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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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La terra oltre questo passaggio era più brulla che nell’Andor meridionale. Meno alberi, più erba di prateria. In lontananza c’erano alcune rovine. La zona aperta davanti a loro era colma di tende, stendardi e accampamenti. Pareva che la coalizione di Egwene si fosse riunita. Grady scrutò attraverso, poi fischiò piano. «Quanta gente è quella?»

«Quelle sono le Lune Crescenti di Tear» osservò Perrin, indicando uno stendardo. «E quella è Illian. Posizionati su lati opposti del campo.» Una bandiera verde con nove api dorate contrassegnava quell’esercito.

«Un grosso numero di Casate cairhienesi» disse Faile, guardando giù dall’altura. «Non pochi Aiel... Nessuna bandiera delle Marche di Confine.»

«Non ho mai visto così tante truppe in un posto solo» disse Grady.

Sta accadendo davvero, pensò Perrin, il cuore che gli palpitava. L’Ultima Battaglia.

«Pensi che saranno sufficienti a fermare Rand?» chiese Faile. «Ad aiutarci a impedirgli di rompere i sigilli?»

«Aiutarci?» chiese Perrin.

«Hai detto a Elayne che saresti andato al Campo di Merrilor» disse Faile. «Per via di quello che Egwene aveva chiesto.»

«Oh, le ho detto che era necessario che fossi lì» disse Perrin. «Ma non ho mai affermato che avrei preso le parti di Egwene. Mi fido di Rand, Faile, e mi sembra giusto che abbia bisogno di rompere i sigilli. È come creare una spada. Di solito non vuoi forgiarne una dai pezzi di un’arma rotta e rovinata. Prendi del buon acciaio nuovo per farla. Piuttosto che rattoppare i vecchi sigilli, a lui servirà crearne di nuovi.»

«Forse» disse Faile. «Ma questo sarà un confine molto sottile da percorrere. Così tanti eserciti in un solo posto. Se qualcuno si schiera con Rand e altri con la Torre Bianca...»

Nessuno avrebbe vinto se si fossero messi l’uno contro l’altro. Be’, Perrin avrebbe dovuto assicurarsi che ciò non avvenisse.

I soldati erano già radunati su file, preparandosi a marciare. Perrin si voltò verso di loro. «Rand ci ha mandato via in cerca di un nemico» tuonò. «Torniamo da lui avendo trovato degli alleati. Avanti, verso l’Ultima Battaglia!»

Solo quelli sul davanti potevano sentirlo, ma esultarono e passarono parola indietro. Rand o Elayne avrebbero tenuto un discorso più ispiratore. Ma Perrin non era loro. Avrebbe dovuto fare le cose a modo suo.

«Aravine.» Perrin chiamò la grassoccia Amadiciana. «Va’ ad assicurarti che nessuno litighi su dove disporre il proprio campo.»

«Sì, lord Occhidoro.»

«Tienici lontani dagli altri eserciti per ora» disse Perrin indicando. «Fa’ scegliere a Sulin e Gaul un buon posto. Passate parola a ciascuno degli eserciti mentre ci sistemiamo. Non dobbiamo interagire o guardare nel modo sbagliato nessuna di quelle altre armate. E non lasciare nemmeno che la gente se ne vada a zonzo verso sud! Non siamo più nelle regioni selvagge e non voglio che gli agricoltori del luogo si lamentino di qualche combinaguai.»

«Sì, mio signore» disse lei.

Non aveva mai chiesto ad Aravine perché lei non si fosse unita a uno dei gruppi che erano stati rimandati in Amadicia. Probabilmente era per via dei Seanchan, però. Era evidente che lei era nobile, ma non diceva molto del suo passato. Perrin era lieto di averla con sé. Come sua intendente del campo, era il suo collegamento tra le diverse fazioni che componevano il suo esercito.

La Guardia del Lupo aveva estratto il primo turno, così fecero strada attraverso il passaggio. La grossa colonna cominciò a muoversi. Perrin procedette lungo la fila, dando ordini, perlopiù reiterando che non voleva problemi con la gente del luogo o gli altri eserciti. Si fermò nell’incontrare i Manti Bianchi che attendevano il loro turno. Berelain stava cavalcando di nuovo accanto a Galad; parevano estraniati in una conversazione molto affabile. Luce, quella donna aveva trascorso praticamente ogni ora del giorno con Galad in quegli ultimi tempi.

Perrin non aveva messo assieme i Manti Bianchi e i Mayenesi, eppure in qualche modo pareva che fossero finiti vicini. Mentre iniziavano a muoversi, i Manti Bianchi di Galad cavalcarono in una colonna perfetta di quattro uomini per fila, i loro tabarri bianchi ornati con il sole raggiato. Perrin aveva ancora una reazione istintiva simile al panico ogni volta che li vedeva, ma avevano creato sorprendentemente pochi problemi da dopo il processo.

Le Guardie Alate di Mayene cavalcavano dall’altro lato, Gallenne appena dietro Berelain, le loro lance tenute alte. Pennacchi rossi erano assicurati a esse, e le corazze e gli elmi erano lucidati alla perfezione. Pareva che fossero pronti per una parata.

E forse lo erano. Se eri in procinto di cavalcare verso l’Ultima Battaglia, lo facevi con la lancia tenuta alta e l’armatura lucidata.

Perrin proseguì. Poi veniva l’esercito di Alliandre, procedendo in una formazione serrata di cavalleria pesante, otto uomini per fila, Arganda in testa. Urlò ordini quando vide Perrin e la colonna ondulata di soldati si voltò e gli rivolse il saluto.

Perrin lo ricambiò. Aveva chiesto ad Alliandre e lei gli aveva detto che quella era la risposta giusta. Lei cavalcava con Arganda, di fianco sulla sella, in un sottile abito rossiccio con l’orlo dorato. Un abbigliamento poco pratico per cavalcare, ma non sarebbero stati in sella molto a lungo. Trecento passi e altrettante leghe.

Perrin notò la soddisfazione di Alliandre quando rivolse il saluto ai suoi soldati. Era lieta di vederlo calarsi nel suo ruolo di capo della coalizione. In effetti, molti nel campo reagirono allo stesso modo. Forse prima erano stati in grado di percepire quanto lui mal sopportava il comando. Come ci riuscivano senza la capacità di fiutare le emozioni?

«Lord Perrin» disse Alliandre nel superarlo. Gli rivolse una specie di ondeggiamento chino che era l’equivalente di una riverenza a cavallo. «Non dovresti essere in sella?»

«Mi piacciono i miei piedi.»

«Un comandante a cavallo sembra più autorevole.»

«Ho deciso di guidare questo gruppo, Alliandre,» disse Perrin in tono burbero «ma lo farò a modo mio. Questo significa camminare quando voglio farlo.» Avrebbero percorso solo una breve distanza attraverso il passaggio. I suoi piedi sarebbero bastati.

«Ma certo, mio signore.»

«Una volta che saremo sistemati, voglio che mandi indietro alcuni uomini a Jehannah. Vedi se riuscite a reclutare qualcun altro, scegli qualunque guardia cittadina di cui disponi. Portali qui. Ci servirà chiunque possiamo avere e voglio addestrarli il più possibile prima che questa guerra scoppi.»

«Molto bene, mio signore.»

«Ho già mandato qualcuno a Mayene» disse Perrin. «E Tam si sta occupando di radunare tutti gli uomini in più che può dai Fiumi Gemelli.» Luce, quanto desiderava poterli lasciare indietro, nelle loro fattorie, a vivere in pace mentre altrove imperversava la tempesta. Ma questa era davvero la fine. Poteva avvertirlo. Se avessero perso questo scontro avrebbero perso tutto. Il mondo. Il Disegno stesso. Di fronte a ciò, avrebbe schierato ragazzi che riuscivano a malapena a impugnare una spada e anziani che avevano problemi a camminare. Ammetterlo gli faceva rivoltare lo stomaco, ma era la verità.

Continuò lungo la colonna e diede alcuni ordini a diversi altri gruppi. Mentre stava terminando con l’ultimo, notò una manciata di uomini dei Fiumi Gemelli passare accanto. Uno, Azi, teneva lo stendardo con la testa di lupo. Jori Congar rimase indietro. Si fermò, poi fece cenno agli altri tre di andare avanti prima di dirigersi da Perrin. C’era qualcosa che non andava?

«Lord Perrin.» Jori si mise ben dritto, lungo e allampanato, come un uccello in piedi su una zampa sola. «Io...»

«Ebbene?» disse Perrin. «Sputa il rospo...»

«Volevo scusarmi» disse Jori, le parole che gli uscivano di getto.

«Per cosa?»

«Per alcune cose che ho detto» rispose Jori, distogliendo lo sguardo. «Voglio dire, per alcune cose sciocche. E stato dopo che eri stato male, vedi, ed eri stato portato nella tenda della Prima e... be’, io...»

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