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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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La Torre Bianca era condannata.

«Non penso che ci sia molto altro da dire, Perrin» disse Thom, appoggiandosi all’indietro contro lo schienale, il fumo di tabacco che usciva arricciandosi dalla sua lunga pipa. Era una notte mite e non avevano un fuoco nel camino. Solo qualche candela sul tavolo e un po’ di pane, formaggi e una caraffa di birra.

Perrin fece degli sbuffi di fumo con la propria pipa. Solo lui, Thom e Mat erano nella stanza. Gaul e Grady attendevano nella sala comune. Mat aveva inveito contro Perrin per aver portato quei due: un Aiel e un Asha’man davano piuttosto nell’occhio. Ma Perrin si sentiva più al sicuro con quei due che con un’intera compagnia di soldati.

Aveva condiviso per primo la sua storia con Mat e Thom, parlando di Malden, del Profeta, di Alliandre e di Galad. Poi loro lo avevano messo al corrente delle loro esperienze. Perrin era stupefatto da quanto era successo a loro tre fin da quando si erano separati.

«Imperatrice dei Seanchan, eh?» disse Perrin, guardando il fumo contorcersi sopra di lui nella stanza fiocamente illuminata.

«Figlia delle Nove Lune» disse Mat. «È diverso.»

«E tu sei sposato.» Perrin sogghignò. «Matrim Cauthon. Sposato.»

«Non dovevi condividere quella parte, sai» disse Mat a Thom.

«Oh, te l’assicuro, dovevo eccome.»

«Per essere un menestrello, sembra che tu abbia lasciato fuori buona parte delle cose eroiche che ho fatto» disse Mat. «Almeno hai menzionato il cappello.»

Perrin sorrise, contento. Non si era reso conto di quanto gli fosse mancato sedersi con gli amici e passare la serata a chiacchierare. Un’insegna di legno intagliato pendeva fuori dalla finestra, colando pioggia. Raffigurava facce che indossavano strani cappelli e avevano sorrisi esagerati, la folla felice. Probabilmente c’era una storia dietro quel nome.

I tre erano in una sala da pranzo privata, pagata da Mat. Avevano portato lì tre delle poltrone da focolare più grandi della locanda. Non c’entravano al tavolo, ma erano comode. Mat si sporse all’indietro, mettendo i piedi sul tavolo. Prese un pezzo di formaggio di latte di pecora e gli diede un morso, poi tenne in equilibrio il resto sul bracciolo della sua poltrona.

«Sai, Mat,» disse Perrin «tua moglie probabilmente si aspetterà che ti vengano insegnate le buone maniere a tavola.»

«Oh, mi sono state insegnate» disse Mat. «E solo che non le ho mai imparate.»

«Mi piacerebbe incontrarla» disse Perrin.

«È una persona interessante» replicò Thom.

«Interessante» disse Mat. «Già.» Pareva malinconico. «Comunque, adesso hai sentito tutto quanto, Perrin. Quella dannata Marrone ci ha portato qui. Ormai sono due settimane che non la vedo.»

«Posso vedere il messaggio?» chiese Perrin.

Mat tastò alcune tasche, poi tirò fuori un piccolo pezzo di carta bianca, ripiegato e sigillato con cera rossa. Lo gettò sul tavolo. Gli angoli erano piegati, la carta macchiata, ma non era stato aperto. Matrim Cauthon era un uomo di parola, almeno quando riuscivi a strappargli un giuramento.

Perrin sollevò il messaggio. Odorava vagamente di profumo. Lo rigirò, poi lo tenne sopra una candela.

«Non funziona» disse Mat.

Perrin grugnì. «Dunque cosa pensi che dica?»

«Non lo so» disse Mat. «Quella Aes Sedai è dannatamente matta. Voglio dire, sono tutte bizzarre. Ma quella Verin è completamente fuori di testa. Immagino che tu non abbia avuto sue notizie?»

«No.»

«Spero che stia bene» disse Mat. «Pareva preoccupata che potesse accaderle qualcosa.» Riprese il messaggio, poi lo picchiettò sul tavolo.

«Hai intenzione di aprirlo?»

Mat scosse il capo. «Lo aprirò quando tornerò. Io...»

Qualcuno bussò alla porta, quindi questa si socchiuse e comparve il locandiere, un uomo giovane di nome Denezel. Era alto, con un volto magro e una testa che teneva rasata. L’uomo era decisamente un Fautore del Drago, da quello che Perrin aveva visto, arrivando perfino ad aver commissionato un ritratto di Rand e averlo appeso nella sala comune. La somiglianza non era male.

«Mi scuso, mastro Cremisi,» disse Denezel «ma l’uomo di mastro Dorato insisteva per parlare con lui.»

«È tutto a posto» disse Perrin.

Grady fece capolino nella stanza con il suo volto segnato dalle intemperie e Denezel si ritirò.

«Ehi, Grady» disse Mat facendogli un cenno. «Hai fatto esplodere qualcuno di interessante negli ultimi tempi?»

L’Asha’man abbronzato si accigliò, guardando verso Perrin. «Mio signore. Lady Faile mi ha chiesto di ricordarti quando fosse giunta la mezzanotte.»

Mat fischiò. «Vedi, ecco perché ho lasciato mia moglie in un altro regno.»

Il cipiglio di Grady si accentuò.

«Grazie, Grady» disse Perrin con un sospiro. «Non mi ero reso conto dell’ora. Andremo presto.»

L’Asha’man annui, poi si ritirò.

«Che sia folgorato» disse Mat. «Quell’uomo non può almeno sorridere? Il maledetto cielo è già abbastanza deprimente senza persone come lui che cercano di imitarlo.»

«Be’, figliolo,» disse Thom, versando della birra «semplicemente alcuni non trovano il mondo molto divertente, di questi tempi.»

«Sciocchezze» disse Mat. «Il mondo è pieno di divertimento. Quell’intero dannato posto ha riso di me, di recente. Te lo dico io, Perrin. Con quei disegni delle nostre facce in giro, devi mantenere la testa bassa.»

«Non vedo come possa farlo» disse Perrin. «Ho un esercito da comandare, persone a cui badare.»

«Non penso che tu stia prendendo l’avvertimento di Verin abbastanza sul serio, ragazzo» disse Thom, scuotendo la testa. «Hai mai sentito del popolo dei Banath?»

«No» disse Perrin, guardando Mat.

«Erano un gruppo di selvaggi che girovagavano per quella che oggi è nota come la Piana di Almoth» disse Thom. «Conosco un paio di belle canzoni su di loro. Vedi, le varie tribù pitturavano sempre la pelle del loro capo di rosso per fare in modo che risaltasse.»

Mat prese un altro morso del suo formaggio. «Dannati sciocchi. Pitturare il loro capo di rosso? Questo lo avrebbe reso un bersaglio per ogni soldato sul campo!»

«È questo il punto» disse Thom. «Era una sfida, vedi. In che altro modo i loro nemici sarebbero stati in grado di trovarlo e mettere alla prova la loro abilità contro di lui?»

Mat sbuffò. «Io avrei dipinto di rosso alcuni soldati come esche per distrarli da me, poi avrei fatto crivellare di frecce il loro capo dai miei arcieri mentre tutti stavano cercando di dare la caccia ai tizi che pensavano stessero comandando il mio esercito.»

«In effetti,» disse Thom, prendendo un sorso della sua birra «questo è esattamente quello che fece Villiam Spargisangue durante la sua prima e ultima battaglia con loro. La canzone di cento giorni parla di questo. Manovra brillante. Sono sorpreso che tu abbia sentito di quella canzone: è poco nota, e la battaglia ebbe luogo così tanto tempo fa che molti libri di storia nemmeno la ricordano.»

Per qualche motivo, quel commento fece odorare Mat di nervosismo.

«Stai dicendo che stiamo rendendo noi stessi dei bersagli» disse Perrin.

«Sto dicendo» replicò Thom «che per voi ragazzi si fa sempre più difficile nascondervi. Ovunque andiate, degli stendardi proclamano il vostro arrivo. La gente parla di voi. Sono quasi convinto che siate sopravvissuti così a lungo perché i Reietti non sapevano dove trovarvi.»

Perrin annuì, pensando alla trappola in cui il suo esercito era quasi caduto. Degli assassini nella notte sarebbero arrivati. «Allora cosa dovrei fare?»

«Mat sta dormendo in una tenda diversa ogni notte» disse Thom. «E a volte in città. Dovresti provare qualcosa del genere. Grady può creare passaggi, giusto? Perché non gliene fai fare uno per te nel mezzo della tua tenda ogni notte? Sgattaioli fuori e vai a dormire in qualche altro posto, poi Viaggi di nuovo lì al mattino. Tutti penseranno che ti trovi nella tua tenda. Se degli assassini colpiscono, tu non sarai lì.»

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