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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Le immagini le esplosero in testa e si accasciò contro la colonna accanto a lei quasi non avesse forza fisica, strabuzzando gli occhi. La vide nuovamente. La camera dei fiori cadenti e quella donna assolutamente bella circondata dal bagliore di saidar. Lei ed Elayne, balbettando come bambine, che litigavano per essere le prime a rispondere, raccontando tutto quello che sapevano. Quanto avevano rivelato? Era difficile richiamare i dettagli, ma si ricordava vagamente di aver trattenuto alcune informazioni. Non perché volesse — a quella donna avrebbe rivelato tutto, avrebbe fatto qualsiasi cosa le avesse chiesto. Il viso di Nynaeve si surriscaldò per la vergogna e la rabbia. Se era riuscita a nascondere piccoli particolari, era solo perché era stata così impaziente — impaziente! — di rispondere all’ultima domanda da interrompere la prima risposta.

Non ha senso, le diceva una vocina nella testa. Se è una Sorella Nera di cui non sai nulla, perché non vi ha consegnate a Liandrin? Avrebbe potuto. Saremmo andate con lei docili come agnellini, pensò.

La rabbia pura non le dava modo di ascoltare. Una Sorella Nera l’aveva fatta ballare come una marionetta e poi le aveva ordinato di dimenticare. Ordinato di dimenticare. E lo aveva fatto! Be’, adesso la donna avrebbe scoperto cosa significava incontrarla pronta e consapevole!

Prima che riuscisse a protendersi verso la Vera Fonte, Birgitte apparve improvvisamente vicino alla colonna successiva in quella corta giubba bianca e gli ampi pantaloni gialli stretti alle caviglie. Birgitte, o qualche donna che sognava di essere Birgitte, con i capelli dorati acconciati in una treccia elaborata. Con un dito ammonitore pressato sulle labbra, indicò Nynaeve, quindi con urgenza le mostrò una delle soglie dall’arco acuto alle loro spalle. Con gli occhi azzurri brillanti irresistibili, svanì.

Nynaeve scosse la testa. Chiunque fosse la donna, non aveva tempo. Aprendosi a saidar si voltò, colmata per inondare tutto con l’Unico Potere e la sua legittima collera. La donna vestita di nebbia era scomparsa. Scomparsa! Perché quella sciocca con i capelli biondi l’aveva distratta! Forse era ancora in giro che la aspettava. Avvolta nel Potere attraversò la porta che le aveva indicato la donna.

La donna bionda la stava aspettando in un corridoio con dei tappeti dai colori brillanti dove delle lampade dorate spente emanavano la fragranza di un olio profumato. Adesso aveva un arco d’argento e una faretra piena di frecce dello stesso metallo appesa in vita.

«Chi sei?» le chiese Nynaeve furiosa. Avrebbe offerto alla donna la possibilità di spiegarsi. Quindi le avrebbe impartito una lezione che non avrebbe dimenticato presto! «Sei la stessa sciocca che mi ha scagliato contro una freccia nel deserto sostenendo di essere Birgitte? Stavo per insegnare le buone maniere a una dell’Ajah Nera quando hai lasciato che andasse via!»

«Io sono Birgitte» rispose la donna appoggiandosi all’arco. «Almeno, questo è il nome che conosci. E la lezione avrebbe potuto essere la tua, qui come nella terra delle Tre Piegature. Mi ricordo le vite che ho vissuto come se fossero dei libri che ho letto bene, quelle remote più vaghe di quelle recenti, ma ricordo molto bene quando ho combattuto a fianco di Lews Therin. Non dimenticherò mai il viso di Moghedien, come non dimenticherò mai quello di Asmodean, l’uomo che hai quasi disturbato nel Rhuidean.»

Asmodean? Moghedien? Quella donna era una dei Reietti? Una Reietta a Tanchico. E uno nel Rhuidean, nel deserto! Egwene avrebbe certamente detto qualcosa se lo avesse saputo. Non c’era modo di avvisarla. Rabbia — e saidar — si gonfiarono in Nynaeve. «Cosa ci stai facendo qui? So che siete tutti svaniti dopo che il Corno di Valere vi ha evocati, ma tu sei...» Si interruppe, un po’ sconvolta per quello che stava per dire, ma l’altra donna concluse con calma per lei.

«Morta? Quelli di noi che sono legati alla Ruota non sono morti come gli altri. Quale posto migliore del Mondo dei Sogni per aspettare che la Ruota ci tessa nelle nuove vite?» Birgitte rise d’improvviso. «Comincio a parlare come se fossi una filosofa. In quasi ogni vita che posso ricordarmi sono nata come una ragazza semplice che aveva imparato a usare l’arco. Sono un’arciera e niente più.»

«Tu sei l’eroina di centinaia di storie» rispose Nynaeve. «E ho visto cosa hanno fatto le tue frecce a Falme. Le Seanchan che incanalavano non ti hanno toccata. Birgitte, abbiamo di fronte una dozzina di Sorelle dell’Ajah Nera. E, a quanto pare, una dei Reietti. Ci farebbe comodo il tuo aiuto.»

L’altra donna fece una smorfia, imbarazzata e piena di rammarico. «Non posso, Nynaeve. Non posso toccare il mondo della carne a meno che non mi richiami nuovamente il Corno. O se la Ruota non mi intesse fuori. Se lo facesse in questo momento, troveresti solo una neonata che piange attaccata al seno della madre. Per quanto riguarda Falme, ci ha chiamati il Corno, non eravamo presenti come lo eravate voi, nella carne. Questo è il motivo per cui il Potere non poteva toccarci. Qui tutto è parte del sogno, e l’Unico Potere potrebbe distruggere me come te. Forse più facilmente. Te l’ho detto, sono un’arciera, e a volte un soldato, niente di più.» La complicata treccia bionda ondeggiò quando scosse il capo. «Non so perché ti sto spiegando tutto. Non dovrei nemmeno parlarti.»

«Perché no? Mi hai parlato in precedenza. Ed Egwene aveva pensato di averti vista. Eri tu, vero?» Nynaeve aggrottò le sopracciglia. «Come fai a sapere il mio nome? Conosci semplicemente le cose?»

«So cosa vedo e sento. Ti ho guardata e ascoltata, ovunque potessi trovarti. Te, le altre due donne e il giovane con i lupi. Secondo le regole, non potremmo parlare con nessuno che sappia di trovarsi in Tel’aran’rhiod. Eppure il male cammina nei sogni come nel mondo della carne. Voi che lo combattete mi attirate. Anche sapendo che non posso fare quasi nulla, mi ritrovo a volervi aiutare. Ma non posso. È contro le regole, regole che mi hanno trattenuta per così tanti giri della Ruota che nei miei più antichi ricordi so di avere già vissuto cento volte, mille. Parlare con te è contro delle regole forti come leggi.»

«È vero» confermò una dura voce maschile.

Nynaeve balzò e quasi scagliò il potere. L’uomo era scuro e dalla muscolatura pesante, con le lunghe else di due spade che gli spuntavano da dietro le spalle mentre camminava verso Birgitte. Da quanto aveva sentito da Birgitte, le spade bastavano a identificarlo come Gaidal Cain, ma se la delicata, bionda Birgitte era bella come nelle storie, lui non lo era affatto. Forse era l’uomo più brutto che Nynaeve avesse mai visto, il volto largo e piatto, il naso troppo grosso e la bocca uno squarcio, fin troppo larga. Birgitte però gli sorrise, il tocco che gli diede sulla guancia era più che affettuoso. Fu una sorpresa vedere che era il più basso. Tozzo e muscoloso com’era, dai movimenti potenti, dava l’impressione di essere più alto di quanto non fosse.

«Siamo quasi sempre stati legati» spiegò Birgitte senza distogliere gli occhi da quelli di Cain. «Di solito lui nasce parecchio prima di me — per cui so che sta per giungere il mio momento quando non riesco a trovarlo — e di solito lo odio quando lo vedo per la prima volta in carne e ossa. Ma diventiamo quasi sempre amanti o sposi. Una storia semplice, ma credo che l’abbiamo riproposta in una migliaia di varianti.»

Cain ignorò Nynaeve come se non esistesse. «Le regole esistono per un motivo, Birgitte. Niente altro che conflitti e problemi sono scaturiti dal romperle.» La voce era dura, si rese conto Nynaeve. Non come quella dell’uomo delle storie.

«Forse non posso starmene seduta in disparte mentre il male lotta» rispose Birgitte con calma. «O forse ho di nuovo voglia della carne. È passato molto tempo dall’ultima volta che siamo nati. L’Ombra sorge di nuovo, Gaidal. Sorge qui. Dobbiamo combatterla. Questo è il motivo per cui siamo stati legati alla Ruota.»

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