L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Cercare di fare attenzione? Ragazza sciocca. Se era sempre cauta. Cosa voleva dire Egwene al posto di audace? Nynaeve serrò le braccia invece di tirarsi la treccia. Forse era meglio che non sapesse.
Si rese conto che non aveva detto a Egwene di Egeanin. Forse era meglio non risvegliare in lei i ricordi di prigionia. Nynaeve ricordava fin troppo bene gli incubi dell’altra donna per settimane dopo che era stata liberata, quando si svegliava di soprassalto gridando che non sarebbe mai stata incatenata di nuovo. Molto meglio non dirglielo. Egwene non aveva bisogno di incontrare la donna Seanchan. Che quella donna sia folgorata! Riduci Egeanin in cenere! Che sia folgorata! imprecò.
«Non sto usando il mio tempo saggiamente» osservò ad alta voce. Le parole echeggiarono fra le alte colonne. Dopo che le altre donne furono andate via sembravano anche più incombenti di prima, un nascondiglio per occhi invisibili e cose che saltavano contro di te. Era ora di andare via.
Prima però si cambiò l’acconciatura in lunghe treccine, l’abito era di seta sottile verde scuro. Un velo trasparente le copriva la bocca e il naso, ondeggiando leggermente quando respirava. Con una smorfia aggiunse delle perline di giada alle treccine. Se qualcuna delle Sorelle Nere stava usando uno dei ter’angreal rubati per accedere nel Mondo dei Sogni e l’avesse vista nel Palazzo del Panarca, avrebbe pensato che fosse solo una donna di Tarabon che stava sognando. Alcune però la conoscevano di vista. Sollevando una manciata di treccine con le perle, sorrise. Biondo chiaro. Non si era resa conto che era possibile. Mi chiedo come sembro. Possono ancora riconoscermi? si chiese.
Di colpo accanto a Callandor apparve uno specchio alto su dei sostegni. Nel vetro vide i grandi occhi marroni che si sgranavano, la bocca a bocciolo di rosa si spalancò. Aveva il viso di Rendra! I lineamenti dardeggiarono avanti e indietro, occhi e capelli diventavano da scuri a chiari. Sforzandosi mantenne le sembianze della locandiera. Nessuno adesso l’avrebbe riconosciuta. Ed Egwene che non la riteneva prudente...
Chiudendo gli occhi si concentrò su Tanchico, sul Palazzo del Panarca, sul bisogno. Qualcosa di pericoloso che incombeva su Rand, sul Drago Rinato, bisogno... Attorno a lei il Tel’aran’rhiod si mosse, lo sentiva scorrere e sbandare e aprì gli occhi impaziente di vedere cosa aveva trovato.
Era una camera da letto, grande come una qualsiasi del Cortile dell’albero di susine, l’intonaco bianco era decorato con dei fregi, lampade dorate pendevano dal soffitto appese a grosse catene anch’esse dorate. Sulle alte spalliere del letto si estendevano rami scolpiti e foglie verso un baldacchino sopra il materasso. Una donna quasi di mezza età stava in piedi rigida con la schiena appoggiata alla spalliera del letto, era veramente molto carina, con quella bocca imbronciata che anche Nynaeve aveva adottato. Sopra le treccine scure era appoggiata una corona di foglie di trifoglio fra rubini e perle con una pietra di luna più grande di un uovo d’oca; attorno al collo aveva un’ampia stola che le arrivava sino ai piedi, ricamata per tutta la lunghezza con degli alberi. Oltre alla corona e la stola indossava solamente un velo brillante di sudore.
Gli occhi tremanti erano fissi sulla donna che sedeva comodamente su un basso divano. L’altra dava le spalle a Nynaeve, nebulosa come prima era stata Egwene. Era bassa e minuta, i capelli scuri le scendevano sulle spalle, la gonna ampia di seta giallo chiaro non era certo originaria di Tarabon. Nynaeve non ebbe bisogno di vederla in viso per sapere che aveva grandi occhi azzurri e un aspetto volpino, o di vedere i legami di Aria che trattenevano l’altra donna contro la spalliera per sapere che stava guardando Temaile Kinderode.
«... impara il più possibile usando i tuoi sogni invece di sprecare il sonno» stava spiegando Temaile con forte accento di Cairhien ridendo. «Non ti stai divertendo? Cosa potrei insegnarti adesso? Lo so. Ho amato mille marinai.»Agitò un dito ammonitore. «Accertati di imparare bene le parole, Amathera. Sai che non vorrei... cosa stai fissando a bocca aperta?»
Di colpo Nynaeve si rese conto che la donna contro la spalliera — Amathera? La Panarca — la stava fissando. Temaile si spostò pigramente mentre voltava il capo.
Nynaeve serrò gli occhi. Bisogno.
Spostamento.
Appoggiandosi alla stretta colonna, Nynaeve respirò affannata quasi avesse corso per venti chilometri, senza nemmeno chiedersi dove si trovasse. Il cuore le batteva come un tamburo selvaggio. A proposito di atterrare in un nido di vipere. Temaile Kinderode. La Sorella Nera Amico aveva detto che questa godeva nell’infliggere dolore, abbastanza da far commentare il fatto da un’altra dell’Ajah Nera. E lei che non era in grado di incanalare una scintilla. Avrebbe potuto finire addosso alla spalliera insieme ad Amathera. Luce! Rabbrividì rivedendo la scena. Calmati, donna! Ne sei uscita, e anche se Temaile ti ha vista, ha visto una donna con i capelli biondo miele che svaniva, solo una Tarabonese che sognando era capitata per un attimo nel Tel’aran’rhiod, si disse. Certamente Temaile non poteva essere consapevole della sua presenza abbastanza a lungo per captare che poteva incanalare, anche quando non poteva farlo, l’abilità era lì per essere sentita dalle altre donne che la possedevano. Solo un momento. Se era stata fortunata, non abbastanza a lungo.
Almeno adesso conosceva la situazione di Amathera. La donna certamente non era alleata di Temaile. Questo metodo di ricerca l’aveva ripagata. Ma non abbastanza, non ancora. Controllando il respiro meglio che poteva, si guardò intorno.
Delle file di sottili colonne bianche si estendevano lungo i lati di una grande stanza quadrata, con il pavimento di pietre bianche lucidate e lavorazioni a sbalzo sul soffitto. Una spessa corda di seta bianca girava tutto intorno alla stanza, appesa a dei sostegni di legno lucidato, all’altezza della vita, tranne dove avrebbe bloccato la porta dalle arcate con la doppia punta. Teche ed espositori aperti erano allineati lungo la parete, con le ossa di bestie insolite, e altre cassette espositrici stavano sul pavimento, sempre dietro la corda. La stanza delle esposizioni principale del palazzo, secondo la descrizione di Egwene. Ciò che cercava doveva trovarsi lì. Il prossimo passo non sarebbe stato cieco come il primo, qui certamente non c’erano vipere o Temaile.
Una bella donna apparve di colpo accanto a una teca di vetro con quattro gambe intagliate posta al centro del pavimento. Non era di Tarabon, con i lunghi capelli scuri che le scendevano dietro le spalle, eppure non fu quello a far rimanere Nynaeve a bocca aperta. Il vestito della donna sembrava di nebbia, a tratti argenteo e opaco, a tratti grigio e così sottile da mostrare con chiarezza gambe e corpo. Da qualunque posto provenisse, certamente aveva un’immaginazione vivida per creare un abito del genere! Anche gli scandalosi vestiti domanesi di cui aveva sentito parlare non potevano eguagliarlo.
La donna sorrise alla teca di vetro, quindi continuò a camminare lungo il corridoio, fermandosi dal lato opposto a studiare qualcosa che Nynaeve non riusciva a distinguere, qualcosa di scuro sopra un sostegno di pietra bianca.
Aggrottando le sopracciglia Nynaeve rilasciò la presa su una manciata di treccine bionde. La donna sarebbe scomparsa in qualsiasi momento, pochi restavano a lungo nel Tel’aran’rhiod. Naturalmente non importava che la donna l’avesse vista, certamente non era nessuna della loro lista di Sorelle Nere. Eppure in qualche modo sembrava...
Nynaeve si rese conto che aveva afferrato una manciata di treccine. Quella donna... la mano tirò — forte — e rimase a fissarla stupita. Aveva le nocche bianche e le mani tremanti. Era quasi come se pensare a quella donna... Con il braccio tremante cercò di strapparsi i capelli dallo scalpo. Perché, per la Luce? si chiese.
La donna con il vestito nebbioso era ancora in piedi davanti al piedistallo bianco. Il braccio di Nynaeve tremava fino alla spalla. Certamente non aveva mai visto quella donna prima d’ora. Eppure... cercò di aprire le dita, ma si richiusero più forte. Di sicuro non l’aveva mai vista. Tremando dalla testa ai piedi si strinse con il braccio libero. Certo... I denti volevano battere. La donna sembrava... Voleva piangere. La donna...