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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Taim ha chiuso la Torre Nera» disse Pevara con calma, sedendosi sul suo letto nella piccola stanza circolare. «Ora ci serve il suo permesso per andarcene. L’ha detto di sfuggita, come se non fosse davvero fatto per fermare noi. Solo una regola per cui aveva dimenticato di averci dato un’esenzione.»

«Probabilmente era proprio così» disse Tama. «Sono certa che non è nulla.»

Pevara rimase di stucco. Cosa? Tentò di nuovo. «Javindhra irrazionalmente pensa ancora che lui cambierà idea sul lasciarci vincolare degli Asha’man completi. È il momento di vincolare dei Dedicati e andarcene, ma lei ha lasciato intendere che rimarrà a prescindere dalle mie intenzioni. Voglio che le parli.»

«In realtà,» disse Tama, continuando a scrivere «ho pensato a quello di cui abbiamo discusso la scorsa notte. Forse sono stata frettolosa. C’è molto da imparare qui, e poi c’è la questione delle ribelli di fuori. Se ce ne andiamo, loro vincoleranno degli Asha’man, il che non dovrebbe essere permesso.»

La donna alzò lo sguardo e Pevara gelò. C’era qualcosa di diverso negli occhi di Tama, qualcosa di freddo. Era sempre stata una persona distante, ma questo era peggio.

Tama sorrise, una smorfia che sembrava completamente innaturale sul suo volto. Come il sorriso sulle labbra di un cadavere. Si rimise a scrivere.

C’è qualcosa di sbagliato, di molto sbagliato qui, pensò Pevara. «Be’, può darsi che tu abbia ragione» si ritrovò a dire. La sua bocca funzionava, anche se la sua mente vacillava. «Questa spedizione è stata una tua proposta, dopotutto. Ci penserò su ulteriormente. Se vuoi scusarmi.»

Tama fece un gesto ambivalente. Pevara si alzò in piedi, anni come Aes Sedai che impedivano alla sua preoccupazione di trasparire dalla sua postura.

Uscì fuori, poi si diresse a est, lungo il muro non terminato. Sì, i posti di guardia erano stati posti a intervalli regolari. Fino a quella mattina non erano stati occupati da nessuno. Ora lo erano, con uomini in grado di incanalare. Uno di quegli uomini poteva abbatterla prima che lei potesse reagire. Non riusciva a vedere i loro flussi e non poteva colpire per prima per via dei suoi giuramenti.

Si voltò e si diresse verso una piccola macchia di alberi, un posto che doveva diventare un giardino.

Lì dentro si sedette su un ceppo, respirando a fondo. La freddezza — la quasi mancanza di vita — che aveva visto negli occhi di Tama la raggelava ancora.

A Pevara era stato ordinato dall’Altissima di non rischiare dei passaggi a meno che la situazione non fosse disperata. Abbracciò la Fonte e intessé il flusso appropriato.

Il flusso si dissolse nel momento in cui lo completò. Non si formò nessun passaggio. Con gli occhi sgranati, tentò di nuovo, ma ottenne lo stesso risultato. Provò altri flussi e funzionarono, ma i passaggi fallirono ogni volta.

Il suo freddo divenne gelo dentro di lei. Era in trappola. Lo erano tutte.

Perrin strinse le mani con Mat. «Buona fortuna, amico mio.»

Mat sogghignò, strattonando all’ingiù la tesa larga del suo cappello scuro. «Fortuna? Io spero che tutto questo si riduca alla fortuna. Ci so fare, con la fortuna.»

Mat portava uno zaino rigonfio sopra una spalla, così come l’uomo ossuto e nodoso che lui gli aveva presentato come Noal. Thom aveva la sua arpa sulla schiena e uno zaino simile. A Perrin non era ancora chiaro cosa stavano portando. Mat progettava di restare alla torre solo per pochi giorni, perciò non c’era bisogno di parecchie provviste.

Il gruppetto si trovava sul terreno di Viaggio fuori dall’accampamento di Perrin. Dietro di loro, la gente di Perrin urlava avanti e indietro, smontando il campo. Nessuno aveva alcun sentore di quanto potesse dimostrarsi importante questa giornata. Moiraine. Moiraine era viva. Che lo voglia la Luce.

«Sei certo che non posso convincerti a portare più aiuto?» chiese Perrin.

Mat annuì. «Spiacente. Queste cose... be’, tendono a essere particolari. Il messaggio era chiaro. Solo tre di noi possono entrare, altrimenti falliremo. Se falliamo comunque... be’, immagino che sarà dannatamente colpa nostra, giusto?»

Perrin si accigliò. «State attenti e basta. Mi aspetto un’altra buona dose di tabacco dal vostro borsello alla locanda di mastro Denezel quando sarai tornato.»

«L’avrai» disse Thom, prendendo la mano che Perrin gli offriva. Esitò, sorridendo, un flebile scintillio nei suoi occhi.

«Cosa?» domandò Perrin.

Thom riposizionò il suo zaino. «Tutti i contadini che conosco si trasformeranno in nobili quando tutto questo sarà finito?»

«Io non sono un nobile» disse Mat.

«Ah, no?» chiese Thom. «Principe dei Corvi?»

Mat abbassò il suo cappello. «La gente può chiamarmi come vuole. Questo non significa che sono uno di loro.»

«In effetti» disse Thom «è...»

«Apri il passaggio così possiamo andare» disse Mat. «Basta sciocchezze.»

Perrin annuì a Grady. L’aria si squarciò, con un raggio di luce ritorto che apriva un portale prospiciente un ampio fiume che scorreva lento. «Questo è quanto più vicino può arrivare» disse Perrin. «Almeno non senza una descrizione migliore del luogo.»

«Andrà bene» disse Mat, facendo capolino attraverso il passaggio. «Ne aprirai uno per farci tornare indietro?»

«Ogni giorno a mezzodì» disse Grady, ripetendo gli ordini che Perrin gli aveva dato. «In quel punto esatto.» Sorrise. «Sta’ attento a non farti tagliare le dita dei piedi quando appare, mastro Cauthon.»

«Farò del mio meglio» disse Mat. «Ci tengo a quelle dita dei piedi.» Trasse un respiro e passò attraverso il passaggio. Seguì il silenzioso Noal, odorando di determinazione. Quello era molto più duro di quanto apparisse. Thom annuì a Perrin, i baffi che si scuotevano, poi balzò nel passaggio. Era pieno di energia, anche se la sua gamba era ancora rigida per aver combattuto quel Fade due anni prima.

Che la Luce vi guidi, pregò Perrin, sollevando una mano verso i tre mentre arrancavano lungo la riva del fiume.

Moiraine. Perrin avrebbe dovuto mandare la notizia a Rand. Apparvero i colori, mostrando Rand che parlava con un gruppo di uomini delle Marche di Confine. Ma... no. Perrin non poteva dirlo a Rand finché non fosse stato certo che era viva. Fare altrimenti sarebbe stato troppo crudele, nonché un invito per Rand a immischiarsi nella missione di Mat.

Perrin si voltò mentre il portale si chiudeva. Nell’avviarsi, avvertì un debole pulsare dalla sua gamba, dove la freccia dell’Assassino l’aveva colpito. Era stato Guarito da quella ferita e, da quanto era stato in grado di capire, la Guarigione era stata completa. Non c’era alcuna lesione. Ma la sua gamba... pareva che riuscisse comunque a ricordare la ferita. Era come un’ombra, molto debole, quasi impercettibile.

Faile si diresse verso di lui, il suo volto curioso. Gaul era con lei e Perrin sorrise per il modo in cui continuava a guardarsi sopra la spalla verso Bain e Chiad. Una portava le sue lance, l’altra il suo arco, tutti avvolti nella stoffa. In modo che non dovesse farlo lui, a quanto pareva.

«Mi sono persa il commiato?» chiese Faile.

«Proprio come intendevi fare» replicò Perrin.

Lei tirò su col naso. «Matrim Cauthon è una cattiva influenza. Sono sorpreso che non ti abbia trascinato a un’altra taverna prima di andare.»

Cosa divertente, i colori comparvero mostrandogli Mat — che se n’era appena andato — camminare lungo il fiume. «Non è poi così male» disse Perrin. «Siamo pronti?»

«Aravine ha organizzato e messo tutti in movimento» disse Faile. «Dovremmo essere pronti a marciare entro un’ora.»

Si rivelò una buona stima. In circa mezz’ora, Perrin si fece da parte mentre un enorme passaggio fendeva l’aria, creato da Grady e Neald collegati assieme alle Aes Sedai e a Edarra. Nessuno aveva messo in discussione la decisione di Perrin di spostarsi. Se Rand era diretto a questo posto noto come il Campo di Merrilor, allora era lì che Perrin voleva essere. Era lì che doveva essere.

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