La carezza della paura [The Pet - it]
- Автор: Грант Чарльз
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- ISBN: 88-200-0762-2
- Переводчик: Paola Formenti
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La carezza della paura [The Pet - it]». Краткое содержание книги:
Il boato stava crescendo, sembrava una bufera invernale intrappolata in una conchiglia.
Il rosso oscillava, nonostante si sforzasse di tenere presente le Regole.
Poi aprì la porta e per poco non si mise a urlare.
Sugli scaffali c’erano soltanto i libri, la scrivania era stata ripulita, a eccezione di una penna che era stata sistemata con cura nel centro, e i poster erano spariti dalle pareti.
Era solo.
Si chiuse la porta alle spalle e si incamminò verso il letto, si sedette sull’orlo e fissò il vuoto.
Erano spariti, i suoi amici erano spariti e lui era rimasto solo.
Il rosso divenne più scuro e poi sbiadì.
«Donald», mormorò dopo cinque minuti. «Mi chiamo Donald, maledizione. Maledizione, Sam è morto.»
6
La sfida: fu terribile.
Lo fu ancora di più per la forza implicita, perché lui sapeva che c’era e non sapeva esattamente cosa farsene e come utilizzarla. Sapeva soltanto che non avrebbe sopportato ancora per molto quella prigionia, il puzzo di rovina e di tradimento che riempiva gli scaffali vuoti e che ormai entrava anche nei suoi sogni. Una volta la sua stanza era un’oasi, il posto dove riusciva a studiare, leggere, sognare il suo futuro come desiderava che fosse. Ormai era stata devastata. Corrotta. Sua madre era entrata senza il suo permesso e, sempre senza il suo permesso, gli aveva tolto tutto ciò che riusciva a dargli un po’ di pace.
Aspettò, quindi, che uscissero di casa a metà pomeriggio di domenica per andare a un’altra riunione di un altro comitato che si occupava dei festeggiamenti per il compleanno di una cittadina divisa in due, che non interessava a nessuno fuorché a coloro che volevano vedersi fotografati sul giornale; se n’erano andati senza dirgli una parola, dal momento che ancora si trovava tra le rovine della sua stanza, sicuri di ritrovarlo nella stessa posizione quando fossero rientrati. Li sentì uscire dall’ingresso principale, mentre sua madre rideva del brontolio benevolo di suo padre che si lamentava di non poter vedere la partita a causa della riunione. Ci fu una risposta, Norman scoppiò in una fragorosa risata e la porta venne richiusa con forza.
In quel silenzio improvviso, non riuscì più a sopportare la situazione. Prese il giaccone e se ne andò, maledicendoli e facendo un tale sforzo per evitare di mettersi a piangere da farsi venire il singhiozzo. Una piccola parte di lui continuava a credere che non erano cattivi, che pensavano davvero di aver fatto la cosa più giusta, perché lo amavano e perché non volevano farlo soffrire. Ma che cosa diavolo ne sapevano loro della sofferenza? Che cosa diavolo ne sapevano loro di com’era stato difficile memorizzare tutte le regole e fare del proprio meglio per cercare di seguirle, solo per avere sempre qualcuno alle spalle pronto a cambiare una parola ogni tanto, una regola o il modo di vedere le cose?
Che cosa diavolo ne potevano sapere loro di quello che provava dentro?
Sono stato giovane anch’io, gli aveva detto suo padre più di una volta, anche se fai fatica a crederlo; ma se solo si fosse reso conto di quello che aveva fatto assecondando Joyce e permettendole di strappare via dalla stanza tutti i suoi beniamini, l’unica cosa ohe sentiva di possedere, senza nemmeno avere la fottuta decenza di informarlo prima che entrasse in camera e si accorgesse del vandalismo! A che cosa diavolo stava pensando quando era andato a dire a Brian e a Tar del sospetto che Don nutriva nei loro confronti a proposito di quella fialetta? Cristo, non aveva gli occhi? Non vedeva quello che stava succedendo?
Sarà stato anche giovane; ma ormai non lo è più. Poteva anche ricordarsi di tutto quello che passa per la mente di un ragazzo, ma ormai la sua conoscenza era limitata ai libri che leggeva, a ciò che sentiva dire in ufficio, a ciò che gli raccomandava il Consiglio Distrettuale, composto da una manciata di stupidi, tra uomini e donne, che credevano di ricordare che cosa significa essere giovani, come è la scuola e la violenza che a volte i genitori sanno esercitare anche senza dover ricorrere alle mani.
Proprio come Norman e Joyce; anche loro pensavano di conoscere i ragazzi, ma, maledizione, non conoscevano lui.
E la cosa peggiore, la cosa peggiore e più orribile di ogni altra era che, dal momento che non sapeva come fare, come farsi capire, come mostrare loro che non era il fottutissimo figlio morto e nemmeno un poppante o un cucciolotto … la cosa peggiore era che aveva una tremenda paura di avere voglia di ammazzarli.
Passeggiò qua e là, prima vicino alla scuola dove si sentiva la folla gioiosa e la musica della banda, poi verso il centro della città, senza rendersi veramente conto di dove era diretto finché non passò di fronte alla casa di Tracey. Si fermò sul marciapiede a fissare le finestre chiuse, la veranda vuota, sospirando e domandandosi se non fosse stato, per caso, un po’ troppo duro nei confronti di se stesso; dopotutto gli aveva dato un bacio, anche se non aveva la reputazione di concederli facilmente. In ogni caso, non lo aveva incoraggiato e non era stata nemmeno trascinata via prima di potergli dire quando avrebbero potuto rivedersi.
Aveva solo bisogno di pensare.
Quello non era il posto giusto e il campo era occupato dalla partita.
Proseguì a spalle curve, sollevando appena i piedi dal marciapiede, finché raggiunse il Parkside Boulevard; allora si incamminò verso la periferia occidentale della città, osservando i passanti che lo sfioravano senza riconoscerlo, osservando il traffico che scorreva da un punto invisibile all’altro. C’erano insegne vistose nella maggior parte dei negozi, che annunciavano i saldi in onore della festa che sarebbe iniziata mercoledì; c’erano operai sui pali della luce e del telefono, appesi su scale o più comodamente sostenuti da piattaforme mobili, intenti ad appendere grandi medaglioni ovali che rappresentavano l’emblema della città e gli anni della sua annessione; c’erano furgoni enormi parcheggiati ovunque e qualche imbianchino che dava il tocco finale di vernice qua e là e anche addetti ai lavori stradali che riempivano le buche sui lati delle vie e che le ripulivano dai rifiuti.
Nonostante il cattivo umore, rimase impressionato da tutta quella alacrità e, nel giro di un’ora, il colore della sua depressione si trasformò da nero a grigio. Avrebbe pensato più tardi a quello che lo aspettava a casa; in quel momento voleva solo trovare un posto per dimenticare. Gli sarebbe bastata anche un’ora soltanto per capire che cosa era andato storto così improvvisamente.
Alle quattro e mezzo si ritrovò da Beacher a mangiare un hamburger senza rispondere a Joe che gli aveva domandato come mai non si trovasse alla partita. Quando poi sentì le trombe trionfanti per le vie, si rese conto che la partita doveva essere finita e che la squadra locale aveva vinto. Entro pochi minuti, quindi, il posto sarebbe stato pieno di gente e lui avrebbe dovuto stare ad ascoltare le storie, le risate di tutti, avrebbe dovuto vedere le ragazze e i giocatori, rivivendo con loro l’intera partita. Gli ci volle solo un istante per capire che non aveva bisogno di quell’ambiente per pensare. Scese dallo sgabello senza finire il cibo, lasciò il denaro vicino alla cassa e uscì; vide la macchina di Brian che stava accostando, allora girò immediatamente a sinistra e comperò il biglietto del cinema per lo spettacolo pomeridiano. Era lo stesso film che aveva visto con Tracey, ma anche quella volta rimase distratto; si era seduto in prima fila, tenendo le gambe completamente allungate e le mani intrecciate sul torace, senza però distogliere lo sguardo dal centro dello schermo.
Finché il colpo di uno sparo lo fece risvegliare e vide un uomo vestito di nero che cadeva da una finestra con la faccia insanguinata e un’espressione di terrore negli occhi.
Si agitò a disagio, ripensando al desiderio che gli era venuto quella mattina di vedere i suoi genitori morti. Pensò anche alla forza che bisogna avere per ammazzare un altro essere umano, perché chiunque lo può fare se è convinto, ma bisogna saper superare il terrore che attanaglia l’assassino qualche istante prima.