Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » La corona di spade
La corona di spade - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La corona di spade

Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:

La corona di spade
1 ... 205 206 207 208 209 210 211 212 213 ... 236
Перейти на страницу:

Giunto a poche strade di distanza dal fiume, iniziò a sentire dei tuoni, rombi sordi che parevano arrivare dal mare. La gente guardava incuriosita il cielo terso, poi perplessa proseguiva con le normali occupazioni. Lui fece lo stesso, cercava di avere notizie dai venditori di dolci o frutta o dalle donne piacenti. Inutilmente. Raggiunto il lungo molo di pietra che costeggiava la riva del fiume, si fermò, osservando gli approdi grigi che si snodavano in acqua e le imbarcazioni ormeggiate. Il forte vento faceva urtare le imbarcazioni contro gli approdi di pietra, nonostante i sacchi di lana appesi sulle fiancate. A differenza dei cavalli, le imbarcazioni non interessavano Olver, tranne che come mezzo di trasporto e a Ebou Dar rappresentavano un affare maschile, anche se il carico poteva non esserlo. Le donne sui moli erano commercianti che tenevano d’occhio le loro merci o appartenevano alle diverse gilde degli scaricatori di porto, di sicuro non avrebbe trovato nessun venditore di dolci.

Quando stava per girarsi, si accorse che quasi nessuno si muoveva. Di solito i moli erano sempre in febbrile attività, eppure su ogni imbarcazione l’equipaggio era allineato sui parapetti o era arrampicato sugli alberi per scrutare la baia. Barili e ceste giacevano abbandonati, mentre uomini a torso nudo e donne magrissime con indosso grembiuli di pelle verde affollavano i moli per guardare verso sud, fra un imbarcazione e l’altra, da dove provenivano i tuoni. Da quella direzione si vedevano salire colonne di denso fumo nero che erano spinte verso nord per via del vento.

Mat esitò un attimo, quindi si diresse di corsa verso l’approdo più vicino. All’inizio le imbarcazioni ormeggiate a sud gli bloccarono la visuale, permettendogli di vedere solo del fumo. Per fortuna, data la conformazione della riva, ogni approdo si estendeva più del successivo e, una volta che fu riuscito ad aprirsi un varco fra la folla mormorante, l’ampio fiume gli offrì una discreta visuale sulle acque verdi e agitate della baia.

Vide una ventina d’imbarcazioni in fiamme proprio in mezzo alla baia, completamente divorate dalle fiamme. Alcuni incendi erano già stati spenti, lasciando solamente il ponte o la poppa sopra la superficie dell’acqua, mentre il resto affondava. Proprio mentre guardava, il ponte di un grosso due alberi su cui sventolava la grande bandiera rossa, blu e oro di Altara, si spezzò di colpo con un frastuono e un boato simile al tuono, e colonne di fumo si innalzarono a causa del vento mentre il veliero cominciava ad affondare. Tutte le navi presenti nella baia erano in movimento: i perlustratoli a tre alberi del Popolo del Mare e i rasentatori o i libranti a due alberi, imbarcazioni costiere con le vele triangolari, battelli fluviali che stavano issando le vele o che già veleggiavano, alcuni risalivano il fiume, ma la maggior parte cercava di conquistare il mare aperto. Altri tipi di imbarcazioni raggiunsero il porto prima che si sollevasse il forte vento, velieri con l’imponente ponte alto quanto uno dei perlustratori, in difficoltà contro le spumeggianti ondate. Mat rimase senza fiato nel riconoscere di colpo le vele squadrate a coste.

«Sangue e maledette ceneri» mormorò sconvolto. «Sono i maledetti Seanchan!»

«Chi?» chiese una donna dal volto severo che gli stava vicinissima. L’abito di fine lana blu, la cartella per i conti del carico di pelle che aveva sottobraccio, la spilla della gilda appuntata sul petto e una penna d’oca d’argento la identificava come mercante. «Si tratta di Aes Sedai» rispose convinta. «Riconosco qualcuno che incanala quando lo vedo. I Figli della Luce si occuperanno di loro non appena arriveranno. Vedrai.»

Una donna dinoccolata con i capelli grigi, che indossava un sudicio grembiule di pelle verde, si voltò per guardarla in faccia, con una mano sull’elsa di legno del proprio pugnale. «Non osare parlar male delle Aes Sedai, tu, dannata truffatrice, o ti spello viva e dopo ti infilo un Manto Bianco giù per l’esofago sanguinante!»

Mat le lasciò che agitavano le braccia e s’insultavano, facendo allontanare di corsa la folla. Vedeva già tre, no, quattro grosse creature che volavano sopra la città in direzione sud, con ali enormi simili a quelle di un pipistrello. In groppa a quelle creature erano distinguibili delle sagome umane, sedute su delle selle. Apparve un’altra creatura volante, poi altre ancora. Sotto di loro le fiamme sui tetti esplodevano d’improvviso e con gran fragore.

Adesso le persone fuggivano, spintonando Mat da tutte le parti. «Olver!» gridava, sperando di essere sentito nonostante tutto quel fracasso. «Olver!»

Ebbe l’impressione che tutti si dirigessero dalla parte opposta alla sua, strattonandolo, ma Mat, con grande ostinazione, continuava a farsi avanti, e finalmente imboccò una strada, dove vide con chiarezza da cosa stesse fuggendo tutta quella gente.

Una colonna di soldati Seanchan, oltre cento uomini con elmetti simili a teste di insetto e armature metalliche di lamine sovrapposte. Cavalcavano compatti, animali simili a gatti ma grossi come cavalli, coperti di squame color bronzo invece che pelliccia. Mentre si sporgevano in avanti sulle selle con le lance a righe blu protese, galoppavano decisi verso Mol Hara. Galoppare non era la parola adatta per come si muovevano quelle creature. Erano sì veloci, ma in realtà... fluivano. Era giunto il momento di andarsene. Non appena avesse trovato...

Mentre la coda della colonna di soldati lo oltrepassava, Mat fu colpito da un lampo di luce rossa proprio all’altezza della vita, fra la folla dietro l’incrocio. «Olver!» Mat scattò passando quasi sulla zampa dell’ultima creatura coperta di squame, spingendosi fra la folla giusto in tempo per vedere una donna prendere in braccio una ragazzina con un vestito rosso e correre via con la piccola stretta al seno. Mat continuò a correre a perdifiato, spintonando la gente. «Olver! Olver!»

Vide due colonne di fuoco salire dai tetti e volute di fumo in una dozzina di posti. Sentì diverse volte quei boati. Era certo che fossero in città e il terreno gli tremò sotto i piedi più di una volta.

Poi la strada fu di nuovo sgombra, la gente scappava in tutte le direzioni, nei vicoli, nelle case e nei negozi alla vista dei cavalieri Seanchan che si avvicinavano. Non tutti erano armati. Vicino alla testa del gruppo di lancieri a cavallo c’era una donna scura che indossava un abito blu. Mat aveva riconosciuto i larghi pannelli rossi applicati sulla gonna e sul corpetto, con i fulmini ricamati sopra. Un guinzaglio d’argento che risplendeva al sole andava dal polso sinistro di quella donna al collo di un’altra con un abito grigio una damane che trottava di fianco alla sua sul’dam, come un cagnolino. A Falme, Mat aveva visto più Seanchan di quanti avrebbe voluto, ma si fermò d’istinto all’imboccatura del vicolo per osservare. Il fragore e i fuochi dimostravano che qualcuno stava cercando comunque di combattere, e adesso avrebbe assistito di persona a un altro di quei tentativi.

1 ... 205 206 207 208 209 210 211 212 213 ... 236
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)