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Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]

Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:

Ai suoi colleghi che non hanno fatto carriera il poliziotto Quellen sembra un uomo molto fortunato. Non tanto per il prestigio del grado, o per lo stipendio più alto, quanto perchè dopo l’ultimo avanzamento Quellen ha diritto a una stanza tutta sua. Ma a lui questo lusso non basta ancora. Quellen trova che al mondo c’è troppa gente. E nel mondo dove vive Quellen sono in molti a pensarla come lui.
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«Norm, non prendertela così.»

Ma lui la ignorò: «Ma come ci è potuto capitare tutto questo? Avevamo diritto a qualcosa di meglio. Quattro milioni di persone ogni pollice quadrato; ecco dove andremo a finire. Costruiranno case di migliaia di piani perché ci stiano tutti, e ci vorrà un mese per scendere in strada. Il progetto, ah! E poi…»

«Credi che riuscirai a trovare quel Lanoy e a ottenere un lavoro tramite suo?» lo interruppe sua moglie.

«Quello che occorrerebbe» continuò lui, imperterrito, «è una pestilenza di prima categoria. Una malattia che liberi il mondo da tutti quelli che non sono dotati per i lavori funzionali. Così si risparmierebbero miliardi di sussidi al giorno. E, se non bastasse, una bella guerra. Nemici extraterrestri, i Granchi della Nebulosa del Granchio, per esempio, e tutto per patriottismo. Iniziare una guerra che si sa di perdere…»

Sta diventando pazzo, pensava Helaine, mentre suo marito continuava a parlare. Negli ultimi tempi non faceva che parlare, parlare, riversando torrenti di amarezza. Lei cercava di non ascoltarlo. Quel giorno, dato che non pareva disposto a uscire, se ne andò lei. Dopo avere messo le stoviglie nella lavapiatti, disse a Norman: «Vado a fare una visita ai vicini.» E usci, mentre lui si stava lanciando nella descrizione di una guerra nucleare combattuta con l’intento di diminuire la popolazione. Parole vuote, ecco cos’erano i discorsi di Norman Pomrath in quei giorni. Ma lui aveva bisogno di sentirsi parlare, per dimenticare il resto.

E adesso, dove vado? si chiese Helaine.

Beth Wisnack, che il salto di suo marito nel passato aveva reso vedova, quel giorno pareva più piccola, più grigia e più triste dell’ultima volta che Helaine l’aveva vista. La bocca di Beth era dura, stretta come se trattenesse a stento l’ira. Dietro quell’apparente rassegnazione femminile, la donna covava un intimo furore: Come ha osato farmi questo? come ha potuto abbandonarmi così?

Beth offrì gentilmente alla sua ospite un tubetto di alcool. Helaine l’accettò con un sorriso, e premette contro il braccio la parte rossa e appuntita del tubetto. Beth fece lo stesso. Il beccuccio ultrasonico ronzò. Quello era un modo di bere comodo, per chi non gradiva il sapore dei liquori moderni. Helaine socchiuse gli occhi, rilassandosi, mentre ascoltava Beth che stava sgranando con voce sempre più acuta un rosario di lamentele.

«Beth» disse, dopo averla lasciata sfogare un po’, «hai mai sentito nominare un certo Lanoy?»

La vicina dimostrò subito un grande interesse: «Chi? Quale Lanoy? Dove l’hai sentito nominare? Cosa ne sai?»

«Non molto. Per questo lo chiedo a te.»

«Sì, l’ho sentito nominare.» I suoi occhi scialbi erano turbati. «Da Bud. Ne parlava con un suo amico: Lanoy qua, Lanoy là… Proprio la settimana prima che se ne andasse. Lanoy, diceva, Lanoy sistemerà tutto.»

Helaine prese un secondo tubetto di alcool, senza aspettare che glielo offrisse Beth. Un gelo improvviso le aveva stretto il cuore, e voleva scioglierlo.

«Lanoy sistemerà che cosa?»

«Non lo so» ammise Beth accasciata. «Bud non mi parlava mai dei suoi affari. Però l’ho sentito parlare di quel Lanoy. Continuava a nominarlo, ma sottovoce, e proprio prima di andarsene. Io mi sono fatta un’idea in proposito. Vuoi che te la dica?»

«Certamente.»

«Io credo che Lanoy sia quello che organizza i viaggi nel tempo» disse Beth con un sorriso.

Anche Helaine l’aveva pensato. Ma era andata da Beth proprio nella speranza che i suoi timori venissero dissipati, non confermati. In preda a una forte tensione, con le mani tremanti si allentò un poco la tunica, cambiò posizione, e disse: «Lo credi davvero? Hai fondati motivi?»

«Bud non faceva che parlare di Lanoy. Poi è scomparso. Stava macchinando qualcosa, e c’entrava di sicuro questo Lanoy. Non so niente di certo, ma me lo immagino. Bud ha incontrato Lanoy in qualche posto, e si sono messi d’accordo. E poi, e poi…» la rabbia e il dolore che la tormentavano stavano salendo alla superficie. «E poi Bud se n’è andato» aggiunse con voce strozzata. Prese un altro tubetto, poi chiese: «Perché ti interessa?»

«Ho trovato una minischeda in tasca a Norman. Era una specie di avviso pubblicitario: Disoccupato? Parlane a Lanoy. Gli ho chiesto spiegazioni, e lui mi è sembrato molto imbarazzato. Mi ha ripreso la scheda, cercando di darmi ad intendere che si trattava di un’agenzia di collocamento. Io ho capito che mentiva, che mi nascondeva qualcosa. Ma, purtroppo, non so cosa.»

«Fai bene a preoccuparti, Helaine.»

«Credi che sia grave?»

«Credo che gli stia capitando quello che è capitato a Bud. Norman è in contatto con loro. Probabilmente sta cercando di raggranellare il denaro necessario. Poi lo faranno partire. Puff! Sparito. Niente più marito. La vedova Pomrath. Due bambini, tutti e due sulle tue spalle.» Gli occhi di Beth Wisnack mandavano uno strano bagliore. Non pareva dispiaciuta alla prospettiva che anche il marito di Helaine si preparasse a saltare. Se tutti i mariti del mondo fossero stati ingoiati dal passato, Beth Wisnack sarebbe stata contenta.

Helaine dovette fare uno sforzo per mantenere la calma.

«Quando la polizia ha indagato dopo la scomparsa di Bud, hai parlato di questo Lanoy?» domandò.

«Sì, certo. Volevano sapere se Bud avesse frequentato qualche nuova conoscenza, prima di scomparire, e io ho detto che non lo sapevo, ma che negli ultimi tempi nominava sempre un certo Lanoy. Hanno preso nota del nome. Non so poi cosa ne abbiano fatto; comunque, non servirà a far tornare Bud. Si può viaggiare in una sola direzione, nel tempo, lo sai. Cioè, all’indietro. Non hanno ancora inventato una macchina per fare tornare la gente nel presente, e in ogni caso mi rendo conto che sarebbe impossibile. Una volta nel passato, si è costretti a restarci. Così, quando Norman se ne andrà…»

«Non se ne andrà» la interruppe Helaine.

«Non frequenta Lanoy?» domandò Beth.

«Finora non ha avuto che la scheda. Non c’è nemmeno l’indirizzo. Dice che non sa dove trovare Lanoy. E poi, non siamo sicuri che Lanoy abbia a che fare coi viaggi nel tempo.»

Con gli occhi scintillanti, Beth insisté: «Ti dico che Norm frequenta la banda di Lanoy, il che vuol dire che può arrivare a lui in qualsiasi momento. E lo manderanno nel passato. Diventerà un saltato, Helaine. Partirà.»

Come volevasi dimostrare.

Un taxiespresso la portò fino allo sfolgorante grattacielo in cui aveva sede il Segretariato di Polizia. Al banco del pianterreno venne informata che quel giorno suo fratello era in ufficio, e che, se voleva aspettare, forse più tardi l’avrebbe ricevuta. Helaine chiese un appuntamento; la macchina le prese l’impronta del pollice e le disse di sedersi in una sala dalle pareti coperte di stoffa rossa.

Helaine non era abituata a frequentare il mondo degli uffici e dei servomeccanismi completamente automatizzati. Stava quasi sempre in casa e non andava nemmeno mai a fare la spesa. La Città, parola che indicava il capolinea delle linee di taxiespresso, le incuteva paura. Fece uno sforzo per dominare questa paura, perché, data la gravità della questione, doveva parlare di persona al fratello, per evitare che si liberasse di lei girando un interruttore. Ma, dentro di sé, era terrorizzata.

«Il Sovrintendente Criminale vi attende» disse una voce meccanica.

Quando fu introdotta nel suo ufficio, Quellen si alzò con un sorriso forzato, indicandole una sedia. Appena seduta, la sedia incominciò a massaggiarle i muscoli della schiena. Helaine rabbrividì, e si scostò allarmata, mentre le mani invisibili della poltrona cominciavano a massaggiarle le gambe; ma i delicati apparati sensori del meccanismo captarono il suo stato d’animo e il massaggio cessò.

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