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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«I Cairhienesi potrebbero vedere Rand al’Thor come un imperatore» disse Dyelin. «Non un re straniero. Questa è una cosa diversa.»

«Be’, non abbiamo bisogno di dislocare delle truppe per prendere il Trono del Sole» disse Elayne pensierosa.

«Io... non sono certo di questo, maestà» disse Norry. «Le voci sono piuttosto diffuse. Pare che non appena il lord Drago ha annunciato che il trono sarebbe stato tuo, alcuni elementi nella nazione si siano messi al lavoro — con molta sottigliezza — per impedire che questo accadesse. Per via di queste voci, molte persone si preoccupano che toglierai i titoli alla nobiltà cairhienese per darli invece a quella andorana. Altri affermano che relegherai ogni Cairhienese a una condizione di cittadinanza secondaria.»

«Idiozie» disse Elayne. «Questo è proprio ridicolo!»

«Ovviamente» disse Norry. «Ma ci sono molte voci. Tendono a... ehm... crescere come rampicanti. Il sentimento è forte.»

Elayne digrignò i denti. Il mondo stava diventando rapidamente un posto per quelli con forti alleanze, legati assieme da vincoli sia di sangue che di documenti. Lei aveva la migliore opportunità di unificare Cairhien e l’Andor rispetto a qualunque regina da generazioni. «Sappiamo chi ha dato inizio alle voci?»

«Questo è stato molto difficile da determinare, mia signora» disse Norry.

«Chi è che ne trae maggior beneficio?» chiese Elayne. «Quello è il primo posto dove dovremmo cercarne la fonte.»

Norry lanciò un’occhiata a Dyelin.

«Qualunque numero di persone potrebbe beneficiarne» disse Dyelin, mescolando il suo tè. «Suppongo che quelli con le maggiori possibilità di prendere il trono per sé stessi ne beneficerebbero di più.»

«Quelli che si sono opposti a Rand» ipotizzò Elayne.

«Forse» disse Dyelin. «O forse no. I più forti tra gli elementi rivoltosi hanno ricevuto grande attenzione dal Drago, e molti di loro sono stati o convertiti o spezzati. Perciò i suoi alleati — quelli di cui lui si fidava di più o che gli professavano la maggior fedeltà — sono quelli di cui probabilmente dovremmo sospettare. Stiamo parlando di Cairhien, dopotutto.»

Daes Dae’mar. Sì, avrebbe avuto senso che gli alleati di Rand si opponessero alla sua ascesa al trono. Quelli che erano stati favoriti da Rand sarebbero stati avvantaggiati per il trono, se Elayne si fosse rivelata incapace. Comunque, quelle persone avrebbero anche indebolito le loro probabilità professando fedeltà verso un usurpatore straniero.

«Mi viene da pensare» disse Elayne meditabonda «che quelli nella posizione migliore per il trono siano quelli nel mezzo. Chiunque non si sia opposto a Rand e in tal modo non si sia guadagnato la sua ira. Ma anche qualcuno che non lo abbia sostenuto in maniera totale... qualcuno che possa essere visto come un patriota che possa farsi avanti con riluttanza e prendere il potere una volta che io abbia fallito.» Fissò gli altri due. «Procuratemi i nomi di chiunque la cui influenza sia aumentata lentamente negli ultimi tempi, un nobiluomo o una nobildonna che rientri in quei criteri.»

Dyelin e mastro Norry annuirono. Prima o poi lei avrebbe dovuto probabilmente costruire una rete più forte di spie e nessuno di questi due era la persona più adatta per gestirla. Norry era troppo esplicito e aveva già abbastanza da fare con gli altri suoi compiti. Dyelin... be’, Elayne non era certa di cosa fosse Dyelin.

Doveva molto a quella donna, che pareva essersi assunta il ruolo di fungere da sostituta di sua madre. Una voce di esperienza e saggezza. Ma alla fine Dyelin avrebbe dovuto fare qualche passo indietro. Nessuna di loro poteva permettersi di favorire l’idea che Dyelin fosse il vero potere dietro il trono.

Ma Luce! Cosa avrebbe fatto Elayne senza di lei! Dovette farsi forza contro l’improvviso impeto di emozione. Sangue e maledette ceneri, quando avrebbe superato questi sbalzi d’umore? Una regina non poteva permettersi che la vedessero piangere per un capriccio!

Elayne si asciugò gli occhi. Saggiamente, Dyelin non disse nulla.

«Questo sarà per il meglio» disse Elayne con fermezza, per distrarre l’attenzione dai suoi occhi traditori. «Sono ancora preoccupata per l’invasione.»

Dyelin non disse nulla a quelle parole. Non credeva che Chesmal avesse parlato di un’invasione specifica dell’Andor; pensava che la Sorella Nera si riferisse all’invasione delle Marche di Confine da parte dei Trolloc. Birgitte aveva preso le notizie più seriamente, rimpolpando i soldati ai confini dell’Andor. A Elayne sarebbe piaciuto molto avere il controllo di Cairhien; se i Trolloc stavano per marciare sull’Andor, il regno gemello sarebbe stato una delle strade che avrebbero potuto usare.

Prima che la conversazione potesse procedere oltre, la porta per il corridoio si aprì, ed Elayne avrebbe potuto fare un balzo dallo spavento se non avesse percepito che si trattava di Birgitte. La Custode non bussava mai. Entrò a grandi passi, portando una spada — malvolentieri — e i suoi stivali neri alti fino al ginocchio sopra i pantaloni. Stranamente, era seguita da due figure avvolte in mantelli, le loro facce nascoste dai cappucci. Norry fece un passo indietro, portandosi una mano al petto per l’irregolarità di quella situazione. Tutti sapevano che Elayne non gradiva ricevere visitatori nel salotto piccolo. Se Birgitte stava portando qui delle persone...

«Mat?» azzardò Elayne.

«Proprio no» disse una voce familiare, ferma e chiara. La più grande delle due figure si abbassò il cappuccio, rivelando un volto mascolino dalla bellezza perfetta. Aveva la mascella squadrata e un paio d’occhi determinati che Elayne ricordava bene dalla sua fanciullezza... perlopiù quando lui l’aveva scorta a fare qualcosa di sbagliato.

«Galad» disse Elayne, sorpresa del calore che provava verso il suo fratellastro. Elayne si alzò, protendendo le mani verso di lui. Aveva passato buona parte della sua fanciullezza irritata verso di lui per un motivo o per l’altro, ma era davvero bello vederlo vivo e in salute. «Dove sei stato?»

«In cerca della verità» disse Galad, rivolgendole un inchino esperto, anche se non si avvicinò per prenderle le mani. Si rimise dritto e lanciò un’occhiata di lato. «Ho trovato quello che non mi aspettavo. Fatti forza, sorella.»

Elayne si accigliò nel vedere la seconda figura più bassa togliersi il proprio cappuccio. Sua madre.

Elayne rimase senza fiato. Era davvero lei! Quel viso, quei capelli dorati. Quegli occhi che da bambina avevano guardato spesso Elayne, giudicandola, valutandola... non semplicemente come un genitore valutava la propria figlia, ma come una regina valutava colei che le sarebbe succeduta.

Elayne sentì il cuore batterle forte in petto. Sua madre. Sua madre era viva.

Morgase era viva. La regina viveva ancora.

Morgase fissò Elayne negli occhi, poi — stranamente — abbassò lo sguardo. «Maestà» disse con una riverenza, restando ancora accanto alla porta.

Elayne mise sotto controllo i suoi pensieri, il suo panico. Lei era regina, o sarebbe stata regina, o... Luce! Lei aveva preso il trono ed era almeno l’erede. Ma ora sua madre tornava indietro dalla maledetta tomba?

«Ti prego, siediti» si ritrovò a dire Elayne, facendo cenno a Morgase verso la sedia accanto a Dyelin. A Elayne fece bene vedere che Dyelin non stava reagendo alla sorpresa molto meglio di lei. Sedeva con la mano avvinghiata attorno alla sua tazza di tè le nocche bianche, gli occhi strabuzzati.

«Grazie, maestà» disse Morgase venendo avanti, con Galad che si univa a lei e posava una mano sulla spalla di Elayne in maniera confortante. Poi andò a prendere una sedia per sé dall’altra parte della stanza.

Il tono di Morgase era più riservato di come lo ricordava Elayne. E perché continuava a chiamarla col suo titolo? La regina era venuta in segreto, col cappuccio tirato. Elayne osservò sua madre, mettendo assieme i pezzi mentre lei si sedeva. «Hai rinunciato al trono, vero?»

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