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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Carte. Be’, lui aveva acconsentito all’ingaggio di Elayne e c’erano carte per quel genere di cose. E carte per organizzare le squadre dei draghi. Carte per provviste, rapporti disciplinari e ogni genere di sciocchezza. E alcune carte che era riuscito a recuperare da sua maestà reale, rapporti di spie che aveva voluto esaminare. Rapporti sui Seanchan.

Molte delle notizie non gli erano nuove; grazie al passaggio di Verin, Mat aveva Viaggiato a Caemlyn più rapidamente di molte voci. Ma Elayne aveva dei propri passaggi e alcune delle notizie da Tear e Illian erano nuove. Lì si parlava della nuova imperatrice dei Seanchan. Perciò Tuon si era davvero incoronata, qualunque cosa facessero i Seanchan per nominare un nuovo regnante.

Questo lo fece sorridere. Luce, non sapevano cosa li aspettava. Probabilmente pensavano di saperlo. Ma lei li avrebbe sorpresi, sicuro come che il cielo era azzurro. O meglio grigio, di recente.

Si parlava anche del Popolo del Mare come alleato dei Seanchan. Mat non diede credito a quello. I Seanchan avevano catturato abbastanza vascelli del Popolo del Mare da dare quell’impressione, ma non era la verità. Trovò anche alcune pagine con notizie su Rand, molte delle quali generiche o inaffidabili.

Dannati colori. Rand era seduto a parlare con delle persone in una tenda. Forse era davvero nell’Arad Doman, ma non poteva essere sia lì, sia a combattere nelle Marche di Confine, vero? Una diceria sosteneva che Rand avesse ucciso la regina Tylin. Quali maledetti idioti pensavano quello?

Passò rapidamente oltre ai rapporti su Rand. Odiava dover scacciare quei dannati colori più e più volte. Almeno Rand stava indossando dei vestiti stavolta.

L’ultima pagina era curiosa. Dei lupi che correvano in enormi branchi, raggruppandosi in radure e ululando in coro? I cieli che brillavano rossi di notte? Bestiame che si allineava nei campi, tutti rivolti a nord, osservando in silenzio? Le orme di eserciti di Progenie dell’Ombra nel mezzo dei campi? Queste cose puzzavano di semplici dicerie, trasmesse da contadinotta a contadinotta fino a raggiungere le orecchie delle spie di Elayne.

Mat esaminò il foglio, poi — senza nemmeno pensarci — si rese conto che aveva tirato fuori la busta di Verin dalla sua tasca.

La lettera ancora sigillata appariva logora e sporca, ma lui non l’aveva aperta. Sembrava la cosa più difficile che avesse mai fatto, resistere a quell’impulso.

«Questa sì che è una scena piuttosto inconsueta» disse una voce di donna. Mat alzò lo sguardo e vide Setalle dirigersi verso di lui. Indossava un abito marrone che si allacciava sopra il suo ampio petto. Non che Mat trascorresse alcun tempo a guardarlo.

«Ti piace la mia tana?» chiese Mat. Mise da parte la busta, poi posò l’ultimo dei rapporti delle spie su una pila, proprio accanto a una serie di schizzi che aveva realizzato per alcune nuove balestre, basate su quelle che Talmanes aveva comprato. Le carte minacciarono di volare via. Dato che non aveva nessun sasso per questa pila, si tolse uno dei suoi stivali e ce lo mise sopra.

«La tua tana?» chiese Setalle, suonando divertita.

«Certo» disse Mat, grattandosi il fondo del piede ricoperto dalla calza. «Dovrai prendere un appuntamento con il mio intendente se vuoi entrare.»

«Il tuo intendente?»

«Quel ceppo laggiù» disse Mat con un cenno del capo. «Non quello piccolo, quello grosso col muschio che gli cresce in cima.»

Lei sollevò un sopracciglio.

«È piuttosto bravo» disse Mat. «Non lascia mai passare nessuno che non voglia vedere.»

«Sei una creatura interessante, Matrim Cauthon» disse Setalle, accomodandosi sul ceppo più grosso. Il suo vestito seguiva la moda di Ebou Dar, con il lato sollevato per rivelare delle sottogonne tanto variopinte da spaventare un Calderaio.

«Volevi qualcosa in particolare?» chiese Mat. «Oppure sei passata solo per poterti sedere sulla testa del mio intendente?»

«Ho sentito che hai fatto di nuovo visita al palazzo oggi. È vero che conosci la regina?»

Mat scrollò le spalle. «Elayne non è male come ragazza. È una cosuccia graziosa, questo è certo.»

«Non mi sconvolgi più, Matrim Cauthon» osservò Setalle. «Mi sono resa conto che le cose che dici spesso hanno quello scopo.»

Davvero? «Io dico quello che penso, comare Anan. A te cosa importa se conosco la regina?»

«È semplicemente un altro pezzo dell’enigma che tu rappresenti» disse Setalle. «Ho ricevuto una lettera da Joline oggi.»

«Cosa voleva da te?»

«Non ha chiesto nulla. Voleva semplicemente riferire che sono arrivate sane e salve a Tar Valon.»

«Devi aver letto male.»

Setalle gli rivolse un’occhiata di rimprovero. «Joline Sedai ti rispetta, mastro Cauthon? Spesso parlava con molta stima di te e del modo in cui hai salvato non solo lei ma le altre due. Ha chiesto di te nella lettera.»

Mat sbatté le palpebre. «Davvero? Diceva cose del genere?»

Setalle annuì.

«Che io sia folgorato» disse lui. «Mi fa quasi sentire in colpa per averle tinto la bocca di blu. Ma nessuno poteva sapere che la pensava a quel modo su di me, considerando come mi trattava.»

«Parlare di tali cose fa gonfiare l’opinione che un uomo ha di sé stesso. Si potrebbe pensare che il modo in cui ti trattava fosse sufficiente.»

«È una Aes Sedai» borbottò Mat. «Tratta chiunque come se fosse fango da grattar via dai suoi stivali.»

Setalle gli scoccò un’occhiataccia. Aveva un’aria solenne attorno a lei, in parte matronale, in parte nobildonna di corte e in parte locandiere che andava per le spicce.

«Spiacente» disse lui. «Alcune Aes Sedai non sono male come altre. Non intendevo insultarti.»

«Lo prenderò come un complimento» disse Setalle. «Anche se io non sono Aes Sedai.»

Mat scrollò le spalle, trovando un ottimo sassetto ai suoi piedi. Lo usò per sostituire il suo stivale in cima alla pila di carte. Le piogge degli ultimi giorni erano passate, lasciando una frizzante freschezza nell’aria. «So che hai detto che non ha fatto male» disse Mat. «Ma... cosa si prova? Per quello che hai perduto?»

Lei increspò le labbra. «Qual è il cibo più delizioso che ti piace, mastro Cauthon. La cosa che mangeresti più di tutte le altre?»

«Le torte di mia madre» disse immediatamente Mat.

«Be’, è la stessa cosa» disse Setalle. «Sapere che una volta potevi goderti quelle torte ogni giorno, ma che ora ti sono negate. I tuoi amici, loro possono avere tutte le torte che vogliono. Tu li invidi e ti fa male, ma allo stesso tempo sei felice. Almeno qualcuno può godersi quello che tu non puoi più avere.»

Mat annuì lentamente.

«Perché odi le Aes Sedai così tanto, mastro Cauthon?» chiese Setalle.

«Io non le odio» disse Mat. «Che io sia folgorato, ma non le odio. Ma a volte pare che un uomo non possa fare due cose senza che delle donne vogliano che lui faccia una di quelle in modo diverso e ignori del tutto l’altra.»

«Tu non sei costretto ad accettare il loro consiglio, e ti assicuro che molte volte alla fine ammetti che è un buon consiglio.»

Mat si strinse nelle spalle. «A volte a un uomo piace fare quello che vuole, senza qualcuno che gli dica cosa c’è di sbagliato in lui e in quello che vuole fare. Tutto qua.»

«E non ha nulla a che fare con le tue... opinioni peculiari sui nobili? Molte Aes Sedai si comportano come se fossero delle nobildonne, dopotutto.»

«Non ho nulla contro i nobili» disse Mat, raddrizzandosi la giacca. «Solo che non mi piace essere uno di loro.»

«Perché, allora?»

Mat rimase immobile per un momento. Perché? Infine abbassò lo sguardo sul suo piede, poi si rimise lo stivale. «Si tratta degli stivali.»

«Stivali?» Setalle parve confusa.

«Stivali» disse Mat annuendo, legandosi i lacci. «Tutto riguarda gli stivali.»

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