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La corona di spade

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La corona di spade
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«Che tu non hai bisogno di condividere» aggiunse Nynaeve con fermezza, spostando la treccia dietro la schiena con un sapiente movimento del capo e facendo rimbalzare l’anello d’oro in mezzo al petto. Lan ‘doveva’ essere pazzo. «Devo ammetterlo, non mi aspettavo che avresti fatto quello che hai fatto. Ma come ti è venuto in mente di minacciarle? Avresti potuto rovinare tutto.»

«Che cos’è la vita se di tanto in tanto non si corre qualche rischio?» le rispose allegro. Tanto meglio per lui se credevano che fosse stato un piano intenzionale invece di un semplice moto d’ira, ma restava il fatto che lo avevano usato di nuovo, e per questo voleva prendersi una rivincita. «La prossima volta che dovete raggiungere un accordo con il Popolo del Mare, lasciate che sia io a condurre le trattative. Forse i risultati non saranno pessimi come l’ultima volta.» Le guance di Nynaeve divennero rosse e Mat capì al volo di aver messo il dito nella piaga. Non era male colpire nel mucchio.

Invece Elayne mormorò, con un tono di voce mesto e divertito: «Un suddito molto sveglio.» Ma essere tra i suoi favoriti poteva dare più svantaggi che privilegi.

Si incamminarono verso la porta senza dargli modo di aggiungere altro. Mat non pensava davvero che gli avrebbero spiegato qualcosa. Erano Aes Sedai fino al midollo. Un uomo impara a cavarsela con quanto ha a portata di mano.

Nel frattempo si era dimenticato di Tylin, ma lei non l’aveva dimenticato e lo raggiunse prima che riuscisse a fare un paio di passi. Nynaeve ed Elayne si fermarono a osservare davanti alla porta insieme a Birgitte e Aviendha. Videro Tylin pizzicargli il fondoschiena. Alcune cose non si riusciva proprio a sopportarle. Elayne assunse un’espressione di commiserazione, Nynaeve di totale disapprovazione. Aviendha faticava, senza molto successo, per non ridere, mentre Birgitte sorrideva apertamente. Lo sapevano tutte, maledizione.

«Nynaeve pensa che tu sia un ragazzino bisognoso di protezione» sussurrò Tylin. «Io invece lo so, sei un uomo maturo.» Quella risata gutturale rese la battuta la più volgare che Mat avesse mai sentito. Le quattro donne davanti alla porta stavano osservando il suo volto diventare rosso peperone. «Mi mancherai, piccioncino. Ciò che hai fatto con Renaile è stato magnifico. Ammiro gli uomini autoritari.»

«Anche tu mi mancherai» rispose Mat sottovoce. Con sorpresa si accorse che era la semplice verità. Stava lasciando Ebou Dar al momento giusto. «Ma se dovessimo incontraci ancora, sarò io il cacciatore.»

La donna rise e quegli occhi scuri da aquila furono sul punto di avvampare. «Ammiro gli uomini autoritari, dolcezza, ma non quando iniziano a esserlo con me.» Lo prese per le orecchie e lo tirò verso il basso per poterlo baciare.

Mat non notò Nynaeve e le altre andare via, e uscì caracollando, mentre si infilava la camicia nelle brache. Doveva tornare a riprendersi la lancia e il cappello. Quella donna non aveva alcun pudore, nessuno.

Mat vide Thom e Juilin uscire dall’appartamento di Tylin, seguiti da Nerim e Lopin, il maggiordomo di Nalesean. I due trascinavano una grande cesta di vimini adatta per il cavallo. Juilin portava l’arco di Mat senza la corda e aveva la faretra in spalla. Tylin aveva detto che l’avrebbe fatto traslocare.

«Ho trovato questo sul tuo cuscino» disse Thom, tirandogli l’anello comprato non molto tempo prima. «Un regalo d’addio a quanto pare; c’erano dei nodi d’amore e qualche fiore sparsi su entrambi i cuscini.»

Mat s’infilò l’anello al dito. «È mio, che tu sia folgorato. L’ho pagato con i miei soldi.»

Il vecchio menestrello sì tirò un baffo e tossì, nell’inutile tentativo di nascondere un sorriso. Juilin si tolse quel ridicolo cappello tarabonese e si concentrò a studiarne l’interno.

«Sangue e maledette...» Mat sospiro. «Spero che voi due abbiate avuto un momento per riordinare anche le vostre cose» disse. «Perché non appena trovo Olver ce ne andiamo, anche se ci lasceremo alle spalle un’arpa ammuffita o un rompispade arrugginito.» Juilin si stropicciò un occhio, qualsiasi cosa significasse, ma Thom aggrottò le sopracciglia. Gli insulti verso il flauto o l’arpa di Thom li considerava insulti contro la sua persona.

«Mio signore» fece Lopin penosamente. Era un uomo di carnagione scura, stempiato, più grasso di Sumeko, con una giubba nera nello stile di Tairen, stretta in vita, simile a quella di Juilin. Di solito appariva solenne quasi quanto Nerim, ma adesso aveva gli occhi rossi, come se avesse pianto. «Mio signore, c’è qualche possibilità che io possa rimanere per occuparmi della sepoltura di lord Nalesean? Era un buon padrone.»

Mat odiava dire di no. «Chiunque venga lasciato indietro potrebbe restare via molto a lungo, Lopin» rispose gentilmente. «Ascolta, ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a vegliare su Olver. Nerim è troppo impegnato, e probabilmente, come tu sai, tornerà al servizio di Talmanes. Se ti va, ti prenderei con me.» Mat si era abituato ad avere un maggiordomo, e questi erano tempi duri per un uomo in cerca di lavoro.

«Mi piacerebbe molto, mio signore» rispose con un tono di voce lugubre. «Il giovane Olver mi ricorda tanto il figlio di mia sorella più giovane.»

Quando però rientrarono nelle stanze di Mat, lady Riselle era presente, molto più coperta dell’ultima volta che l’aveva vista, ma sola.

«Perché avrei dovuto tenerlo con me?» rispose, con quel seno assolutamente meraviglioso che si sollevava quando respirava, mentre poneva le mani sui fianchi. Era evidente che il giocattolo della regina non poteva permettersi di assumere un tono di voce severo con le sue dame di compagnia. «Se tagli troppo corte le ali di un ragazzo, non diventerà mai un vero uomo. Ha letto ad alta voce, seduto vicino a me, se glielo avessi permesso avrebbe letto tutto il giorno; e ha fatto rutti i compiti, per cui l’ho lasciato andare. Perché sei tanto annoiato? Ha promesso di ritornare al tramonto e sembra voler mantenere le promesse.»

Dopo aver appoggiato l’ashandarei in un angolo, Mat disse agli uomini di lasciare il proprio bagaglio e di andare alla ricerca di Vanin e delle rimanenti Braccia Rosse. Smise di osservare, con rammarico, lo spettacolare seno di Riselle e corse alle camere di Nynaeve e delle altre donne. Erano tutte presenti, riunite nel soggiorno, compresa Lan, con il mantello da Custode sulle spalle e le bisacce da sella pronte, anche quelle di Nynaeve. Sul pavimento erano disposti altri fagotti di vestiti e ceste di dimensioni notevoli. Mat si chiese se sarebbero riusciti a trasportarli a Lan.

«Ovvio che devi andare a cercarlo, Mat Cauthon» disse Nynaeve. «Pensi che saremmo capaci di abbandonare un bambino?» Sembrava indicargli quanto Mat aveva intenzione di fare.

Mat fu subissato di colpo da offerte d’aiuto, non solo da Nynaeve ed Elayne che avevano proposto di rinviare la partenza per la fattoria, ma anche da Lan, Birgitte e Aviendha che si erano offerti di unirsi alle sue ricerche. Lan era freddo come la pietra e torvo come sempre, ma Birgitte e Aviendha...

«Mi si spezzerebbe il cuore se succedesse qualcosa a quel ragazzo» rispose Birgitte, e Aviendha aggiunse, con lo stesso calore: «Ho sempre sostenuto che non ti occupi di lui come si deve.»

Mat serrò i denti. Nelle strade delle città Olver avrebbe facilmente eluso otto uomini fino a quando non si fosse fatto vivo a palazzo al tramonto. Manteneva le sue promesse, ma la possibilità che rinunciasse a un momento di libertà, se proprio non fosse stato costretto, era minima. Più persone significavano una ricerca più rapida, soprattutto se avesse coinvolto tutte le Donne Sapienti. Mat esitò. Anche lui aveva delle promesse da mantenere, benché non fosse molto saggio farlo presente.

«La Scodella è troppo importante» rispose alla fine. «Quel Gholam si trova ancora là fuori e forse anche Moghedien, per non parlare dell’Ajah Nera.» I dadi rotolavano nella mente di Mat. Ad Aviendha non sarebbe piaciuto essere lasciata con Nynaeve ed Elayne, ma in quel momento a lui davvero non importava. Quindi si rivolse a Lan e Birgitte. «Tenetele al sicuro fino a quando non sarò in grado di raggiungervi. Tenetele tutte al sicuro.»

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