I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
A parte i loro abiti, tutto era disteso sul tavolo, dalla freccia d’argento di Birgitte davanti alla robusta Morvrin, ai tre ter’angreal di fronte a Sheriam, allo scrigno davanti a Myrelle dagli occhi scuri. Nessuna delle donne sembrava compiaciuta. Il viso di Carlinya sembrava essere stato scolpito nella neve, anche la materna Anaiya indossava una maschera severa e l’aspetto costantemente stupito di Beonin era decisamente annoiato. Ma oltre la noia, nei suoi occhi si leggeva qualcos’altro. A volte Beonin cercava di toccare il panno bianco disteso sopra il sigillo di cuendillar, ma la mano si fermava e arretrava.
Nynaeve distolse gli occhi dal panno. Sapeva esattamente quando le cose avevano incominciato ad andare male. I Custodi che li avevano circondati nella foresta e si erano comportati in modo appropriato, anche se freddo. Comunque dopo che aveva fatto riporre le spade a Uno e agli Shienaresi, l’accoglienza calorosa di Min era stata tutti sorrisi e abbracci. Ma le Aes Sedai e altri nelle strade, indaffarati nelle loro faccende, le avevano oltrepassate senza nemmeno degnare di uno sguardo il gruppo che veniva scortato. Salidar era abbastanza affollata, con gli uomini armati che occupavano quasi ogni spazio libero. La prima persona a prestar loro attenzione che non fosse un Custode o Min era stata una snella Sorella Marrone alla quale erano state affidate, in quella che una volta era la sala comune di questa locanda. Lei ed Elayne le avevano raccontato la storia che avevano concordato con Phaedrine Sedai, o almeno ci avevano provato. Dopo cinque minuti erano state lasciate in piedi con ordini precisi di non muovere un passo o dire una parola, nemmeno fra loro. Trascorsero dieci minuti guardandosi smarrite, mentre attorno a loro le Ammesse e le novizie vestite di bianco, Custodi, servitoli e soldati correvano fra i tavoli con le Aes Sedai che studiavano le carte e impartivano ordini; quindi erano state condotte davanti a Sheriam e le altre con tale velocità che Nynaeve stentava a credere di aver toccato il pavimento. Era il punto in cui era incominciato l’interrogatorio, più consono a prigionieri che a delle eroine. Nynaeve si detergeva il sudore, ma non appena si metteva il fazzoletto su per la manica, le mani ritornavano sulla gonna.
Lei ed Elayne non erano le uniche in piedi sul variopinto tappeto di seta. Siuan, con un semplice abito di seta azzurra, avrebbe potuto trovarsi sul posto per scelta se Nynaeve non ne avesse saputo di più, il viso freddo, decisamente composta. Sembrava assorta in pensieri personali. Almeno Leane osservava le Aes Sedai, eppure appariva altrettanto sicura. In realtà le sembrava più sicura di quanto ricordasse. La donna dalla pelle ramata sembrava anche più slanciata, più sinuosa in un certo senso. Forse era quell’abito scandaloso a comunicare quella sensazione. Era di seta verde chiaro, accollato come l’abito di Siuan, aderiva a ogni curva del corpo ed era tessuto di un materiale era opaco quanto l’aria. Erano i loro volti che davvero avevano colpito Nynaeve. Non si era mai aspettata di vederle in vita e certamente non così giovani; tra loro non c’era più di qualche anno di differenza. Le due non si guardavano. Le sembrava addirittura di percepire una discreta freddezza.
C’era anche un’altra differenza, che Nynaeve stava appena iniziando a riconoscere. Se tutte, inclusa Min, erano state caute, nessuna aveva fatto un vero segreto del fatto che erano state quietate. Nynaeve poteva sentirlo. Forse era il trovarsi in una stanza dove tutte le donne potevano incanalare, o forse era sapere che erano state quietate, ma per la prima volta era davvero conscia delle capacità di Elayne e delle altre. E dell’incapacità in Siuan e Leane. Qualcosa era stata tolta loro, tagliata. Era come una ferita. Forse la peggiore che una donna potesse soffrire.
La curiosità la sopraffece. Che tipo di ferita poteva essere? Cosa era stato tagliato via? Tanto valeva che usasse il tempo di attesa e l’irritazione che si faceva largo nel nervosismo. Si protese verso saidar...
«Qualcuno ti ha dato il permesso di incanalare qui, Ammessa?» chiese Sheriam e Nynaeve sobbalzò, rilasciando velocemente la Vera Fonte.
L’Aes Sedai dagli occhi verdi fece ritornare una a una le altre alle sedie, sistemate sul tappeto a semicerchio con le quattro donne in piedi che attiravano la sua attenzione. Alcune portavano via oggetti dal tavolo. Erano sedute a osservare Nynaeve, le emozioni che avevano provato in un primo momento erano scomparse con la calma di Aes Sedai. Nessuno di quei visi privi dei segni dell’età rivelava il caldo con una sola goccia di sudore. Alla fine Anaiya disse con un tono di voce gentile, «Siete state molto lontane da noi, bambine. Qualsiasi cosa abbiate imparato durante la mia assenza, dovete aver dimenticato molto.»
Arrossendo, Nynaeve fece la riverenza. «Perdonami, Aes Sedai. Non intendevo prevaricare nessuno.» Sperava pensassero fosse la vergogna ad averla fatta arrossire. Era stata via da loro a lungo. Solo un giorno prima era lei a dare ordini e la gente eseguiva. Adesso le cose erano cambiate. Bruciava.
«Mi hai raccontato una storia... interessante.» Carlinya chiaramente dubitava. La Sorella Bianca stava esaminando la freccia d’argento di Birgitte tenendola fra le mani sottili e lunghe. «E avete acquisito degli strani oggetti.»
«La Panarca Amathera ci ha fatto molti doni, Aes Sedai» disse Elayne. «È convinta che le abbiamo salvato il trono.» Anche detta con voce perfettamente atona, quella frase era stata come una scivolata sul ghiaccio. Nynaeve non era la sola a essere irritata per la perdita di libertà. Il viso disteso di Carlinya divenne teso.
«Ci avete portato delle notizie inquietanti» intervenne Sheriam. «E alcuni oggetti... allarmanti.» Gli occhi vagamente a mandorla errarono sul tavolo verso l’a’dam d’argento, per ritornare con fermezza su Nynaeve ed Elayne. Da quando avevano scoperto di cosa si trattava e a cosa serviva, la maggior parte delle Aes Sedai lo aveva trattato come una vipera rossa.
«Se quest’oggetto fa quello che le bambine sostengono» osservò con fare assente Morvrin, «dobbiamo studiarlo. E se Elayne crede davvero di poter creare un ter’angreal...» La Sorella Marrone scosse il capo. La sua attenzione era presa dall’anello di pietra, tutto punteggiato e striato di rosso, blu e marrone che teneva in mano. Gli altri due ter’angreal li aveva appoggiati in grembo. «Hai detto di aver ricevuto quest’oggetto da Verin Sedai? Come mai nessuno ce ne hai mai parlato prima d’ora?» Questa domanda non era diretta a Nynaeve o Elayne, ma a Siuan, la quale aggrottò le sopracciglia, ma non aveva lo sguardo ardente che Nynaeve ricordava. Vi era una leggera diffidènza che trapelava dalla voce, come se sapesse che stava parlando con una superiore. Era un altro cambiamento a cui Nynaeve stentava a credere. «Verin non me ne ha mai parlato. Mi piacerebbe rivolgerle qualche domanda.»
«E io ho delle domande su questo» il volto olivastro di Myrelle si era scurito maggiormente mentre dispiegava un documento familiare — perché lo avevano tenuto? — che lesse ad alta voce:
«Ciò che il latore della presente compie, lo fa per mio ordine e sotto la mia autorità. Obbedite e mantenete il silenzio, per mio ordine.