Le Torri di Mezzanotte
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #13
- Год: 2012
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:
Аннотация
Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
«Come domandi» disse Javindhra. «Continueremo la nostra riflessione.»
«Le settimane passano» replicò Taim «e ancora riflettete? Be’, lungi da me mettere in discussione delle Aes Sedai. Non m’importa cosa fate. Ma anche le donne fuori dai miei cancelli affermano di provenire dalla Torre Bianca. Non volete che le inviti a incontrarsi con voi?»
Pevara provò un brivido. Lui sembrava sempre sapere troppo e accennare che sapeva troppo sulla politica interna della Torre Bianca.
«Questo non sarà necessario» disse Javindhra in tono freddo.
«Come desideri» disse lui. «Dovreste fare presto le vostre scelte. Loro stanno diventando impazienti e hanno ricevuto da al’Thor il permesso di vincolare i miei uomini. Non tollereranno il mio stallo per sempre.»
«Sono ribelli. Non devi prestare loro ascolto.»
«Ribelli» disse Taim «con un contingente più numeroso di voi. Voi cos’avete? Sei donne? Dal modo in cui parlate, pare che intendiate vincolare la Torre Nera nella sua interezza.»
«Forse potremmo» disse Pevara con calma. «Non ci è stato posto alcun limite.»
Taim le lanciò un’occhiata e lei ebbe la netta sensazione di essere esaminata da un lupo che stava meditando se fare o no di lei un buon pasto. Cacciò via quella sensazione. Lei era Aes Sedai, non una facile preda. Tuttavia non poteva fare a meno di ricordare che erano solo in sei. Dentro un accampamento pieno di centinaia di uomini in grado di incanalare.
«Una volta vidi un martin pescatore morire sui moli cittadini di Illian» disse Taim. «L’uccello stava soffocando, avendo cercato di inghiottire due pesci assieme.»
«Aiutasti quella povera creatura?» chiese Javindhra.
«Gli sciocchi si soffocano sempre quando cercano di accaparrarsi troppo, Aes Sedai» disse Taim. «A me cosa importa? Per me quella sera fu un ottimo pasto. La carne dell’uccello e quella dei pesci. Devo andare. Ma siate avvisate, ora che ho un perimetro difensivo, dovete avvertirmi se desiderate uscir fuori.»
«Intendi controllare in modo così capillare chi va e chi viene?» chiese Pevara.
«Il mondo sta diventando un posto pericoloso» disse Taim in tono mellifluo. «Devo pensare alle esigenze dei miei uomini.»
Pevara aveva notato come lui si occupava delle 'esigenze’ dei suoi uomini. Un gruppo di giovani soldati passò lì accanto, rivolgendo il saluto a Taim. Due avevano in faccia dei lividi, uno con un occhio gonfio e chiuso. Gli Asha’man venivano picchiati brutalmente quando commettevano errori nel loro addestramento, poi veniva negata loro la Guarigione.
Le Aes Sedai non venivano mai toccate. In effetti, la deferenza che veniva mostrata loro rasentava lo scherno.
Taim annuì, poi si allontanò a grandi passi, incontrandosi con due dei suoi Asha’man che attendevano lì vicino, accanto al fabbro. Quelli iniziarono immediatamente a parlare in toni sommessi.
«Questo non mi piace» disse Pevara non appena gli uomini furono lontani. Forse lo disse troppo in fretta, tradendo le sue preoccupazioni, ma questo posto la metteva sulle spine. «Potrebbe tramutarsi facilmente in un disastro. Sto cominciando a pensare che dovremmo fare come ho stabilito all’inizio: vincolare qualche Dedicato ciascuna e tornare alla Torre Bianca. Il nostro compito non è mai stato bloccare l’intera Torre Nera, ma ottenere l’accesso agli Asha’man e apprendere di più su di loro.»
«È ciò che stiamo facendo» disse Javindhra. «Io ho imparato molto in queste ultime settimane. Tu cos’hai fatto?»
Pevara non rispose per le rime all’altra donna. Doveva proprio essere così contraria? Pevara era a capo di questa squadra e le altre le avrebbero obbedito. Ma non significava che sarebbero sempre state liete di farlo.
«Questa è stata un’opportunità interessante» continuò Javindhra, esaminando i terreni della Torre. «E penso proprio che alla fine lui cederà sulla questione degli Asha’man completi.»
Pevara si accigliò. Javindhra non poteva pensarlo sul serio, vero? Dopo quanto era stato ostinato Taim? Sì, Pevara aveva ceduto alle proposte di restare alla Torre Nera un po’ più a lungo, per apprendere come funzionava e chiedere a Taim di concedere loro l’accesso ai più potenti Asha’man. Ma ora era evidente che lui non avrebbe capitolato. Di sicuro Javindhra lo capiva.
Purtroppo, Pevara stava avendo grande difficoltà a interpretare Javindhra. In origine la donna era sembrata contraria a venire nella Torre Nera, acconsentendo alla missione solo perché l’Altissima l’aveva ordinato. Eppure adesso forniva motivi per restare qui.
«Javindhra» disse Pevara, avvicinandosi a lei. «Hai sentito quello che ha detto. Adesso ci servirà il permesso per andarcene. Questo posto si sta trasformando in una gabbia.»
«Io ritengo che siamo al sicuro» disse Javindhra agitando una mano. «Lui non è a conoscenza che disponiamo dei passaggi.»
«A quanto ne sappiamo» disse Pevara.
«Se lo ordini, sono certa che le altre andranno» disse Javindhra. «Ma io intendo continuare a sfruttare l’opportunità per apprendere.»
Pevara trasse un profondo respiro. Donna insopportabile! Di sicuro non sarebbe arrivata fino a ignorare che era Pevara a capo del gruppo? Dopo che il comando le era stato affidato dall’Altissima in persona? Luce, Javindhra era sempre più incostante.
Si separarono senza un’altra parola, con Pevara che girò i tacchi e tornò lungo il sentiero da cui erano venute. Tenne sotto controllo la sua collera con difficoltà. Quell’ultima affermazione era stata prossima a una sfida bella e buona! Be’, se lei voleva disobbedire e restare, che facesse pure. Era tempo di tornare alla Torre Bianca.
Degli uomini in giubbe nere camminavano tutt’attorno a lei. Molti annuirono con sogghigni troppo ossequiosi di rispetto simulato. Le sue settimane qui non avevano fatto nulla per metterla più a suo agio attorno a questi uomini. Lei avrebbe reso alcuni di loro Custodi. Tre. Poteva gestirne tre, vero?
Quelle espressioni cupe, come gli occhi di un boia mentre attendeva il prossimo collo mettersi in fila davanti a lui. Il modo in cui alcuni di loro borbottavano tra sé, o sobbalzavano per un nonnulla, o si tenevano la testa e sembravano confusi. Lei si trovava nella fossa stessa della pazzia e le faceva accapponare la pelle come se fosse ricoperta di millepiedi. Non riuscì a fare a meno di accelerare il passo. No, pensò. Non posso lasciare Javindhra qui, non senza tentare ancora una volta. Pevara avrebbe spiegato alle altre, avrebbe dato loro l’ordine di andarsene. Poi avrebbe chiesto a loro, prima fra tutte Tama, di avvicinare Javindhra. Di sicuro le loro argomentazioni unite l’avrebbero convinta.
Pevara raggiunse le capanne che erano state loro assegnate. Non guardò di proposito da un lato, verso la fila di piccoli edifici che fungevano da casa per le Aes Sedai vincolate. Aveva sentito cosa stavano facendo alcune di loro, cercando di controllare i loro Asha’man usando... vari metodi. Anche questo le fece accapponare la pelle. Per quanto pensasse che parecchie Rosse avessero un’opinione troppo severa degli uomini, ciò che queste donne facevano superava il confine con un salto sconsiderato.
Entrò nella sua capanna e lì trovò Tama alla scrivania, intenta a scrivere una lettera. Le Aes Sedai dovevano condividere le loro capanne e Pevara aveva scelto Tama appositamente. Pevara poteva essere stata messa a capo di questo gruppo, ma Tama era la Custode degli Annali. La politica di questa particolare spedizione era delicata, con così tanti membri influenti e così tante opinioni.
La notte precedente, Tama aveva acconsentito che era il momento di andare. Avrebbe cooperato con Pevara nell’andare da Javindhra.