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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Mia signora, ho famiglia lì» disse Tallanvor, smontando di sella. La sua voce era rigida e formale. «Ho ritenuto saggio investigare le informazioni scoperte dagli esploratori di lord Aybara.»

«Ma davvero, tenente della Guardia Tallanvor?» disse Morgase. Se lui si poteva comportare in modo così formale, allora poteva farlo anche lei. Lini, nel passare con le braccia cariche di lenzuola da mettere via, sbuffò piano al tono di Morgase.

«Sì, mia signora» rispose Tallanvor. «Mia signora... se posso avanzare un suggerimento?»

«Parla.»

«Stando ai rapporti, tua figlia ancora ti ritiene morta. Sono certo che, se parliamo con lord Aybara, lui ordinerà ai suoi Asha’man di aprirci un passaggio per farci tornare a Caemlyn.»

«Una proposta interessante» disse Morgase con cautela, ignorando il sogghigno sul volto di Lini mentre ripassava nell’altra direzione.

«Mia signora,» disse Tallanvor, squadrando Lini «possiamo parlare in privato?»

Morgase annuì, allontanandosi verso il lato del campo. Tallanvor la seguì. A poca distanza, lei si voltò per guardarlo. «Ebbene?»

«Mia signora» continuò lui a voce più bassa. «La corte andorana di sicuro verrà a sapere che sei ancora viva, ora che l’intero campo di Aybara lo sa. Se non ti presenti e spieghi di aver rinunciato al trono, le voci sulla tua sopravvivenza potrebbero minare l’autorità di Elayne.»

Morgase non rispose.

«Se l’Ultima Battaglia sta davvero arrivando,» disse Tallanvor «non possiamo permettere...»

«Oh, zitto» replicò lei in tono brusco. «Ho già dato a Lini e agli altri l’ordine di fare i bagagli. Non hai notato cosa stavano facendo?»

Tallanvor arrossì nel notare Gill trascinare una cassapanca e metterla sul carro.

«Mi scuso per la mia insolenza. Col tuo permesso, mia signora.» Tallanvor le rivolse un cenno col capo e si girò per andarsene.

«Dobbiamo sempre essere così formali l’uno con l’altro, Tallanvor?»

«L’illusione è finita, mia signora.» Si allontanò.

Morgase lo guardò andare e sentì il proprio cuore stringersi. Maledizione alla sua testardaggine! Maledizione a Galad! Il suo arrivo aveva ricordato a Morgase il suo orgoglio, il suo dovere regale.

Era male per lei avere un marito. L’aveva imparato da Taringail. Nonostante tutta la stabilità che il suo matrimonio con lui aveva portato, ciascun vantaggio era giunto con una minaccia per il suo trono. Quello era il motivo per cui non aveva mai fatto di Bryne o Thom un suo consorte ufficiale, e Gaebril non aveva fatto che dimostrare che aveva avuto ragione a preoccuparsi.

Qualunque uomo che la sposasse poteva, in teoria, essere una minaccia per Elayne così come per l’Andor. I suoi figli, se ne avesse avuti altri, sarebbero stati rivali di Elayne. Morgase non poteva permettersi di amare.

Tallanvor si fermò a poca distanza e a lei si mozzò il fiato. Si girò, poi tornò da lei. Estrasse la spada e si chinò, mettendola con reverenza ai suoi piedi mentre lei stava lì fra erbacce e arbusti.

«Ho sbagliato a minacciare di andarmene, prima» disse lui piano. «Ero ferito, e il dolore rende stupido un uomo. Sai che sarò sempre qui, Morgase. Te l’ho promesso prima e lo dicevo sul serio. In questi giorni, mi sento come un mordimi in un mondo di aquile. Ma ho la mia spada e il mio cuore, ed entrambi sono tuoi. Per sempre.»

Si alzò per andare.

«Tallanvor» disse lei, quasi un sussurro. «Non me l’hai mai chiesto, sai. Se ti vorrei.»

«Non posso metterti in quella posizione. Non sarebbe giusto costringerti a fare quello che sappiamo che devi, ora che sei stata smascherata.»

«E cosa devo fare?»

«Respingermi» proruppe lui, ovviamente arrabbiandosi. «Per il bene dell’Andor.»

«Devo davvero?» chiese lei. «Continuo a dirlo a me stessa, Tallanvor, eppure lo metto in discussione.»

«A che ti servirei?» chiese lui. «Come minimo, dovresti sposarti per aiutare Elayne ad assicurarsi la lealtà di una delle fazioni che hai offeso.»

«E così mi sposerei senza amore» disse lei. «Di nuovo. Quante volte devo sacrificare il mio cuore per l’Andor?»

«Quante volte è necessario, suppongo.» Suonava così amareggiato, i pugni serrati. Non arrabbiato verso di lei, ma verso la situazione. Era sempre stato un uomo così passionale.

Morgase esitò, poi scosse il capo. «No» disse. «Non di nuovo. Tallanvor, guarda il cielo sopra di noi. Hai visto le cose che si aggirano nel mondo, hai percepito le maledizioni del Tenebroso colpirci. Questo non è il momento di essere senza speranza. Senza amore.»

«E allora il dovere?»

«Il dovere può dannatamente mettersi in fila. Tutti hanno avuto la loro parte di me, Tallanvor. Tutti tranne l’uomo che voglio.» Passò sopra la sua spada, ancora stesa fra lo xanthium, poi non riuscì a trattenersi. In un batter d’occhio lo stava baciando.

«D’accordo, voi due» disse una voce severa da dietro. «Andremo a far visita a lord Aybara proprio ora.»

Morgase si ritrasse. Era Lini.

«Cosa?» Morgase cercò di riacquistare un po’ di contegno.

«Voi due vi sposerete» dichiarò Lini. «Anche se vi dovrò trascinare per l’orecchio.»

«Io farò le mie scelte» disse Morgase. «Perrin ha cercato di...»

«Io non sono lui» disse Lini. «Sarà meglio che questo sia fatto prima che torniamo da Elayne. Una volta che sarai a Caemlyn ci saranno complicazioni.» Voltò i suoi occhi su Gill, che aveva caricato la cassapanca. «E tu! Scarica le cose della mia signora!»

«Ma Lini,» protestò Morgase «noi andremo a Caemlyn.»

«Domani sarà abbastanza presto, bambina. Stanotte, festeggerete.» Lei li fissò. «E finché il matrimonio non sarà completato, non penso che sia sicuro fidarsi a lasciarvi soli.»

Morgase arrossì. «Lini» sibilò. «Non ho più diciotto anni!»

«No, quando avevi diciotto anni eri sposata come si deve. Devo prenderti per l’orecchio?»

«Io...» disse Morgase.

«Arriviamo, Lini» disse Tallanvor.

Morgase gli scoccò un’occhiataccia.

Lui si accigliò. «Cosa?»

«Non l’hai chiesto.»

Lui sorrise, poi la tenne stretta. «Morgase Trakand, vuoi essere mia moglie?»

«Sì» rispose lei. «Ora troviamo Perrin.»

Perrin strattonò il ramo di quercia. Si spezzò in uno sbuffo di polvere di legno. Mentre teneva il ramo in alto, della segatura si riversò dall’estremità sull’erba marrone.

«È successo la scorsa notte, mio signore» disse Kevlyn Torr, tenendo i suoi guanti. «L’intera macchia di legnoduro laggiù, morta e seccata in una sola notte. Quasi un centinaio di alberi, suppongo.»

Perrin lasciò cadere il ramo, poi si ripulì le mani. «Non è peggio di quello che abbiamo visto prima.»

«Ma...»

«Non preoccuparti per questo» disse Perrin. «Manda alcuni uomini a raccogliere questo legno per il fuoco; pare che brucerà davvero bene.»

Kevlyn annuì, poi si precipitò via. Altri boscaioli stavano dando dei colpetti agli alberi, con aria turbata. Che querce, frassini, olmi e noci morissero nel corso di una notte era già brutto. Ma morire, poi seccarsi come se fossero morti da anni? Quello era decisamente inquietante. Meglio far finta di nulla, però, in modo che gli uomini non si spaventassero.

Perrin tornò verso il campo. In lontananza riecheggiavano le incudini. Avevano comprato materiali grezzi, ogni pezzo di ferro o acciaio che potevano ottenere da Whitebridge. La gente era stata desiderosa di scambiarli per cibo e Perrin aveva ottenuto cinque fucine, con uomini per spostarle e allestirle, assieme a martelli, attrezzi e carbone.

Forse aveva perfino salvato alcune persone in città dal morire di fame. Per un poco, almeno.

I fabbri continuavano a martellare. Sperava che non stesse facendo sforzare troppo Neald e gli altri. Armi forgiate col Potere avrebbero dato ai suoi uomini un vantaggio critico. Neald non era stato in grado di determinare con esattezza cosa aveva fatto nell’aiutare a forgiare Mah’alleinir, ma Perrin non era stato sorpreso. Quella notte era stata unica. Posò una mano sull’arma, percependone il debole calore, pensando a Hopper.

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