La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Sevanna strinse le mani intorno a quella verga per evitare di scagliarla lontano. Tutti sapevano a cosa servisse il Bastone dei Giuramenti delle Aes Sedai. Cercando di non pensare, meno ancora di parlare, se lo infilò nella cintura.
Rhiale guardò attenta l’oggetto, poi con gli occhi risalì verso l’alto, fino a raggiungere il suo viso. Therava si sistemò a posto lo scialle, facendo tintinnare i braccialetti, e le rivolse un sorriso molto duro. Nessuna di loro avrebbe mai avuto la possibilità di toccare quella verga, forse nemmeno un’altra Sapiente, ma c’era ancora Galina Casban. Un giorno l’avrebbe spezzata.
Maisia, dagli occhi di corvo, stava alle spalle di Caddar e sorrideva quasi con la stessa vaghezza di Therava. Aveva visto e capito. Era attenta, per essere una del popolo delle terre bagnate.
«Vieni» disse Sevanna a Caddar. «Berremo del tè nella mia tenda.» Di sicuro non voleva condividere l’acqua con quest’uomo. Sollevò la gonna e cominciò a risalire il pendio.
Con sorpresa, notò che Caddar accolse la sua richiesta. «Tutto ciò che devi fare è avere la tua Aes Sedai,» camminando senza fatica di fianco a Sevanna, sorrise di colpo a Rhiale e Therava «o qualsiasi donna capace di incanalare, farle tenere la verga fra le mani e pronunciare qualsiasi promessa che desideri, mentre qualcuna incanala un po’ di Spirito nel numero. Quel segno sull’estremità della verga» aggiunse, sollevando un sopracciglio. «Puoi usarla anche per liberarla dalla promessa, ma è leggermente più doloroso. Almeno così mi hanno detto.»
Sevanna sfiorò la verga. Era molto fredda e la sensazione che emanava era più simile al vetro che all’avorio. «Funziona solo sulle donne?» disse mentre entrava nella tenda. Le Sapienti e i capi delle società guerriere erano andati via, ma la dozzina di gai’shain assassini dell’albero erano ancora presenti, inginocchiati pazientemente in un angolo. Nessuno prima di quel momento aveva mai tenuto una dozzina di gai’shain e lei ne aveva altri ancora. Avrebbe dovuto inventare un nuovo nome per loro, visto che non avrebbero mai abbandonato il bianco.
«Solo donne che possono incanalare, Sevanna» rispose Caddar, seguendola nella tenda. Il tono di voce di quell’uomo era incredibilmente insolente. Gli occhi scuri brillavano, chiaramente divertiti. «Dovrai aspettare di mettere le mani su al’Thor prima che io ti consegni qualcosa per controllarlo.»
Caddar prese la sacca che aveva in spalla e si accomodò. Naturalmente non sul cuscino vicino a lei. Maisia non aveva paura di ricevere una pugnalata fra le costole e si era distesa con la testa appoggiata su un gomito quasi di fianco a Sevanna, che la guardò di traverso; quindi, con disinvoltura, slacciò un altro fiocco della blusa. Non ricordava che il seno di quella donna fosse tanto florido. In verità anche il volto sembrava più bello di prima. Sevanna cercò di non digrignare i denti.
«Certo,» proseguì Caddar «se alludi a qualche altro uomo... c’è una cosa chiamata sedia legante. Legare persone che non possono incanalare è molto più difficile rispetto a quelli che non ne hanno la capacità. Forse una sedia legante potrebbe essere sopravissuta alla Frattura, ma dovrai aspettare fino a quando la troverò.»
Sevanna toccò di nuovo la verga, quindi ordinò con impazienza a uno dei gai’shain di portarle del tè. Caddar era uno sciocco. Prima o poi le avrebbe dato tutto quello che voleva, e adesso quella verga poteva liberare Maisia dalla sua presenza. Quella donna di sicuro non l’avrebbe protetto. Per il suo insulto, quell’uomo avrebbe indossato il nero. Sevanna prese una tazzina di porcellana verde dal vassoio che le aveva porto il gai’shain e la diede all’Aes Sedai. «È aromatizzato alla menta, Maisia. Lo troverai rinfrescante.»
La donna sorrise, ma quegli occhi neri... Be’, quello che poteva essere fatto a una Aes Sedai, poteva essere fatto anche alle altre.
«E delle scatole per viaggiare che mi dici?» domandò Sevanna brusca.
Caddar fece cenno al gai’shain di andare via e toccò il sacco al suo fianco. «Ho portato tutte le nar’baha — così si chiamano — che ho trovato. Sono sufficienti per trasportare tutti voi entro sera, se ti sbrighi e, se fossi in te, lo farei. Al’Thor ha intenzione di finirti, a quanto pare. Ci sono due clan in avvicinamento a sud e altri due stanno giungendo da nord. Con le loro Sapienti tutte pronte a incanalare. Hanno ordine di rimanere fino a quando l’ultimo di voi verrà preso o ucciso.»
Therava tirò su con il naso. «Di sicuro un buon motivo per allontanarsi, abitante delle terre bagnate, ma non per scappare. Anche quattro clan non posso perlustrare il pugnale del Kinslayer in un giorno.»
«Non ve l’ho detto?» Il sorriso di Caddar era sgradevole. «Pare che al’Thor abbia legato a sé stesso alcune Aes Sedai e hanno insegnato alle Sapienti come viaggiare senza un nar’baha, almeno per brevi distanze. Trenta o cinquanta chilometri. Pare si tratti di una scoperta recente. Potrebbero essere qui... diciamo... oggi. Tutti e quattro i clan.»
Forse stava mentendo, eppure il rischio... Sevanna immaginava fin troppo bene cosa avrebbe significato trovarsi nelle mani di Sorilea. Si costrinse a non rabbrividire al pensiero e inviò Rhiale a informare le altre Sapienti. La sua voce non tradì nulla.
Caddar infilò una mano nella sacca ed estrasse un cubo di pietra grigia, più piccolo delle scatole del richiamo usate per convocarlo e molto più semplice, senza incisioni ma con solo un disco rosso brillante incastonato su un lato. «Questo è un nar’baha» spiegò Caddar. «Usa saidin, per cui nessuna di voi vedrà nulla e ha dei limiti. Se lo tocca una donna non funzionerà per giorni, per cui devo passarveli tutti io; una volta aperto, il passaggio durerà un lasso di tempo prestabilito, sufficiente per consentire il passaggio di alcune migliaia di persone, se non sprecano tempo e il nar’baha ha comunque bisogno di tre giorni per recuperare dopo essere stato usato. Ne ho abbastanza per trasportare tutti, almeno per oggi, ma...»
Therava si sporse in avanti con tale attenzione che sembrava stesse per cadere a faccia avanti, ma Sevanna non stava ad ascoltare. Non dubitava di quanto stava dicendo Caddar, non avrebbe osato tradirle, non mentre bramava l’oro che gli avrebbero dato gli Shaido, ma c’erano alcuni particolari da tenere in considerazione. Maisia sembrava lo studiasse. Perché? E se avevano tanto bisogno di andare veloci perché il tono di voce dell’uomo era calmo? Lui non le avrebbe tradite, ma Sevanna aveva intenzione di prendere alcune precauzioni.
Maeric guardò sospettoso il cubo di pietra che l’abitante delle terre bagnate gli aveva messo in mano, poi guardò il... buco... che apparve quando fece pressione sul quel punto rosso. Un buco largo cinque passi e alto tre sospeso a mezz’aria. Oltre, erano visibili colline non troppo basse coperte di erba secca. Non gli piacevano le cose che avevano a che fare con l’Unico Potere, soprattutto con la sua parte maschile. Sevanna entrò in un altro di quei buchi, più piccolo, con l’abitante delle terre bagnate e quella donna scura dietro alle Sapienti scelta da Sevanna e Rhiale. Con gli Shaido Moshaine erano rimaste solo poche Sapienti. Attraverso quel secondo buco, Maeric poteva vedere Sevanna parlare con Bendhuin. Anche la setta dei Sali Verdi avrebbe avuto poche Sapienti, Maeric ne era sicuro.
Dyrele gli toccò il braccio. «Marito,» mormorò «Sevanna ha detto che resterà aperto solo per un breve momento.»
Maeric annuì. Dyrele aveva sempre chiara la situazione. L’uomo si velò e corse in avanti, saltando attraverso il buco che aveva aperto. Qualsiasi cosa sostenessero Sevanna e l’abitante delle terre bagnate, non avrebbe fatto passare nessuno dei suoi Moshaine attraverso quel buco se prima non avesse constatato di persona che fosse sicuro.
Atterrò pesantemente su un pendio coperto da erba secca e cadde quasi in avanti prima di riuscire a recuperare l’equilibrio. Per un momento guardò indietro nel buco. Da questo lato era a più di trenta centimetri dal suolo.