L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Quando chiese ad Aviendha cosa stesse succedendo — era rimasta seduta fuori la sua tenda per tutto il tempo — lei mormorò acida: «Hanno deciso che è cresciuta» poi si interruppe bruscamente e rivolgendogli uno sguardo inespressivo a braccia conserte, proseguì con voce più fredda: «Sono affari delle Sapienti, Rand al’Thor. Chiedi a loro se lo desideri, ma preparati a sentirti rispondere che sono affari che non ti riguardano.»
Cosa era cresciuto a Egwene? I capelli? Non aveva senso. Aviendha non volle aggiungere un’altra parola riguardo all’argomento, invece raschiò un pezzo di lichene grigiastro da una roccia e iniziò a spiegargli come curare le ferite con quella poltiglia. La donna stava imparando a comportarsi come una Sapiente troppo velocemente per i suoi gusti. Le Sapienti vere e proprie gli prestavano poca attenzione, ma chiaramente non ne avevano bisogno con Aviendha, per così dire, appollaiata sulla sua spalla.
Gli altri Aiel, almeno i Jindo, diventavano ogni giorno meno freddi, forse leggermente meno a disagio con ciò che Colui che viene con l’Alba significava per loro, ma Aviendha era la sola che gli parlasse. Ogni sera Lan lo raggiungeva per gli esercizi con la spada e Rhuarc per insegnargli a usare la lancia e quella strana forma di combattimento con mani e piedi. Il Custode conosceva vagamente quella tecnica e si unì alle lezioni. La maggior parte degli altri evitava Rand, specialmente i conducenti dei carri che avevano scoperto che si trattava del Drago Rinato, un uomo che poteva incanalare. Quando coglieva uno di quegli uomini dal volto duro che lo guardava, sembrava che il tizio stesse guardando il Tenebroso in persona. Non Kadere o il menestrello, però.
Quasi ogni mattina quando partivano, l’ambulante cavalcava uno dei muli dei carri che i Trolloc avevano incendiato, il viso anche più scuro per via della sciarpa bianca avvolta attorno al capo che gli ricadeva sulle spalle. Con Rand era diffidente e gli occhi freddi che non cambiavano mai espressione facevano davvero sembrare il naso adunco il becco di un’aquila.
«Mio lord Drago» aveva iniziato a dire la mattina dopo l’attacco, quindi si deterse il sudore dal viso con l’onnipresente fazzoletto, cambiando posizione a disagio sulla vecchia sella consumata che aveva trovato da qualche parte per il mulo. «Posso chiamarti in questo modo?»
I resti carbonizzati di tre carri stavano diminuendo in lontananza verso sud, e con loro le tombe di due conducenti di Kadere e molti Aiel. I Trolloc erano stati trascinati via dai campi e lasciati per gli spazzini del deserto, grosse creature uggiolanti — Rand non sapeva se fossero grosse volpi o piccoli cani, sembravano un po’ entrambi — e avvoltoi con le ali bordate di rosso, alcuni che ancora roteavano in cielo quasi avessero paura di atterrare nella mischia sottostante.
«Chiamami come vuoi» rispose Rand.
«Mio lord Drago. Ho pensato a ciò che hai detto ieri» Kadere si guardò attorno come se temesse di essere sentito, ma Aviendha stava con le Sapienti, e la carovana di carri si trovava a cinquanta o più passi di distanza.
In ogni caso l’uomo abbassò la voce quasi fino a bisbigliare e si asciugò il viso nervosamente, anche se gli occhi non cambiarono mai espressione. «Quello che hai detto sulle conoscenze che sono di valore, che pavimentano la via della grandezza. È vero.»
Rand lo guardò a lungo senza battere ciglio, mantenendo il viso inespressivo. «Lo hai detto tu, non io» rispose alla fine.
«Be’, forse l’ho fatto, ma è vero, no, mio lord Drago?»
Rand annuì e l’ambulante proseguì sempre sussurrando, con gli occhi che ancora controllavano che nessuno origliasse. «Eppure possono anche annidarsi dei pericoli nella conoscenza. Quando si dà più di quanto si riceve. Un uomo che vende la conoscenza non deve solamente avere un prezzo, ma anche delle difese. Assicurazioni e sicurezza contro eventuali... ripercussioni. Non sei d’accordo?»
«Sei al corrente di cose che vuoi... vendere, Kadere?»
Il grosso uomo guardò corrucciato la carovana. Keille era scesa per camminare malgrado il caldo crescente, vestita di bianco con uno scialle di merletto bianco fissato fra i capelli ruvidi e scuri con dei pettinini d’avorio. Lanciava frequenti occhiate ai due uomini che cavalcavano affiancati, l’espressione era illeggibile da quella distanza. Sembrava ancora strano vedere qualcuno così grosso muoversi con tanta leggerezza. Isendre stava seduta a cassetta con il conducente del primo carro e lo guardava più apertamente, sporgendosi dall’angolo del carro dipinto di bianco che ondeggiava e sussultava.
«Quella donna potrebbe significare la mia morte» mormorò Kadere. «Forse possiamo riparlarne più tardi, mio lord Drago, se vuoi.» Spronando duramente il mulo trottò verso il carro di testa e salì a cassetta con sorprendente agilità, legando le redini del mulo a un anello di ferro del grande carro a forma di scatola. Lui e Isendre scomparvero all’interno, e non uscirono che a notte.
Kadere tornò il giorno dopo e altre volte che vide Rand da solo, sempre accennando a conoscenze che poteva vendere al giusto prezzo se venivano allestite le difese opportune. Una volta arrivò a dire che qualsiasi cosa — omicidio, tradimento, tutto — poteva essere perdonata in cambio di informazioni e sembrò sempre più nervoso quando Rand non si mostrò d’accordo. Qualsiasi cosa volesse vendere, pareva cercasse la protezione di Rand per ogni misfatto avesse potuto compiere.
«Non so se voglio comperare informazioni» gli disse Rand più di una volta. «C’è sempre il fatto del prezzo, giusto? Alcuni prezzi che potrei non voler pagare.»
Natael aveva preso Rand da parte quella prima mattina, dopo che furono accesi i fuochi e l’odore di cucina cominciò a fluttuare fra le tende basse. Il menestrello sembrava nervoso quanto Kadere. «Ti ho pensato molto» disse osservando Rand di traverso, con il capo reclinato da un lato. «Dovrebbe essere scritta una grande epica per narrare le tue gesta. Il Drago Rinato. Colui che viene con l’Alba. L’uomo di chissà quante profezie. In quest’Epoca e altre.» Si strinse a sé il mantello e le pezze colorate ondeggiarono al vento. Il crepuscolo nel deserto durava poco, la notte e il freddo giungevano velocemente e assieme. «Cosa provi nei confronti del destino profetizzato che ti aspetta? Devo saperlo se devo comporre un’epica.»
«Provare?» Rand si guardò attorno nel campo, osservava i Jindo che si muovevano fra le tende. Quanti sarebbero morti prima che avesse finito? «Stanco, mi sento stanco.»
«Non è proprio un’emozione eroica» mormorò Natael. «Ma prevedibile, visto il tuo destino. Il mondo è sulle tue spalle, la maggior parte della gente ti ucciderebbe volentieri se ne avesse la possibilità, il resto sono sciocchi che pensano di usarti, di guidarti verso il potere e la gloria.»
«A quale gruppo appartieni tu, Natael?»
«Io? Sono un semplice menestrello.» L’uomo sollevò un angolo del mantello coperto di pezze colorate come prova. «Non vorrei prendere il tuo posto per tutto l’oro del mondo, non con il destino che lo accompagna. Morte o follia, o entrambe. ‘Il suo sangue sulle rocce di Shayol Ghul...’ Si tratta del Ciclo Karaethon, le Profezie del Drago, giusto? Dover morire per salvare degli sciocchi che tireranno un sospiro di sollievo alla tua morte. No, non lo accetterei per tutto il potere che hai e per ben di più.»
«Rand,» lo chiamò Egwene sbucando dall’oscurità crescente, avvolta nel mantello chiaro con il cappuccio sollevato, «siamo venute a controllore come stai dopo la guarigione e una giornata trascorsa in questo caldo.» Con lei c’era Moiraine, il viso nascosto nelle profondità del cappuccio e Bair, Amys, Melaine e Seana, tutte con le teste coperte dagli scialli scuri, che lo guardavano calme e fredde come la notte. Anche Egwene. Non aveva ancora l’aspetto privo di età delle Aes Sedai, ma ne aveva gli occhi. All’inizio non aveva notato Aviendha appresso alle altre. Per un attimo gli sembrò di vederle una certa compassione in volto, ma se c’era stata, era svanita non appena si era accorta che la guardava. Immaginazione. Era stanco.