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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Quando il Corno ci chiamerà, combatteremo. Quando la Ruota ci tesserà, combatteremo. Non fino a quel momento!» La guardò furioso. «Hai dimenticato cosa ti ha promesso Moghedien quando abbiamo seguito Lews Therin? L’ho vista, Birgitte. Saprà che sei qui.»

Birgitte si rivolse a Nynaeve. «Ti aiuterò come posso, ma non aspettarti troppo. Tel’aran’rhiod è tutto il mio mondo, ma qui ho meno capacità di te.»

Nynaeve batté le palpebre, non aveva visto muoversi il grosso uomo scuro, ma improvvisamente era a due passi, e aveva estratto una pietra per arrotare una delle sue spade con un delicato raspare. Chiaramente, per quanto lo riguardava, Birgitte stava parlando all’aria.

«Cosa puoi dirmi di Moghedien, Birgitte? Devo sapere quanto possibile se devo affrontarla.»

Appoggiandosi all’arco, Birgitte assunse un’espressione pensierosa. «Affrontare Moghedien è difficile, e non solo perché è una Reietta. Si nasconde e non corre rischi, attacca solo dove vede una debolezza e si muove solo nelle ombre. Se teme la sconfitta, fugge, non è una che combatte fino all’ultimo, anche se così facendo avesse una possibilità di vittoria. Una possibilità non è abbastanza per Moghedien. Ma non prenderla alla leggera. È un serpente nascosto nell’erba alta, in attesa del momento giusto per colpire, con meno compassione del serpente. Lei in particolare non prenderla alla leggera. Lanfear ha sempre proclamato il Tel’aran’rhiod un suo dominio, ma Moghedien qui potrebbe fare cose ben oltre le capacità di Lanfear, anche se nel mondo nella carne non ha la stessa forza. Non credo che correrebbe il rischio di affrontarla.»

Nynaeve rabbrividì, la paura combatteva con la rabbia che le consentiva di mantenere il Potere. Moghedien. Lanfear. Questa donna parlava con una tale disinvoltura delle Reiette. «Birgitte, cosa ti ha promesso Moghedien?»

«Sapeva cos’ero anche se io stessa non lo sapevo. Come, non lo so.» Birgitte lanciò un’occhiata a Cain che sembrava assorto con la spada, ma abbassò comunque la voce. «Mi ha promesso di farmi piangere da sola fino a quando la Ruota girerà. Lo ha detto semplicemente come un fatto che non è ancora accaduto.»

«Eppure sei disposta ad aiutarmi.»

«Come posso, Nynaeve. Ricordati che ti ho detto di non aspettarti troppo.» Guardò ancora una volta l’uomo che affilava la spada. «Ci incontreremo ancora, Nynaeve. Se sarai prudente e sopravviverai.» Sollevando l’arco d’argento andò ad abbracciare Cain attorno alle spalle mormorandogli qualcosa nell’orecchio. Qualunque cosa gli avesse detto, Cain rideva quando scomparvero.

Nynaeve scosse il capo. Prudente. Tutti le stavano dicendo di essere prudente. Un’eroina leggendaria che aveva promesso di aiutarla, solo che non c’era molto che potesse fare. E una dei Reietti era a Tanchico.

Il pensiero di Moghedien, di ciò che la donna le aveva fatto, incrementò la sua rabbia fino a quando il Potere pulsò in lei come il sole. Di colpo si ritrovò nella grande sala di prima, sperando quasi che la donna fosse ritornata. Ma la sala era deserta. La furia e il Potere ruggirono attraverso Nynaeve fino a quando credette che la pelle sarebbe bruciata e annerita. Moghedien o una qualsiasi delle Sorelle Nere potevano captarla molto più facilmente se manteneva il contatto con il Potere, ma lo mantenne in ogni caso. Voleva quasi che la trovassero, per poterle colpire. Temaile probabilmente era ancora nel Tel’aran’rhiod. Se fosse tornata in quella camera da letto poteva sistemarla una volta per tutte. Poteva sistemare Temaile e avvisare le altre. Era abbastanza per farla ruggire.

A cosa stava sorridendo Moghedien? Camminando verso la teca, vide una grande scatola di vetro sopra a un tavolo intagliato e ne scrutò l’interno. Sei figurine scompagnate si trovavano in circolo sotto al vetro. Una donna nuda alta trenta centimetri stava sulla punta di un piede e danzava, era una serie di curve sinuose, e un pastore grande meno della metà suonava lo zufolo con il bastone appoggiato alle spalle e una pecora ai piedi simile a qualsiasi altra. Però non aveva dubbio su cosa avesse provocato il sorriso della Reietta.

Al centro del circolo si trovava un sostegno di legno laccato rosso sul quale era appoggiato un disco grande quanto la mano di un uomo, diviso in due parti da una linea sinuosa, un lato più bianco della neve, l’altro più nero del catrame. Sapeva che era fatto di cuendillar, ne aveva visti degli altri simili e ne erano stati fabbricati solo sette. Uno dei sigilli della prigione del Tenebroso, l’epicentro di uno dei lucchetti che lo tenevano lontano dal mondo a Shayol Ghul. Questa era forse una scoperta importante come l’oggetto che minacciava Rand. Anche questo doveva essere tolto all’Ajah Nera. Di colpo divenne consapevole del suo riflesso. La parte superiore della teca era del vetro più fine, senza bolle d’aria, e rifletteva un’immagine nitida come quella di uno specchio, anche se più chiara. Delle pieghe di seta verde scuro le drappeggiavano il corpo mostrando ogni curva con dovizia di dettagli. Lunghe treccine biondo miele con le perline di giada le incorniciavano il viso dai grandi occhi marroni e una bocca capricciosa. Il bagliore di saidar naturalmente non si vedeva. Disgustata da quell’aspetto si mise a camminare portando dipinto in faccia che era Aes Sedai.

«Posso essere prudente» mormorò. Eppure si trattenne ancora un momento. Il Potere che la colmava era come un bollore lungo gli arti, tutti i piaceri che aveva conosciuto le percorrevano la carne. Alla fine la sensazione di sentirsi sciocca divenne sufficientemente forte da farle abbandonare la rabbia. O forse ammortizzò la furia per cui non poté più trattenerla.

Qualunque fosse il motivo, non l’aiutò nella ricerca. La cosa che cercava doveva trovarsi da qualche parte in questa grande sala fra tutte quelle in mostra. Distolse lo sguardo da ciò che sembravano le ossa di una grande lucertola piena di denti lunga dieci passi. Chiuse gli occhi. Bisogno. Pericolo per il Drago Rinato, per Rand. Bisogno.

Cambiamento.

Adesso si trovava in piedi oltre la corda bianca lungo le pareti, il margine di un piedistallo di pietra bianca le toccava l’abito. L’oggetto che vi era appoggiato sopra non sembrava particolarmente pericoloso a prima vista — una collana e due braccialetti di metallo nero — ma non avrebbe potuto avvicinarsi di più. Non senza sedermici sopra, pensò ironicamente.

Allungò una mano per toccarlo — Dolore. Dispiacere. Sofferenza — e balzò indietro a bocca aperta, quelle emozioni crude ancora le echeggiavano nella testa. Anche il dubbio più piccolo svanì. Era questo che l’Ajah Nera stava cercando. E se ancora si trovava su un piedistallo nel Tel’aran’rhiod allora era lo stesso nel mondo reale. Le aveva battute. Questo piedistallo di pietra bianca.

Girandosi di scatto fissò in direzione della teca di vetro che custodiva il sigillo di cuendillar, guardando il punto dove aveva visto Moghedien per la prima volta. La donna guardava questo piedistallo, i braccialetti e la collana. Moghedien lo sapeva. Ma...

Tutto attorno a lei ruotò e si confuse, scomparendo.

«Svegliati, Nynaeve» mormorava Elayne, sopprimendo uno sbadiglio mentre scuoteva la donna addormentata per le spalle. «Ormai dovrebbe essere trascorsa un’ora. Anche io voglio dormire. Svegliati o vedremo se ti piace che ti venga versato in testa un secchio d’acqua.»

Nynaeve spalancò gli occhi, fissandola. «Se sa cos’è, perché non gliel’ha consegnata? Se le Sorelle Nere conoscono la sua identità, perché aveva bisogno di cercare in Tel’aran’rhiod? Anche lei si sta nascondendo a loro?»

«Di cosa stai parlando?»

Le treccine andarono da tutte le parti mentre si alzava a sedere appoggiando la testa contro lo schienale del letto, tirando giù la camicia da notte.

«Ti dirò di cosa sto parlando.»

Elayne rimase a bocca aperta mentre l’amica le raccontava tutto. Cercare con il bisogno. Moghedien. Birgitte e Gaidal Cain. Il collare di metallo nero con i braccialetti. Asmodean nel deserto. Uno dei sigilli della prigione del Tenebroso custodito nel Palazzo del Panarca. Elayne sprofondò seduta sul materasso molto prima che Nynaeve arrivasse a parlare di Temaile e la Panarca, aggiunta al racconto come un ripensamento. E il cambiare l’aspetto mascherandosi come Rendra. Se l’espressione di Nynaeve non fosse stata così seria, Elayne avrebbe potuto pensare che si trattasse di una delle storie di Thom.

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