlo negli occhi. Iniziò a parlare lentamente ma acquistò velocità come un cavallo in fuga. «Mi... è capitato di menzionare per caso... l’ho solo accennato a comare al’Vere, come abbiamo viaggiato assieme... non so come siamo entrate nel discorso... e lei ha detto... e comare Congar con lei... non che io abbia parlato con tutti! — ha detto che noi probabilmente... certamente... potremmo già essere considerati promessi sposi secondo le vostre usanze e che quell’anno serve solamente per accertarsi che veramente andiamo d’accordo — cosa che facciamo, come tutti possono vedere — e qui ti sto parlando apertamente come una di quelle sgualdrine Domanesi o una di quelle sfacciate Tarenesi... se ti azzardi a pensare a Berelain! Oh, Luce, sto farfugliando e tu non vuoi nemmeno...»