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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Elayne guardò Faile, poi sorrise, prendendo una lunga sorsata di tè. «Sto cominciando a pensare che sia stata una buona idea non giustiziarvi.»

«Questo è certamente un sollievo» disse Alliandre con un sorriso. Come la meno potente in quell’unione, aveva parecchio da guadagnare dalle alleanze.

«Maestà...» disse Faile.

«Chiamami Elayne» disse lei, versando un calice di vino per Faile.

«Molto bene, Elayne» disse Faile, sorridendo e mettendo da parte il suo tè, poi accettando il vino. «È necessario che lo chieda. Sai cosa sta accadendo col Drago Rinato?»

«Testardo zoticone» disse Elayne scuotendo il capo. «Quel dannato uomo ha fatto irritare Egwene.»

«Egwene?» chiese Perrin.

«È Amyrlin, finalmente» disse Elayne, come se quel fatto fosse stato inevitabile. Perrin annuì, anche se Faile rimase stupita. Come era successo quello, e perché Perrin non ne era sorpreso?

«Cos’ha combinato?» chiese Perrin.

«Dice di aver intenzione di rompere i sigilli rimasti sulla prigione del Tenebroso» rispose Elayne corrugando la fronte. «Dovremo fermarlo, naturalmente. Folle piano. Potresti aiutare con quello. Egwene sta radunando un esercito per persuaderlo.»

«Penso di poter essere d’aiuto» disse Perrin.

«Sai dove si trova attualmente?» chiese Faile. Perrin aveva una buona idea dalle sue visioni, ma lei voleva sapere cosa sapeva Elayne.

«Non lo so» disse Elayne. «Ma so dove sarà...»

Fortuona Athaem Devi Paendrag, governante del Glorioso Impero Seanchan, marciò nella sua Camera dell’insegnamento. Indossava un magnifico abito di stoffa dorata, foggiato secondo l’alta moda imperiale. La gonna era divisa sul davanti appena sopra le ginocchia ed era così lunga che ci volevano cinque da’covale per reggere i lati e lo strascico.

Portava un copricapo elaborato, di seta oro e cremisi con bellissime ali di seta con la forma di quelle di un gufo che si levava in volo, e le sue braccia luccicavano di tredici braccialetti, ciascuno di una diversa combinazione di gemme. Portava alla gola un lungo filo di cristallo. Aveva sentito un gufo sopra la sua finestra la notte precedente e non era volato via quando aveva guardato fuori. Un presagio che indicava di prestare molta attenzione, che i giorni successivi avrebbero portato con sé decisioni importanti. La reazione adeguata era indossare gioielli con potente simbolismo.

Quando entrò nella camera, quelli all’interno si prostrarono. Solo i Sorveglianti della Morte — uomini in armatura rosso sangue e verde intenso — erano esentati; si inchinarono, ma tennero gli occhi alti, all’erta per il pericolo.

La grossa stanza era priva di finestre. A un capo c’erano file di vasellame impilato, un posto dove le damane potevano esercitarsi con flussi di distruzione. Il pavimento era coperto con tappeti intrecciati dove le damane ostinate venivano messe a terra, a contorcersi dal dolore. Non sarebbe stato un bene per loro ricevere del dolore fisico. Le damane erano fra i più importanti strumenti di cui l’impero disponeva, più preziose di cavalli o raken. Non distruggevi un animale perché era lento a imparare; lo punivi finché non apprendeva.

Fortuona attraversò la camera fino a un punto dove era stato predisposto un adeguato trono imperiale. Veniva abitualmente qui, a guardare le damane che venivano punite o fatte esercitare. La calmava. Il trono era in cima a una piccola predella; lei salì gli scalini, con lo strascico che frusciava mentre i suoi da’covale lo portavano. Si voltò a guardare la stanza, permettendo ai servitori di disporre il suo vestito. Quelli la presero per le braccia e la sollevarono sul trono, drappeggiando le sue lunghe gonne dorate fino al davanti della predella come un arazzo.

Quelle gonne erano cucite con le scritte del potere imperiale. L’imperatrice è seanchan, l’imperatrice vivrà per sempre, all’imperatrice È DOVUTA OBBEDIENZA. Lei sedeva come uno stendardo vivente per la potenza dell’impero.

Selucia prese il suo posto sui gradini inferiori della predella. Fatto questo, i cortigiani si alzarono. Le damane, ovviamente, rimasero in ginocchio. Ce n’erano dieci, con le teste chine, le loro sul’dam che tenevano i guinzagli e — in qualche caso — davano loro delle pacche affettuose sulla testa.

Re Beslan entrò. Si era rasato buona parte della testa, lasciando solo una striscia scura in cima, e sette delle sue unghie erano state laccate. Un’unghia in più di chiunque su questo lato dell’oceano, tranne Fortuona stessa. Lui indossava ancora abiti altarani — un’uniforme verde e bianca — invece di vesti seanchan. Lei non aveva insistito su questo punto.

Per quanto ne sapeva, da quando era stato innalzato, Beslan non aveva ordito piani per farla assassinare. Notevole. Qualunque Seanchan avrebbe iniziato immediatamente a complottare. Alcuni avrebbero provato un assassinio; altri avrebbero optato per fare solo dei piani continuando a dare il loro sostegno. Ma tutti avrebbero preso in considerazione di ucciderla.

Molti da questo lato dell’oceano pensavano in modo diverso. Lei non ci avrebbe mai creduto, se non fosse stato per il tempo trascorso con Matrim. Quella era ovviamente una ragione per cui a Fortuona era stato richiesto di andare con lui. Desiderava solo di aver interpretato prima i presagi.

A Beslan si unì il capitano-generale Lunal Galgan, assieme a qualche altro membro del basso Sangue. Galgan era un tipo dalle spalle larghe con una cresta di capelli bianchi in cima alla testa. Gli altri membri del Sangue gli mostravano deferenza; sapevano che godeva del suo favore. Se le cose andavano bene qui e con il ripristino di Seanchan, c’era una buona possibilità che lei lo elevasse alla famiglia imperiale. I ranghi della famiglia dovevano essere rimpinguati, dopotutto, una volta che Fortuona fosse tornata e avesse ristabilito l’ordine. Senza dubbio molti erano stati assassinati o giustiziati. Galgan era un alleato prezioso. Non solo aveva lavorato apertamente contro Suroth, ma aveva suggerito l’assalto alla Torre Bianca, che era andato bene. Decisamente bene.

Melitene, la der’sul’dam di Fortuona, venne avanti e si inchinò di nuovo. La robusta donna dai capelli grigi conduceva una damane con scuri capelli bruni e occhi iniettati di sangue. A quanto pareva, piangeva spesso.

Melitene ebbe la presenza di spirito di apparire imbarazzata per quel pianto e il suo inchino fu particolarmente profondo. Fortuona scelse di non notare che la damane si stava comportando in modo così ostile. Era stata una bella cattura, nonostante la sua petulanza.

Fortuona fece una serie di gesti a Selucia, istruendola su cosa dire. La donna osservò con occhi acuti, metà della sua testa coperta di stoffa mentre aspettava che i suoi capelli ricrescessero lì, l’altra metà rasata. Fortuona prima o poi avrebbe dovuto scegliere un’altra Parola, dal momento che Suroth era adesso la sua Voce della Verità.

«Mostraci cosa può fare questa donna» disse Selucia, trasmettendo le parole che Fortuona le aveva comunicato a gesti.

Melitene diede una pacca sulla testa alla damane. «Suffa mostrerà all’imperatrice — che possa vivere per sempre — il potere di tagliare l’aria.»

«Per favore» disse Suffa, guardando verso Fortuona con occhi imploranti. «Per favore, ascoltatemi. Io sono l’Amyrlin Seat

Melitene sibilò e Suffa strabuzzò gli occhi, ovviamente avvertendo una scarica di dolore attraverso l’a’dam. La damane continuò comunque. «Posso offrire un grosso riscatto, potente imperatrice! Se verrò restituita, ti darò dieci donne per prendere il mio posto. Venti! Le più potenti di cui dispone la Torre Bianca. Io...» Si interruppe, gemendo, e crollò a terra.

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