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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Io credo» osservò con cautela Min «che dovremmo andare. Probabilmente lui vuole evitare quelli che ‘lo stanno cercando’.» Siuan le lanciò un’occhiata che fece quasi arretrare la giumenta di Min, occhi gelidi e mento rigido. Non sarebbe stata spaventoso se la donna avesse mantenuto un po’ dell’incertezza di qualche momento prima.

Sollevando la testa l’uomo guardò da una all’altra aggrottando lentamente le sopracciglia. «Voi non siete Aes Sedai. Chi siete? Cosa volete da me?»

«Io sono la donna che può portarti fuori Tar Valon» gli rispose Siuan. «E forse offrirti una possibilità di vendicarti dell’Ajah Rossa. Ti piacerebbe avere l’opportunità di andare contro le tue catturatrici, no?»

L’uomo rabbrividì. «Cosa devo fare?» rispose lentamente.

«Seguimi» ingiunse Siuan. «Seguimi e ricordati che io sono la sola in tutto il mondo che può offrirti la possibilità di vendicarti.»

Restando in ginocchio studiò le donne con il capo reclinato, esaminando ogni volto, quindi si alzò con gli occhi fissi su Siuan. «Sono il tuo uomo» rispose semplicemente.

Il viso di Leane appariva incredulo come si sentiva Min. Cosa se ne faceva Siuan, per la Luce, di un uomo dalla dubbia sanità mentale che si era una volta proclamato falsamente Drago Rinato? Come minimo avrebbe rubato loro uno dei cavalli! Guardandone l’altezza e l’ampiezza delle spalle, Min pensò che avrebbero fatto meglio a tenere i pugnali a portata di mano. Di colpo, per un momento, l’alone brillante dorato e blu risplendette sulla testa dell’uomo, parlando di gloria futura con la stessa certezza della prima volta che lo aveva visto. Min rabbrividì. Visioni. Immagini.

Si voltò indietro verso la Torre. Il bianco fusto che dominava la città era integro e dritto, eppure spezzato come se fosse un mucchio di rovine. Per un momento rimase a pensare alle immagini che aveva intravisto, solo per un momento, lampeggiare intorno alla testa di Gawyn. Gawyn che si inchinava davanti ai piedi di Egwene a capo chino e Gawyn che spezzava il collo di Egwene, prima l’una e poi l’altra, come se ognuna di loro potesse rappresentare il futuro.

Raramente il significato delle visioni era chiaro come in questo caso, e non aveva mai visto prima d’ora questo ondeggiare avanti e indietro come se nemmeno la visione sapesse quale sarebbe stato il futuro. Peggio, aveva la sensazione quasi certa che era stato ciò che aveva fatto oggi ad aver indirizzato Gawyn verso queste possibilità.

Malgrado il sole rabbrividì nuovamente. Quel che è fatto è fatto, pensò. Guardò le due Aes Sedai — ex Aes Sedai. Entrambe studiavano Logain come se fosse un cane addestrato, feroce, forse pericoloso, ma utile. Siuan e Leane voltarono i cavalli verso il fiume, con Logain che camminava fra loro. Min seguì più lentamente. Luce, spero che ne sia valsa la pena, si disse

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Un’offerta rifiutata

«È quello il tipo di donna che ti piace?» chiese Aviendha piena di disprezzo.

Rand la guardò mentre camminava vicino alla staffa di Jeade’en con la gonna ingombrante e lo scialle marrone avvolto due volte attorno al capo. I grandi occhi verdi dardeggiarono verso di lui e sembrò che Aviendha desiderasse avere ancora la lancia usata durante l’attacco dei Trolloc, per la quale le Sapienti l’avevano rimproverata.

A volte lo metteva a disagio, la donna che camminava mentre lui cavalcava, e i piedi di Rand erano grati per la presenza del cavallo. Di rado — molto di rado — era riuscito a farla cavalcare con lui, usando come scusa il torcicollo che gli stava venendo per parlare con lei laggiù. Alla fine scoprì che andare a cavallo non era esattamente contro le usanze, piuttosto era fonte di disprezzo perché non si usavano le proprie gambe come mezzo di trasporto. Una risata di qualsiasi Aiel, in particolar modo una Fanciulla, anche un semplice sguardo, era abbastanza per farla smontare come un fulmine.

«È tenera, Rand al’Thor, debole.»

Si voltò indietro verso il carro a forma di scatola che si trovava in testa alla carovana degli ambulanti, che avanzava come un serpente nel territorio sabbioso e crepato, ora scortato nuovamente da Fanciulle Jindo.

Isendre stava a cassetta con Kadere e il conducente, seduta in braccio all’ambulante con la testa appoggiata sulla sua spalla mentre lui teneva un piccolo parasole di seta per fare ombra — anche a se stesso — dal sole che picchiava. Anche con una giubba bianca Kadere continuava a detergersi il viso scuro con un grosso fazzoletto, molto più colpito dal sole della ragazza, con il lucido abito aderente abbinato al parasole. Rand non era abbastanza vicino da esserne sicuro, ma pensava che gli occhi scuri fossero puntati su di lui attraverso il velo trasparente avvolto attorno alla testa e davanti al viso. E non sembrava che a Kadere importasse.

«Non credo che Isendre sia tenera» rispose tranquillo Rand sistemandosi lo shoufa attorno al capo, che effettivamente lo proteggeva dal sole cocente. Si era opposto alla proposta di indossare altri indumenti aiel, non importa quanto fossero più indicati per quel clima della giubba di lana rossa. Qualunque fosse il suo sangue, qualunque fossero i marchi sulle braccia, non era un Aiel e non lo avrebbe preteso. Qualsiasi cosa dovesse fare poteva appigliarsi a quel minimo di decenza. «No, non direi.»

Sul sedile del conducente del secondo carro c’erano la grassa Keille e il menestrello, Natael, che discutevano nuovamente. Le redini erano in mano al secondo, anche se non conduceva bene come l’uomo che solitamente svolgeva il lavoro. A volte anche loro guardavano Rand, sguardi veloci prima di ritornare al loro bisticcio. Ma in fondo lo facevano tutti. La lunga colonna di Jindo dall’altro lato, le Sapienti alle sue spalle, con Moiraine, Egwene e Lan. Fra i più distanti si vedeva la fitta linea di Shaido che sembrava stessero anche loro dirigendosi verso di lui. Non ne fu particolarmente sorpreso. Rand era Colui che viene con l’Alba. Tutti volevano sapere cosa avrebbe fatto. Lo avrebbero scoperto abbastanza presto.

«Tenera» grugnì Aviendha. «Elayne non lo è. Tu appartieni a Elayne, non dovresti fare gli occhi dolci a quella tipa dalla pelle lattea.» Aviendha scosse fieramente il capo borbottando fra sé. «I nostri modi l’hanno scioccata. Non poteva accettarli. Perché dovrebbe importarmi se lo fa? Non voglio prendere parte a tutto questo! Non può essere! Se potessi, ti prenderei come gai’shain e ti consegnerei a Elayne!»

«Perché Isendre dovrebbe accettare i sistemi aiel?»

Lo sguardo a occhi sgranati che Aviendha gli rivolse era così stupito che Rand si mise quasi a ridere. La donna divenne immediatamente cupa come se lui avesse fatto qualcosa per farla infuriare. Capire le donne aiel non era certo più facile rispetto alle altre.

«Tu certamente non sei tenera, Aviendha.» Avrebbe dovuto prenderlo come un complimento, la donna a volte era ruvida come una pietra per affilare. «Spiegami ancora questa cosa della padrona di casa. Se Rhuarc è il capoclan dei Taardad e capo della Fortezza di Rocce Fredde, come mai la fortezza appartiene alla moglie e non a lui?»

Aviendha lo guardò furiosa per un altro momento, muovendo le labbra mentre imprecava prima di rispondere. «Perché lei è la padrona di casa, testa dura di un abitante delle terre bagnate. Un uomo non può possedere un’abitazione non più di quanto può possedere le sue terre! A volte voi abitanti delle terre bagnate parlate come dei selvaggi.»

«Ma se Lian è la padrona di casa perché è la moglie di Rhuarc...»

«Questo è diverso! Vuoi capirlo sì o no? Lo capisce anche un bambino!» Respirando profondamente Aviendha si sistemò lo scialle attorno al viso. Sarebbe stata una donna graziosa, se non lo avesse guardato tutto il tempo quasi avesse commesso qualche crimine contro di lei. Quale potesse essere, non ne aveva idea. Bair dai capelli bianchi, il viso rugoso e più riluttante che mai a parlare del Rhuidean, alla fine gli aveva detto controvoglia che Aviendha non era stata fra le colonne di vetro, non lo avrebbe fatto fino a quando non fosse stata pronta a diventare Sapiente. Allora perché lo odiava? Era un mistero al quale avrebbe gradito un risposta.

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