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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Bene. Adesso potete prendere i gioielli che la Panarca vi ha donato e la freccia — quando avrete tempo dovrete raccontarmi perché vi ha fatto un simile regalo — e andare via. Una delle altre Ammesse vi troverà un posto per dormire. Abiti consoni potrebbero essere difficili da trovare, ma verranno trovati. Mi aspetto che mettiate le vostre... avventure, alle spalle e ritorniate serenamente al posto che vi compete.» Chiara, anche se non esplicita, fra quelle parole era nascosta la minaccia che se non l’avessero fatto, sarebbero state lisciate finché non avrebbero obbedito. Sheriam rivolse loro un soddisfatto cenno del capo quando vide che avevano capito.

Beonin non aveva detto una parola da quando lo schermo di saidar era stato abbassato, ma mentre Nynaeve ed Elayne facevano la riverenza, la Sorella Grigia si alzò e si diresse a grandi passi verso il tavolo dove erano sistemate le loro cose. «E riguardo a questo?» chiese con un forte accento del Tarabon, rimuovendo il panno bianco che copriva il sigillo della prigione del Tenebroso. Al solito, i suoi grandi occhi azzurri sembravano più arrabbiati che stupiti. «Non volete fare altre domande riguardo a ‘questo’? Intendete ignorarlo?» Il disco bianco e nero era vicino al sacchetto di pelle, in una dozzina o più pezzi; messi assieme alla meglio.

«Era sano quando lo abbiamo messo nel sacchetto.» Nynaeve fece una pausa per asciugarsi le labbra. Anche se prima aveva evitato di guardare il panno di copertura, adesso non riusciva a distogliere lo sguardo dal sigillo. Elayne aveva riso alla vista dell’abito rosso attorno al disco, e aveva detto... No, non lo avrebbe evitato, nemmeno mentalmente! «Perché avremmo dovuto pensare di prendere delle attenzioni particolari? Si trattava di cuendillar!»

«Non lo abbiamo guardato,» disse Elayne tutto d’un fiato «o toccato se non eravamo costrette a farlo. Emanava una sensazione sporca, cattiva.» Adesso non lo faceva più. Carlinya aveva messo in mano un pezzo a ognuna di loro, chiedendo di sapere di quale sensazione malefica stessero parlando.

Avevano detto le stesse cose in precedenza, più di una volta, e adesso nessuno prestava loro attenzione. Sheriam si alzò e si mise in piedi vicino alla Grigia con i capelli biondo miele. «Non stiamo ignorando nulla, Beonin. Fare altre domande a queste ragazze non servirebbe a nulla. Ci hanno detto tutto quello che sanno.»

«È sempre meglio fare più domande» intervenne Morvrin, ma aveva smesso di giocare con il ter’angreal per fissare il sigillo rotto con la stessa attenzione di tutte le altre. Senza dubbio si tratta di cuendillar, lei e Beonin lo avevano testato e accertato, eppure ne aveva spezzato un frammento con le mani.

«Quanti dei sette reggono ancora?» chiese sommessamente Myrelle, come se parlasse da sola. «Quanto ancora prima che il Tenebroso si liberi e sopraggiunga l’Ultima Battaglia?» Ogni Aes Sedai aveva fatto quasi di tutto, secondo i propri talenti e inclinazioni, eppure ogni Ajah aveva la sua ragione di essere. Le Verdi, che si facevano chiamare l’Ajah da Battaglia, erano pronte per affrontare i Signori del Terrore durante l’Ultima Battaglia. C’era quasi una traccia di impazienza nella voce di Myrelle.

«Tre» rispose Anaiya a disagio. «Tre reggono ancora. Se siamo a conoscenza di tutto. Speriamo che sia vero. Speriamo che tre siano abbastanza.»

«Speriamo che siano più forti di questo» mormorò Morvrin. «Il cuendillar non può essere spezzato a questo modo. Non è possibile.»

«Ne parleremo nella giusta sede» intervenne Sheriam. «Dopo problemi più immediati sui quali possiamo intervenire.» Prendendo il panno dalle mani di Beonin coprì il sigillo spezzato. «Siuan, Leane, abbiamo raggiunto una decisione in merito...» Si fermò mentre si voltava per guardare Elayne e Nynaeve. «Non vi è stato detto di andare via?» Anche se esteriormente era calma, il tumulto interiore si era mostrato nell’essersi dimenticato della loro presenza.

Nynaeve fu ben pronta a rivolgere un’altra riverenza e a dire un rapido, «Con il vostro permesso, Aes Sedai» avviandosi quindi velocemente verso la porta. Senza muovere un muscolo le Aes Sedai, assieme a Siuan e Leane, osservarono lei ed Elayne andare via. Nynaeve sentiva gli occhi delle donne come una spina. Elayne camminava altrettanto rapidamente, ma rivolse un’ultima occhiata all’a’dam.

Nynaeve chiuse la porta e ci si appoggiò contro, stringendo lo scrigno dorato al petto. Respirò per la prima volta a suo agio, o almeno così le sembrava, da quando era entrata nella vecchia locanda di pietra. Non voleva pensare al sigillo rotto. Un altro sigillo rotto. Non voleva. Queste donne potevano tosare le pecore con lo sguardo. Era quasi impaziente di vedere il loro primo incontro con le Sapienti, era probabile che vi sarebbe stata coinvolta. La prima volta che si era recata alla Torre era stato molto difficile imparare a fare quello che le veniva ordinato dalle altre, a piegare il capo. Dopo mesi durante i quali era stata lei a impartire gli ordini, di solito dopo che si era consultata con Elayne, non sapeva come avrebbe imparato a cardare la lana e rastrellare la ghiaia tutto da capo.

La sala comune, con il soffitto male intonacato e i camini freddi semicrollati, era lo stesso alveare che era stato al suo ingresso. Avevano rivolto loro qualche sguardo distratto, che lei non aveva restituito. Una piccola folla attendeva lei ed Elayne.

Thom e Juilin, su una rozza panca contro la parete di intonaco sfaldato, erano testa a testa con Uno, seduto in terra davanti a loro, con l’elsa della lunga spada che gli spuntava dietro la schiena. Areina e Nicola, che fissavano stupite tutto cercando di non mostrarlo, occupavano un’altra panca assieme a Marigan; questa stava osservando il tentativo di Birgitte di divertire Jaril e Seve cercando goffamente di far roteare tre delle palle di legno colorate. Inginocchiata di fianco ai ragazzi, Min li stava accarezzando, sussurrando loro nelle orecchie, ma i due rimanevano abbracciati, mentre in silenzio fissavano tutto con i loro grandi occhi.

In quella stanza erano solo in due a non andare di corsa: una coppia di Custodi di Myrelle, intenti a conversare appoggiati contro la parete a pochi passi oltre le panche, proprio sul lato del corridoio della cucina. Croi Makin, un giovane biondo, una scheggia di pietra di Andor con un bel profilo, e Avar Hachami, dal naso aquilino e il mento dominato da folti baffi grigi come dei corni ricurvi. Nessuno avrebbe definito Hachami attraente anche prima che il suo sguardo dagli occhi scuri facesse deglutire gli chi lo guardasse. Non stavano guardando Uno, o Thom o altri della compagnia. Era un caso che solo loro non avessero nulla da fare e avevano scelto quel punto per farlo. Chiaramente.

Birgitte fece cadere una delle palle quando vide Nynaeve ed Elayne. «Che cosa avete detto loro?» chiese con calma, guardando appena la freccia d’argento fra le mani di Elayne. Aveva la faretra appesa alla cintura, ma l’arco era appoggiato contro il muro.

Avvicinandosi Nynaeve fece attenzione a non guardare Makin e Hachami. Abbassò comunque la voce e rispose concisa. «Abbiamo detto tutto quello che ci hanno chiesto.»

Elayne toccò il braccio di Birgitte. «Sanno che sei una cara amica che ci ha aiutate. Sei la benvenuta a rimanere, proprio come Areina, Nicola e Marigan.»

Solo quando Birgitte si tranquillizzò Nynaeve si rese conto di quanto si fossero scambiate. La donna con gli occhi azzurri raccolse la palla e le lanciò tutte e tre di nuovo a Thom, che le afferrò con una mano e le fece scomparire con movimento fulmineo. La donna accennò un sorriso di sollievo.

«Non posso dirvi quanto sia contenta di vedervi» disse Min per almeno la quarta o quinta volta. I capelli erano più lunghi, anche se ancora formavano un cappuccio scuro attorno alla testa, e sembrava diversa anche se Nynaeve non avrebbe saputo dire perché. Sorprendentemente sul risvolto della giubba c’erano dei fiori appena ricamati. Fino ad allora aveva sempre indossato abiti semplici. «Un volto amichevole qui è una cosa rara.» Gli occhi della donna saettarono verso i due Custodi. «Dobbiamo incontrarci da qualche parte e fare una lunga chiacchierata. Non vedo l’ora di sentire cosa avete fatto da quando avete lasciato Tar Valon.» O raccontare loro cosa aveva fatto lei, se Nynaeve non aveva capito male.

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