La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Perrin evitò di ascoltare il resto, un’impresa non facile con il suo udito. Prima Aram e adesso Jondyn e Tod, anche se non così apertamente. Che Jondyn fosse folgorato! No, magari quell’uomo faceva sembrare Mat volenteroso, ma se lui diceva certe cose, altri le pensavano. Nessun uomo dei Fiumi Gemelli avrebbe fatto del male a una donna di sua spontanea volontà, ma chi altro desiderava che le Aes Sedai prigioniere morissero? E chi avrebbe potuto tentare di realizzare quel desiderio?
Perrin osservò il circolo di carri, a disagio. Il pensiero che forse avrebbe dovuto difendere le prigioniere Aes Sedai non era piacevole, ma lui non si sottraeva al dovere. Non aveva una gran passione per le Aes Sedai, men che mai per quelle che tenevano prigioniere, ma era cresciuto nella tacita certezza che un uomo doveva essere pronto a rischiare la vita per difendere una donna, se lei glielo concedeva, e doveva farlo anche se la donna non gli piaceva e persino se sapeva che si trattava di un caso senza speranza. Certo, un’Aes Sedai poteva legare a suo piacimento qualsiasi uomo prima che questi se ne rendesse conto, ma tagliate fuori dal potere diventavano come ogni altra donna. Era questo che Perrin pensava quando le guardava: una ventina di Aes Sedai, una ventina di donne che forse non sapevano come difendersi senza l’uso del Potere.
Per un po’ osservò gli Asha’man di guardia, tutti con un’espressione cupa come la morte. A parte i tre che controllavano le donne quietate. Cercavano di mostrarsi torvi come gli altri, ma sotto quel tentativo si nascondeva qualcos’altro. Se solo si fosse trovato abbastanza vicino per fiutare il loro odore... Per gli Asha’man, le Aes Sedai erano una minaccia. Forse era vero anche il contrario. Forse le avrebbero solo quietate. Da quel poco che Perrin aveva capito, quietare un’Aes Sedai equivaleva a ucciderla, anche se la vittima ci metteva più tempo a morire.
In ogni caso, decise con riluttanza, doveva lasciare gli Asha’man a Rand. Parlavano solo fra di loro o con le prigioniere, e Perrin dubitava che avrebbero dato ascolto a qualcuno che non fosse Rand. La domanda era: cosa avrebbe detto Rand? E cosa avrebbe potuto fare Perrin se il suo amico avesse detto la cosa sbagliata?
Accantonò il problema e si grattò la barba con un dito. I Cairhienesi erano troppo impauriti dalle Aes Sedai per prendere in considerazione l’idea di far loro del male, e gli abitanti di Mayene le rispettavano troppo, ma li avrebbe tenuti comunque d’occhio. Chi avrebbe mai pensato che Jondyn potesse spingersi a tanto? Perrin aveva un certo ascendente sui Cairhienesi e la gente di Mayene, che però sarebbe sicuramente svanito se questi avessero preso in considerazione certe idee. In fondo lui era solamente un fabbro. E poi c’erano gli Aiel. Perrin sospirò. Non era sicuro neppure che Rand avesse una grande influenza su di loro.
Era difficile distinguere i singoli odori con così tante persone in giro, ma lui si era abituato a usare il fiuto quasi come fosse una seconda vista. I siswai’aman che passavano abbastanza vicino odoravano di calma ma anche di prontezza, un odore armonioso e forte. Non parevano notare molto le Aes Sedai. Gli odori delle Fanciulle erano pungenti e pieni di furia repressa, e quando guardavano le prigioniere diventavano ancora più forti. E le Sapienti...
Tutte quelle giunte da Cairhien erano capaci di incanalare, ma nessuna aveva il volto privo dei segni dell’età. Perrin suppose che fosse perché non usavano abbastanza l’Unico Potere. In ogni caso sia quelle con le guance lisce come Edarra sia quelle dal volto rugoso e i capelli bianchi come Sorilea andavano in giro con una padronanza di sé che eguagliava quella delle Aes Sedai. Erano quasi tutte graziose, quasi tutte alte, com’era tipico degli Aiel, e sembrava che ignorassero le Sorelle.
Sorilea guardò le prigioniere senza fermarsi, quindi andò a parlare con Edarra e un’altra Sapiente, una donna snella e bionda di cui Perrin non conosceva il nome. Se solo avesse potuto sentire cosa si stavano dicendo. Gli passarono vicino, tutte con l’espressione immutata su quei volti imperturbati, ma i loro odori erano tutta un’altra faccenda. Quando lo sguardo di Sorilea passò sulle Aes Sedai, il suo odore divenne freddo e distante, feroce e risoluto, e dopo che la donna ebbe parlato con le altre due anche i loro odori divennero simili.
«Un bel maledetto pasticcio!» ringhiò lui.
«Problemi?» chiese Aram raddrizzando la schiena ma restando accovacciato, con la mano destra pronta a scattare verso il pomo della spada a foggia di testa di lupo che gli spuntava da dietro le spalle. Era diventato molto bravo con quell’arma e in pochissimo tempo, e non disdegnava mai di usarla.
«Nessun problema, Aram.» Non era proprio una bugia. Scosso dal suo malinconico rimuginare, Perrin guardò davvero gli altri come se fosse la prima volta. Tutti insieme. Non gli piacque ciò che vide, e gli Aiel erano solo una parte del problema.
I Cairhienesi e gli uomini di Mayene guardavano gli Aiel con sospetto, e in cambio ricevevano lo stesso sospetto, in particolare i Cairhienesi. Non era una gran sorpresa. In fondo era risaputo che gli Aiel erano ostili a chiunque fosse nato al di là della Dorsale del Mondo, ai Cairhienesi più che agli altri. La semplice verità era che quei due popoli si odiavano a morte. Non avevano messo da parte la reciproca animosità — la cosa migliore che si potesse dire era che la tenevano al guinzaglio — eppure fino a quel momento Perrin era stato convinto che si sarebbero trattenuti. Magari solo per il bene di Rand. Tuttavia, nell’accampamento c’era uno strano umore, una tensione che stava serrando tutti nella propria morsa. Adesso Rand era libero e le alleanze temporanee erano... temporanee, appunto. Gli Aiel stringevano le lance quando guardavano i Cairhienesi, e questi sfioravano cupi l’elsa delle spade. La stessa cosa facevano gli uomini di Mayene. Loro non avevano nessun odio particolare per gli Aiel, non li avevano mai combattuti se non durante la guerra Aiel, ma era facile capire da quale lato si sarebbero schierati se si fosse giunti allo scontro. E questo, forse, valeva anche per gli abitanti dei Fiumi Gemelli.
Quel malumore, però, si era annidato ancor più a fondo negli animi di Asha’man e Sapienti. Gli uomini in giubba nera ignoravano allo stesso modo le Fanciulle, i siswai’aman e la gente di Cairhien, Mayene e Fiumi Gemelli, ma osservavano le Sapienti con espressioni tetre quasi quanto quelle riservate alle Aes Sedai. Con ogni probabilità non facevano una gran distinzione fra una donna che poteva usare l’Unico Potere e l’altra. Erano tutte potenziali nemiche. Tredici insieme potevano essere mortalmente pericolose, e c’erano più di novanta Sapienti nell’accampamento e nei suoi dintorni. Meno della metà rispetto agli Asha’man, ma comunque sufficienti a provocare dei guai se lo avessero deciso. Donne che potevano incanalare, eppure sembrava che seguissero Rand.
Le Sapienti guardavano gli Asha’man con una freddezza di poco inferiore a quella delle Aes Sedai. Gli Asha’man erano uomini che potevano incanalare, ma seguivano Rand; seguivano Rand, ma...
Rand era un caso a sé. Secondo Gaul, la sua capacità di incanalare non era menzionata nelle profezie che riguardavano il Car’a’carn, e gli Aiel parevano fare finta che quell’inconveniente non esistesse. Gli Asha’man, però, non comparivano affatto in quelle profezie. Doveva essere stato come scoprire di avere un branco di leoni rabbiosi che combatteva al tuo fianco. Per quanto tempo sarebbero rimasti leali? Era meglio eliminarli subito?