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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Birgitte l’afferrò per il braccio.

Elayne le lanciò un’occhiata interrogativa, ma la Custode stava fissando il trono. «Aspetta un momento» disse chinandosi.

I nobili iniziarono a mormorare tra loro e Lorstrum si avvicinò a Elayne. «Maestà?»

«Birgitte,» disse Elayne arrossendo «questo è davvero necessario?»

Birgitte la ignorò, tastando il cuscino del trono. Luce! La sua Custode era decisa a metterla in imbarazzo in ogni situazione possibile? Di sicuro...

«Aha!» esclamò Birgitte, strattonando via qualcosa dal cuscino.

Elayne trasalì, poi venne più vicino, con Lorstrum e Bertome al suo fianco. Birgitte stava tenendo in alto un piccolo ago dalla punta nera. «Nascosto nel cuscino.»

Elayne impallidì.

«Era l’unico posto dove sapevano che saresti stata, Elayne» disse Birgitte piano. Si inginocchiò e continuò a tastare in cerca di altre trappole.

Lorstrum era arrossito. «Troverò chi ha fatto questo, maestà» disse a voce bassa. Una voce pericolosa. «Conosceranno la mia ira.»

«Non se conoscono prima la mia» disse il robusto Bertome, esaminando l’ago.

«Ovviamente un tentativo di assassinio inteso per il lord Drago, maestà» disse Lorstrum a voce più alta, a beneficio dei presenti. «Nessuno oserebbe uccidere te, la nostra amata sorella dall’Andor.»

«È un piacere sentirlo» disse Elayne fissandolo. Quella sua espressione diceva a chiunque nella sala che lei sarebbe stata alla messinscena per salvare la faccia di Lorstrum. Come suo sostenitore più forte, la vergogna di un tentativo di assassinio ricadeva su di lui.

Acconsentire a lasciargli salvare la faccia gli sarebbe costato. Lui abbassò brevemente gli occhi dalla comprensione. Luce, quanto odiava questo gioco. Ma l’avrebbe giocato. E l’avrebbe giocato bene.

«È sicuro?» chiese a Birgitte.

La Custode si sfregò il mento. «C’è un solo modo per scoprirlo» disse, poi si lasciò cadere sul trono con un bel po’ di forza, senza tante cerimonie.

Non pochi dei nobili della sala annasparono, mentre Lorstrum impallidì ancora di più.

«Non è molto comodo» disse Birgitte, sporgendosi da un lato, poi spingendo la schiena su contro il legno. «Mi sarei aspettata che il trono di un monarca fosse più imbottito, col tuo didietro così delicato e tutto quanto.»

«Birgitte!» sibilò Elayne, sentendo il proprio volto avvampare di nuovo. «Non puoi sederti sul Trono del Sole!»

«Sono la tua guardia del corpo» disse Birgitte. «Posso assaggiare il tuo cibo se voglio, posso attraversare le porte prima di te e posso dannatamente sedermi sulla tua sedia se penso che questo ti proteggerà.» Sogghignò. «Inoltre,» aggiunse a voce più bassa «mi sono sempre chiesta che sensazione dava uno di questi.» La Custode si alzò, ancora cauta ma anche soddisfatta.

Elayne si voltò e fronteggiò l’aristocrazia cairhienese. «Avete aspettato a lungo questo» disse. «Alcuni di voi sono insoddisfatti, ma ricordate che metà del mio sangue è cairhienese. Questa alleanza renderà grandi entrambe le nostre nazioni. Non esigo la vostra fiducia, ma esigo la vostra obbedienza.» Esitò, poi aggiunse. «Ricordate ancora, questo è come il Drago Rinato desidera che sia.»

Vide che capivano. Rand aveva conquistato questa città una volta, anche se era stato per liberarla dagli Shaido. Sarebbero stati saggi a non indurlo a tornare indietro e a conquistarla di nuovo. Una regina usava gli strumenti che aveva a disposizione. Aveva preso l’Andor con le proprie forze; avrebbe lasciato che Rand l’aiutasse con Cairhien.

Si sedette. Una cosa tanto semplice, ma le implicazioni sarebbero state davvero di vasta portata. «Radunate le vostre forze individuali e le guardie delle Casate» ordinò ai nobili lì riuniti. «Marcerete con le truppe dell’Andor attraverso dei passaggi fino a un luogo noto come il Campo di Merrilor. Ci incontreremo con il Drago Rinato.»

I nobili parvero sorpresi. Lei veniva, prendeva il trono, poi comandava ai loro eserciti di lasciare la città, tutto nello stesso giorno? Elayne sorrise. Meglio agire in modo rapido e deciso: avrebbe costituito un precedente per obbedirle. E avrebbe iniziato a prepararli per l’Ultima Battaglia.

«Inoltre,» annunciò mentre quelli cominciavano a mormorare «voglio che raduniate ogni uomo in questo regno in grado di impugnare una spada e lo arruoliate nell’esercito della regina. Non ci sarà molto tempo per addestrarsi, ma ogni uomo sarà necessario nell’Ultima Battaglia... e anche quelle donne che desiderano combattere possono aggregarsi. Poi riferite a tutti i campanari in città che avrò bisogno di incontrarmi con loro entro un’ora.»

«Ma,» disse Bertome «la festa dell’incoronazione, maestà...»

«Festeggeremo quando l’Ultima Battaglia sarà stata vinta e i figli di Cairhien saranno al sicuro» disse Elayne. Le occorreva distrarli dai loro complotti, dar loro del lavoro per tenerli occupati, se possibile. «Muovetevi! Fingete che l’Ultima Battaglia sia alla vostra porta e che arriverà al mattino!»

Perché forse sarebbe stato davvero così.

Mat era appoggiato contro un albero morto, e osservava il suo accampamento. Inspirò ed espirò, sorridendo e provando il bellissimo sollievo di sapere che non era più inseguito. Aveva dimenticato quant’era bella quella sensazione. Meglio di una servetta graziosa su ciascun ginocchio, quello era. Be’, meglio di una servetta, almeno.

Un campo militare di sera era uno dei posti più confortevoli al mondo, perfino se metà del campo era vuota, con gli uomini che erano andati a Cairhien. Il sole era tramontato e alcuni di quelli che erano rimasti si erano coricati. Ma per quelli che il giorno dopo avevano il turno di pomeriggio, non c’era ancora motivo di andare a dormire.

Una dozzina di buche per il fuoco ardevano per il campo, con uomini che sedevano a condividere racconti o imprese, di donne lasciate indietro o di dicerie da lontano. Lingue di fiamma guizzavano mentre gli uomini ridevano, seduti su ceppi o rocce, qualcuno ogni tanto rimestava i tizzoni con un ramo contorto e agitava minuscole scintille in aria mentre i suoi amici cantavano "Venite, fanciulle o Salici caduti a mezzodì".

Gli uomini della Banda provenivano da una dozzina di nazioni differenti, ma questo accampamento era la loro vera casa. Mat procedette in mezzo a loro, cappello sulla testa e ashandarei sopra la spalla. Si era procurato una nuova sciarpa per il collo. La gente sapeva della sua cicatrice, ma non c’era ragione di ostentarla come uno dei dannati carri di Luca.

La sciarpa che aveva scelto stavolta era rossa. In memoria di Tylin e degli altri che erano stati uccisi dal gholam. Per breve tempo era stato tentato di scegliere il rosa. Un tempo davvero breve.

Mat sorrise. Anche se delle canzoni risuonavano da diversi dei fuochi da campo, nessuna era troppo forte e per il campo c’era una sana quiete. Non un silenzio. Il silenzio non era mai buono. Lui odiava il silenzio. Gli faceva domandare chi si stesse sforzando di aggredirlo di soppiatto. No, questa era quiete. Uomini che russavano piano, fuochi che crepitavano, altri uomini che cantavano, erba che scrocchiava quando quelli di guardia vi passavano sopra. I pacifici rumori di uomini che si godevano le loro vite.

Mat si diresse di nuovo al suo tavolo fuori dalla sua sua tenda buia. Si sedette, esaminando le carte che aveva impilato lì. L’interno della tenda era troppo soffocante. Inoltre non aveva voluto svegliare Olver.

La tenda di Mat si increspò nel vento. Quel suo posto sembrava strano, con l’elegante tavolo di quercia messo in uno spiazzo di zampadipollo, la sedia di Mat accanto a esso, una caraffa di sidro riscaldato per terra vicino a lui. Le carte sul suo tavolo erano tenute ferme da varie pietre che lui aveva raccolto e illuminate da un’unica lampada tremolante.

Non avrebbe dovuto avere pile di carte. Sarebbe dovuto starsene a uno di quei fuochi a cantare Danzare con delle Ombre. Poteva distinguere vagamente le parole da un vicino fuoco da campo.

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